Anteprima: Inudibile (intro)

Scritto sull’acqua, il fermaglio di suono che sto allestendo ora, sarà pronto per metà Marzo. Si apre più o meno con questa cosa qua, Inudibile. Un intro e una cartolina che rappresentano cosa mi passa fra le orecchie di questi tempi. C’è magra considerazione per l’ascoltatore, a tratti c’è abuso dell’attenzione dell’ascoltatore, ma io so che c’è rispetto, perché passaggi simili sono necessari. Certe volte ti tratterò male perché è una scorciatoia.

-Inudibile (intro)
Stai, se pensi che fra un po’ sarà
l’alba che ci annegherà
Poi non chiedere perché è buio
quando non arriva…
Storie che non possono coincidere
nello stesso spazio a credito
Storie che non vogliono decidere
quando è più sicuro il silenzio e il demerito

Cover: Anger never dies.

Ad ogni inizio di labirinto, getto per aria i dadi per una cover. Oggi è il turno di Anger never dies, degli Hooverphonic, che è apparsa sul canale musicale nella versione live di Instanbul. Servirà pure a qualcosa rifare dei brani famosi e non, a dichiarare i pendii su cui arrampicare col suono e con le strutture nei giorni a venire. Alcune volte è proprio il tiro invece che non prenderò.

In questa creazione in scarsa fedeltà, che come sempre prevede la mia totale ignoranza del testo e del mero strumming di chitarra e in più la finalizzazione in pochissime riprese, ho stirato alcuni piani al limite della distanza, come dimensioni in netta slogatura. Non l’ho deciso, le sto vivendo.

-Anger Never Dies.

See the leaves how slow they tumble down

Covering the green and yellow lawn

As proof of what has been and what will come

Enjoying hazy light of early dawn

It ain’t good enough, good enough

Good enough to try and not succeed

Succeed

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

See the tears how slow they tumble down

Covering who believes in empty vows

As proof of what has been and what will be

Alcohol puts us both to sleep

It ain’t good enough, good enough

Good enough to try and not succeed

Succeed

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anteprima: Scritto sull’acqua LP2017. Inizio lavori.

A questo giro vorrò essere più chiaro e più diretto nella esposizione di temi che mi riguardano e che mi piacciono. Lo farò con questa nuova confezione di suoni e rumori e armonie e disarmonie. Questa è una esortazione felice ed uno scongiuro, poiché ancora non ho accumulato così tanta materia da poter distinguere cosa cavolo sto andando a trattare. So che ho cominciato da qualche giorno. Apprezzo il mio impegno, comunque.

Non sarò letterale, sarò più chiaro. Cercherò di metterci dentro, calibrandolo meglio e illuminandolo con sonorità intense e, forse, momenti di una certa riconoscibile riflessività, il tema del cambiamento vibrazionale e del processo ascensionale, un minimo di questioni del dietro le quinte, comunque cose a cui sono legato, a cui tengo e che mi piacciono anche, e alle quali, come sempre più tante altre essenze stanno facendo, partecipo sia con cazzate che con momenti dalla più vispa utilità. Oltre ai pensieri e alla sana autoindagine, anche solo la musica può bastare a contribuire ad accelerare il verificarsi di questo scenario. I pensieri, la musica, si rivolgono a tutti. Vanno poi ad abitare nei cuori che sentono familiari tali sostanze. Per questo non chiedo su un piatto le orecchie di nessuno, come già non ne esigo le smancerie, e questo già si sa. Mi avventuro con la musica, da qualche parte, non si sa, non dentro di essa.

Questa formula non è nuova e non è un fenomeno di strane apparizioni di voci ed entità,  è una confidenza che è sempre esistita. Nella poesia ad esempio, in tanto simbolismo primitivo o già colto, per quello che sento vicino e che conosco meglio, e in generi efficaci di trasmissione e veicolazione di un certo messaggio. A volte è un messaggio consapevole e si organizza in testi profondi e complessi, altre volte una sensazione delicata, forse anche scomoda e violenta; una intuizione e un desiderio disperatamente irraggiungibili se non con la fusione di ignoto e rappresentazione. Mi sto nuovamente dilungando però.

Intitolo sia il nuovo episodio che la canzone apripista con un epitaffio già indimenticabile,  Scritto sull’acqua. Non ho controllato sulla rete se esiste qualcosa di tanto sfacciato, sicuramente c’è, saranno tanti ad averlo buttato lì e tutti assorti in lunghe cause legali. Non ha importanza, farò meno soldi di chi lo ha già impiegato. In realtà pensavo ad un film che non ho visto fra tutti quelli non visti, che sono in pratica quasi tutti quelli usciti da quando esiste il cinema ad oggi, che si intitola Promesse scritte sull’acqua, di Vincent Gallo.

C’è la voglia di creare in profondità, c’è un titolo, ci sono dei brani, di uno ne ho quasi sicuramente la certezza dato che lo pubblico in anteprima oggi per chi vorrà ascoltarlo, e andrò avanti in questo modo, non so fino a quando, non so attraversando che cosa.

-Scritto sull’acqua-
Ho trascritto dei dettagli che vorrei
ritrovare addosso al campionario che
attualmente si ritorce contro chi
ha già preso appuntamento fuori dal
suo continuo tornare
È già il momento di alzarci
sul vortice
È tanto intenso esistere…
Sembravi tu, dagli occhi…
Innumerevoli sentieri solcano
il destino certamente ondivago
Al famoso appuntamento non andrò
Se mi reputi uno sbaglio sbaglierò
a cercar di cambiarti
Non volevo svegliarti
coi miei passi pesanti
Non volevo cambiarti
È già il momento di alzarmi
È un vortice
Non fa spavento esistere
Le libertà si intendono
È un codice
che non si può mai perdere
Sai dov’è il tuo?
So dov’è il mio?
Sembravi tu
Sembravo io

 

Un episodio

Un’amica poco fa mi ha messo al corrente di una tragica notizia, che un ragazzo di 30 anni si è ucciso perché senza lavoro. Non mi sono informato sul dove come quando. La catena di tali eventi è continua, salda ed è indotta. Così, sul momento, ho mandato un pensiero a questa essenza protagonista sventurato di una terribile storia quotidiana e alle storie simili, e ho pensato di scrivere due cose, prima di immergermi in una sera complicata.

Sono millenni che non si fa politica sul pianeta. Rispetto e cura per tutti, collaborazione e beneficio per tutti, non solo per la parte che impone le sue idee ‘vincendo’ delle stupide elezioni e basta; che poi cosa vince e cosa guadagna è tutto un dire. Forse non se ne farà mai ma questo non vuol dire che sia un male. Non lo so. Quella cosa in corso che occupa video, giornali e un po’ la mente di chi è nel piano nebuloso, nel piano del cittadino inconsapevole e dintorni, non è politica, è sadismo, usurpazione, profittazione, spoliazione, controllo di cose e persone, accaparramento, più in generale una specie di droga, più nel preciso dipendenza da qualche forma vaga di energia, deviata, bassa, ma non politica. Demenza, anche. Una ganascia energetica antagonista, su tutto. Più dementi dei costanti mandanti o firmatari dell’olocausto in corso, che raggranella giornalmente anime, sacrifici sicuramente utili a qualche oscuro intrallazzo, ci sono quelli che, a sentir parlare di un provvedimento semplice, umano, come un reddito universale (non di reddito di cittadinanza, che è un ricatto ed è ancora peggio che non aver nulla), esclamano: “Che cosa? E dunque una persona deve percepire un reddito anche senza far nulla? Non parlarmene.”

Per queste persone io non ho stima, non mi piacciono.

In assenza, fra i molti, di una nitida visione sugli indubbi vantaggi e benefici che una condizione semplice ed immediata come quella suggerita, che preveda energia del volgare danaro o scambio di talenti, può portare, al singolo e alla collettività e alle loro rispettive evoluzioni, la domanda di fondo, che rivela una certa natura, che illumina immediatamente quale è il ruolo e l’azione e il potenziale di ciascuno, dice altro su questi, e la domanda è la solita. Quale male arreca, quale danno fa, quali privazioni e ingiustizie comporta venire a sapere che ciascuna essenza ha costantemente, nell’arco della sua esistenza, della sua indubbiamente migliorata vita, accesso, onorevole e da onorare con sempre migliori creazioni e benessere soddisfacendo i suoi bisogni onorevoli (non le sciocchezze e gli accessori, i vizi e le frodi, che quelli sì vengono mantenuti ed accresciuti dalla condizione attuale), a una risorsa dignitosa per il proseguimento dell’esperienza nel piano della materia? Quale male fa?

Agli incerti, che sono ignoranti, mi rivolgo. Se proprio non avete disgusto per quel che è, intenzionalmente, progettato ed è in corso, e se proprio non riuscite a trovare nel profondo uno straccio di luce da inviare a queste essenze sottoposte a prove forti, e qui sospendo, oggi, il mio giudizio circa la responsabilità personale del disegno individuale poiché quella conta fino a un certo punto dato che alcune aberrazioni non le possiamo controllare, almeno rispondetevi con sincerità, per favore.

#4 Urla

La sera è a volte situazionistica.

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