Anteprima: Lato alto

Mi trovo ad un buon punto circa la trascrizione del doppio Secondo Premio, potrei dire che è quasi ultimato, ma farò un giro di più dopo la linea del traguardo per sfiancarmi meglio. Come avvenuto durante le sessioni per i precedenti tre doppi, sto apprezzando l’esercizio di presenza che mi sto permettendo, forse anche lo sputo di impegno, senza tenere conto dei risultati. Strumenti nuovi pronti da sabotare e suoni dimenticati mi accompagnano.

I brani vanno e vengono ed io sto fermo. Non sono solo brani ma qualunque cosa mi sta accanto. Va bene così. Ci incontriamo se siamo coincidenti e la coincidenza non si può comandare né forzare con alcuna pratica o impegno, perché essa è ed è preordinata e benefica, oppure non esistiamo in nessun modo, nemmeno miseramente illusorio. Mi interessa questo e mi interessa che manchino tutti i manuali di istruzione.

Uno di quei punti interessanti nei quali non conta l’esperienza, l’esperienza è una maschera, ma l’intesa sconosciuta al suo grado più elevato. Così rileggo momenti passati successi e non successi e futuri impossibili o certi. Tengo conto di ogni potenziale e cerco una intesa con esso, cosa che vale più di ogni realizzazione.

Ma al di là di questi pensieri, sono qui per presentare l’anteprima di una visione che ho intitolato Lato alto, trascritta e incisa ieri.

-Lato alto.

Qualcuno è stato qui prima di noi

Il letto disfatto sarà un fossile

Volevo dirti addio ma ho perso il tempo

Ognuno ha dato tanto e poi cosa ne avrà?

Tantissima lentezza nel prendere

Adesso stiamo andando molto in su

Vedo le radici

Sono i tuoi fantasmi

Così in alto… Così in alto… Così in alto…

Qualcuno è mai stato qui prima di noi?

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Con tutto me stesso

Durante il corrente anno ho scritto e inciso 170 brani circa di suoni obliqui o quasi gradevoli. Questo aspetto numerico per me è irrilevante. Il fare mi interessa invece, che non c’entra con lo sterile lavoro.
Fantasmi rapidissimi, liofilizzati ora in uno spaziotempo che è quello della coscienza di massa, ogni tanto fanno la ronda e mi chiedono: Novità?
Di ciò che non mi interessa smetto di informarmi e dichiaro sia che ne so nulla sia che mi fa schifo, e di ciò che mi interessa il più delle volte che ci sto appresso scopro che è solo per riempire il terribile vuoto che in quel momento non so occupare con tutto me stesso. Con tutto me stesso. In silenzio. Da solo. Con tutto me stesso.
Ci sono essenze che amo e sono quelle a cui non penso mai, come alle mie creazioni. Mi sto dividendo da chi non mi piace e anche da chi ha solo bisogno di me. Ci stiamo dividendo da uno schema funzionale su entrambe le polarità per unirci dove siamo presenti e coscienti e basta.
Una canzone, nessuna canzone, cento canzoni, un’amante, un cane, altri drammi, sapere dove sta il salvagente o infischiarsene; che differenza fa, se tutta la vita è un esercizio arrogante di scuse e di assenza?

Nuovo capitolo: Secondo Premio

Non è vero che mi sono fermato qualche giorno per salutare il varo di Senzar. Neppure si è interrotto il disgusto e la reazione violenta verso gli approfittatori e i leccaculo che si sono affacciati per provare a succhiare un altro pezzo di anima. Come non si è arrestata la gioia nel vedere finire i giorni soddisfatto del bene che va e ritorna. La sera stessa in cui Senzar è andato on line, stavo già incidendo le basi spericolate per il mio nuovo capitolo e ora che sono passati 5 o 6 giorni mi sono portato abbastanza in là col lavoro che ha mostrato le sue nudità. Rumore e musica da fare e nuovi attrezzi per incanalarla. Alcune cianfrusaglie al limite della rumenta mi stanno sorprendendo e anzi sto chiedendo in giro alle mani bucate che conosco di sbarazzarsi di tutto ciò che non fa più arredamento e che li imbarazza davanti alle vetrine in cui dilapidano il salario.

L’ombra della masticazione ragionata si distende assieme a quelle di altri misteri sulla tappa, doppia, numero undici della serie 2017 in bassa fedeltà, la dodicesima compreso il blocco di cover.  Ho intitolato l’avventura Secondo Premio, ricordando un personaggio del libro Trainspotting non particolarmente puntuale col destino. Diverse clip sono già sul mio canale YouTube e possono essere ascoltate per disfarsi di ogni idea. Sarà finito verso metà Dicembre, insieme ad un altro volume di cover.

Non mi interessa fare colpo. Mi importa che questo sia un contributo riconoscibile al puzzle più grande, mio e di tutto ciò che è, e che io stesso sia lì e mi renda conto di ciò mentre lo sto originando.

ALESSANDRO MURESU SECONDO PREMIO LP 2017 COPERTINA.jpg

Io non c’entro

No, non sono allegro o affranto davanti a notizie che fanno da carrozza a un corpo assente, governato dal reticolo di cerebro elettrificato a bada di ogni evasione. Durante l’assenza non ci si accorge, così si chiede conferma dei propri miraggi ed incubi. Questo continuo mettere al corrente di fatti predeterminati, radiocomandati, per vite e menti sotto controllo, tentare di gettare nel fiume inconsapevole ogni cosa che passa, è raccapricciante e sembra ormai il totale dell’operazione malata in cui è sepolto il pianeta. Dalla parte di chi ci si trova dentro è esaltante andare al buio, come pensare che chiunque sia lì vicino abbia piacere ad apparire nella foto del cazzo. Se davvero ami quella nuova persona. Io non c’entro. Se davvero ti hanno appena fatto scendere da una storia. Io non c’entro. Se quella canzone che hai scritto in un mese di stitichezza sarà un successo. Io non c’entro. Se sarà una merda e potrai sederti finalmente. Io non c’entro. Se hai tutti contro. Io non c’entro. Se tutti ti amano. Io non c’entro. Se ti hanno appena fatto la lavata di testa della vita. Io non c’entro. Se ti portano la torta. Io non c’entro. Se ti risponderò malissimo fino a farti perdere il sonno o se non ti risponderò in nessun modo dandomi per morto. Ebbene, non c’entro nemmeno in questi casi.  Non c’entro perché è una prigione ed io lì non ci entro più. Tenetevi gli inviti, ci vediamo fuori, forse.

Senzar LP 2017 è on line.

Senzar è on line e mi tocca dire due parole anche su questo. Perdonatemi se non mi dilungo sulle mie creazioni ma davvero io sento e dunque so che è completamente inutile. Mi sento sollevato quando non mi fanno domande a riguardo. Senzar fuoriesce da Surmont, il mio doppio episodio di Ottobre. Dal suo rumore, dalle sue grotte piene di disegni primitivi, dal drone, da cose cadute dietro ai mobili ecc. Inizialmente, forse l’ho anche scritto qui su –my lost tapes, Surmont doveva essere un triplo di 35-38 brani che ho inanellato fra la fine di Agosto e metà Ottobre, e mi era apparso coerente fino al brano 30, poi le cose si sono incrinate e ho divagato, ho anzi vagato, perché ero incuriosito dalla portata del sound. Il suono stava cambiando e anche il piacere di stare davanti agli apparecchi e agli strumenti sembrava rinnovarsi. Era già un’altra cosa e l’ho strappato al suo ceppo. In realtà mi ha anche un po’ sorpreso, perché volevo evocare quello che farò, invece, da domani e fino a metà dicembre, cioè creare l’episodio di inediti, un nuovo doppio, numero 11 del 2017.
Ci sono, dentro a Senzar, 10 brani, 9 inediti e una cover di If not for you, brano di Bob Dylan che non conosco nella sua versione originale, che non ho mai ascoltato perché Dylan non mi esalta. L’ho ascoltato strimpellato, con la chitarra acustica in una toccante versione demo, da George Harrison, l’unica che conoscevo. Ecco, credo che Senzar sia avvenuto allo stesso modo dentro di me, nel momento in cui ho smesso di considerarmi in una forma originale. Smettere di considerarsi, una volta che si sa di essere; che quell’entità esiste e non puoi che esserla e basta. E questo è tutto a riguardo e non ci tornerò più sopra.
Lo potete avere gratis, completo di testi, dal solito facile indirizzo Mediafire sottostante. Vi prego di inoltrarlo a chi sta su vie non battute e vi ringrazio per il sostegno. Alle prossime, forte abbraccio.
http://www.mediafire.com/file/0pcd6ul8edi0gsy/ALESSANDRO+MURESU-SENZAR+LP2017+MP3.rar

 

ALESSANDRO MURESU-SENZAR LP2017 COPERTINA

Nuovo capitolo: Senzar/Surmont Outtakes

Sono 10 le trascrizioni lasciate fuori da “Surmont”, il mio doppio di Ottobre e momento numero 9 della serie 2017 in bassa fedeltà.
Dieci scampoli per il mio decimo pianeta che ho intitolato “Senzar”. Sono ritagli e bozze, con testi appena accennati, materiale però non così approssimativo da finire nel cestino.
La prossima settimana, appena finisco il cappello, ve lo farò ascoltare.

ALESSANDRO MURESU-SENZAR LP2017 COPERTINA

Un centro servizi

I discografici un tempo dicevano:”Tu davvero meriti di fare strada!”
Benissimo, ma perché non vi muovete? D’altronde siete voi quelli che aiutano gli artisti a fare strada, ho risposto.
“Sì, solo quelli che hanno bisogno di noi e che credono in noi e ai nostri papiri, anche riempiendoci cioè le tasche. Cedendo energia. La tua opera, la tua attitudine e temperamento sono un elemento omogeneo compiuto che ammiriamo, qualche volta succulento, ma confliggono con la nostra natura e scopi. Il nostro gioco ai tuoi occhi è svelato. Noi ci ritiriamo, andiamo da chi non ha capito chi siamo. Che c’entri tu con quello che siamo?”
In tema di bisogno, non c’è da attendersi aiuto, né vero servizio, solo consulenza un tot al chilo, e altra acqua salata da bere.
Poi c’era chi ti voleva così tanto ma così tanto che, capito che potevi vedere nel sottile le sue manfrine, ha deciso di tenersi bene alla larga, perché “tu sei troppo per me.” Beh, lo credo, lo sarebbe anche una marmotta sciancata.
Un po’ quello che direbbe un esponente politico ad un essere sovrano, a un essere libero che ha capito come stanno le cose. Un politico si occupa di inconsapevoli, va a caccia di gonzi da amministrare, per tenerli in quello stato e sifonarne le energie basse e veicolarle alle entità con le quali è in combutta. Una volta compreso l’inganno e la frode del controllo e dei suoi consorzi, esso ritorna nell’oscurità.
Viviamo in un centro servizi. Quando torni in te, cosciente, impari a dare un valore esatto alle energie in corso e a scoprire da dove vengono, e in qualche misura, se rimane tempo, anche a fare le cose da te. Potresti aprirne uno a tua volta, ma a questo punto della storia è bene uscire dal negozio alla svelta.