Si riparte

Sorprendentemente, mi ha fatto compagnia un  mignon di tabasco questa settimana, passata in obbligata sordina al fresco delle poche e timide nuvole. Per un po’ le ho contate, poi ho perso il numero dato che erano le stesse, come appese. Ho cotto quanto avevo e più di quanto ho potuto per suscitarmi, con quel portento, alcuni portentosi ricordi.

Così, riaccendo lentamente i motori per avvicinarmi al nuovo episodio in bassa fedeltà che ho intenzione di assemblare da ora e fino ad ottobre inoltrato. Per adesso non lo decifro e sarà senz’altro una cosa diversa che voglio fare, e meglio di altre volte, ma la presenza di un intruso nel mio campo è inequivocabile e mi da i cenni della sua missione. Mi rasserena sapere che ci stiamo braccando, fino ad uno di questi giorni che vengono in cui comincerò ad avvicinarmi alle sue impronte.

Una pila di libri e di quaderni si è solidificata nella solito elemento d’arredo beige ai piedi del letto. Qualche giretto su due ruote non è mancato e anche molto confronto, per lo più telefonico e medianico, con gli spiriti speciali che hanno sospinto l’estate adesso sul suo scivolo. Sembra l’apparecchiatura di un motel questa sagra di impressioni che sono così forti che mi porta a credere di essere in discussione da anni con qualcuno due stanze dopo che non ho mai visto, mentre mi nascondo e tratto sull’affitto. Parliamo degli orrori della moquette, di una valigia dimenticata sotto al letto, di intrugli rimediati al bar interno. Nel mentre, cucino le mie cose piccanti per aguzzare i nervi e descrivo a voce alta gli aromi.

Nel mio libro dei decreti ho sancito che non voglio più avere a che fare con nessun solstizio di vecchia guardia: fino ad ora, tutto ciò che ho trascritto è stato rispettato perché è la dura legge dei cazzi miei, dei miei paraggi, ampiamente condivisa da chi sa stare in sella; qualche volta, retroattiva. Scarsamente individuo un passato del quale essere fiero, che non si può più riprendere nemmeno quando è sgargiante come la rubinetteria appena montata. La fierezza dovrebbe esserci sempre, adesso che so, eccome, che non sono obbligato a restare e neppure ad andarmene. Mi basta sostare e osservare in stato di trasparenza, tipo Noel Gallagher che suona dietro la tenda di plastica in Sunday Morning Call.

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Interno/esterno

“I mediocri girano liberi” è una battuta dell’indimenticabile entità radiofonica Jack Folla, sarà del 1999 circa. Giusto che sia così. Quello che tutti gli altri hanno da riconoscere ai mediocri è stata la libertà che hanno inseguito e coltivato per manifestarsi, irrompere, veicolarsi, contagiare fino a diventare la norma, ambita, protetta, tramandata. Ora sta avvenendo nello stesso modo ma per la libertà e la verità e l’amore, per portare a disposizione degli individui un standard però mai apparso prima, totalmente inedito. Io sento che è finalmente iniziato il tempo in cui sta diradandosi a vista d’occhio anche la paura, proprio perché quello spirito divampa di già autonomamente, ed è in parte la paura di contrariare e disarmare con lecite rivelazioni e libere creazioni quell’oculato evaso, mio tuo e nostro, che era evaso però ancora nella sua stessa prigione.

Un pugno di polvere

Il punto, quello su cui vi scannate a pranzo sotto l’abbaino scoperto della tv o coi vostri contubernali al bar a una certa ora tarda della sera, non è un capo dello stato che designa leader di un esecutivo un uomo non eletto, e non è nemmeno che questi è evidentemente un prodotto di poteri che manco vi sognate, come non è che ci siano dei figuranti ad accordarsi costantemente fuori dal parlamento per farsi i comodi loro e imporli alla popolazione. D’altronde, il punto non è nemmeno che queste decisioni vengano prese all’interno di un parlamento pure nel massimo rispetto dei regolamenti che esso promulga o dal popolo in sede elettorale. Il punto è che ci sono milioni di individui che non sanno o non si stanno volontariamente informando (sottolineo volontariamente perché ne conosco tanti che mi hanno detto chiaramente che vogliono continuare a farsi li caz’ propri a scapito del prossimo finchè c’hanno fiato in corpo) da più di un anno sulla vera ragione che origina, giocoforza, questi balletti. Dico che nonostante la costante opera di divulgazione in corso, che vedete, che scorrete con gli occhi sulle tavole dei blog e social net/werk, non vi state informando sulla notizia, la notizia che nella fattispecie questo capo dello stato ma anche tutte le cariche istituzionali e dirigenziali di ogni settore al mondo stanno disperatamente tentando di driblare per permettersi di fare quello che stanno o non stanno facendo, quello che vi fa eccitare e mancare il punto un’altra volta. La notizia è l’avvento di Oppt e la preclusione legale degli stati aziendali e la liberazione dalla schiavitù del popolo della terra, ormai avvenuta da un anno e in continuo progresso e ascesa. Invece di piagnucolare che il capo dello stato non sta rispettando le regole, INFORMATEVI per capire se veramente le regole sono state quelle oppure se c’era dell’altro e non lo avete mai saputo, INFORMATEVI per sapere che per legge (Universal Law, UCC e Common Law) siete liberi e che non esistono più governi e amministrazioni e società e negozi finanziari, religiosi, giuridici, militari che vi obbligano e determinano la vostra vita, non sono mai esistiti, e INFORMATEVI soprattutto per aiutarvi nel processo di comprensione di chi siete voi finalmente.

Inoltre, c’è solo una ragione per la quale rifiutate di informarvi e va oltre tutte le condizioni pratiche, a me è chiara e l’ho detta e scritta mille volte, perché conosco alcune delle maglie senza tempo delle vostre vite e sono intrecciate con le mie e quelle di chiunque altro. Averla detta, ci ha divisi, qualche volta fino ad unirci per sempre, quando l’amore era arrivato prima. E la ragione è che avete paura, paura che se mollate il colpo e dite a voi stessi come stanno le cose, la verità travolge i frutti dell’illusione di cui vivete. Paura di perdere la posizione che occupate abusivamente ora a scapito solamente vostro e di chi siete, cioè di qualsiasi altro essere che tutti siamo. Paura di trovarvi dritti all’appuntamento con voi stessi e non sapere chi siete. Non è talento, non sono conquiste, non è merito, non sono titoli, competenza o carriera, affetti, semplicemente la baracca in cui si continua a stare è il design sofisticatissimo elaborato da altri, un pezzo del gioco caleidoscopico in cui siamo immersi passato a qualcuno di molto vicino a voi che vi ci ha introdotti, forse l’avete ereditata o vi ci hanno ammaestrati, oppure avete dato qualcosa per farne parte, amato o venerato qualcuno di inesistente. Toglie a tutti e fa credere che è un trionfo nostro e che senza quello il viaggio è finito. Così la realtà dall’altra parte si ricrea. I miei e i vostri trionfi, la mia e la vostra identità, i nostri successi e benessere vengono per quasi tutta la loro interezza da questo, “nulla più che un pugno di polvere” oltre il quale adesso possiamo andare.

Tutto d’un fiato

Le mie corse sono diventate serali di questi tempi, azzeccando il vuoto fra un banco di nuvole e l’altro. Riappare anche quella ragazza che non sa se salutarmi o no, se guardarmi dentro o attraverso. Bisbiglia la sua camminata. 40-50 minuti, 40-50 cani che tirano fuori la testa da ogni grata scavata in un garage, 40-50 facce che non conosco ma che saluto in segreto lasciando loro un momento di bellezza che li ricorderà per tempo. Faccio rientro sotto le prime gocce di pioggia che ancora si possono ascoltare spaziate come note e non devo sfidare le auto che vogliono investirmi per evitare la pozzanghera o il cantiere centenario germogliato attorno ad una buca. Sembra che non possiamo evitare molte cose in questa vita di lavori in corso. Stamattina rovesciati sul tavolo c’erano tanti messaggi e notizie, migliaia di pezzi, fermacarte e frangiflutti.  Dov’è che l’ho fatto, sentito, visto? Non è la mia vita. Mi sento un ladro, un trafficante, una persona mossa nel nulla, tirato fuori dal pianeta come un cittadino. Io credo che siamo al momento che questo scudo, questo scheletro di nervi lavorati altrove, ci ha lasciati.

Brezza

Ho smesso di lamentarmi di non riuscire ormai da tanto tempo a lamentarmi. Sono il potere e sono l’amore inarrestabili. Voglio tutto questo per me e voglio diventarlo per quanti più momenti posso. Nulla mi impensierisce! E se qualcuno arriva chiedendomi di rinunciare a una frazione di quello che può e deve darsi da solo, o peggio per comandarmi qualcosa, si tenga pronto a prenderle di santa ragione perché io gli faccio una confidenza terrificante, che anche lui è l’amore, che anche lui è la compagnia e il dialogo luminoso e perfetto che gli detta e scrive nel cuore qualsiasi cosa è necessaria, e che ancora non vede!, e che proprio manifestando quello e vivendo quello siamo già in sintonia e continuità! Nessuna richiesta e nessuna ricerca, è già lì, perfetto. Ci troviamo tanto vicini al momento di togliere per sempre il pesante tocco nero dalla testa e tutte le presunzioni e i gonfi titoli che ci impediscono di vedere e sentire. No, non è un traguardo né una qualificazione, è solo un inizio, leggero, puro, impercettibile e indescrivibile come è tornare ad essere se stessi, il segreto che  siamo venuti a nascondere per poterlo scoprire.