Cover: Wake up

Alla fine sono riuscito, coi miei potentissimi ed avanzati mezzi, ad assemblare una riduzione del famoso  brano. Così ridotta che mi sono mangiato ogni sezione di assolo, in favore di una masticazione regolare, al limite del sonnifero. Avrei dovuto intitolarla eventualmente Sonno. Comunque sia, era da tanto che avrei voluto fare una cover di Wake up, canzone profonda dei Mad Season, ma non trovavo letteralmente spazio/tempo. Stamattina ho accelerato le fasi del risveglio, quello standard, dal letto, e mi sono messo all’opera. Mi piace come è venuta, nella tradizione dello sporco sonico impossibile.

Sto pensando di radunare i ritagli di Be patient, it will pay e le cover degli ultimi due mesi in un volume da dieci-dodici titoli da mettere in giro appena sotto i giorni in cui veicolo il triplo. Al momento non ho guardato nel cestino, non so cosa ho buttato via, neppure so cosa ho tenuto.  Niente è indistruttibile.

Wake up, by Mad Season
Wake up young man, it’s time to wake up
Your love affair has got to go, for ten long years
For ten long years, the leaves to rake up
Slow suicide’s no way to go, oh
Blue clouded gray, you’re not a crack up
Dizzy and weakened by the haze
Movin’ onward
So an infection not a phase, yeah-oh
The cracks and lines, from where you gave up
They make an easy man to read, oh-oh oh-oh
For all the times you let them bleed you
For a little peace from God you plead, and beg
For a little peace from God you plead
Oh-oh-oh-oh, yeah-oh
Oh-oh-oh-oh, yeah-oh
Oh-oh-oh-oh, yeah-oh
Wake up young man
Wake up, wake up, wake up
Wake up,…
Wake up young man, it’s time to wake up
Your love affair has got to go-yeah, for ten long years
For ten long years, the leaves the rake up
Slow suicide’s no way to go-oh, oh-oh
Slow suicide’s no way to go
Wake up, wake up, wake up
Wake up, wake up, wake up

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Anteprima: Lid

Lid, o anche coperchio, tappo, firmamento, e altro. Dirò nulla e lascerò spazio all’ascolto. Soltanto, mi trovo in un momento interessante di Be patient, it will pay. Se continuo così, con questo non ritmo, con questo abbandono e distrazione da viaggio più che presenza, come quella di chi guarda il deserto da un parapendio, probabilmente fra 10 giorni avrò ultimato i tre tomi del discorso e me ne potrò andare in vacanza, in anticipo di quasi due settimane. Da quel momento vieto a chiunque di contattarmi per un periodo indefinito, perché voglio staccare con qualsiasi cosa. Ma preferirei restare fin da ora sul vago.

Ho inanellato un mare di brani per questa causa senza causa e senza scuse eppure mi sembrano ancora pochi. Farò così: non ci saranno altre anteprime fino all’ultimo giorno. Dunque, a chi mi ascolta, ci ritroviamo fra 10 giorni per celebrare anche questa creazione, dopodiché scioglierò le righe.

Lid disegna una fantasia dronefolk su un piccolo acquerello magico.

-Lid
She tastes salt water
from her hair
No one wears her warm veil
It’s a spell
May be some surprises
The forest at midnight
does not scare
(Turn around the veil)
Tell me how to call my name
Must be done soon before they say it
She does not like water
on her lid
No one as another
it’s a spell
The symbols surprise me
out of the tale
The forest at midnight
does not swear
(Turn around the veil)

-Firmamento
Lei assaggia acqua salata
dai suoi capelli
Nessuno indossa il suo caldo velo
È un incantesimo
Possono esserci delle sorprese solo per me
La foresta a mezzanotte
non spaventa
(Giriamo attorno al velo)
Dimmi come chiamare il mio nome
Deve essere fatto presto prima che lo dicano loro
A lei non piace l’acqua
sul suo firmamento
Nessuno come un altro
è un incantesimo
I simboli mi sorprendono
fuori dalla narrazione
La foresta a mezzanotte
non giura
(Girati attorno al velo)

 

Anteprima: Pilgrims

Ancora dalla serie centrale del mio salto triplo. Oggi presento un brano apparso tutto d’un fiato, con un ampio cantato e un testo lirico, intitolato Pilgrims.  Esplora il viaggio nella materia e le intuizioni ulteriori.

Sto lentamente avviandomi nelle ultime settimane di Be patient, it will pay. Ora corre, corre quanto me e più di me e della mia amica. Certe volte vorrei fermarmi, ma che mi fermo a fare, se so che proprio in quel momento avverrebbe la falcata impossibile che mi stavo sognando da quel giorno?

Tengo da qualche parte uno specchio. Non è un quaderno dei sogni o dei desideri, è un documento dove, spesso in presenza di un turbamento di coglioni, sono andato a scrivere in bellissima grafia le mie decisioni riguardo ogni cosa sospesa nella stratosfera degli eventi. Musica, relazioni, amicizie, impegni, anche qualche richiesta. Più che altro, è un documento regio, scritto da Io Sono!, dunque quello che ci è finito dentro era valido da quel momento in avanti. Ma per un po’, dopo una intensa attività, ho smesso di legiferare. Pensavo che potevo farlo anche in silenzio e senza prove scritte, ed è verissimo. Ieri sono andato a rileggere le mie ultime atroci sentenze che risalivano a tre mesi fa e mi sono reso conto che gli effetti di tali provvedimenti si sono tutti verificati. Sul momento però ricordo che avevo una urgenza di vedere esaudite le mie disposizioni in tempo zero. Questo no, non è accaduto.

Lo tengo molto in considerazione ora che il panorama è cambiato e i suoni e le note che tocco, o che mi sembra di toccare con così tanta urgenza e rancore e grazia, raccontano la stessa storia.

-Pilgrims
Our town is beautiful, dont’see?
No one’s around when I’m out
I need a fragrance of flowers and trees
A million of arial heads
No one’s around when I am not out
Pilgrims of fahioned return
At night all cats look like ghosts
to me
In a house when the shadows are hungry
I consider meat myself
And when I saw all this crowd as an army
I could feel my army in me
Our faces are what they succumb
just like the elderly ones
I need a pair of their odd shoes
to walk away from my head
No one’s around when I’m not out
Pilgrims of fashioned return
We were outstanding and rotten
At night all fools look like real
as me
Our town is beautiful
My face is beautiful

-Pellegrini
Non è bella la nostra città?
Nessuno in giro quando sono fuori
Ho bisogno di una fragranza di fiori e d’alberi
Un milione di teste come antenne
Non c’è nessuno in giro quando io non sono fuori
Pellegrini di un ritorno stilizzato
Di notte tutti i gatti mi sembrano fantasmi
In una abitazione dove le ombre sono fameliche
mi considero carne io stesso
Quando vidi tutta quella folla come un esercito
sentii il mio esercito in me
Le nostre facce sono ciò a cui soccombono
proprio come i nostri vecchi
Mi servono le loro strane scarpe
per andarmene dalla mia testa
Nessuno è in giro quando io non sono fuori
Pellegrini di un ritorno modulato
Eravamo spettacolari e marci
Di notte tutti i pazzi mi paiono reali
come me
La nostra città è bella
Il mio viso è bello

Anteprima: Leaf

Nella valigia dei giorni metto Leaf. Più o meno è arrivata sulla coda del risveglio, stamattina. Essendo molto presto, non potevo suonare forte, o col volume alto, così ho accennato una melodia in punta di dita, ho seguitato, poi ancora, ancora e dopo un po’ avevo finito con le basi. Il risultato, criptico, catacombale appunto, mi piace.

Ci sarà poco da aggiungere oltre a questi situazionismi e vignette attraverso i quali si sta snodando il momento centrale del mio anno. Mentre correvo i miei chilometri dentro al rovente primo pomeriggio, come sempre a ridosso del mio premio per essere stato deciso e decisivo, ho avuto idee maggiori. Ho anche rivisto una infaticabile runner, la sua stessa concitata bellezza,  con la quale da anni ho una corrispondenza non so di quale natura; ci lanciamo sfide silenziose, senza sfiorarci, forse senza neppure guardarci bene negli occhi. Complimenti anche, sempre a mente, per essere fra i pochi che incedono in velocità, non camminando. Non si è certo messa a corrermi dietro ma ammirava, intuiva che stavo concependo lontani capolavori e che arriveranno a grandi falcate, più ampie delle mie e delle sue, consentendomi di elevarmi. Tutta questa cosa a salire, insomma, l’avrò pur letta da qualche parte di lei. Perché questa folla di fantasmi che non conosco, che non c’è, che non mi manca, è il mio pubblico ed io lo ascolto.

-Leaf
A portrait
of you and me
stands over the frame
Same…same…sometimes
Claim…claim…the right
A sort of fame
invades our blame
People
are always the same

-Foglia
Un ritratto
di te e me
sta oltre la cornice
Lo stesso…lo stesso…qualche volta
Reclama…reclama…il diritto
Una specie di fama
invade la nostra colpa
La gente
è sempre la solita

Anteprima: Two mountains

Continuo a fare affacciare un po’ delle canzoni che ho già trascritto e inciso a favore dell’ennesimo, sbandato, emaciato, complicato, diretto nuovo titolo, il triplo Be patient, it will pay del quale, che lo voglia o no, devo comunque sia parlare ogni giorno dato che è il mio appuntamento obbligato ogni 24 ore lo sarà fino a metà Luglio, quando scioglierò le riserve sulla catasta di materiale che avrò accumulato e sceglierò i 34 brani. Fino ad allora andrò avanti ad impilare pezzi, ma non so se vorrò ancora mettere in giro altre anticipazioni. Magari un altro paio.

Ed oggi è stata la volta di Two mountains che è un brano quasi standard, con delle melodie secondo me gradevoli e un testo antico e robusto che discute di densità e visione. Un lungo assolo si sbroglia verso il finale. Per l’occasione ho suonato una chitarra acustica, che era invece mancata negli ultimi 3 titoli. Di questa prova sono contento perché avverto che è cominciata una stagione più raffinata (si può dire, per questo approccio da strada?) che permette di scolpire qualche dettaglio luccicante anche nell’amalgama di sound subacqueo. Questo è tutto, a voi l’ascolto.

-Two mountains
This climb must arrive at its deep
and my mind’s in every cell
In case of an accident
please, don’t call the press
What am I now
if every me isn’t happening?
For ever in all the worlds
without any eternal heaven
In case of an accident
please, don’t call my relatives
No regrets
and no complaints
Loneliness
of the providence

-Due montagne
Questa arrampicata arriverà a fondo
e la mia mente è in ogni singola cellula
In caso di incidente,
per favore, non avvertite la stampa
Chi sono adesso
se ogni me non sta succedendo?
Per sempre in tutti i mondi
senza eterno rifugio
In caso di incidente,
per favore, non avvertite i miei parenti
Nessun rimpianto
e nessuna lamentela
Solitudine della provvidenza

 

 

Video: Tulip

Prima di tornare, di corsa, alla concentrazione su Be patient, it will pay, voglio presentare un altro spicchio della bella giornata di ieri, che mi ha portato numerosi regali. Si tratta di un video amalgamato con l’ausilio delle riprese del telefonino che ho creato per il mio brano Tulip,  pezzo fatto ascoltare giorni fa. Complice una sezione di un vecchio proiettore, un prisma di vetro sofisticato che sparpaglia la luce in mille sfumature.

Non c’è una storia né una simbologia. Se le trovate, mandatemi un fax per mettermi al corrente anche di questa ennesima stronzata. Questa roba è l’apice di quel momento e mi andava di fermarne la sortita. Non riesco ad immaginare un solo giorno senza che ciò avvenga, più e più volte nella stessa giornata, perché è la firma di uno spirito presente. Quella è la firma, leggibile anche da chi ancora sogna. Una frase, un articolo, un suono, una foto e delle immagini, una telefonata, un silenzio azzeccato. La forma della pazienza.

 

 

Cover: Side

In breve, tengo molto a questo brano dei Travis, anche se prima di oggi non mi ero preso la briga di imparare a suonarlo. Funziona così, qui. Gli oggetti del destino appaiono e, anche se la memoria li ha già avvicinati, al momento diventano completamente un’altra cosa, come se fossero stati sempre…come vengono trasmutati. Ecco che non si deve avere paura di avere paura, quando si crea.

Stamattina ne ho sviluppata una versione ma ho fatto fatica a capire, così l’ho distrutta e dopo pranzo ne ho incisa daccapo un’altra che rapidamente ha acquisito senso e sensualità.

La mia versione è la mia versione, non dei clamori.

-Side, by Travis
Well I believe there’s something watching over you
They’re watching every single thing you say
And when you die they’ll set you down and take you through
You’ll realize one day
That the grass is always greener on the other side
The neighbor’s got a new car that you want to drive
And when time is running out you want to stay alive
We all live under the same sky
We all will live we all will die
There is no wrong
There is no right
The circle only has one side
We all try hard to live our lives in harmony
For fear of falling swiftly overboard
But life is both a major and minor key
Just open up the chord
But the grass is always greener on the other side
The neighbour’s got a new car that you want to drive
And when time is running out you want to stay alive
We all live under the same sky
We all will live
We all will die
There is no wrong
There is no right
The circle only has one side