Il guscio

Muove i passi fuori dalla giostra chi ha superato il dramma energetico del possesso (vampirismo) e non solo materiale. Chi accetta e contempla le cose perfette come sono invece di volerle programmare a sua volta rieditando un vuoto comando.
Oggi questo dramma è rappresentato largamente, nella coscienza di massa o noncoscienza o coscienza artificiale, dallo sconcerto e orrore avvertito dalle moltitudini di automi davanti alla apparizione di esseri che si sono invece riconciliati alla visione originale e che hanno spaccato il guscio della programmazione.
Come non ricordare Cioran, per il quale anche ad un piano intellettuale essersi ricongiunti ad un timbro proprio e dire ed incarnare la verità propria è un pesante affronto ed una violenza grave che incide sulle ombre alle quali tale energia si palesa. Si immagini un ladro che, essendo stato scoperto in casa dal proprietario che si oppone urlando e provando a bloccarlo, si lamenti di esser stato ferito emotivamente dalle urla ed improperi e che tutti nel quartiere e nella città prendano la sua parte: “Poverino! Poteva morire di crepacuore per l’emozione che si prova nell’essere inchiodati alla colpa. Basta colpe, basta. Ha ragione!” Un piano alla rovescia.
Non è buonismo, è assenza di coscienza, la vera deriva.
In questa epoca più di altre assistiamo a manifestazioni di scandalo e restrizione sostenute in tempo zero e a comando dal senso comune, ben foraggiate corporativamente, nei confronti di chi semplicemente ha avuto accesso ad un sentire di paradigma inedito e lo incarna.
Sto pensando a molte cose e anche a questo.

 

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Senzar LP 2017 è on line.

Senzar è on line e mi tocca dire due parole anche su questo. Perdonatemi se non mi dilungo sulle mie creazioni ma davvero io sento e dunque so che è completamente inutile. Mi sento sollevato quando non mi fanno domande a riguardo. Senzar fuoriesce da Surmont, il mio doppio episodio di Ottobre. Dal suo rumore, dalle sue grotte piene di disegni primitivi, dal drone, da cose cadute dietro ai mobili ecc. Inizialmente, forse l’ho anche scritto qui su –my lost tapes, Surmont doveva essere un triplo di 35-38 brani che ho inanellato fra la fine di Agosto e metà Ottobre, e mi era apparso coerente fino al brano 30, poi le cose si sono incrinate e ho divagato, ho anzi vagato, perché ero incuriosito dalla portata del sound. Il suono stava cambiando e anche il piacere di stare davanti agli apparecchi e agli strumenti sembrava rinnovarsi. Era già un’altra cosa e l’ho strappato al suo ceppo. In realtà mi ha anche un po’ sorpreso, perché volevo evocare quello che farò, invece, da domani e fino a metà dicembre, cioè creare l’episodio di inediti, un nuovo doppio, numero 11 del 2017.
Ci sono, dentro a Senzar, 10 brani, 9 inediti e una cover di If not for you, brano di Bob Dylan che non conosco nella sua versione originale, che non ho mai ascoltato perché Dylan non mi esalta. L’ho ascoltato strimpellato, con la chitarra acustica in una toccante versione demo, da George Harrison, l’unica che conoscevo. Ecco, credo che Senzar sia avvenuto allo stesso modo dentro di me, nel momento in cui ho smesso di considerarmi in una forma originale. Smettere di considerarsi, una volta che si sa di essere; che quell’entità esiste e non puoi che esserla e basta. E questo è tutto a riguardo e non ci tornerò più sopra.
Lo potete avere gratis, completo di testi, dal solito facile indirizzo Mediafire sottostante. Vi prego di inoltrarlo a chi sta su vie non battute e vi ringrazio per il sostegno. Alle prossime, forte abbraccio.
http://www.mediafire.com/file/0pcd6ul8edi0gsy/ALESSANDRO+MURESU-SENZAR+LP2017+MP3.rar

 

ALESSANDRO MURESU-SENZAR LP2017 COPERTINA

Dentro e fuori le immagini

Da un grande e gradito regalo, ho combinato un breve mix audiovideo di alcuni spezzoni della mia esibizione del 3 Settembre a “Musica sulle Bocche-International Jazz Festival.” Aggiungo il link alla fine dell’articolo.

Una alleata che ha filmato il mio set non poteva agilmente spedirmi via internet il girato, così ha fatto un salto alle poste e come da un altro tempo e con modi sconosciuti ai contemporanei ha spedito al mio indirizzo una bella e scattante pen drive che contiene il tozzo file. Quando navighi fuori o attraverso le maglie del tempo, queste azioni diventano frequenti e hanno il loro vero senso. La ringrazio per averlo suscitato.

Mi sono applicato il pomeriggio e la sera per tagliare i vari pezzi e creare un rapido riassunto, con la promessa che mi sarei guardato senza pudore suonare. Non lo faccio così spesso e questa è la mia parte molle. Magari alzo il telefono quattro volte per costringere qualche amica ad uscire e fare foto, che amo, che pretendo, ma mi manca l’occhio sul continuum. Devo chiedere a Francesca se ha qualcosa di più, girato in tutta fretta e freddo durante un celebre inverno di qualche anno fa. Ho però rispettato questo patto stavolta ed è stato un momento divertente e mi ha fatto bene, come mi ha fatto bene partecipare alla incantevole giornata a Santa Teresa Gallura. Riverberi e bagliori di questa avventura ancora si propagano e si confondono con quanto veniva da prima.

Credo che non intendesse soltanto farmi ricevere un prezioso e pratico ricordo, ma è stato colto il messaggio della questione e rieditato in un invito a contemplare e considerare l’atto in generale che sono andato a creare, un atto di presenza confezionato in una manciata di brani; che poi parlino di passioni trasmutate e stati di osservazione e che ho intitolato appunto “La Compagnia Costante,” doveva andare da sé, importante ma non così fondamentale per guidare il momento. Potevo chiamarlo “Autunno, preparate i maglioni” e sarebbe stato lo stesso.  E attraverso quel cammino in equilibrio, ho fatto molte trasformazioni complesse sull’onda dell’estate.

Ogni aspetto in questa frase della mia pagina di vita attuale ha avuto secondo me un po’ più di coerenza e quindi di coscienza: era cominciata in un modo speciale, ripartita dalla fiducia in qualsiasi esito e le imprevedibili manifestazioni se ne sono contaminate; non ero interessato al fatto che andasse bene come ai migliori set o che accadessero intoppi, ma mi ero preparato ad esserci, restituendo una immagine più definita che potevo di quello stato a chi era lì per ispirarsi, secondo un allenamento che non finisce mai e che io credo è continuo suggerimento di una soluzione e di un varco.

 

Nuovo volume di cover: Nubi

Appena immesso on line, è scaricabile gratuitamente e liberamente da qua:

http://www.mediafire.com/file/d588yd38fyo32at/ALESSANDRO+MURESU-NUBI-COVER+2016-17.rar

Dalle note:

Nubi/Lp cover 2016-17

Dallo scorso anno alle mie trascrizioni ininterrotte ho affiancato delle frequenti realizzazioni non ragionate di cover. Il tiro è il medesimo di sempre, buona la prima, mezzi insufficienti ecc. Ho cantato e suonato quello che ricordavo, spesso senza ricorrere ai testi originali, perciò mancano spezzoni interi di liriche, alcune parole non coincidono, o le strutture sono alterate. Sul brano di Devendra Banhart ci ho letteralmente suonato sopra perché non avevo voglia di reimpararlo. Non sono scelte tecniche ma la mia volontà e coscienza del momento: se avessi rispettato quei metri esteriori, io so inoltre che nulla sarebbe cambiato. Andiamo oltre.

Artisti noti ma anche sconosciuti rientrano fra i miei interessi ed ascolti giornalieri. Così ho deciso, dopo il precedente Overs  del 2016, di radunare anche quest’anno alcune di quelle versioni riuscite.

NOTA: Le mie versioni dei brani non hanno alcuna finalità commerciale. Sono estemporanei tributi ai miei artisti preferiti che ho creato per divertirmi e portarli all’ascolto. Non possiedo alcun diritto sui brani. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi autori e proprietari. These are free and not commercial versions of the songs, my tribute to great artists. I do not own any copyrights. All copyrights belong to their respective owners.

 

ALESSANDRO MURESU-NUBI LP COVER 2016-17 COPERTINA

Anteprima: Oxide

Il brano che presento oggi l’ho scelto fra i primi, non pochi, oggetti apparsi a dirmi che devo reimmergermi del tutto nelle mie ambientazioni in bassa fedeltà. Fa da immagine generale a quanto è in corso di creazione ora circa il mio episodio numero 7 della serie 2017 di trascrizioni. Ci sono più livelli simultanei abbastanza visibili, oltre al rumore, acquerelli, drone, melodia squadrata. Sarà più oscuro e rumoroso di altri episodi. Ho avuto modo di andare un po’ in la con lo sguardo e mi serve molto più tempo di quanto pensavo, perché i brani sono numerosi. Come al solito, non li ho ancora disegnati. Li ho visti ed ascoltati nelle mie escursioni dimensionali. Metà Giugno potrebbe essere una buona finestra.

Il tempo adesso è scarso e non è tutto. Fra pochi giorni comincio una fase nuova, che con la musica non c’entra niente ma è urgente, complicata e avventurosa. Oltre alle mie trascrizioni e a quelle che sto curando fra i miei diretti equivalenti non potrò seguire praticamente altro, mi manca il tempo. Meno male.

-Oxide
When I saw your light
I became again myself
Creeps fly in the ground
and I don’t remember why…
mmmm..mmmm…
In my self esteem
there’s a lot to carry down
People are in the fight
for a secure world of fights
mmmm…mmmm…
My reflection’s gone
towards all the poles apart
In my self esteem
there’s a lot to carry down
mmm…mmm…mmm…

-Oxide.

Quando vidi la tua luce

mi sono trovato

I vermi volano nel suolo

Non mi ricordo perché

Nella mia autostima

c’è qualcosa da portare giù

La gente è in conflitto

per un mondo sicuro pieno di scontri

Il mio riflesso è andato

nella direzione di tutti gli antipodi

Nella mia autostima

qualcosa va portato giù

Cover: Clearing

Alla fine ce l’ho fatta, ho ceduto, e dopo tanti anni di ammirazione e ascolto fedele mi sono impegnato a definire alla bene meglio, sfruttando gli infiniti tratturi della bassa fedeltà, una mia visione di Clearing, di Grouper, o Liz Harris se vogliamo. Il pezzo è contenuto nel fantastico Lp Ruins del 2014.

L’unico appunto, non c’era traccia di un testo totalmente affidabile ed integro in rete e partendo dall’ascolto della eterea interpretazione dell’autrice era impossibile per me trascrivere con accuratezza le liriche. Ho fatto un po’ e un po’.

Cover: Anger never dies.

Ad ogni inizio di labirinto, getto per aria i dadi per una cover. Oggi è il turno di Anger never dies, degli Hooverphonic, che è apparsa sul canale musicale nella versione live di Instanbul. Servirà pure a qualcosa rifare dei brani famosi e non, a dichiarare i pendii su cui arrampicare col suono e con le strutture nei giorni a venire. Alcune volte è proprio il tiro invece che non prenderò.

In questa creazione in scarsa fedeltà, che come sempre prevede la mia totale ignoranza del testo e del mero strumming di chitarra e in più la finalizzazione in pochissime riprese, ho stirato alcuni piani al limite della distanza, come dimensioni in netta slogatura. Non l’ho deciso, le sto vivendo.

-Anger Never Dies.

See the leaves how slow they tumble down

Covering the green and yellow lawn

As proof of what has been and what will come

Enjoying hazy light of early dawn

It ain’t good enough, good enough

Good enough to try and not succeed

Succeed

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

See the tears how slow they tumble down

Covering who believes in empty vows

As proof of what has been and what will be

Alcohol puts us both to sleep

It ain’t good enough, good enough

Good enough to try and not succeed

Succeed

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose