Agua EP è on line

 Agua è la stretta scelta di outtakes rimaste fuori da Secondo Premio, dopo una settimana quasi dalla sua apparizione. A riguardo non ho niente da dire.

Mi sento bene e voglio continuare ad esplorare cose nuove, possibilmente belle, con essenze adeguate.

Libero e gratuito download su solito Mediafire, vi chiedo di farlo avere a chi sentite sta già sul pezzo. Grazie, a presto.

http://www.mediafire.com/file/ewcqdxu49skm4b2/ALESSANDRO+MURESU-AGUA+EP+2017+MP3.rar

ALESSANDRO MURESU-AGUA EP2017 COPERTINA

 

 

 

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Secondo Premio Lp2017 è on line

Ad elementi così estesi, coniugo poco contorno. Quadra il fumetto, anche se non mi sono trasferito nel suono, non sono io quello ma qualcuno a cui ho descritto una circostanza e la ripete per me. L’ultima voce ventriloqua della mia pazienza. In effetti non ho pensieri, opinioni e giudizi su questa parte di vita, né sulla mia vita o quelle che stanno attorno. Mi sento senza peso, credo da un bel pezzo, il peso della poca chiarezza e delle risposte orizzontali, degli aspetti e delle speranze da misurare. Così sto per i fatti miei. Torno qui per presentare le ossa e le polveri.

Per evitare di spiegarmi, e falciando l’erba dagli spazi dai quali avrei voluto vedere più paesaggio e cielo e immondezzai reali, fra Giugno ed oggi sono 4 i capitoli doppi che ho creato all’interno del mio esercizio di trascrizione infinito, intervallati dal criptico Senzar  sul quale ho testato alcuni degli esempi di suono che ho poi chiamato a raccolta intensivamente qui su Secondo Premio, pubblicato on line poco fa e messo a disposizione gratuitamente al solito link Mediafire in formato Mp3 e completo di testi.

Non ci tornerò domani o dopo, con le parole. Scaricatelo se volete e mandatelo a chi non vi piace e poi andate oltre. Questa la sola preghiera. A giorni comincio a tracciare il nuovo punto, che chiude il mio anno,  più una rapida collezione di cover su cui vorrei svagarmi. Grazie per l’attenzione, a presto.

http://www.mediafire.com/file/jw1jhv9khrlu8b7/ALESSANDRO+MURESU-SECONDO+PREMIO+LP2017+MP3.rar

ALESSANDRO MURESU SECONDO PREMIO LP 2017 COPERTINA

Scampoli: Desert

Questa linea che sale, io la devo seguire. Sta lentamente apparendo il quadro con i pezzi, o gli embrioni, lasciati fuori da Surmont, dipinti sul retro della sua prospettiva. Sono tanti e sono incerti, come chi non ha trovato spazio, non ha trovato un treno né una spinta o la persona da incontrare, e si è perso su una panchina. Ma io passo e ripasso nei miei giri e riprenderò tutti. Man mano che li scopro, e mi convinco di averli scritti per davvero, penso che mi piacerà invece molto il decimo pianeta della bassa fedeltà fatto di molte lune e croste scalzate, forse anche più del loro episodio generatore.

Era in corso una partita diversa e non era ancora tempo se non per questa mano almeno per queste dita dei piedi. Dai testi, sarà qualcosa vicino ad un tributo alla poesia maledetta e alla leggenda del nostro imprecisato quotidiano. Oggi presento Desert.

-Desert. I was ordinary/ till the time was scary/ I was in my mind/ where it’s hard to find/ See the clouds, they are heavy/ on the shape and on the/ limitless shadows/ Too much of the slumber/ it’s enough to turn on every night/ in its midnight hell/ 16 hours later/ I am still at the same/ opportunity for my innocence/ Into the reconnection/ I drive my self-election/ Into the disconnection/ I lead my self election/ All was ordinary/ till the time was scary.

-Deserto
Ero un tizio conforme
finché il tempo metteva paura
Ero dentro la testa
dove è dura trovarsi
Guarda le nuvole
esse sono pesanti
sulle forme e sulle ombre
sconfinate
Gran parte del sonno
è abbastanza da poter accendere
ogni notte nel suo inferno di mezzanotte
Sedici ore dopo mi trovo ancora
alla stessa opportunità per la mia innocenza
Nella riconnessione
guido la mia autoelezione
Nella disconnessione
dirigo la mia autoelezione
Tutto era ordinario
finché il tempo è stato di paura

 

 

Surmont LP2017 è on line

Poche parole. Surmont, il mio nuovo oggetto binario che segue altri due doppi, l’astro un po’ cantato, un po’ strumentale, mezzo italiano e mezzo inglese ma anche finto inglese (in un episodio), fatto a mano, trascritto in diretta con pochi congegni e al di sotto dello standard audio fra fine Agosto e la settimana scorsa, è adesso on line ed è gratuitamente scaricabile in formato Mp3, completo di testi, dal solito agile Mediafire:

http://www.mediafire.com/file/y0tdtmkicl43cg6/ALESSANDRO+MURESU+SURMONT+LP2017+MP3.rar

Ventitre brani. Forse ci tornerò i prossimi giorni ma, come al solito, da lì in avanti non dirò altro e passerò ad altro, sono già passato ad altro. Vi ringrazio per il sostegno e vi ringrazio in anticipo se vorrete scaricarlo e farlo girare un po’ anche a coloro che possono approcciarsi, per chi non conoscesse il genere, al mio ventaglio di rumore e drone folk e primitivismo all’insegna della trasmissione diretta, della visione e dell’indagine ulteriore. Dunque, a presto.

ALESSANDRO MURESU-SURMONT LP2017 COPERTINA

Intreccio

Per quanto bizzarro possa apparire, ma tutto è bizzarro perché appare, o bestiale, o monomaniacale, ho interrotto la maggior parte dei rapporti residui che avevo in corso e ho intimato di non venire contattato in nessun modo. Siete avvertiti: me ne sto andando da tutto quello che non è in linea col mio regno! O il mio regno lo trasformerà! Vabbè…

In verità, non ho respinto e allontanato nessuno e niente mi è stato fatto di scortese, soltanto ho spinto il tasto mute per riprendere ad ascoltare la mia voce e mettere la mia musica. Sto affinandomi e velocizzandomi nel ristabilire il mio clima vocale, quella baritonale tempesta sottomarina. Perché dovrei temere di allestire la mia visione delle cose? Ecco che quindi sto finendo Surmont, il disco di fantasmi antichi che se ne stanno in ferie sopra le montagne che ho invocato, dove le voci si rincorrono e moltiplicano, fra echi e venti fortissimi che spazzano cucuzzoli inesplorati; forse è il tomo più cantato che abbia mai fatto, e questa confidenza doveva essere il tratto di qualche trovata che era ancora da venire, appunto una riforma. Fermare il segnale non è il mio forte e non mi oppongo alla sua traversata intergalattica.

 Suadente l’onda di informazioni giornaliere che ci rappresenta o interessa, a volte ci sconvolge e ci distingue dalla massa invetriata nei pezzi da bagno, tuttavia fa il giro del pianeta ed è ancora qui per innescare un nuovo giro, come nel calcio in culo. Questa serie di sberle è fin troppo rassicurante sebbene trascini con sé elementi stuzzicanti, come un applauso, un premio, magari…un altro giro di giostra!  Sveglia! Spirito! Sovranità! Libertà! Felicità! Rivolta! Abbattimento del vecchio!……Mi piaceva anni fa ma via via l’ho persa, me ne sono disinnamorato, mi ha fatto venire la nausea tutto quel girare come avviene con alcuni gruppi rock’n’roll. Ho trascinato questa cosa, mi sono lasciato scuotere, solo perché incapace di apprezzare il silenzio altrui e sopportare il suono terribile del mio. Gli altri non c’entrano, c’entrano solo quando la smania di condividere li fa entrare. Sono stato e sono invece un campione di no contact e di per sé non dice molto. Il suo senso è stato, per me, l’offerta. Nessuno lo saprebbe fare: ma tu, sarai capace di mollare il colpo e osare? Dovevo ricordarmi nell’ombra di un inflessibile camminatore e nell’alone di uno sparviero dall’oblio. Questa emozione della novità e del nuovo gioco appena uscito sotto la cappa di vetro della coltura di prigionieri è una vera muffa.  Tutto ciò viene a galla sospinto dalla paura di conoscere qualcosa di gigantesco. Tutto ciò è diventato voyeuristico ed è un furto di energie. Sì, acquisiamo informazioni e conoscenze ma resta la paura che siano tutto e niente e che il punto sia ancora una volta Il Punto, di potere farne a meno. Il Vuoto. Questa fase andava troncata e il suo catechismo è una fregatura.

Cover: I lived on the moon

Ci tenevo a realizzare prima o dopo una cover di I lived on the moon, brano spettacolare della band francese post-rock dei Kwoon. Questa è una delle canzoni alle quali sono più affezionato e non mi so spiegare come mai non l’ho creata prima. Avevo comunque inciso la loro altrettanto bella Swan. 

Come ogni altra cover in cui mi sono rappresentato, ho fatto rientro alla memoria di quell’istante, cioè non ho ricalcato strutture o declinazioni precise del brano originale e non ho preparato nulla. Alcuni spezzoni sono più brevi, e nell’andamento generale non ho fatto fuochi d’artificio. Anche il testo non è fedelissimo. Ma al di là di tutto questo e di quanto intensa o dozzinale sia venuta, l’ho fatto perché lo faresti anche tu se ti venisse voglia di farlo. Ah, già, ho letto cinque volte il testo e non mi entra nella testa!…Beh, lascialo fuori. Ci sarà un motivo per il quale non ci vorrà entrare, ci sarà un motivo per il quale ci si sente meglio altrove. A me interessa, forse, che quel motivo abbia una voce, che col brano non c’entra nulla e potrebbe parlare da una vita sconosciuta. Forza, manifestare la tua virgola, il tuo punto a una frase rimasta per troppo tempo a metà, non ammazza nessuno; al massimo, una idea esausta di sé. E se avessi la fortuna di non avere una produzione alle calcagna, che sventola cedole e foglietti di glifi, verrebbe addirittura bella. La mia proposta, che siano i miei rovesci temporaleschi e nebbioline o che siano rimestamenti d’altri, è quella solita.

-I lived on the moon, by Kwoon.

Dear little lad/ Here’s the story of my life/ I lived on the moon/ I lived on the moon/ Grey flying snakes along/ Mountains of destiny while/ The three tailed moneys/ Were drawing the stars/ Light from the Sun and I/ Hide myself/ on the dark side,/ alone/ I’ve run so far/ To find my way/ Then I dream again…/ Alone/ Dear little boy, listen/ To voices of your soul/ It showed you the way/ of Silence and peace/ Follow your thought and fly/ Choosing all the things that you desire/ Giant waves,/ fireflies…/ Your dream will be your only shell/ Your secrets,/ your hiding place,/ my son/ Don’t let them try/ To crush your brain/ Let you go far…/My son.

 

 

 

Anteprima: The blue building

Tragitto di tenui polaroid e secchiate di casino. Continuerò così fino alla fine di Surmont, questo è il titolo del mio nuovo pianerottolo in corso d’opera, direttamente dal quale presento oggi una soffice e breve diapositiva intitolata The blue building.

A riguardo, tiro dritto senza sparare nel mucchio. Metà Ottobre mi sembra un buon periodo per chiuderlo. Ci saranno anche stavolta tanti brani e vari punti di vista. Sto pensando, in parallelo, a qualche cover da mettere in giro.

-The blue building. If this fall wants to stay on its feet/ everytime I like to go around/ and I feel high/ We were the One/ We are the sun/ which is high/ In vain the roads they swear again/ and close the eyes while memories of days/ are in the mud/ Touch my heart, dear amplification!/ I free my soul through the gentle wires/offshore/ na na na….

-Il palazzo blu. Se questo autunno vuole andare a piedi/ io ogni volta amo starmene a zonzo/ Mi sento gasato/ Eravamo una cosa sola/ Siamo il sole/ che si slancia/ In vano le strade giurano di nuovo/ mentre le memorie dei giorni/ sono nel fango/ Toccami il cuore, cara amplificazione!/ Libero la mia anima tramite i suoi cordiali cavi offshore..na na na..