Nuovo volume di cover: Nubi

Appena immesso on line, è scaricabile gratuitamente e liberamente da qua:

http://www.mediafire.com/file/d588yd38fyo32at/ALESSANDRO+MURESU-NUBI-COVER+2016-17.rar

Dalle note:

Nubi/Lp cover 2016-17

Dallo scorso anno alle mie trascrizioni ininterrotte ho affiancato delle frequenti realizzazioni non ragionate di cover. Il tiro è il medesimo di sempre, buona la prima, mezzi insufficienti ecc. Ho cantato e suonato quello che ricordavo, spesso senza ricorrere ai testi originali, perciò mancano spezzoni interi di liriche, alcune parole non coincidono, o le strutture sono alterate. Sul brano di Devendra Banhart ci ho letteralmente suonato sopra perché non avevo voglia di reimpararlo. Non sono scelte tecniche ma la mia volontà e coscienza del momento: se avessi rispettato quei metri esteriori, io so inoltre che nulla sarebbe cambiato. Andiamo oltre.

Artisti noti ma anche sconosciuti rientrano fra i miei interessi ed ascolti giornalieri. Così ho deciso, dopo il precedente Overs  del 2016, di radunare anche quest’anno alcune di quelle versioni riuscite.

NOTA: Le mie versioni dei brani non hanno alcuna finalità commerciale. Sono estemporanei tributi ai miei artisti preferiti che ho creato per divertirmi e portarli all’ascolto. Non possiedo alcun diritto sui brani. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi autori e proprietari. These are free and not commercial versions of the songs, my tribute to great artists. I do not own any copyrights. All copyrights belong to their respective owners.

 

ALESSANDRO MURESU-NUBI LP COVER 2016-17 COPERTINA

Nuovo volume di cover: Nubi

Anteprima: Heads

Il nuovo impegno adesso ha cominciato a scorrere senza intoppi sul selciato della semplicità realizzativa, polveroso quanto basta di gracchiante rumore di fondo, stridori e luci magmatiche. Imbroccando questi suoni, raccomando come al solito a chi ascolta di non considerarli elementi discografici o d’arte. Sono energie che scorrono in diretta e alle quali non mi oppongo. Per esserci, devo far fuori altre parti, solitamente quelle che in me starnazzano per un posto al sole. Ebbene, per dirlo chiaro, è una pratica che investe non solo quelle due ore in cui straccio i miei confini sonori.

Presto per dire che questa è una fase saliente, ma ci stanno dentro i dettagli della lunga distanza che avevo già riconosciuto. Anche l’umore è alto, la testa è alta, non vedo chi viene e va attorno. A questo punto comincia a somigliare a qualche cosa, tipo Cardigan Olcott,  e potrei decidere di fare un volume due di quello e uscire anche a questo giro con due parti, attorno ai 20 brani.

Oggi vi presento Heads. Lacci di suono incrociato, fra ritmiche  fragranti e un solo avvitante di fuzz lunare, costruiscono il borgo che da il La , come intro, alla prateria in cui sto piantando il lavoro.

 

-Heads (Intro)

Modern times

I feel out of me

and kill the same

circle of windows

Modern times

caught me under

their modern tails,

ribbons and ropes ….mmmmm….

 

Anteprima: Heads

Un libro per ciascuno

La ricerca mi piace ma preferisco le avventure personali che portano a certe scoperte, chi eri e chi è che hai visto quando ancora non sapevi nulla di te e degli altri. Come è stato, cosa hai scoperto da solo sul tuo conto e come hai cominciato ad usarti e darti un senso, spesso togliendoti dalle maglie di molti interessati, che sono anche informazioni, concetti collosi e idee. Di ciò, non se ne parla quasi mai ed io lo trovo spiacevole perché ci sono storie che vengono e vanno davvero dall’altro mondo. Basta anche solo stare a fianco ad una di queste essenze per riconoscere che ha una energia e un trascorso potenti e, come dice una mia amica, guardarne il viso svela che deve averne viste di tutti i colori.

Attingere da se stessi, al modo sfrenato di un genio, sfrecciando sfacciatamente sopra qualcosa che rotola fuori sotto la spinta del vento di una moda o che riverbera fuori, che resta, comunque, soltanto fuori e non può sostituire quello che dentro è già completo e non ha forma, almeno nel film.

Ho incontrato troppi contenitori, ricchi di informazioni e citazioni e di capacità di calcolo e combinazione, ma avevano pescato soltanto quelle dal mare piatto o burrascoso delle cose che si susseguono e senza quelle, e senza riuscire ad ostentarle come al bar, di sé non avevano ancora tratto nulla, o quello che afferrano lo reputano insufficiente. Ammiro molto il loro talento, ma certe volte la fiamma è appunto fredda. Cerco più volentieri chi si è gettato sulle spade o si è sdraiato fra i fiori per insistere in una sua intuizione che vada al di là di qualsiasi aggiornamento.

Io non lo so fare molto bene, catalogare o stare dietro al calendario dei numeri. Mi sembra, man mano che i giorni si impilano sul trend del periodo, una nuova distrazione. O può essere che funziona nell’esperienza di certi e non di tutti. Mi piace di più sentire da dove vieni, cosa ti è successo e quale funzionamento di te stesso hai messo a punto, che ti riporterà a casa, o che ti aiuterà a portarti sempre in salvo anche qui se vorrai. Sarà inevitabilmente diversa dalla mia, quella che ho conosciuto per me. Possiamo poi confrontarle, confrontarle anche con quello che si disegna nel cielo. Non voglio esattamente un resoconto, mi basta sentire che è da lì che hai scoperto che potevi uscire.

Il tempo passa e deve passare, come quel treno che un po’ tutti si dice vorrebbero prendere. Eppure una volta sfilato il sipario dell’ultimo vagone, appare sulla banchina opposta qualcuno che come te ha colto con forza un’altra decisione e sul convoglio non ci è voluto salire.

Un libro per ciascuno

Anteprima: Una nuova canzone

Procedo con l’agevole, fino ad ora, costruzione del capitolo 8 della serie in bassa fedeltà 2017. Alla fine, anche a questo giro tutto questo caldo non c’è. Meno se ne vedono, di cose strane, più se ne parla.

Nella mia praticità svitata, me la prendo comoda, perché c’è tanto materiale da disossare. Il brano che presento oggi, con queste due righe due, viene dai moti e dai modi, calmi e mossi insieme, di quanto già discusso in Cardigan Olcott, ad esempio. Ci sono novità laterali e ve ne metterò a parte più avanti.

 

-Una nuova canzone
Si piegheranno gli alberi di nuovo,
eppure noi
sapremo dove scorrrere fra gli attimi
E quando è più sicuro
vorrei smettere con me
in ogni ricorrente nostalgia
A che ora è
la rivolta che
fa paura?
Tanti nomi per dimenticare
al più presto te
che non hai il tuo nome
Fra tanti indizi ho scartato
quelli cardine
Sapevano di glorie troppo grandi e sadiche
Da quando sono più sicuro
vorrei smettere
con ogni sicurezza e simpatia
A che ora è
la rivolta che
fa paura se
da una svolta?

Anteprima: Una nuova canzone

Ingressi

Questa istantanea credo di non averla mostrata prima. Al di là del particolare situazionismo, e del fare accedere al vezzo del bagaglio fisico di un appassionato creatore, ogni tanto posso fermarmi a guardare anche quello che ho combinato, in quello che sono. Se mi chiedi di che si tratta, duramente saprei ricordare al meglio. A dimenticare sono un fenomeno, come tutti. Certi giorni, sento che un mese che è appena trascorso mi ha fatto fare il percorso di un lustro. Più importante realizzare questo salto, e sapere di poterlo richiamare a piacere, oppure accumulare memorie intossicanti dalle quali farsi rappresentare?

In un luogo che mi è familiare, dove si svolgono i momenti in cui trascrivo, apro la valigia che contiene una parte delle agende degli ultimi 4 anni, sulle quali ho appuntato, si può dire ogni giorno, alcune migliaia di brani, molti dei quali mai incisi o incisi per altre essenze con le quali scambio il mio tempo. Compare anche la mia chitarra preferita in assoluto.

In generale, questo non ha importanza pratica febbrile, né è una tacca curricolare. Non posso farmi una idea; non posso farmi, nel caso, una idea soggiogato da ciò che è stato e non la uso per discutere di me o misurare le forme che incontro. Ho pensato che è una porta simultanea in continua espansione sotto la quale transito. Più strada si fa, più è comoda la breccia.

Molti aspetti sconosciuti o misteriosi che andiamo ad indagare conducono a coprire distanze ampie, anche se le cose attorno sembrano non cambiare; io so che mi ci perderò, ma, prima, so già che andrò anche oltre questo. Niente da spiegarmi o da spiegare del mio viaggio verticale, personale; che percorso sensato può essere quello di chi ogni volta che trova un cazzobubbolo fa la strada all’indietro per andare a portarlo a chi non aveva invece voluto muoversi per inventare i propri passi? La spiegazione più utile che posso trovare è coincidere con quel mistero e diventare quel passaggio da camminare, per sé,  sparirci del tutto dentro eppure essere supertangibile, quando sarà del tutto chiaro.

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Ingressi

Cover: Nothing, Noone

Ancora una cover. Chelsea Wolfe è un nome del circuito rock indipendente, gran voce, trame oscure, tinte evanescenti e tante storie da raccontare. Ho trasportato nella mia visione sporca da campeggio, tagliando qualcosa del testo, la sua nota Nothing, Noone, un brano difficile e sofferto che parla di abuso e conseguente assenza. Questo piano preme, spesso con la violenza, affinché lo si abbandoni per sempre, ed è così che ho riletto il testo, come un unico terribile modo per lasciarsi dietro ad un certo punto pezzi dei quali alla fine non siamo proprietari, non siamo comunque noi quei pezzi ai quali qualche demone ha dato fuoco. Nella sconvolgente esperienza, forse un’estrema consolazione.

-Nothing, Noone

Stolen from you
Taken by surprise
Broken in two
and pulled right out from underneath you
Burning soft skin of two
Trying hard to let go of you
Hoping it will do
Pulled right out from underneath you

I miss the whiskey on your breath
I miss the way you pressed me on the bed
It gave me something to look forward to
The times when I felt best

Now I’m nothing
Now I’m no one
I have nothing
I have nobody to run to
I am nothing
I am no one
I have nothing
I have nobody to run to
I miss the whiskey on your breath
I miss the way you pressed me on the bed
I miss the way you gave me
something to look forward to
and times when I felt best

 

 

 

Cover: Nothing, Noone