Anteprima: Living void

Sto quasi per finire il nuovo titolo, Decadent Letters. Gli ultimi giorni di ogni episodio sono i più intensi, poiché i brani sono tanti e altri arrivano. Ne cancello diversi per fare posto a quelli che mi piacciono di più. Dodici sono al momento quelli selezionati e ho davanti una settimana prima di metterlo in circolazione.

Sono qui oggi per presentare l’oscura Living void, un brano scritto ed inciso ieri sera che possiede tutti i tratti dell’equivoco. Un testo anemico bloccato nel cofano di un andamento pseudo indie.

Eppure già che mi ritrovo, e ho l’animo sereno, colgo l’occasione per invitare i più prossimi ad un paio di appuntamenti che terrò al “Circolo Culturale Via Margutta,” a Porto Torres (SS), col quale ho collaborato tante volte in passato. Il 27 Ottobre accompagnerò con la mia chitarra l’amico Nuccio Salis in un paio di letture tratte dal testo “Cane d’Asfalto”, di Fabrizio Pittalis. Sarà un episodio sperimentale di circa 20 minuti, durante il quale metteremo in azione una visione semplice e viva e presente della scrittura di Fabrizio, andando fuori dal seminato. Ci raduniamo alle 19.00 e non faremo troppo tardi.

Ho anche scelto di fissare una mia data per il 16 Novembre sempre al Via Margutta per dare una rappresentazione fugace della mia vita d’arte attuale, sposata agli esperimenti dentro e fuori la musica e all’estetica (ce n’è una?) del drone folk, questo genere musicale, questo stato che si fa sempre più natuale che qui da noi è ancora incomprensibile, forse imbarazzante per l’orecchio tarato o tarpato. Farò un cappello introduttivo per riassumere gli eventi e per sgridare la gente. I brani che propongo, sei o sette, sono estratti fra quelli di quest’anno, in particolare quelli nuovissimi, quindi quelli che sto incidendo adesso o che non ho ancora inciso. Ad oggi, non ne ho provato mezzo.

-Living void

Where have we been all this time?

Pink sunsets I saw through a pin

Insistence is the touch of chic

It proves idols may be here

I made my life so complicated (many times before)

Still I am friend of the void (void that is so kind)

All the souls I met inside mine (voices from the ground)

are the living void of us (voice from the ground)

I paint my room with the rest of the day

Many after us have played to come back

and they have left

It’s you, whatever I think

for ever you are here

Not you and neither this space

I never come back here

For ever more

For what I saw

and talks about the skin we aren’t

 

-Il vuoto che vive

Dove siamo stati tutto questo tempo?

Ho visto tramonti rosa attraverso una spilla

L’insistenza ha un tocco chic

Prova che gli idoli possono essere in zona

Ho reso la mia vita così intricata (tante volte prima)

Resto amico del vuoto (il vuoto così gentile)

Tutte le anime che ho incontrato nella mia (voci dal suolo)

sono il nostro vuoto che vive (voci dal suolo)

Dipingo le stanze col giorno rimasto

Dopo di noi, tanti hanno provato a fare ritorno

e sono tutti partiti

Qualsiasi cosa penso, sei tu

per sempre sei qui

Né tu, né questo spazio

Non tornerò

Per sempre e di più

Per ciò che ho visto

e che racconta della pelle che non siamo

 

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No, e senza grazie

Il crowdfunding è la tendenza contemporanea che vede frotte di giovani anziani ammassare energie e quattrini per finanziare l’innecessario, o comunque qualcosa per la cui creazione in realtà si dovrebbe venire remunerati, come per ogni lavoro. Si tratta di un macro esempio della dinamica dominante sul pianeta, la schiavitù, che oggi ha assunto quella nota di sarcasmo. Una volta si pagava per liberarsi, più o meno; oggi si paga per starci o meglio per non liberarsi. Nasci e ti dicono che sei schiavo e che è la migliore condizione di vita possibile, altrimenti chissà cosa accade. Dunque il figlio del mondo pensa che deve assolutamente trovare i soldi per pagare questo stato naturale di supplizio e miseria, altrimenti chissà cosa può succedergli.

Come si può capire, la cosa peggiore che può succedergli è liberarsi, una condizione che è drammaticamente lontana dai sensi e dalla percezione profonda del proprio genio libero e sovrano più di ogni altro momento della storia di questo manicomio.

E dunque, siccome il genio qui non c’è, allora è giusto pagare. Quando paghi, paghi per essere ingannato, è il prezzo per la propria inconsapevolezza di quel momento. Come in un circo, in un cinema, uno spettacolo comico o di illusionismo, il relax su una bella spiaggia privatizzata, una visita guidata in un parco in cui dovresti essere libero di entrare, vivere e crepare. Sono d’accordo, a questo livello, che chi è suonato debba ancora farsele suonare di santa ragione, fino a svegliarsi, ma non è detto. La legge commerciale e karmica si stende su chi non è in onore con il vero valore e lo scopo dell’anima. L’anima non vuole fare esperienza, l’anima vuole uscire da questo cesso. Può essere chiaro questo? Ma fino a quando non c’è coscienza e non ce la fa, resta nell’illusione e raduna attuntunaddi coi quali lanciarsi in imprese ed esperienze completamente inutili, condite da questue e campagne pubblicitarie di un dinamismo avvizzito, neppure infantile, morto.

Forse tu vai in un market e chiedi di venire assunto e alla firma del contratto ti anticipi le paghe di 4 anni? No, non lo fai.  Perché succede? Perché si conferiscono tutte queste energie a terzi? Perché è quello che accade quotidianamente nelle vite di ognuno: manca la visione e la forza che fa mollare la presa su questi comportamenti tossici arrivati ad una profondità diabolica. Non si riesce a non farlo poiché è più forte la pressione sociale, la sovversione del valore e la dissonanza che subito dispiegano il dito indice e bollano tutti i dissidenti come degli sfaticati privi di mordente e talento ed iniziativa. “Se non lo faccio, non coronerò il mio sogno!” Gli amici, la famiglia, il capo, i colleghi…mah…scuse…Comanda la maschera che porti, mentre il tuo vero sé urla nel deserto.

Razza di rincoglionito, ti conviene dire così, non si sa mai. Agli occhi degli ipnotizzati stai cavalcando il sogno, che è solo un sogno anche quando va a buon fine. Eppure non lo coroneresti comunque poiché anche se quel traguardo ti garantisse gli onori (?) tipici di quest’oggi malato di mente e di spirito, è funzionale a mandare avanti la baracca deviata. E hai fallito, per un’altra vita ancora, in quella cosa: non sai chi sei. E quando non sai chi sei, ti trovi in un guaio molto ma molto peggiore che frignare per non riuscire a vedere in negozio il tuo libro sulla coltivazione dell’ananas in terrazzo, lo spremiagrumi a pedale sulla Vestro, i petardi silenziati anticollasso a Natale, lo smalto allo smegma al beautycenter e così via per altre cose che non sono nient’altro, ad inforcare certi occhiali neppure tanto magici e metafisici, che delle putrefazioni.

Non significa che non hai talento, ne hai e tanto, come tutti. Significa che sei, temporaneamente, un imbecille che non sa di quale stato vero e urgente quel talento è un’eco, come volgerlo a tuo favore per comprendere e fare un percorso veramente avventuroso, veramente unico e leggendario nonostante gli altri a riva strillino di non andare nel mare.

Usa quelle creazioni circostanziate per generare una lente con la quale osservare il presente e accrescila fino a realizzare un varco unitario con l’essere e sparirci dentro, lasciando definitivamente tutte le coglionate.

 

 

Madge Midgely e Alessandro Muresu: Fct 1&2

Sono molto contento di quanto ho compiuto oggi. Sul mio canale YouTube ho caricato i due tronconi che costituiscono una lunga traccia che Mandie mi ha inviato pochi giorni fa e alla quale ho lavorato immediatamente, chiudendo le incisioni nel giro di un giorno solo. Non ho ancora finito di ringraziarla, sia per il prezioso contenuto di quella mezz’ora circa di intensa notturna immersione nella natura dei rapporti, con un telefono a fare da medium mentre attorno si sloga un traffico dal lento respiro che sembra procedere ad occhi chiusi, sia per apparire fra le mie collaborazioni ed ospitarmi fra le sue. Anche per chi conosce poco la lingua inglese, diventa emozionante seguire le inflessioni della sua voce che varia con l’intensità del racconto e delle considerazioni. Ma non sarà difficile capire il senso. Mi ha subito impressionato la potenza di quei pensieri e anche il modo pulito e schietto col quale li ha sviscerati, riuscendo a vincere per un momento la pressione del contesto. Le foto statiche che ho impiegato ritraggono due dipinti di Mandie Shattuck e penso che rispecchino bene le sue energie, dolci ed esuberanti insieme.

Questa collaborazione ha dato delle belle vibrazioni al mio animo, oppure è il risultato di una bella stiracchiata avvenuta nel dietro le quinte e ora le cose si muovono di più: si veda come si vuole, intendo quel movimento sottile. Tanto che sono accadute delle cose buone in poche ore, alcuni incontri inattesi, e ho programmato su due piedi degli eventi a breve, un ruolo sonico per accompagnare una lettura dal vivo già la prossima settimana e un mio concerto conciso il 16 Novembre, durante il quale adesso ho in mente di suonare solo brani inediti che ancora non ho scritto.

 

 

 

Presa diretta

Una scatola di popcorn può intervenire a spingere in avanti questa giornata non ancora finita, ma per me, adesso, alle 17.00, divenuta di già angolo di riposo. Sto scrivendo per non addormentarmi, dopo il premio di un corsa controvento alla quale ho presenziato poco fa. Non corro più veloce come una volta, sono perfino caduto due volte quest’anno, non nello stesso punto ma comunque la dinamica era la stessa.  Ma sono forse più deciso, in modo che anche le spettatrici, fisse come stelle ed intente a scattare prestigiosi ritratti del mare a tutte le ore, possano dire, coniugandosi a me con la coda dell’occhio: “Eccolo, i suoi sono 39 anni suonati e l’entusiasmo è rimasto lo stesso del secolo scorso. Il passo impetuoso, sinonimo di una natura che rimugina impegno e costanza.”  I mariti, gli amanti, i concorrenti e gli accompagnatori non potrebbero negare la bellezza di questi pensieri sinceri e alti.

Fra nuove avventure e rifacimenti, nelle ultime 24 ore ho scritto ed inciso qualcosa come 40 minuti di suono, in ampia parte dedicato ad una lunga suite che ho cucito su un discorso di Mandie. Il nostro momento comune ha prodotto nel giro di pochissimo tempo una grande quantità di materiale vivo ed interessante, che sconfina spesso in titoli di oltre dieci minuti; soprattutto ci permette un dialogo, sia dentro i meccanismi segreti delle composizioni che nelle nostre lettere garbate. Oggi in particolare ho molto apprezzato ciò che si è manifestato. Per una serie di fattori, ho evitato di farmi una idea prima di sedermi e lasciare sgorgare la musica, perciò non ho ascoltato i 28 minuti di traccia. Non me la faccio della musica, in effetti, che sempre è evocata esattamente mentre sto registrandola, e voglio essere alla pari con materiali altri, come un parlato, in questo caso. Un parlato, ed una storia, che si sono svelati in modo imponente. Mi sentivo in surplace sotto a quelle parole, ondeggiavo sulla corda dello sgabello, con il bilanciere della baritona a fare da timone. Non sono qui per narrare che cosa contiene il brano, l’esperienza piuttosto, si deve aspettare che mettiamo on line anche questa mossa. Ho invece riflettuto, in questa giornata a metà, concentrata nelle mie azioni, atletiche, apologetiche, negatrici, sull’esattezza del mio viaggio senza bordi.

Noi così conosciamo le persone e, prima ancora, noi stessi. In un mondo che vive in differita sulle raffinate ed altisonanti idee di certi coglioni pronte in padella a tutte le ore, questa premonizione finta e del cazzo non vale più.

Improvvisa, figlio mio, al massimo, o sgretolati come una statua di sale e va a coricarti, ma non prenderti più tempo per conoscere qualcuno, perché è tempo che usi per fabbricare tutte le scuse per non saperne nulla, per tenerlo lontano.

Ma d’altronde questo accade nella famiglia sgangherata delle mille maschere. Chi non ne ha più, si riconosce a colpo d’occhio.

 

Nubi Vol.5 è on line

Giusto per dire che anche il mio titolo 12 dell’anno 2018 in bassa fedeltà, la nuova raccolta di bozzetti e un pugno di cover che ogni tanto metto in circolazione a fronte di una sterminata serie di avanzi, è adesso on line, scaricabile gratuitamente al solito agile Mediafire. Sarà l’ultima volta che considero queste cose avanzi: i prossimi saranno dischi fantasma, più fantasmi di quelli che già faccio e fra i quali li inserirò non annunciati.

Nel frattempo, continuano i lavori su altri momenti, il nuovo di inediti Decadent Letters  e la collaborazione con Madge Midgely.

Unico suggerimento, inoltrate il link qui sotto a chi segue queste linee di oltreconfine. Grazie.

http://www.mediafire.com/file/sd9pj4ibg88hahh/ALESSANDRO+MURESU-NUBI+VOL.5+LP2018+MP3.rar

ALESSANDRO MURESU-NUBI VOL.5 LP2018 COPERTINA

Anteprima: Decadent letters to an hypothesis

Il titolo è forse già indimenticabile, per me, così come la copertina, ricavata in due minuti. “Decadent Letters” è il mio titolo 12 di quest’anno. Dodici di fatto, dodici singolarità. Anche se è all’inizio della sua autocritica, respira comunque per conto suo. Da una parte del vasto zodiaco dell’anno roteano altre buone prove sfuggite al notaio, la musica per un documentario alla fine dell’inverno, ore di incisioni perdute qui e altrove, il volume cinque di Nubi praticamente finito coi dieci pezzi da mettere in ordine, la sfilza crescente di brani che sto creando con Mandie, e altro ancora.

Sono giorni di vento impossibile e di fantasmi che non permettono distrazione dalle poche cose leggere rimaste.

Ci tengo molto però a questo nuovo volume che mi ha chiamato con tanto entusiasmo ed è buona la tensione sotto la quale sta istruendosi. Tanto materiale, tanti progetti, tanta lontananza, che poi è la stessa di sempre, in cui agisco.  Queste quattro mandate qui sotto girate in scabro drone fungono da introduzione.

 

-Decadent letters to an hypothesis

I want myself on my side

as the flight on the few

ones that live out of sight

I want myself as I am

Who was that man I used to be?

What is the day it used to be?

Feel the cracks in my mind

Cracks and bones in order

Once I tried to send

my letter to an hypothesis

ALESSANDRO MURESU-DECADENT LETTERS LP2018 COPERTINA