Anteprima: Ginger

Fra un paio di giorni metterò a disposizione una rapida selezione dei materiali che non sono rientrati nella lunga scala di OAMWTHIHS. Ci sono stati tantissimi sketch e appunti che non ho usato, così ho riascoltato quello che avevo e ho scelto 9 composizioni che mi sembravano più o meno contigue per suono e per un minimo di inventiva. Così, ad una settimana dagli ultimi due esaustivi rilasci, è nato un capitolo interamente strumentale che si intitola The talking roof ; mi pare un buon titolo per esprimere qualcosa che viene da un altro piano. Il brano che presento qui oggi è Ginger.

Rispetto ad altri frangenti, sono rimasto soddisfatto per continuità del suono nella escursione che mi ha chiesto attenzione per due mesi e mi piacerebbe ripeterla in futuro, avendo del tempo a disposizione e la serenità per lavorarci, magari integrando strumenti differenti e lavorando meglio su campionature e cambi di registro repentini. Certe volte il suono e la concentrazione vanno e vengono, anche quando mi sembra che tutto sia coeso. Non lavoro in uno studio organizzato, anzi, quel  poco di attrezzature elementari di cui dispongo è per nulla professionale ed etico, e spesso mi trovo a cancellare per intero brani più o meno lunghi per un nonnulla che può accadere, da un problema tecnico che non so risolvere fino a semplice mancanza di energia a concludere. Poi il soffio fa ritorno e mi chiedo: “Come può essere? Sono stato tre ore attaccato e non ho combinato nulla…” Sì, dovrebbero esserci sempre momenti come questo.

 Nell’anno che arriva non so se sarò capace di accumulare una montagna di dischi e collaborazioni come quelli che sono apparsi durante il 2018, non lo so. Potrei essere concentrato su altri aspetti della mia vita e per quanto mi conosco mi sarebbe normale dire che potrei anche smettere per un periodo e dedicarmi ai fatti miei. Mi tocca andare di giorno in giorno con questa cosa, come con tutte le altre, senza aspettarmi nulla,  e anche quando qualcosa arriva lo vedo come un’onda che si scompone sulla riva, esattamente come fa gran parte della mia musica e dei miei ricordi. Non ne rimarrà nulla, in apparenza. Anche l’anno passato, alla fine del 2017 che era stato a sua volta già molto articolato, mi ero posto un paio di interrogativi. La chiave di volta è stata, secondo me, la ritrovata tranquillità per fare qualsiasi cosa volessi, senza chiedere opinioni a nessuno. Le perdite di tempo non mi hanno sfiorato e si sono avvicinati invece gli spiriti che stavano insufflando o cercando le stesse armonie. Sono gli unici che contano per me, volevo questi con me.  Penso inoltre che aver avuto la possibilità di creare insieme è stato un vero piacere, una cosa che non sarei stato capace di rendere solida con nessun musicista preparato o comunque radicato nella pratica in studio, e le incursioni in dischi sperimentali di altri mi hanno portato divertimento e crescita che mi sono augurato da tempo immemore.

 

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OAMWTHIHS Lp2018 è on line

Sarò breve, ci tornerò domani o più avanti per dare delle informazioni, forse. Lascio oggi la parola alle note del libretto. Adesso ho solo voglia di fare una passeggiata, stasera tardi magari, e scaricare un po’ di energie. Il mio titolo numero 16 dell’anno 2018 trascorso fra sperimentazione in oscuro ambient, rumore e drone folk, è adesso on line. OAMWTHIHS: Observing a man with the head in his suitcase. Si tratta di un triplo capitolo. Oltre che qui, quasi in simultanea lo presento esaustivamente brano per brano anche sul mio spazio Bandcamp: https://alessandromuresu.bandcamp.com/

Lo potete scaricare liberamente in formato Mp3 da questo indirizzo Mediafire che segue, con i suoi 32 brani, completo di testi e un video. L’unico invito che faccio è quello di inoltrarlo a chi cerca anche questa musica, a chi sta in silenzio.

http://www.mediafire.com/file/dt6gossej4e8rwp/ALESSANDRO+MURESU-OAMWTHIHS+LP2018+MP3.rar

-Dedicato ai pochi.

Evocato nei mesi di Novembre e Dicembre, si tratta del mio secondo triplo della serie 2018, il disco numero 16 di questi avventurosi 12 mesi.

Ci sono stati numerosi doppi e la solita sequela di episodi unitari, ma tripli prima di quest’anno non ne avevo mai azzardati, nonostante ci fossero disavanzi netti per poterli affrontare in qualche occasione. Per farne uno servono due o tre anni, oppure due mesi. Un tempo in mezzo per farli non c’è l’ho. Siccome ero immerso in altri progetti, fra i quali la serie di incisioni con Mandie Shattuck, dei provini e dei live da preparare, mi sono detto che con tanto materiale in continua canalizzazione potevo rifare questa esperienza, dopo il riuscito Be patient, it will pay di Luglio. Per suonarlo, ho usato le stesse due o tre cose che mi porto dietro di solito.

Essendo un triplo è sicuramente dispersivo, ci sono brani che non dovrebbero esserci e momenti superficiali. Proprio per questo mi sono sentito di farlo, c’era tutto questo in più che generalmente va a contaminare altre circostanze.

Mi interessa il tempo che hai dedicato, amico mio. Il fatto che ogni giorno tu eri lì, dove ami essere, facendo quello che ami fare. Nessuna comparazione o valutazione di qualità e aspettative. La qualità adesso è l’amorevole elegante presenza.

C’è un video in questa scatola, l’ho realizzato io per il brano Two octaves.

Ringrazio calorosamente Mandie Shattuck, aka Madge Midgely, che interviene su Ode (to us) con un suo monologo spontaneo e ancora con lo space drum su Slaves chanting in the storm.

Tutti i brani di Alessandro Muresu. Parole di ispirazione su Ode (to us) di Madge Midgely. True love waits è un brano dei Radiohead. Non possiedo i diritti sul brano. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi detentori. I do not own any right. All the rights belong to their respective owners.

Dono gratuitamente agli ascoltatori OAMWTHIHS. Nessun uso commerciale è consentito. Io Sono Alessandro.

Foto: Siralemu.

Video: Siralemu.

Contatti. L’unica forma valida ed onorevole di contatto e accordo per quanto concerne i miei affari è il contatto diretto con me, preferibilmente di persona. Nessun altro è incaricato o indicato per siglare accordi che riguardano la mia essenza.

Scrivere: alessandromuresu@hotmail.com

Leggere: https://alemuresu.wordpress.com/

Ascoltare: https://www.youtube.com/channel/UCPKH9dikBl6pRFnVcCh5v_A

Ascoltare: https://alessandromuresu.bandcamp.com/

 

ALESSANDRO MURESU-OBSERVING A MAN WITH THE HEAD INTO HIS SUITCASE LP2018 COPERTINA

 

Madge Midgely-Alessandro Muresu: un nuovo episodio

Senza lungaggini, poco fa ho fatto una selezione di 9 delle avventurose tracce che Mandie ed io abbiamo creato negli ultimi 30-40 giorni e le ho caricate sulla mia pagina Bandcamp. Mancano i successivi 25 minuti della già esauriente (21 minuti e 30 sec) 173, perciò mi prendo la libertà di integrare la seconda parte verso la fine della settimana. Nel mentre sto cucendo gli ultimi dettagli del mio lunghissimo OAMWTHIHS, che a questo punto diventa il mio titolo numero 16 del 2018.

Il link per ascoltarci è questo qua:

https://alessandromuresu.bandcamp.com/album/madge-midgely-alessandro-muresu

Abbiamo creato senza consultarci, invadendoci, dichiarando guerra agli spazi e ai silenzi, cercando nuove maree da zittire. Nove tracce come quelle già apparse nel nostro capitolo precedente di Ottobre, all’insegna del lo-fi e della spontaneità giocosa, ma anche di profondità e aspetti inquieti. Ci sono brani lunghi, sostenuti, che deviano nella foresta poetica e spariscono, e  brani corti come fiammiferi che continuano a bruciare inaspettatamente. Lascio la descrizione interiore alle note che ho firmato per presentare l’episodio e colgo l’occasione per ringraziare Mandie Shattuck ancora una volta per la sua presenza radiosa e il suo grande supporto alle migliori energie di questa epoca decisiva.

Ho davvero piacere di presentare ancora una volta un episodio di questa intensa e bella collaborazione tessuta insieme a Mandie Shattuck, l’ispirata artista di Cheyenne, Wyoming, l’esploratrice della coscienza Madge Midgely. Due capitoli in due mesi, più tantissimi sketch in lavorazione e una voglia di fare e di essere assolutamente temperate. Tante lettere, tante riflessioni e chiarezza con sullo sfondo una tela lo-fi senza compromessi, accanita, ipnotica.
Siamo appassionati del frammento e dell’emozione lacerante della rivelazione che la coscienza offre a qualsiasi atomo e subatomo. Quella ci chiama e ci fa sentire vicini e coincidenti. I mezzi esterni sono una ricaduta e un riflesso. Bisogna premere l’interruttore e accendere quel potere e nella stanza si fa subito luce, tutto prende senso. Così noi non abbiamo mai suggerito di fare questa o quella cosa. Per noi è sempre il momento.
Mandie Shattuck: Voce, parole, space drum, reed organ, suoni, inspirazione, dipinti.
Alessandro Muresu: chitarre baritone, monotron, percussioni, suoni, barbe.
Foto/Arte: Madge Midgely
Link ai lavori di Mandie:
https://madgemidgely.com/
https://www.facebook.com/madgemidgelyoriginals/

Anteprima: Shopping bag

La mia lunga giornata scorre comunque molto rapidamente e vanno a balzi i lievi concetti che mi attraversano, i momenti di bellezza, che vanno ripetuti e affinati. La mente procede lenta come un mezzo pesante che spazza il ciglio della strada dalla carta da pacchi. Anche oggi sto decidendomi a vedere finalmente terminato il mio nuovo lunghissimo obliquo capitolo intitolato Observing a man with the head in his suitcase, per i conoscenti OAMWTHIHS. Forse la settimana prossima sarò molto più convinto. Sono qui per fare ascoltare una breve suite composta oggi che ho messo sottosopra a suon di quelle che riportano a vecchie orchestrazioni e alla mia passione, mai redenta, per gli esoterici  sintetizzatori ANS e la musica russa con essi prodotta. Mi piacerebbe continuare in modo approfondito questo approccio impetuoso del contropiede, devo solo trovare il bandolo, magari fare un paio di dischi solo di questo e divertirmi.

Vorrei parlare del tempo che ho dedicato, tanto tanto importante tempo, e dipingere chissà quali scenari e raccontare gli sprazzi salienti di quella o quell’altra canzone e le avventure circolate attorno a OAMWTHIHS, ma quello che so dire è che ho poco da dire. Più sono esaurienti, e relativamente faticosi, questi impianti, meno mi viene da intuire ed offrire qualche segreta chiave di lettura. C’è qualcosa che si rivela e annuisce. E il mondo si allontana. Il mondo è gossip, voglia di sapere il cazzo che succede e quello che hai, fra borseggiatori e gente che vuole rovinarsi. Sono sicuro di non aver mantenuto segreti anche a questo giro. Si allaccia a una via che mi vieta i segreti. Non c’è un’altra possibilità. Per tanti può essere strano e dispettoso, può essere irrispettoso che declino gli inviti e il sostegno, ma per me sono salamelecchi ipocriti e comunque parte di una stessa recita alla quale quasi nessuno abdicherà in questa vita. Me ne sono andato da un’altra parte. A me non piaceva la costruzione sociale e come persona, cioè come stronzo aggiunto, come attore ospite di quella play drammatica nella quale non c’è uno spillo di coscienza, non ho più nulla da dire da tantissimi anni. Mi sono aggirato fra i fantasmi che mi credevano vivo in quei termini.

Indipendentemente da chi è in ascolto, e gli spiriti sono il mio pubblico preferito, tramite le formule che mi evocano rispondo a quelle di chi viene dallo stesso codice. Non ho bisogno di rassicurarmi sul punto a cui tendo. Il suono, non la musica, è uno di questi incantesimi, e sento che mi esaudisce del tutto. Poi il rapporto profondissimo con le entità complici con le quali vivo e ricerco e ho i migliori scambi su certi avanzamenti e fatti; e l’amore ultraterreno ed indistruttibile che mi ispira e protegge e col quale nessuno può misurarsi.

Anche per questi 12 mesi ho aggiunto e tolto in quantità pari, trasformando le energie. Finito questo episodio impegnativo, e prima dello scadere dell’anno anche gli altri due che sto preparando, sparirò per un periodo, per fare un viaggio e per stare in silenzio e ricaricare le pile. Mi viene a cercare, da un messaggio appena ricevuto, una frase del caro Rumi: Io sono e non sono come un’ombra.

 

Anteprima: No way to go

Fino a quando non ho aggiunto e sfumato gli ultimi riverberi, No way to go, brano evocato ed inciso questa mattina, era una ascolto faticoso e leccato, una canzone enumerativa. Ma quella fettuccia di metallo opaco incontrollabile, striata fuori dalla fucina della baritona,  è impazzita attorno alla canzone bucherellandola qua e la e legandola con il suo fiocco. Sono qui oggi per presentarla e per parlare del punto sul disco.

OAMWTHIHS posso dire si trova alle sue battute finali. Non ho contato i pezzi, così sto speculando a riguardo. So che sono oltre la quantità di decenza che avevo immaginato all’inizio, ben oltre i 32. In conclusione saranno due mesi stracolmi di incisioni, le più facili e vibranti mai realizzate da me. Sul bordo di questo cocchio, i dischi con altri che mi hanno regalato una visione ed una espansione pregevoli, i begli episodi dal vivo, e le storie personali.

Rispetto all’altro triplo del 2018, il benedetto predittivo autocompiacente ruffiano Be patient, it will pay , mi sono chiesto vivamente di tenere dentro più brani e partiture moleste che in altre occasioni avrei depennato. Perché volevo che fosse più vero possibile. Mi trovo a questo punto con me stesso e i miei dischi obbediscono alla mia severa legge e se non mi garbano, li cancello. Mettermi un altro mese e crearne un altro per me non è una seccatura ma è puro piacere ed una esperienza trasformativa. Anzi, ce ne fossero di contrattempi, tutto materiale sul quale operare alchimie e rivoluzioni. Per questo creo, per creare il calzascarpe di volta in volta geniale che mi scaraventi fuori dalle tele del normale.

Volevo fosse vero, come me adesso. E insieme che fosse più tonante e sgargiante, come una mina che brilla in fondo a una grotta, dove nessuno, a parte chi scava in profondità, può intuirne il barrito e qualche volta una subitanea distruttiva melodia. Burrascoso, poco a fuoco, eccentrico, enigmatico, dozzinale. So che dentro ha tanti aspetti miei ed una pace, nei testi, che non avevo considerato nella mia continua agitazione apparente. Non è venuto brutto e non saranno brutti gli apporti che infiltrerò nelle prossime sessioni di completamento e sostituzione, che mi auguro più selvaggi ed incontrollati.

 Mi sento veramente felice di questo nuovo tassello, come se l’avessi fatto nel mio posto preferito, con la mia persona di fiducia preferita, e, cazzo, mi guardo attorno ed è proprio così Sir, sarà così per sempre.

 

-No way to go

Out of here

I see there is so much

Space and life

to bring a little in

No where I go

No way to go

All these ways

will find me

Many years

They are those shortest days

I suppose no one

knows the date

No where I go

No way to go

All they say is in vain

-Nessun modo di andare

Fuori di qui

vedo che c’è così tanto

spazio e vita

da portarmi dentro

Nessun posto a cui vado

Nessun modo di andarci

Tutte queste vie mi troveranno

Molti anni

Essi sono i giorni più brevi

Suppongo

nessuno conosca la data

Nessun posto a cui vado

Nessun modo di andarci

Tutto ciò che dicono è detto invano

 

 

Anteprima: Your name is in my name

Penso che questa è una delle canzoni più riuscite dell’anno, almeno fra quelle in questo tipo di ispirazione. L’ho scritta nel pomeriggio e rimarrà così, finirà in quella grossa scatola del nuovo disco che sto inchiodando, ma non me la dimenticherò come ho fatto con le altre. Penso che rimarrà con me e la suonerò molto dal vivo, la canterò molto anche mentre non sto suonando e cantando. Ve la porto stasera, carica di buoni spunti, dedicata alle essenze importanti della vita, perché è ad una di esse che ero vicino mentre la vedevo apparire soltanto per me.

-Your name is in my name

Just because I’m not so bad

I can

do what I have not in plan

to do

Mirror seems always the same

And my name

my name…

it’s full of its fancy

And your name

your name…

it answers to the morning

When the empty verse arrives

for them

those words swim without a rhyme

and drown

And mirror seems always the same

Who wants his name back?

Who wants his name?

 

-Il tuo nome è nel mio nome

Proprio perché non sono malaccio

io posso

fare ciò che non ho in programma di fare

Lo specchio sembra sempre lo stesso

Il mio nome

Il mio nome

è pieno della sua fantasia

Il tuo nome

Il tuo nome

risponde al mattino

Quando un verso vacuo arriva

a loro

quelle parole nuotano senza una rima

e annegano

E lo specchio sembra sempre lo stesso

Chi vuole indietro il proprio nome?

Chi vuole il suo nome?

Anteprima: Half pie

Il mio impegno sul nuovo capitolo sta fluendo e questa Half pie che presento oggi è il risultato dell’ansia da canalizzazione che mi ha svegliato ieri mattina, dopo una sera passata a suonare dal vivo. Ho tenuto un piccolo showcase e mi sono divertito molto, nella compatta atmosfera allestita da luci adeguate e un sound molto vicino a quello che avevo in mente per le mie esibizioni dal vivo. Il pubblico ha apprezzato e abbiamo potuto dialogare su un genere musicale ed una attitudine remoti, o per lo meno lo sono in questo territorio e rispetto alla cappa della coscienza di massa. Al mattino ho ricomposto il mio studio e in breve avevo una buona song inedita contenente la freschezza di un sound che più antico non si poteva. Il punto è la dolcezza dell’entusiasmo. Nessuna euforia. Per me è tutto così semplice, semplice dove esigo da me stesso una presenza intensa, e la pretendo anche da chi compie la traversata con me. Per alcuni questo può non avere significato, per altri può essere severo, ma è la stessa cosa che io avverto in un milione di altre cose, e non hanno mai importanza. Soltanto, sono piuttosto scollegato da non esigere cure materne e per non mettere in castigo nessuno. Questo finale di anno ha esaudito gran parte della bisettrice che l’anno scorso è esplosa addosso ai miei piani e mi vede ora operare soltanto con essenze sulla mia lunghezza d’onda, fra attività, impegno, ricerca, profondità di visione e sentimenti.

Domani, lunedì, comincio una nuova fase. Sono stato raggiunto da una bellissima offerta di collaborazione, avvincente, fra forma e sperimentazione, trasformazione di sé. Lavorerò a delle composizioni elaborate per ambientare un numero conciso di dipinti esoterici di una delle mie maggiori alleate. Immagini che illustrano a loro volta, spaccando il tempo, la natura e le intenzioni delle visitazioni delle mie entità sonore. Questo viaggio mi assorbirà completamente, insieme ad altre avventure, fino alla fine dell’anno. Queste sono le ere del mio reame, alla fine di tutti i miei desideri.

-Half pie

After the rain it comes the rain

I don’t mind…I don’t mind…

Is my reflection on my eyes?

I feel fine in this line

All they are looking for this time

in vain

without the protection

someone’s found outside

More than I thought I think I said

Everyone could insist

Is my reflection on my eyes?

I don’t mind to be fine

There was a new display

for this outrage

It’s a companion that I found

inside

It was the best of me

for the rest of me