Priorità

Abbiamo priorità completamente differenti, dunque è meglio tacere piuttosto che scontrarsi. Chi vuole lo scontro è ancora posseduto dal dramma e da un fermo immagine che stenta a schiodarsi da anteprima di tutto il proprio film, non importa quanto in apparenza urgente o alto possa essere l’intento.

Per me la priorità è essere me stesso, in qualsiasi modo, bello e brutto, spiacevole e brillante. L’energia di fondo, quella cosa che non trattiene nessuno, neppure me, in nessun posto e tempo. Per altri è il ruolo sociale e la proiezione all’esterno, la macchinetta, i giochi, la casa della pubblicità, una nuova famiglia da distruggere e da far fermentare a mollo dei tributi, un lavoro che turba l’esistenza e ruba la vita, valori che lasciano il tempo che trovano. Non ci sono problemi fra i due corsi e chi rispetta l’essenza rispetta questa macro differenza di percezione. Tuttavia, chi non se ne duole e quindi non si lamenta è un tipo pericoloso per quello stato delle cose, perché rischiara un fatto: è possibile tollerare, partendo da una visione progredita e interna di sé che assicura il superamento del fondale della proiezione, non certo resistendo stando ranicchiati dentro ad un boiler.  Dimostra che c’è ancora tanto dramma. Dunque, discussioni infinite, tribuna politica a tutte le ore, polemiche, confronti, trincee, tutti reflui che non vedono l’ora di guizzare appena qualcuno introduce un argomento. Mi viene da dire a così tanti che conosco: Ma è possibile che quel poco tempo che ogni tanto condividiamo debba farsi inquinare da questi sollevamenti di pesi?Non basta il rancio quotidiano di merda conscia ed inconscia? Questo da prova che chi ha un dramma si nutre, non perde proprio un bel nulla, prende e basta per placare l’ingordigia di quella grossolanità, non la fame di se stessi. E dimostra che quei desideri, speranze e slanci sono veleni validi per tutte le stagioni e che si vive barando e ingannando, fintanto che gli altri non si accorgono. Allora, i valorosi difensori della bella gente, ricca di iniziativa e rispetto della tradizione di schiavo, non sono così diversi dagli aguzzini, anzi, con le loro esigenze nauseabonde ispirano gli aguzzini in capo a nuovi intriganti numeri di magia nera.

Adesso queste cose stanno esplodendo, perché la pressione è tanta, e ogni dettaglio incongruente è amplificato.

 Bisogna smettere di mascherare dietro alla disponibilità economica e dietro alla restrizione e dietro a qualsiasi circostanza esterna ed esteriore la mancata acquisizione di progressi e tesori interiori, molto più spesso la loro completa assenza ed impossibilità. Idem usare le maschere dei progressi sottili come metro per castigare gli altri. Se una cosa non c’è ancora, non è importante. Arriverà, e anche se non arriva, pazienza, si può essere persone decenti ugualmente senza costringere gli altri ad essere come non possono essere.

In chiusura, non scontriamoci, non affaticatevi per conoscermi. Veniamo da reami inconciliabili.

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Da qualche altra parte

 

In questi giorni di prove ho mandato via tutti. Anche il telefono è out. Ascolto una tonnellata di dischi al giorno, come quello esotico e sulfureo di Gaussian Curve che gira adesso. Fino a notte c’è musica e libri di poesia, c’è materiale di rumore e nuovi brani, alcuni appunti generali su cose senza sbocco. Mi sento bene e dunque mi tratto come un ammalato, con molti premi che mi conferisco personalmente. Come non premiarsi?

Anche se è un piccolo live, e gli altri che seguiranno, senza una meta ed un disegno, voglio che renda bene. Ho invitato amici antichi e non so se verranno. Porto con me più attrezzatura del necessario, delle belle luci, per giungere al sottotraccia. Come ho scritto, dribblare il pubblico e dribblare le catene dell’intrattenimento adesso fa la differenza. Bisogna stare davanti a questa gente, ma non per farsi ammirare. Adesso è il momento di stare davanti, cioè manifestarsi. Molti avranno paura e protesteranno, faranno degli scioperi ma saranno contro se stessi, per le cose che hanno smesso di funzionare, come il nutrirsi degli altri o relativizzarli alla loro bassa comprensione senza riuscire ad andare al di là.

Ho ascoltato delle buone impressioni sui tempi in corso. Saremo spinti a manifestarci più sovrani di prima, aggiungendo qualcosa per ottenere l’impensabile, non il possibile, perdendo molto, molto più di ogni altro momento. Ma tutto sarà in pari. Ovvio. Perché? Perché ci sentiamo mezzi vuoti quando stiamo dalla parte del pubblico, che siano i nostri amici, come mi dicevano dall’apparecchio telefonico giorni fa, o affetti, occasioni, contatti, contratti, energie. E ci sentiamo defraudati quando ci spingono a metterci in vetrina, suscitati a sudare quella stilla che non ci verrà mai più restituita.

Quando mi trovo in un breve sarcofago sociale, non mi sento proprio più. Questa cosa credo che sia benefica, perché mi concentro sul respiro, quasi mi inebria; una volta era una certa sorsata di alcool, o una avventura nuova. Alcuni pensieri molto labili o stupidi prendono posto senza darmi fastidio. Anche la mia conversazione è distaccata e poco interessante. Questo è buono, non vengo attratto più dentro a tutta quella importanza. Osservo, e mi godo, la banalità, finalmente. La mia, del luogo in cui mi trovo, quella degli altri anche, senza venire intossicato. Sarà inevitabile stare da questa parte e mettersi in piedi e fare vedere che si può stare sui due piedi senza alcun manuale, approvazione, prescrizione. Si può stare tutto sommato dritti e fieri, ranicchiati o a testa in giù, senza alcuna commedia che procede. Strano, vero? Stare davanti a tutti senza avere nulla da dire, solo essere. Si può capire quanto è intenso questo? Non dico complicato o avanzato, ma intenso e sensuale, ricco di senso. Pioveranno oggetti sulla specie di proscenio e si vedrà che non possono sfiorarci, si trasformano anzi in colombi che celebrano un nuovo giorno. I fischi spariscono nel menu del vento. Forse nessuno azzeccherà il senso, ma non ha importanza. Non ha importanza se scatenano l’ira o se svengono o muoiono di noia o vanno in vacanza. Una volta ho scritto che al sole non importa se sorge sulla Terra domattina. Il pianeta disastroso può anche andarsene stanotte, rubato dai (aggiungi una etnia aliena a piacere), rubato dai banchieri, da una nuova corrente ideologica. Lui sorgerà da qualche altra parte, della quale gli frega altrettanto. Lui splende. Punto.

Showcase: 16 Novembre 2018

Venerdì 16 Novembre suonerò un piccolo showcase al “Circolo Culturale Via Margutta”  di Porto Torres (SS), in Viale delle Vigne, 28. L’inizio è fissato per le 19.00-19.20. Non ci tratterremo troppo. Dirò due cose a proposito della mia direzione artistica e della mia coscienza autoriale. La serata è intitolata: “Wang Fo: episodio di suono e discussione nella musica silenziosa.“ Tiro in ballo di nuovo il protagonista che inaugura le Novelle Orientali, dato che ho intitolato con quel nome il mio capitolo di inizio 2018. Un buon esempio di ciò che sento vivo e ricco di senso nel mio percorso consolidato. Se volete capire di più, ed evitare di farmi bruciare la mia introduzione, andate a leggervi la novella o tutte le novelle del testo di Yourcenar, e poi venite a sentire cosa ho da dire.

Mi sento bene e voglio portare in giro un set conciso di questa roba, scelta esclusivamente fra i miei ultimi due capitoli e addirittura qualche inedito tratto da Observing a man with the head in his suitcase, il triplo che sto assemblando adesso e che mi terrà molto impegnato, in pratica mi esaurirà, fino a Dicembre inoltrato. Non ci sarà una nota di intrattenimento, ma un momento per dare qualcosa in più. Sono freddo ora mentre mi rapporto col pubblico, tengo il focus sul messaggio, e con un bel sound e una sfumatura di ambiente penso che avrò davvero un buon tempo nelle prossime puntate. Alla serie di 6 brani che ho scelto, accoderò un estratto dalla mia recente collaborazione con Madge Midgely che chiuderà l’evento.

Il mio invito è esteso a tutti, ovviamente gli autoctoni sono avvantaggiati. Ma qualcosa mi dice che echeggerà anche oltre.

ALESSANDRO MURESU VIA MARGUTTA 16 NOVEMBRE 2018

 

Observing a man with the head in his suitcase Lp2018: inizio lavori

Adesso si può. Si può rilanciare la barca, si può andare al vento un’altra volta. Observing a man with the head in his suitcase sarà un altro triplo Lp, il mio capitolo numero 15 della serie 2018, e conterrà molto suono. Gli esercizi di sonorizzazione continua ai quali mi sono dedicato hanno dato qualche frutto. Grandi frutti? Piccoli frutti? Necessario ingozzarsi o digiunare? Lo sto evocando e cucendo in mezzo ad eventi favorevoli, perciò mi godo la tensione di fine anno con una marcia in più. Una anteprima omonima e bella in carne questa mattina inaugura il mese di Novembre.

 

 

-Observing a man with the head into his suitcase

Leaving all the things in their case

a sense of imbalance

comes and draws the line of a fall

on the head

Fortune that I called did not stop

to put down the phone and

this is my suspicion of having

a lot of friends

If I go ahead to

the golden bridge I see

Follow the closing

images of the reel

Hesitate to step on the boat

There is not a wave, without a breeze

Rough the answer to the right choice

is determined

Contemplation of a bad day

won’t help my week at all

Hesitate to step on the boat

below

Correzione al .rar di Decadent Letters

Ho rifatto l’upload dell’intero pacchetto del disco poiché avevo caricato quello di bozza (un brano era stato scambiato e ripetuto due volte, più altre inesattezze). Sorry. Chi l’ha già scaricato ha comunque un disco con errore che chissà quanto varrà fra  6500 anni! Il link è lo stesso:

http://www.mediafire.com/file/a1ue4sh4o1k5y4v/ALESSANDRO+MURESU-DECADENT+LETTERS+LP2018+MP3.rar

Decadent Letters Lp2018 è on line

Copio e incollo più sotto le note interne del capitolo numero 13 del mio 2018 in bassa fedeltà, intitolato Decadent Letters. Al link Mediafire di seguito è possibile scaricarlo per intero, completo di testi. Allego una preghiera di intoltrarlo a chi si ciba della stessa sbobba. Saluti.

http://www.mediafire.com/file/a1ue4sh4o1k5y4v/ALESSANDRO+MUESU-DECADENT+LETTERS+LP2018+MP3.rar

Decadent Letters/Lp2018

Dedicato ai pochi

Ho evocato in diretta quest’opera nell’Ottobre del 2018, lavorando in modo sereno coi miei soliti mezzi elementari, in disparte dalla grande messinscena planetaria. Molto interessante il contesto di saturazione sul quale si staglia. Questo è un punto che mi ha donato molto buonumore e stimolato a ricercare in modi che sento nuovi. Stavo infatti finendo vari capitoli insieme alla mia amica Madge Midgely, che ho nel frattempo pubblicato e dei quali sono veramente felice, e applicandomi su altri scenari, quando anche Decadent Letters  si è acceso come un razzo e non mi ha dato tregua fino a ieri. Molti brani sono andati perduti o sostituiti, alcuni sono rimasti fuori e faranno la base del prossimo capitolo. Vi dono gratuitamente anche questo disco, sottolineando che non è consentito alcun uso commerciale di ogni e qualsiasi sua parte. Io Sono Alessandro.

Tutti i brani di Alessandro Muresu tranne What can you say, di Adrianne Lenker. Non possiedo alcun diritto sul brano. Tutti i diritti del brano appartengono ai rispettivi detentori. All songs by Alessandro Muresu, except for What can you say, by Adrianne Lenker. I do not know any right of the song. All the rights of the song belong to their respective owners.

Foto: Siralemu.

Contatti. L’unica forma valida ed onorevole di contatto e accordo per quanto concerne i miei affari è il

contatto diretto con me, preferibilmente di persona. Nessun altro è incaricato o indicato per siglare accordi

che riguardano la mia essenza.

Scrivere: alessandromuresu@hotmail.com

Leggere: https://alemuresu.wordpress.com/

Ascoltare: https://www.youtube.com/channel/UCPKH9dikBl6pRFnVcCh5v_A

Ascoltare: https://alessandromuresu.bandcamp.com/

ALESSANDRO MURESU-DECADENT LETTERS LP2018 COPERTINA

 

Anteprima: Living void

Sto quasi per finire il nuovo titolo, Decadent Letters. Gli ultimi giorni di ogni episodio sono i più intensi, poiché i brani sono tanti e altri arrivano. Ne cancello diversi per fare posto a quelli che mi piacciono di più. Dodici sono al momento quelli selezionati e ho davanti una settimana prima di metterlo in circolazione.

Sono qui oggi per presentare l’oscura Living void, un brano scritto ed inciso ieri sera che possiede tutti i tratti dell’equivoco. Un testo anemico bloccato nel cofano di un andamento pseudo indie.

Eppure già che mi ritrovo, e ho l’animo sereno, colgo l’occasione per invitare i più prossimi ad un paio di appuntamenti che terrò al “Circolo Culturale Via Margutta,” a Porto Torres (SS), col quale ho collaborato tante volte in passato. Il 27 Ottobre accompagnerò con la mia chitarra l’amico Nuccio Salis in un paio di letture tratte dal testo “Cane d’Asfalto”, di Fabrizio Pittalis. Sarà un episodio sperimentale di circa 20 minuti, durante il quale metteremo in azione una visione semplice e viva e presente della scrittura di Fabrizio, andando fuori dal seminato. Ci raduniamo alle 19.00 e non faremo troppo tardi.

Ho anche scelto di fissare una mia data per il 16 Novembre sempre al Via Margutta per dare una rappresentazione fugace della mia vita d’arte attuale, sposata agli esperimenti dentro e fuori la musica e all’estetica (ce n’è una?) del drone folk, questo genere musicale, questo stato che si fa sempre più natuale che qui da noi è ancora incomprensibile, forse imbarazzante per l’orecchio tarato o tarpato. Farò un cappello introduttivo per riassumere gli eventi e per sgridare la gente. I brani che propongo, sei o sette, sono estratti fra quelli di quest’anno, in particolare quelli nuovissimi, quindi quelli che sto incidendo adesso o che non ho ancora inciso. Ad oggi, non ne ho provato mezzo.

-Living void

Where have we been all this time?

Pink sunsets I saw through a pin

Insistence is the touch of chic

It proves idols may be here

I made my life so complicated (many times before)

Still I am friend of the void (void that is so kind)

All the souls I met inside mine (voices from the ground)

are the living void of us (voice from the ground)

I paint my room with the rest of the day

Many after us have played to come back

and they have left

It’s you, whatever I think

for ever you are here

Not you and neither this space

I never come back here

For ever more

For what I saw

and talks about the skin we aren’t

 

-Il vuoto che vive

Dove siamo stati tutto questo tempo?

Ho visto tramonti rosa attraverso una spilla

L’insistenza ha un tocco chic

Prova che gli idoli possono essere in zona

Ho reso la mia vita così intricata (tante volte prima)

Resto amico del vuoto (il vuoto così gentile)

Tutte le anime che ho incontrato nella mia (voci dal suolo)

sono il nostro vuoto che vive (voci dal suolo)

Dipingo le stanze col giorno rimasto

Dopo di noi, tanti hanno provato a fare ritorno

e sono tutti partiti

Qualsiasi cosa penso, sei tu

per sempre sei qui

Né tu, né questo spazio

Non tornerò

Per sempre e di più

Per ciò che ho visto

e che racconta della pelle che non siamo