Nubi Vol.4 Lp2018 è on line

Mi affretto a mettere in giro anche questa squadra di dodici, decimo mio titolo del 2018 frutto del collaterale impegno su The Hollow Fire. Tre cover e nove inedite outtakes fra strumentali, spigoli di drone folk e altre manie, tutto in bassa fedeltà. La descrizione, più sotto, è estratta dal libretto.

Domani sarà il mio compleanno e ho altro a cui pensare. Dopodomani non è giorno e sabato è tardi. Facciamo oggi. Tornerò a scriverne, comunque.

Eccovi il link dal quale scaricare gratuitamente il disco in formato mp3 corredato dai testi. Unico suggerimento, se vi va inoltratelo a chi è interessato a questi momenti oltreconfine. Grazie per il sostegno e per l’attenzione.

http://www.mediafire.com/file/85bh5skdhjqguc6/ALESSANDRO+MURESU-NUBI+VOL4+LP2018+MP3.rar

 

 

Nubi Vol.4/Lp2018

Dedicato ai pochi

Come di consueto, dal rally in drone folk e affini avanza qualcosa e lo raccolgo nella serie intitolata stabilmente Nubi. Il volume che oggi rilascio è il numero quattro, il giorno prima del mio compleanno. In ciò che è rimasto del recente doppio The Hollow Fire ho cercato di individuare i brani più indicativi e coerenti, mentre altro si è perduto nella confusione e nell’azzardo. Li ho incisi daccapo senza alterare lo spirito di base e li ho uniti ad alcune cover di servizio, cover che mensilmente realizzo e che per quanto frequenti sono la parte minuscola della mia produzione. Non esiste alcun intento commerciale relativo a queste, come del resto non mi metto a vendere la mia musica.

 

ALESSANDRO MURESU-NUBI VOL4 LP2018 COPERTINA

 

 

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Anteprima: Marble

La mia musica è un lenzuolo leggerissimo che cade al suolo con una pesantezza esagerata; sotto, non c’è nessuno, neppure il pavimento. Autore ed ascoltatore ci scrivono sopra quello che sentono. Ovviamente parlo per questo approccio in generale, non solo per quello che mi viene. Un esempio odierno di questa labilità sonante viene da Marble, che è uno dei brani outtake avanzati dal recente doppio The Hollow Fire. Credo sia un brano interessante, il più enfatico della rapida raccolta che immetterò a giorni on line. Il testo più letterale è un tranello e non ha nulla di letterale.

Giovedì avrò 39 suonati e ho veramente tanta energia per questo che mi sorregge. Alcune volte, già tanto tempo fa, ho osservato i paraggi e ho osservato bene, comprendendo perché che non mi servono. Possono procedere in qualsiasi modo: non sono, come l’apparente che sta fragorosamente smantellandosi, il mio lignaggio. Qualcuno poi mi ha domandato se non è sconcertante fare questo in luoghi terribili dove la coscienza è assente o ancora primitiva, poiché in tanti avrebbero abbandonato da tempo. Lo sarebbe, se non sapessi le ragioni e l’essenza di chi sei, se vivessi fuori di te.

Ebbene, tu non lo faresti? Se avessi la possibilità di trascriverti efficacemente a qualsiasi ora, fuori dal concetto e materia del tempo, indipendentemente da chi ti ascolta, da chi ti vezzeggia, da chi ha interessi o invidia, dai mezzi che hai o dall’umore, dalla compagnia, dai tradimenti, dalle speranze, dalle abrasioni, tu non lo faresti? E non vivresti di conseguenza, animato nelle tue avventure segrete da questa protezione ed equilibrio, che ti spieghi, anche, col suono che veicoli? Sarebbe sintomo che qualcosa di più grande è entrato in circolo e la musica piccoli miei non c’entra niente con quello di cui sto ciarlando, è la mia bacchetta magica. Fra le righe, ricordate la famosa lettera in cui ho detto basta a tutti quei rompicoglioni sonnambulizzati.

Un nuovo sgangherato irripetibile disco da fare uscire nel week-end è un bel regalo che mi faccio, per onorare l’impegno con la mia ombra che ancora ho a guinzaglio, giusto per farle sentire un po’ di sound contemporaneo ed un regalo da me stesso a me stesso.

-Marble
It was me that midnight call
through the sleep I went back and forth
None of them
is going to see
It was me that midnight ray
that came down
and let you in
Moving the objections
As fast as my decisions
None of them
is going to speak
Later…it will be later
It will be so late
for everyone
(Please, don’t read me
if you don’t want
Never gonna let you
know what’s happening
If you’re awaken
don’t insist in running to stories
on the borders
Please, don’t call me
if you are bleeding
I don’t have the magical
hesitation
There are places
never known and
there are people
on the sun)
(Morning glory
on me to lead
to waste my time
More things
I’ve told
and drank my mind
For ever
in disguise
to take more time)

-Marmo
Ero io quello che ha chiamato a mezzanotte
Andavo avanti e indietro nel sonno
Nessuno di loro
lo vedrà
Ero io quel raggio di mezzanotte
che è venuto giù
e ti ha fatta entrare
Spostando le obiezioni
Veloce come le mie decisioni
Nessuno di loro
potrà parlarne
Più tardi … sarà più tardi
Sarà così tardi per tutti
Per favore, non leggermi
se non vuoi
Non ti lascerò mai
sapere cosa sta succedendo
Se ti stai risvegliando
non insistere nel correre alle storie
di confine
Per favore, non chiamarmi
se stai sanguinando
Non ho un’esitazione magica
Ci sono posti
mai visti
Ci sono persone
sul sole
Gloria mattutina
su di me che mi guida a
perdere tempo
Molte più cose
L’ho detto
e ho bevuto la mia mente
Per sempre
sotto mentite spoglie
per prendere più tempo

Cover: Winter’s House

Improvvisamente mi sono ricordato di questa canzone, passandoci dentro senza possibilità di scampo come in uno sciame di meteore che si intercetta ciclicamente, e mi sono detto: “Questa canzone è fra le mie preferite e non ho ancora imparato a suonarla.” Succede sempre così, anche con i miei brani. Dan Barrett è una firma potente della musica che amo, è metà degli Have A Nice Life . Dunque ho preso Winter’s House dal suo progetto Giles Corey e ho sgranato gli accordi facendone una semplice versione dal vivo che ho poi appuntato con qualche aggiunta. Avrei dovuto farlo tanti anni fa, ma avrebbe avuto senso? Al di là del risultato, che mi è piaciuto e che richiama in qualche modo il suono zozzo dell’originale, mi ha fatto più che altro bene ascoltarla meglio e avere avuto la sua visitazione appena sveglio, perché sicuramente ha qualcosa da dirmi riguardo questo momento. Non ha a che fare con i contenuti del brano, che sono comunque diretti e impetuosi.

Mi sono slegato dalla necessità di avere una tabella di marcia e questo ha moltiplicato gli appuntamenti con le cose che per me contano, con certe presenze e ragionamenti e anche con i brani che regolarmente creo. Non mi aspetto più niente, perché è lì appostato per me, è un mio autoagguato. Forse l’ho scritto in un altro articolo, anzi non l’ho scritto da nessuna parte, ma poco tempo fa mi hanno fatto sapere che il disco Wang Fo era diventato importante per una persona, la quale me ne ha illustrato dei passaggi. Piace anche a me, non so però se ho capito qualcosa; mi sono distratto per un momento dalle sue ragioni buone per rendermi conto che erano passati interi cicli, come 5 o 6 dischi da quello e ora sono anche di più,che  si sono moltiplicati da soli. Non mi sembra vero, se lo vedo con gli occhi del contabile, mi verrebbe da chiedere chi li ha scritti per me, perché in effetti non realizzo di avere fatto tutto questo. Né si aver attraversato una specie di ricco deserto. Il miraggio svanisce e con esso le orme sulla sabbia, il ricordo della sete.

Mi suona normale, e poco importante, e mi lascio trasportare.

 

-Winter’s House (Giles Corey)
Oh, my love, my ancient son
Angry at everyone
Mouth full of thorns pulled from nature’s back
Yeah, we’ll never forget that

Born on an ancient day
Named with an ancient name
They don’t know, they don’t care
They don’t notice that you’re there

Oh, my love, my ancient son
Pacing your attic floor
God’s in his church with his guilty spires
Yeah, he’s no friend of ours

Kings of a rising tide
Nursing our wounded sides
We don’t know, we don’t care
We don’t notice that you’re there

The Hollow Fire Lp2018: alcune considerazioni

Maturato nella assoluta tranquillità di questa estate piana, e messo fuori oggi che è il giorno più incerto e sconcertante meteorologicamente, The Hollow Fire soddisfa i criteri di vuoto su cui sono tornato giorni fa illustrandone il centro. Avrei potuto condurlo in una baracca schiantata nel deserto e sarebbe stato uguale, impressionante per i filmici ma per me non hanno importanza questi effetti speciali sminchiatissimi. Come un nocciolo durissimo nelle profondità oscure del quale alberga un seme ben allenato alle trasformazioni prima che venga la terra, l’acqua e la luce, prima che si riempia di sostanze nutrienti ed accrescenti. All’improvviso, si accende. Quello che avviene dopo è precipitazione.

Come per ogni altro episodio, non ho idee sulle canzoni né sul processo collaudato di evocazione. Penso che i testi sono abbastanza chiari e fluenti, qualche volta belli e amo il sound che la chitarra baritona mi permette di governare con più sicurezza dentro ad una produzione impiastricciata e povera che non mi leverò mai di torno. Ho riflettuto e qualche volta discusso riguardo la benedizione di tanta palestra emotiva e correttiva allestita dalle grandi trasformazioni di questa epoca, condita di incomprensioni, dai rifiuti, dai giochi doppi e tripli, dalle rinunce e defezioni e richieste interessate che ho osservato, senza subirle, e che mi hanno portato via via a comprendere il benessere che offre prendere il largo. Se sei ben saldo sul tuo, non aspettarti che gli altri ne siano entusiasti, specie se innestati nella pianta comune. Gli vengono i malesseri a sapere che sei fuori standard. E tutta questa serie di elementi fanno parte di una ricetta segreta d’amore che non si impara senza passarci: ognuno c’ha la sua. Fino a scoprire che sono resistenze nostre. Ogni perdita avviene sotto la spinta del permettere una nuova possibilità all’essenza. Niente rattoppi e rimpiazzi. C’è già tutto dentro a questa fiamma che si svuota eppure continua a rischiarare e ciò che è illuminato non è più del piano precedente; è la fiamma di un sogno ricordato. Insieme al sogno, si ricordano le stazioni adeguate, le compagini adeguate.

Mi sono accorto solo oggi, chiudendo la scatola e prendendomi un minuto per sentire cosa verrà dopo, che ci ho messo veramente poco tempo ad inanellare i 24 brani, mentre pensavo di essere in ritardo. Vige questa regola aurea di scrivere ogni giorno, più volte se necessario. Porta bene, porta male…non mi occupo del Natale in guardina e non ricevo bustoni di contratti commerciali. C’è che se uno sa quello che deve sapere, far perdere le proprie tracce è la cosa più buona che gli possa capitare e farlo così, rendendomi più confidenziale a me stesso, è un modo magico.

Il prossimo momento, il numero dieci del 2018, sarà pronto per la fine di Settembre, seguito da una nuova prova di Nubi. Nel frattempo so che accadrà altro. Anche di The Hollow Fire non parlerò più. A presto.

 

The Hollow Fire Lp2018 è on line

Copio ed incollo dalle note del libretto l’introduzione a questo nuovo episodio nei meandri della mia sperimentazione, la mia, di me stesso e delle altre cose, fra dronefolk e attimi di presenza e ambiente. Questo che segue è il link per scaricare gratuitamente l’intero doppio in Mp3, corredato dai testi. Una sola indicazione, veicolatelo se vi va a coloro che conoscono questo genere di avventure. Alle prossime.

http://www.mediafire.com/file/a8osgvpvy7n4tl0/ALESSANDRO+MURESU-THE+HOLLOW+FIRE+LP2018-MP3.rar

 

“Dedicato ai pochi.

Anche questo capitolo è stato completato. Numero nove della serie 2018. L’opera chiamata The Hollow Fire è il segno della stagione mite e lontana che ho condotto quest’anno. Ancora è in corso l’estate? Non lo so, per me non hanno più senso queste didascalie. I mezzi per evocare i 24 brani durante tutto il mese di Luglio sono stati i soliti e minimali, disposti in camere di appartamenti, davanti a rubinetterie, davanti al mare, nel bosco, di mattina presto e di notte tardi. Tutto è stato trascritto in maniera diretta e fluida privilegiando in ampia parte la prima ripresa. Questa registrazione è fra le più complete e facili che mi è capitato di fare  ed è sorta in un periodo di chiarezza grande e ritrovate alleanze. Ringrazio con molto cuore la mia compagnia costante e i sostenitori della mia musica.

Dono gratuitamente agli ascoltatori The Hollow Fire. Nessun uso commerciale è consentito. Io Sono Alessandro.”

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The Hollow Fire: fine lavori e uno sguardo d’insieme

A giorni avrò terminato la trascrizione del mio capitolo 9 della serie 2018, intitolato impunemente The Hollow Fire, il fuoco vuoto. Questo titolo può evocare una accurato eccesso di assenza, ed è vero, ho purgato gran parte degli slanci e ganci melodici tradizionali per favorire cavità emotive non da poco, protette dai guardiani del rumore e della produzione ben al di sotto degli standard d’ascolto, ma non è una novità questa nota di fabbrica nei miei affari.

Si tratta anche a questo giro di un episodio di dronefolk e ambient subacqueo particolarmente lungo, 24 brani ad oggi, e potrebbe protrarsi ancora. Questa registrazione è stata la più facile mai eseguita. In pratica ogni giorno ho trascritto quanto e più che potevo, arrivando a cancellare numerosi brani tutto sommato decenti, ma non mi andava di veicolare qualcosa non esattamente nel contesto. Non volevo essere preciso ma deciso. Il lavoro è oscuro e l’unico bagliore che si intravede in ogni brano sta al centro.  Balugina nel vuoto necessario e, di riflesso ma non intenzionalmente, tenendo conto dei tanti episodi noir che questa estate si trascina dietro, coscienza di massa inquinante, programmati mentali e nuovi eroi sociali.

Scrivo stando seduto su un comodissimo water moderno. Giorni fa parlavo al telefono con un mio collaboratore. Non credo mi trovassi anche all’epoca seduto sulla tazza (ho sentito che lo sforzo rovina la voce). Ho detto qualcosa sulle trappole dell’ego e ho avuto una fiammata di ricordo citando che, mettila come vuoi, affrontare un argomento sia a carattere generale che offrire le proprie storie agli altri, dove per gli altri io intendo la massa di controllati mentali/inguinali, è sempre una lezione a non considerare quelli i migliori referenti e visionare bene gli argomenti. Spesso sono cazzate mondane. Perché se volessi parlare di qualcosa che mi è andata bene e dritta, allora giocherebbero al rialzo: “Eh, ora devi dimostrare di più. ” E se esprimessi modestia o volessi limitare i dettagli o gli slanci di ego, allora il mio lavoro non conta nulla, è roba piccola, non sono capace. Per loro, seduti sul trono del ‘vabbè, non lo capisco ma voglio avere il controllo’, ciò è nettare. Un trono simile a questo su cui ora rimugino, perciò con finalità diverse. Io mi libero e delibero, essi arraffano. Astrarsi ed estrarsi dai contesti, che sono la stalla delle cazzate mondane.

La protezione del fuoco è importante, un fuoco vacuo ma non fatuo, privato di identità e scavato nel silenzio e nella lontananza che viene da un certo rigore, dentro al quale sfrecciare  e diventare irraggiungibili, per se stessi, per lo scopo elevato, mentre si va fuori dai lavori forzati della socialità per forza, la solidarietà per forza, l’accettazione per forza, la forza per forza. Non basta che arda violentemente per disinfettare quello che resta, deve bruciarlo nell’essenza lasciandolo così com’è.

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Anteprima: Dig your future

Qualche volta bisogna sperimentare anche il genere di direzione che non si vuole prendere, per rimettersi in equilibrio. Così fitto il rumore generale a momenti che si smarrisce il contatto con la visione costante; questo implica scendere nuovamente in strada e fare chilometri.

In teoria avevo quasi concluso il mio nuovo doppio capitolo, la nona perturbazione del 2018, intitolato The Hollow Fire, poi ho scaricato nel cesso una lunga serie di brani che sapevo non mi sarebbero serviti a niente ma che ho voluto fermare apposta nella lista. Manca comunque poco, ancora una settimana di giochi e poi posso lasciarlo andare.

Non è fra i brani scartati l’acquerello Dig your future. Lo lascio qui.

 

-Dig your future

Taken by hand, the same,

going to an end fast

I do

Forced by a wind or so

There is no wind at all

It’s calm

From the sun

I heard you calling my name

You’ve been working just to dig your tomb

You were living just to live in your tomb

Never I made the same

It’s obvious I’m still

insane

Forced by a wind or so

There is no wind at all

It’s calm

From the sun

I heard you calling

my name

 

-Scava il tuo futuro

Preso per la mano, la stessa,

vado veloce verso la fine

Lo voglio

Costretto da un vento o giù di lì

Non c’è affatto vento

È calmo

Dal sole ti ho sentito chiamare

il mio nome

Hai lavorato solo per scavarti la tomba

Vivevi solo per vivere nella tua tomba

Non ho mai fatto lo stesso

È ovvio che sono ancora folle

Costretto da un vento o giù di lì

Non c’è affatto vento

È calmo

Dal sole ti ho sentito chiamare il mio nome