Be patient, it will pay Lp2018 è online

Prima di andare a farmi una corsetta sotto al sole, vi lascio finalmente e gratuitamente il mio settimo sigillo sul 2018 in dronefolk e affini, Be patient, it will pay. Una scatola di un triplo di 34 pezzi, coi testi al seguito, tutti in inglese, dove ci sono, e un video. Tutto fatto a mano, tutto fatto da me fra Maggio e Giugno.

Essere paziente mi ha ripagato anche stavolta e spero che sarà così anche per voi. Il link è questo di Mediafire e più sotto c’è una nota contenuta nel libretto. Non ho altro da dichiarare. Grazie per l’attenzione, alle prossime.

http://www.mediafire.com/file/35ci2pejz3vlve3/ALESSANDRO+MURESU-BE+PATIENT%2C+IT+WILL+PAY-LP2018+MP3.rar

 

Dedicato ai pochi.

A giorni, la fine del lavoro di trascrizione. Metto ora in ordine alcune impressioni. Continuerò fino all’ultimo giorno a cercare altre tracce per dare valore in più al mio impegno, ma al momento ho raggiunto i 34 brani che avevo intravisto. La forma e la sostanza di questo nuovo titolo, il numero sette del 2018, sono quelle di un triplo.  Ho respirato due mesi per chiamare in diretta a me questa opera, che è la più ampia che ho concepito fra gli oltre 50 titoli degli ultimi 5 anni. Dall’anno scorso ho proposto capitoli abbastanza estesi nonché frequenti, per mandarli a formare alla fine dell’anno una girandola di colori, tuttavia non avevo ancora raggiunto una immagine esaustiva delle mie tavolozze in un colpo solo, in un unico episodio. Questo è il caso. Oltre a segnalare il consueto impiego di strumentazioni molto semplici  e sotto la soglia della qualità audio standard, e il modo di operare asciutto verticale per trascrivere da zero ripetendo il meno possibile, non ho eclatanti sottolineature da compiere. Nessun brano in italiano; alcuni hanno liriche inesistenti, giusto dei suoni vocali. C’è un video nella scatola, è quello che ho ideato su due piedi per ‘Tulip’.

So che mi sono dedicato ogni giorno a ‘Be patient, it will pay’ lontano dal desiderio di stupire o affascinare e lontano da gran parte dei comodi della struttura della realtà comune. Anche stavolta, mi sono divertito a creare e divergere, tornare daccapo senza avere nulla in mano. Prendo le distanze da quanto avviene nel mondo e questo vale anche per le copie che io stesso riedito presumendo siano pezzi di arte o espressione con una qualche eccezione.

Restano i pochi. Non so identificare il film della vita di questi pochi ma so che nei momenti in cui anche loro lasciano perdere quelle sequenze, essi sono alla ribalta.

Maggio e Giugno sono stati la finestra dalla quale ho visto muoversi il pianeta dove vive questo nuovo episodio. Il tempo è cambiato venti volte, giorni sbattuti da brevi tempeste, completamente viola, altri rinsecchiti e senza un alito di vento. Tantissimo meritato silenzio. I canti degli uccellini nascosti sui vicini alberi sono entrati nei microfoni spesso, fino a quando non ho deciso che potevo incidere con le finestre aperte coinvolgendoli direttamente. Non mi trovavo in uno studio ma in diverse stanze di una normale casa. A quel punto, l’intero lavoro si è messo a fiorire e la mia giornata è diventata semplice.

ALESSANDRO MURESU-LP2018 COPERTINA

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Anteprima e fine lavori di Be patient, it will pay: Another life is not possible

Venerdì è il giorno, così posso andarmene lontano da tutte le vacanze. Infatti, comincio subito e in gran segreto l’ottavo pilastro dell’anno, lentamente, coperto dal suono e basta. Fino ad allora silenzio. Vi lascio questa canzone che chiude i tre tomi di Be patient, it will pay, che è finito, dopo tre ore di vicinanza e lontananza, di presenza ed assenza, tutto insieme. La presenza deve essere impalpabile, non dimenticate, la più grande assenza, roba per pochi, l’assenza di sapete voi chi.

Non c’è che dire, tengo tantissimo a questa canzone. A venerdì, per regalarvi il disco intero.

-Another life is not possible
Sleep in your life
Turn to sleep
Immerse in the soul
of your soul
Gently stay
against the threshold
Sleep your life
or turn to sleep
Wait for another life
The same is not enough for the two
Maybe in another life
This one is not enough for the two
I’m on my side
of the tip
Immerse in the soul
from my soul
All these rays
grow the blaze
Wait for another life
The same is not enough for the two
Maybe in another life
This one is not enough for the two
Awake in your life

 

-Un’altra vita è impossibile

Dormi nella tua vita

Mettiti a nanna

Immerso nell’anima dell’anima

Sto gentilmente contro la soglia

Dormi nella tua vita

oppure mettiti a nanna

Aspetta all’altra vita

La stessa non è abbastanza per le due

Forse in un’altra vita

Questa qua non è abbastanza per i due

Me ne sto sul mio lato del consiglio

immerso nell’anima dalla mia anima

Tutti questi raggi crescono la vampata

Svegliati nella vita

 

Un tuffo nel silenzio

L’ennesimo tuffo in questo mare di benevolenza e visione. Ancora una settimana e rilascerò il nuovo pezzo di vita. Sto scegliendo fra una serie di brani pseudoacustici che faranno da cappello o foulard a Be patient, it will pay, neppure pensavo di averne accumulati così tanti e sgangherati. Seguiranno alcuni provini per due estesi strumentali e, forse, potrò dire che ho finito la mia lunga giornata per un totale di oltre tre ore di suono nuovo nuovo. Sii paziente, ti ripagherà. Ti ripagherà senza portarti niente di più di quello che sei, che hai, che vedi, che vuoi e non vuoi ora, caro Alessandro. Questo è il tuo rancio, fa che ti basti.

Come ho scritto, pensato e voluto ognuno dei giorni che gli ho dedicato, chi aspetta è fondamentalmente un fesso, muore ogni giorno ed in condizioni del tutto particolari. Sommersi nella chiacchiera interiore, attendono sia un rovesciamento della stessa scatola, sia una réclame che dica com’è. Prima avevi mal di testa dritto sui piedi, adesso  mentre stai a testa in giù. Ma anche quando so com’è, e lo so soltanto io, che importanza ha? Era ieri, mi sembra, che avevo detto che mi trovavo ad un punto preciso…beh, doveva essere uno scorcio indecente perché l’ho già passato e vedo là sotto un altro continente, scorgo le sue rive, il suo pusillanime, le insegne dei suoi bar vuoti, le lunghe appiccicose lingue pronte a rastrellare un secchio di buone zanzare. Ora che ho sconfitto i radar nemici e amici, do il silenzio ai miei. Ecco, devo diventare ancora più bravo in questo e lo sarò quando, totalmente, vedrò i miei resti, per me, negli spasmi di autovalutazione, mitomania o forse principio di demenza, come vedo ora quelli degli altri, dei quali non mi frega assolutamente niente. Dei loro resti e gesti e gemiti, dei lamenti, ma maggiormente di loro a figura intera. Sono campione sia zonale che europeo di silenzio irrevocabile verso i principati ma talvolta indulgo quando si tratta dei miei mormorii. Per fare volare, e fare sparire, questo tetro triplo e il suo circondario, l’ho attrezzato senza fili. I fili rossi. I fili conduttori. I fili degli altri e i miei. Dunque non una creatura che ho emanato o adottato ma una nube passeggera di materia oscura insopprimibile ed ingovernabile.

La musica non mi segue quando sono lanciato nella corsa. Lo faceva e tanti sono stati i dischi di post rock scoperti chilometro più chilometro meno, ed ora assisto ad un silenzioso comizio, non quello già arreso della siesta, ma qualcosa più industriabile, tipo spot di acqua minerale.

Allora se non ci sono più gli altri, poiché sono sparito io, non c’è nemmeno la musica da ascoltare sotto al sole, non c’è più niente. Se non è rimasto nessuno per il quale tentare eroicamente di essere soli e poi fallire, di quale libertà parliamo?

Diventare invisibili

L’atmosfera serale mi porta in un mondo fantastico. Sono tornato da un giro sereno a piedi, durante il quale ho respirato. Respiro tanto, specie quando vado a troncarmi il collo con la corsa, e poi esco a resettare tutto perché sarà probabile che una volta rincasato riattaccherò gli apparecchi. Era palpabile anche oggi l’evanescenza e la lontananza delle forme. Sugli incroci, stalattiti di carne e jeans seguono la moviola di un lavoro edile, il piede sul pianale di un vecchio furgoncino; parlano di tasse e di imbrogli da fare. Se mando un pensiero con la mente a quelli che mi sembrano dei passanti in ritirata dai bagni, arriverà a questi fra trecentomila anni luce. Durante questi attimi, l’aria è una serratura e la strada attraversa per me, non ho niente da temere. Trecentomila anni luce mi separano da una reazione, da una stronzata; con elevata probabilità non ci sarò, quindi mi sposto fra i salvi. Tuttavia, come in un incubo, ma non c’è più distinzione fra questi reami, incontro sempre le stesse persone. Una donna che fuma fuori da un bar e  cerca di stabilire una qualche profonda sintonia di tipo sessuale. Una ragazza sottilissima, bidimensionale, viene trascinata via dal suo barboncino. I lavori in corso, un investimento se non vanno a buon fine, scintillano di alluminio e silicone sotto all’ultimo sole servito al bacio.

Sta suonando un disco di Eluvium qui. Vi consiglio Eluvium, qualsiasi disco di Eluvium. Qui c’è Talk amongst the trees. Ascolto per chi non può e per chi non comprende. Mi sono accorto che non era difficile camminare sulla fune quando ho scoperto che non sapevo andarci ma solo farci le capriole sopra, magari bevendo una menta. Vorrei essere malinconico e potermi lagnare e maledire, ma ho perduto anche questa ennesima autoprescrizione della vita. Sì, perché ci facciamo e disfiamo da soli cercando qualunque malattia. Soltanto che quando le cose si disfano, invece di stare secchi e pesti, si prova a rimettere in moto l’orrore che si era appena felicemente estinto. Questo talento primitivo non c’è più.

Non ho pensieri. Il periodo mi sta comunicando che sono centrato nello spazio in cui non devo giustificare alcuna scelta, vado oltre e basta, perché non scelgo più.  Capito là dentro? IO NON SCELGO PIU’. Eh, lo sapete bene. La gente afferma di avere difeso le proprie idee e di averle fatte valere, lo dice sfoderando una certa boria dentro all’espressione eroica. I sopravvissuti attorno applaudono. Allora aggiungono che hanno effettuato anche un salvataggio, spento un rogo, parlato nella pubblica piazza, che con quelle idee guideranno una comunità, il bene collettivo. Applausi, applausi di default senza lasciare finire. Ci deve essere una piaga da mostrare, qualcuno che è morto o tornato, anche da morto. Ma io, come posso difendermi, se non diventando invisibile? Uno che è invisibile anche se attacca o si difende, non le da, non incassa. Di cosa si occupa e cosa gli da soddisfazione? La soddisfazione di non soddisfarsi con gli altri e sugli altri. Non ho pensieri e dunque neppure idee: non mi intenerisce, né mi impensierisce.

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Anteprima: The night we left

C’è un brano, fra gli ultimi arrivati e che ancora arrivano indisturbati, che più rappresenta lo spirito nel quale è apparso Be patient, it will pay.  Ha giusto un paio di giorni e si intitola The night we left. Lo riascolto adesso. Questo momento di ricalibrazione intera non mi preoccupa affatto coi suoi venti ed eventi che spingono lontano e trascinano via i paesaggi. Contiene uno sguardo pulito su più orizzonti, spazzati gli ultimi demoni dai loro angoli inesistenti. Niente più angoli in cui fermarsi e stare all’ombra, solo cammino, spesso solitario. Sono otto minuti di musica, molto cantato, un testo più lungo. Più che immaginarmi in questa fantasia sonora, dove in primo piano c’è non un pianoforte ma la mia chitarra baritona, mi sono raccontato. Nella trama in apparenza sigillata, sono stato più chiaro di qualsiasi altro episodio. Questa partenza è un moto continuo. Left e felt.

Trovo contentezza senza nulla e senza più nessuno e quando sento parlare di estraneità, so che io non sono estraneo. Estraneo a se stesso, è chi non si conosce. Posso essere invisibile, screanzato e posso anche non venire capito, ma non sono un estraneo, puoi riconoscermi anzi molto bene, se non hai paura. Da qualche parte ho scritto queste righe: Dimmi a chi ti rivolgi quando esigi un amore e un diritto che solo tu sovranamente puoi donarti, e ti dirò (di) chi sei. Io trovo che gran parte delle falle stanno lì e originano perdite di vario tipo, di cose che poi vengono rimpiante e convinzioni in cui ci si stabilizzava. Da tantissimo mi è chiaro, con le opportune correzioni in marcia. Non serve tempo in cui  perdersi nuovamente: compagnie, partner, avventure, colpi di fortuna e, in generale, altro dramma su cui assemblarsi. Sii paziente, ti ripagherà. Sii presente, cioè. Non aspettare nulla. Sorvolando su tante altre cose, questo il senso di quanto ho tracciato fino ad oggi. E qual è la ricompensa? Accorgersi un minimo.

-The night we left
Like the wind, I flow
and tell everyone: “Who says….?”
Hear the water run
A heavy ground inside the heart
It teaches what I want
to avoid in me
Creepy as a star
A medicine won’t help this view
I feel another
I feel another
I feel another

I’ve been down this ground and saw the shadows
So again we have the same intentions

Open up the doors
and watch the people as they are
Cheers to my return
to silence and to my heart
I’d like to say you more
but I’m in trance
Our eyes have their perfume
when exhale from the thin stem
All in mute
This time I see it’s perfect
and every note is taken
in my hands
I’ve been down this ground and saw the shadows
So again we have the same intentions
I’ve been up the sky and enjoyed the sensations
where the wind sings like our soul in silence
mmm…..mmm……

-La notte in cui ce ne andammo
Come il vento, fluisco
e dico a tutti: “Chi lo dice…?
Ascolto l’acqua correre
Un piano pesante dentro al cuore
mi insegna cosa evitare di me
Rivoltante come una stella
Una medicina non aiuterà questa vista
Mi sento un altro
Mi sento un altro
Mi sento un altro
Sono stato sotto a questo suolo e ho visto le ombre
Così abbiamo nuovamente le stesse intenzioni
Spalanca le porte
e guarda la gente per quella che è
Un brindisi al mio ritorno
al silenzio e al mio cuore
Mi piacerebbe dirti di più
ma sono in trance
I nostri occhi hanno il loro profumo
che esala dai loro sottili steli
Tutto zittito
Questa volta vedo che è perfetto
ed ogni nota è raccolta nelle mie mani
Sono stato sotto a questo suolo e ho visto le ombre
Così abbiamo nuovamente le stesse intenzioni
Sono stato su in cielo e mi sono goduto le sensazioni
dove il vento canta come le nostre anime, in silenzio

Nubi-Vol.3 è on line

L’ho scritto e lo riscrivo brevemente, prima di tornare dall’altra parte. Per stemperare l’attesa, mentre addobbo l’albero di Be patient, it will pay, che è un triplo, che è pieno di cose e fa i suoi giri, ho messo fuori oggi questo altro volume in bassa, esigua, tenue fedeltà della serie Nubi. Il mio titolo numero 6,  per quanto riguarda la serie 2018. Non aggiungo altro, contiene gli avanzi in dronefolk  e generi affini di questa merenda che dura da un mese o poco più, i desideri, le macchie e la spazzatura, il cane, il gatto, gli imbucati, tutte cose che ruotano attorno ad una tavola ma che non sono esattamente il pasto. Più nudità che pasto. Ci sono delle cover, poi degli inediti, fra cantati e muti. Se conoscete chi si cimenta in queste pratiche d’ascolto, appioppateglielo. Non ci tornerò più sopra.

Nubi-Vol.3 si può scaricare liberamente in formato Mp3 ed è completo dei testi, ecco il link dal solito agile Mediafire.

http://www.mediafire.com/file/zz983tqg43t4r3z/ALESSANDRO+MURESU-NUBI-VOL.3+LP2018+MP3.rar

Grazie nuovamente per l’attenzione, per il sostegno e per tutto quello che vi pare. Alle prossime.

ALESSANDRO MURESU-NUBI VOL.3 LP2018 COPERTINA

 

In assenza di plauso

Più o meno, da qui si passa, o da qui passo, per di più, ci volo dentro. Sì, ne discuto on line dove la rete è fatta, è costituita, di questa materia prima. Ma lo faccio in un fazzoletto molto remoto, dove non passa quasi mai nessuno. Ebbene, io non mi ricordo quanto lunga è stata la camminata nel labirinto di questo tema ma i segni li ho sempre raccolti nella mia storia, quelli della risicata approvazione da parte delle copie delle copie delle copie di copie, gli esimi dissociati, i cosiddetti altri. Chi conosce la questione, alzi la mano, sto parlando anche per voi, perché non lo farà nessuno, nessuno avrà un sentimento a riguardo, altrimenti mostrerà le pezze al culo.

Che fosse un risultato scolastico, un premio sportivo, una soddisfazione d’arte, uno sputo di frequentazione ecc, prima che arrivasse un complimento si palesavano i rotoloni di paglia, sospinti dal vento arido e annaffiati da polvere, e solo a distanza di moltissimo tempo, quando già era successo altro o non era successo niente, striminzite balbettate congratulazioni emergevano in contesti spostati, fatte sottovoce e di scorcio, quasi in segreto, forse tramite un pizzino via sms. “Ah, mi ricordo, avevi…” L’invidia e la gelosia non c’entrano, sono aspetti propri di chi dorme e chi si appella ad essi sta evitando di fare il passo decisivo per saltare fuori dal cerchio.

Penso di essere stato fortunato a nascere sotto a questa stella scura. Le stelle fuori non sono vere e osservando la sua opacità bruna mi sono accorto ad un tratto che anche se avesse brillato per me, non sarebbe mai diventata mia, non ero io quella stella. Mi ha costretto non a cambiare stella, cercandone una più madrina e vicina, ma a buttare per  terra il firmamento. A stracciare il mio nucleo e splenderci dentro fino a bruciarmi e spegnermi del tutto di quel bagliore finto, a non accontentarmi di un bel niente e a non volere nulla, a non approfittare di nulla. Di andare oltre l’esempio delle copie di copie di copie di copie delle copie delle coscienze meccaniche che sono la maggior parte di quelli che conosciamo. Sono sfuggito a quella ipnosi. Così ho buttato a mare la considerazione per mie stesse capacità, qualità o pseudotalenti, ganci formidabili per riavviare scene della soap esterna. L’uomo senza QUELLE qualità delude tutte le aspettative di chi crede soltanto alla misura.

Non è facile, fintanto che si dorme, è un uomo nero, è l’ombra della nostra vera luce scambiata per qualcosa da inseguire e meritarsi, e quando non avviene, e non avviene mai, si piange. Ma sono lacrime inutili, come la soddisfazione che si prova quando una manica di scimmie porta in trionfo una di loro, come anche ogni consolazione. Penso a quanto drogata la gente sia mentre si nutre di questa salsa. La vogliono da chiunque, ed è facile ottenerla, basta chiedere. Se chiedi, sei in difetto, cedi consenso. E il premio sono parole dolci, dolci favori, dolci sogni e con quelli vieni tenuto a cuccia.

Niente mezze misure quando si tratta di svegliarsi. Ancora una volta, si deve fare prima o dopo quel salto fuori dal cerchio e vincere i suoi due versanti.