Sentimento

Stavamo ascoltando con distensione e allegria un buon album di amici. Fatto in casa senza soldi, strumentale, pieno, un bel ricco pezzo di arte libera. E poi i bitter aromatici e i panini di frutta. Uno se ne esce: “Bello, e concedimi di dirti, c’è sentimento politico, eh se si avverte!” Sentimento politico. Merda d’anima? ecc…Non mi è venuto da aggredirlo. Io mi chiedo, dato che ogni giorno questa degenerazione sta esplodendo, ma come vi siete ridotti? Quale maltrattamento e quale violenza la quotidianità vi ha combinato? C’era in diffusione una suite di musica deliziosa, fatta da esseri liberi, in una serata calda e pigra. Davvero, la prossima volta non entrate in questi pianeti se dovete ridurvi a questo stadio, evitate perché non sta creando nulla, sta distruggendovi. L’universo è costernato davanti alla vostra diarrea. Non entrate. Statevene su dove non vi può succedere nulla e meditate per 500-600 triliardi di anni prima di riprovarci.

Introduzione a repeat until

repeat until. Minuscolo. Titolo preso in prestito da un comando del linguaggio Pascal che suonava bene allora, due decadi fa, suona bene adesso e oggi come allora non so bene cos’è. Sta sviluppandosi attorno a me molto rapidamente il nuovo episodio in musica e conto entro breve di metterlo in giro. Come sempre non ci sono fronzoli o strategie, solo camere, ricette per spuntini volanti, disattesa speranza di un viaggio tranquillo, violazione alternata dell’igiene acustica e liriche/voci subacquee. Passami l’ultraismo, babe.

Prima di ogni altra cosa è nata la copertina, che viene da uno scatto da me realizzato durante un recente viaggio e che ho un po’ sformato, per non dire altro. L’occhio pigro troverà l’assonanza secca con la copertina di Superaddendum. Poi, non so dirti quando, sono seguite certe canzoni. ‘Scritto sull’acqua’ è il primo indizio demo.

What’s the case? We’re at play
This time the wheel turns
The special game is for real
as stupid as I am
So you try to give yourself as you can
but always it seems there’s no way
within the questions of others
Maybe I tryed and now I say that it works
although you never explained
the rules written on water
What’s your name? Day for change
I have never realized before
Moment is high. View with rooms

ALESSANDRO MURESU-REPEAT UNTIL LP2015  COPERTINA

Centro di niente

Ogni volta mi sembra così vera la storia che mi riportano sul mio conto che ci credo. Hey, un attimo: riguarda me, dovrei ben saperlo se è vera o no! Se non lo è, mi piace pensare al suo spirito come se lo fosse, senza tralasciare l’enfasi di chi me la riporta. Osservo questa energia e la lascio scorrere. Ciascuno è autentico e quando ci avviciniamo a questa autenticità o ci impegnamo per farlo, fra stasi incertezza e giubilo, qualsiasi cosa vive in un bagliore di anima, inizia ad avverarsi, si porta in vita. Non mi sento il centro di un bel niente, mi spegnerei piuttosto, ma al contrario sempre più aspetti prima estranei e nascosti diventano molto importanti e assumono senso immersi nella luce nuova in cui possono muoversi.

Considerazioni

Sono stato in questo posto per consegnare alcuni miei documenti. Ci avrò messo sì e no 20 secondi. L’impiegato sembrava aspettare me. Mi ha fatto un cenno con la mano come fa la gente che si riconosce in strada e non abbiamo parlato. “La copia del documento di riconoscimento, non la prende?” “No…non ci serve. A presto.”

I processi della creazione si unificano e il fuori risponde. Per esempio, sempre meno spesso mi trovo a scambiare la parola, se non per sottolineare un fatto che sentivo concretizzarsi da qualche parte e che puntualmente prende una forma. Parlo però pochissimo ed è inusuale per me perché amo molto conversare. Il ritratto di me taciturno o poco disponibile è largamente sbagliato. O era una cosa di qualche vita fa? Certe volte mi fermo a verificare se lo so ancora combinare e se attorno qualcuno mi vede, giusto un paio di curiosità. L’arrivo di un segnale e di una spiegazione di ciò che volevo esprimere, o chiedere, non mi fa indagare oltre e mi fa sentire un po’ ingenuo lì per lì. Se è quello a cui volevo accedere, perché dovrei stupirmene? Forse è solo l’effetto iniziale. Come quando nasce una canzone. Avrò qualcosa da dire oggi? Ne avrò in futuro? Chiaro che è così. E dopo dieci minuti sgorgano fuori dei pezzi, magari molto confusi ma abbastanza vivi che personalmente trovo buoni. Il più delle volte restano esattamente come mi arrivano dopo averli chiamati. Allora di questo flusso posso fidarmi, facendo le richieste giuste/adeguate. Avere una forte passione e la voglia di abbellire un fraseggio di vita, soffiarci anzi la vita dentro, è il segno che anche i materiali e i mezzi per assecondarle sono pronti, anche se per me restano ad ogni modo l’aspetto meno importante.

Un lavoro serio

Se centomila persone scrivono, o condividono dato che nel mondo digitale si materializza questa manovra, una affermazione semplice come “Il buio fa ancora paura,” o robe simili, prendo atto che centomila persone hanno paura del buio, sono accomunate da questo, lo condividono e parlano di una cosa loro personale, privata, intima, che riguarda unicamente il loro spazio personale, la loro vita, è una loro opinione e soprattutto crea la loro realtà individuale. Poteva essere “Non trovo le calze.” La base è quella, poi ognuno ha le sue sfumature. Come me che deposito on line il mio pensiero, adesso, e sono scalzo, ma almeno aspetto il mio tè. Capisco quel loro sentimento, ma non è un affare mio di questo momento. Lo è stato in passato. E tanti altri avranno idee e vite completamente diverse. Se queste persone sono allevatori, viandanti, periti, giornalisti ecc non mi interessa. Sono persone animate da una stessa sensazione di fondo personale e ne scrivono, ne parlano. Parlano di se stesse. La loro realtà è quella lì o per meglio dire diventa quella lì. Nel momento in cui però qualcuno sostiene che questa sensazione di buio è il minimo comune denominatore e destino di una comunità, o peggio si adopera disgraziatamente per far credere al prossimo che sia così, io sollevo la manina. Parla per te. Parla del tuo sangue. Del tuo lignaggio. Della tua discesa e della tua salita. Del tuo viaggio individuale che stai creando. Dunque, come scrissi di recente, ogni essere, che voglia disintegrare il proprio momento e sottometterlo ad un castello delle streghe o sublimarlo in una magia bella ed invulnerabile, è responsabile illimitatamente ed individualmente di quanto afferma e compie. Invito ciascuno a non dimenticarlo mai.

La libertà è un lavoro serio da fare con esseri adeguati. Nessun cardiochirurgo vorrebbe mai essere circondato in sala operatoria da una manica di sciamannati sotto lsd.

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