Anteprima: Pilgrims

Ancora dalla serie centrale del mio salto triplo. Oggi presento un brano apparso tutto d’un fiato, con un ampio cantato e un testo lirico, intitolato Pilgrims.  Esplora il viaggio nella materia e le intuizioni ulteriori.

Sto lentamente avviandomi nelle ultime settimane di Be patient, it will pay. Ora corre, corre quanto me e più di me e della mia amica. Certe volte vorrei fermarmi, ma che mi fermo a fare, se so che proprio in quel momento avverrebbe la falcata impossibile che mi stavo sognando da quel giorno?

Tengo da qualche parte uno specchio. Non è un quaderno dei sogni o dei desideri, è un documento dove, spesso in presenza di un turbamento di coglioni, sono andato a scrivere in bellissima grafia le mie decisioni riguardo ogni cosa sospesa nella stratosfera degli eventi. Musica, relazioni, amicizie, impegni, anche qualche richiesta. Più che altro, è un documento regio, scritto da Io Sono!, dunque quello che ci è finito dentro era valido da quel momento in avanti. Ma per un po’, dopo una intensa attività, ho smesso di legiferare. Pensavo che potevo farlo anche in silenzio e senza prove scritte, ed è verissimo. Ieri sono andato a rileggere le mie ultime atroci sentenze che risalivano a tre mesi fa e mi sono reso conto che gli effetti di tali provvedimenti si sono tutti verificati. Sul momento però ricordo che avevo una urgenza di vedere esaudite le mie disposizioni in tempo zero. Questo no, non è accaduto.

Lo tengo molto in considerazione ora che il panorama è cambiato e i suoni e le note che tocco, o che mi sembra di toccare con così tanta urgenza e rancore e grazia, raccontano la stessa storia.

-Pilgrims
Our town is beautiful, dont’see?
No one’s around when I’m out
I need a fragrance of flowers and trees
A million of arial heads
No one’s around when I am not out
Pilgrims of fahioned return
At night all cats look like ghosts
to me
In a house when the shadows are hungry
I consider meat myself
And when I saw all this crowd as an army
I could feel my army in me
Our faces are what they succumb
just like the elderly ones
I need a pair of their odd shoes
to walk away from my head
No one’s around when I’m not out
Pilgrims of fashioned return
We were outstanding and rotten
At night all fools look like real
as me
Our town is beautiful
My face is beautiful

-Pellegrini
Non è bella la nostra città?
Nessuno in giro quando sono fuori
Ho bisogno di una fragranza di fiori e d’alberi
Un milione di teste come antenne
Non c’è nessuno in giro quando io non sono fuori
Pellegrini di un ritorno stilizzato
Di notte tutti i gatti mi sembrano fantasmi
In una abitazione dove le ombre sono fameliche
mi considero carne io stesso
Quando vidi tutta quella folla come un esercito
sentii il mio esercito in me
Le nostre facce sono ciò a cui soccombono
proprio come i nostri vecchi
Mi servono le loro strane scarpe
per andarmene dalla mia testa
Nessuno è in giro quando io non sono fuori
Pellegrini di un ritorno modulato
Eravamo spettacolari e marci
Di notte tutti i pazzi mi paiono reali
come me
La nostra città è bella
Il mio viso è bello

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Anteprima: Two mountains

Continuo a fare affacciare un po’ delle canzoni che ho già trascritto e inciso a favore dell’ennesimo, sbandato, emaciato, complicato, diretto nuovo titolo, il triplo Be patient, it will pay del quale, che lo voglia o no, devo comunque sia parlare ogni giorno dato che è il mio appuntamento obbligato ogni 24 ore lo sarà fino a metà Luglio, quando scioglierò le riserve sulla catasta di materiale che avrò accumulato e sceglierò i 34 brani. Fino ad allora andrò avanti ad impilare pezzi, ma non so se vorrò ancora mettere in giro altre anticipazioni. Magari un altro paio.

Ed oggi è stata la volta di Two mountains che è un brano quasi standard, con delle melodie secondo me gradevoli e un testo antico e robusto che discute di densità e visione. Un lungo assolo si sbroglia verso il finale. Per l’occasione ho suonato una chitarra acustica, che era invece mancata negli ultimi 3 titoli. Di questa prova sono contento perché avverto che è cominciata una stagione più raffinata (si può dire, per questo approccio da strada?) che permette di scolpire qualche dettaglio luccicante anche nell’amalgama di sound subacqueo. Questo è tutto, a voi l’ascolto.

-Two mountains
This climb must arrive at its deep
and my mind’s in every cell
In case of an accident
please, don’t call the press
What am I now
if every me isn’t happening?
For ever in all the worlds
without any eternal heaven
In case of an accident
please, don’t call my relatives
No regrets
and no complaints
Loneliness
of the providence

-Due montagne
Questa arrampicata arriverà a fondo
e la mia mente è in ogni singola cellula
In caso di incidente,
per favore, non avvertite la stampa
Chi sono adesso
se ogni me non sta succedendo?
Per sempre in tutti i mondi
senza eterno rifugio
In caso di incidente,
per favore, non avvertite i miei parenti
Nessun rimpianto
e nessuna lamentela
Solitudine della provvidenza

 

 

Regalità

Essi sono pronti a presentarsi: “Alessandro, io sono il re, io sono la regina, io sono il mio astro, il mio tragitto, la mia fine, il mio inizio, il mio interminabile silenzio, la mia sola canzone, il mio giorno, la mia notte, il mio primo unico indiscusso amore. Non mi manca niente e nessuno ed è bello incontrare, anche su questo piano al termine, altri che hanno ricordato lo stesso principio e tesoro.”
So che è successo, alcune volte, li ho incontrati. Io Sono Alessandro.

ALESSANDRO MURESU-SPIRE LP2018 INTERNO 4

Due parole su Nubi-Vol.2 Lp2018

Saranno più di due, o meno di quelle molto importanti che ho già detto e scritto o che non mi sono permesso ancora di esprimere. Questo è un momento sensuale, dove avverto e alcune volte vedo la densità trasparente ed impalpabile del dielettrico e questa si stabilisce sicuramente dentro e fra ogni spazio che esiste, ma molto di più nel punto che mi attrae. Aspettavo questo passaggio per riprendere a focalizzarmi su qualcosa che posso labilmente definire realtà, o svolgimento delle cose secondo una certa coerenza. Lasciando la sensualità libera di surclassare l’organizzazione esterna.

In Nubi-Vol.2, che come sempre diverrà patrimonio interrato delle orecchie dei cento disperati che alle sei del mattino stanno già mandando giù il boccone amaro degli EP più molesti crackati da una cassetta consumata, questo lasciar fare e lasciarsi andare in tutte le direzioni delle mie fiducie impossibili è più presente che altrove e penso che è quello che esigerei non solo dai miei dischi preferiti, ma dalle mie persone preferite, dalle mie essenze fondamentali. Adesso sono abbastanza tranquillo e trasparente e non sto considerando strani influssi e ispirazioni, occhi rovesciati, voci di morti, o brutti ceffi in ausilio, sto discutendo di me ora, coi gomiti appiattiti sulla scrivania, e la sedia che si allontana dal baricentro. Mi accorgo della irregolarità e della mancanza di giustizia del mondo a partire anche da questa scena ma è la forma della mia storia, dalla quale posso uscire ed entrare non solo a mio piacimento ma perché è l’unico movimento segreto in cui mi riconosco. Ho una vita, non è un carcerce da difendere e riempire di matti. Amo le mie follie che ho saputo far rimanere a piede libero. L’interno è sconfinato, il perimetro illusorio è sia formidabile che anche quasi una merda. Hai presente? Sì, Presente, cioè si sente e non si spiega, è visibile senza che debba aggiungere alcuna bellezza o bruttezza. C’è nella compostezza di un intaglio e anche nel mare inquinato di sound sovrapposto e sfasato, c’è nel fatto che non me frega già più niente oggi, dopo poche ore che l’ho spruzzato nella rete. Nebulizzarsi è tutto, diventare impalpabili, forse eterici, sicuramente leggeri per valicare ogni steccato. Andarci contro a tutta velocità, con una essenza imponente e una cornice da quattro soldi che si scopre non è mai esistita ma solo appena prima di arrivare allo schianto, rende superfluo ogni male e ogni paura. Fermarsi prima per preferire la sicurezza di una regolare e garantita occasione è l’inganno peggiore e ho rammarico per chi ci cade dentro pensando che sia invece un’avventura sconcertante. Quello che fanno gli altri non è mai sconcertante, a parte il fatto che gli è permesso, come ad ogni microbo.

Nel capitolo “Nubi-Vol.2”, con la vista che mi ritrovo adesso, ho visto questo e non ho riletto neppure che cosa ho scritto fino ad ora. Dunque, grazie per l’attenzione e alle prossime.

ALESSANDRO MURESU-NUBI VOL2 LP2018 COPERTINA

Anteprima: Nubi Vol.2

A metà della settimana prossima metterò in giro una raccolta di avanzi della scarpinata di Marzo in bassa fedeltà. Si intitola Nubi Vol.2. Il primo episodio di Nubi fu dell’anno passato e consisteva in una ampia raccolta di cover.

Verso la fine di un mese e passa di trascrizioni, il carico sbanda, e poi esonda. Non potevo però  fare un triplo di Accadde così o sarebbe stato faticoso ascoltare. Ma a distanza di poco si possono mostrare un po’ di ritagli, come gli sketches e i brani interi, sia cantati che strumentali, alcuni intensi, come una selezione delle numerose cover di sconosciuti e blasonati titoli che ho elaborato in Marzo.

Fra i brani miei che ho apprezzato, ma non così tanto da farli finire nella scatola principale, Favourite mind è sicuramente il momento che mi ha lasciato più incollato all’ascolto. Ho scoperto delle impostazioni per ottenere un cantato meno distorto rispetto ai confusi tappeti che restano comunque i miei preferiti,  e questo ha dato al pezzo un alone di differenza che indagherò meglio.

Lo fermo qui, con il segnalibro di questo prossimo nuovo punto di vista.

-Favourite mind
I’m just thinking
things are breaking
My soul’s sharp
Your line is fading
We see it sinking
I fell on my feet
So we’re ready
It’s above our names
Come to see
how we’ve been there
I’m just thinking
to wheels without brakes
I’ve got two
of these lines with no end
It’s our awakening
Did you ever sleep?
I feel the one unseen
I stay in my line
until the end

-Mente preferita
Stavo giusto pensando
che le cose vanno a sfasciarsi
La mia anima è affilata
La tua scia sta affondando
La vediamo svanire
Io casco sui miei piedi
E dunque siamo pronti
Sta sopra ai nostri nomi
Vieni a vedere
come ci siamo arrivati
Stavo giusto pensando
alle ruote senza freni
Ho due
di queste linee senza fine
Si tratta del nostro risveglio
Hai mai dormito?
Mi sento come quel tizio invisibile
Starò nel mio solco
fino alle fine

 

 

Il guscio

Muove i passi fuori dalla giostra chi ha superato il dramma energetico del possesso (vampirismo) e non solo materiale. Chi accetta e contempla le cose perfette come sono invece di volerle programmare a sua volta rieditando un vuoto comando.
Oggi questo dramma è rappresentato largamente, nella coscienza di massa o noncoscienza o coscienza artificiale, dallo sconcerto e orrore avvertito dalle moltitudini di automi davanti alla apparizione di esseri che si sono invece riconciliati alla visione originale e che hanno spaccato il guscio della programmazione.
Come non ricordare Cioran, per il quale anche ad un piano intellettuale essersi ricongiunti ad un timbro proprio e dire ed incarnare la verità propria è un pesante affronto ed una violenza grave che incide sulle ombre alle quali tale energia si palesa. Si immagini un ladro che, essendo stato scoperto in casa dal proprietario che si oppone urlando e provando a bloccarlo, si lamenti di esser stato ferito emotivamente dalle urla ed improperi e che tutti nel quartiere e nella città prendano la sua parte: “Poverino! Poteva morire di crepacuore per l’emozione che si prova nell’essere inchiodati alla colpa. Basta colpe, basta. Ha ragione!” Un piano alla rovescia.
Non è buonismo, è assenza di coscienza, la vera deriva.
In questa epoca più di altre assistiamo a manifestazioni di scandalo e restrizione sostenute in tempo zero e a comando dal senso comune, ben foraggiate corporativamente, nei confronti di chi semplicemente ha avuto accesso ad un sentire di paradigma inedito e lo incarna.
Sto pensando a molte cose e anche a questo.

 

Senzar LP 2017 è on line.

Senzar è on line e mi tocca dire due parole anche su questo. Perdonatemi se non mi dilungo sulle mie creazioni ma davvero io sento e dunque so che è completamente inutile. Mi sento sollevato quando non mi fanno domande a riguardo. Senzar fuoriesce da Surmont, il mio doppio episodio di Ottobre. Dal suo rumore, dalle sue grotte piene di disegni primitivi, dal drone, da cose cadute dietro ai mobili ecc. Inizialmente, forse l’ho anche scritto qui su –my lost tapes, Surmont doveva essere un triplo di 35-38 brani che ho inanellato fra la fine di Agosto e metà Ottobre, e mi era apparso coerente fino al brano 30, poi le cose si sono incrinate e ho divagato, ho anzi vagato, perché ero incuriosito dalla portata del sound. Il suono stava cambiando e anche il piacere di stare davanti agli apparecchi e agli strumenti sembrava rinnovarsi. Era già un’altra cosa e l’ho strappato al suo ceppo. In realtà mi ha anche un po’ sorpreso, perché volevo evocare quello che farò, invece, da domani e fino a metà dicembre, cioè creare l’episodio di inediti, un nuovo doppio, numero 11 del 2017.
Ci sono, dentro a Senzar, 10 brani, 9 inediti e una cover di If not for you, brano di Bob Dylan che non conosco nella sua versione originale, che non ho mai ascoltato perché Dylan non mi esalta. L’ho ascoltato strimpellato, con la chitarra acustica in una toccante versione demo, da George Harrison, l’unica che conoscevo. Ecco, credo che Senzar sia avvenuto allo stesso modo dentro di me, nel momento in cui ho smesso di considerarmi in una forma originale. Smettere di considerarsi, una volta che si sa di essere; che quell’entità esiste e non puoi che esserla e basta. E questo è tutto a riguardo e non ci tornerò più sopra.
Lo potete avere gratis, completo di testi, dal solito facile indirizzo Mediafire sottostante. Vi prego di inoltrarlo a chi sta su vie non battute e vi ringrazio per il sostegno. Alle prossime, forte abbraccio.
http://www.mediafire.com/file/0pcd6ul8edi0gsy/ALESSANDRO+MURESU-SENZAR+LP2017+MP3.rar

 

ALESSANDRO MURESU-SENZAR LP2017 COPERTINA