Due parole su Lone Leaf Lp2018

Possibilmente anche meno di due, ma qualche cosa la dovrò pur dire. Ne ho già parlato introducendo varie anteprime in queste settimane e comunque, dopo queste poche righe, non ci tornerò più sopra. In generale, anche questo Lone Leaf, mio capitolo 11 della serie 2018, non si discosta dal solco che da due anni in qua ho, o credo di avere, adocchiato, quello di una musica rarefatta, certe volte astratta, molto poco strutturata, combinata ad alcune intuizioni  e ganci melodici all’ascolto interessanti. Che lo abbia centrato oppure no, può dirlo l’ascoltatore. Mandatemi un fax appena lo scoprite. Per me è però soddisfacente ed efficace quello che svolgo praticamente ogni giorno, nella riservatezza e nella calma che evoco. Soddisfacente perché nella ciccia delle cose, per uno come me che non brilla esattamente per tecnica negli strumenti e in pazienza è sbalorditivo lo scorrere di questa esperienza in drone ed in folk insieme, con annessi rumori, svarioni e altra bigiotteria. Penso che tecnicamente non potrei spostarmi molto o fare evolvere questo in altre identità. Va bene questo, perché è efficiente, cioè mi somiglia, ed è il punto su cui batto. Presentare oggi Lone Leaf non mi interessa, sono qui per ricordare e ricordarmi di questo, che cerco in me e anche quando ho una conversazione di musica e altro con le persone o i loro resti. Non sempre è possibile proseguire a parlare perché emergono le atrocità e la dissonanza che sta mangiando la persona comune e che ricade anche su questo tema, fra i tanti, e dunque le classifiche, i ragguagli, le statistiche, le misurazioni, i sogni, l’invidia. Non faccio distinzione fra lividi e bagliori in assenza della spinosa risposta che ciascuno deve sapersi dare da solo, e qui la musica non c’entra nulla. Qualcuno accenna a stabilire un parallelo fra ciò che crea e ciò che sente, fa appello alla letteratura e ai bei vecchi tempi andati, forse invoca quello che sente o sa di essere, ma c’è pudore attorno a ciò, si rischia la squalifica. Non se ne può parlare, o quelli che stanno in stato di assenza si sentono scoperti. A tal riguardo non mi sono posto problemi: ho squalificato tutti coloro che non danno voce alla propria canzone interiore, l’ho fatto con terribilità. E da questo muro di fuoco che mi sono sollevato attorno e che dissolve i paraventi armati o meno posso osservare qualcosa di buono  in tutte le cose, ma guai ad avvicinarsi senza avere acceso il proprio.

Una serie di scampoli non contenuti in Lone Leaf stanno apparendo via via sulla mia pagina YouTube. Vi invito a seguirne la pubblicazione perché in Ottobre li raccoglierò in un capitolo di outtakes che precederà il nuovo episodio.

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Anteprima: Chirp

Se questa fosse stata musica, in qualche misura, fioccherebbero le classifiche, mulinerebbero i nomi, si ergerebbero gli ispiratori morali, i corridoiisti, le ispezioni fiscali, i denari amari, le tumefazioni, le processioni e i processi e tutti i ricorsi per starci su. In generale, il tono sarebbe sentimentale ed eroico.

Qua di musica ce n’è sempre stata poca, ad oggi niente. Questo silenzio è la più grande casa discografica della storia. Questo niente è la foresta che nasconde gli alberi.

Sta per finire anche la sessione di incisione per Lone Leaf , il mio disco 11 della serie 2018 che mi congederà e potrò passare ad altro finalmente. 20 brani, dai quali ho estromesso outtakes che vedranno la luce o il buio nel volume 5 di Nubi che metterò in giro ad Ottobre. Sono sorpreso dal tanto cantato che è emerso. Molto suono compatto e disadattato ma anche tante voci e testi rotondi nella loro zigrinata indifferenza. Chirp fa al caso. Firmata ieri in una fluente sera, assomiglia al ceppo di drone folk che amo ascoltare, un profumo lontano di biscotti e tepore a cui nessuno in particolare è invitato. Non amo invitare. Ciò aiuta anche ad accelerare il passo di coloro che già andavano via. Ognuno riconosce da sé se avvicinarsi o andarsene, ognuno riconosce da sé di che pasta è fatto.

-Chirp

Was this awful?

Was this beautiful?

Was this awful?

Was this beautiful?

Or both? Or not?

It wasn’t for the memories

they claim

How is hard this going out of here?

Was this awful?

Was this beautiful?

Empty reactions

in the music hall

I took the door

before the midnight hell

It wasn’t for the enemies

I had I wasn’t fool in losing my smell

I wasn’t fool

-Chirp

Era orribile?

Era bellissimo?

Era orribile?

Era bellissimo?

O entrambi? O no?

Non era per i ricordi che essi sostengono

Quanto è difficile questo uscire da qui?

Era orribile? Era bellissimo?

Reazioni vuote nel music hall

Ho preso la porta prima dell’inferno di mezzanotte

Non fu per i nemici che avevo

Non sono stato sciocco a perdere il mio odore

Non ero pazzo

 

Anteprima: Screen

Mi trovo alle ultime battute di Lone Leaf, che metterò in giro al completo verso la fine di questo mese. Ancora qualche giorno, poi i inizierò a togliere, accorciare, eliminare, riscrivere e continuare a chiamare in causa nuovi brani. A questa tornata ho proceduto con più lentezza perché volevo essere più lineare con un suono e una serie di colori che ho individuato e ciò mi ha suggerito di non abbandonare il piano, anche se alla fine dovesse rivelarsi ripetitivo o non aggiungere svarioni interessanti alla scatola. Non ho intenzione che sia interessante, e forse neppure efficace, ma deve fotografare bene una essenziale intimità a più livelli verticali. In un certo senso mi sono mosso  in varie direzioni nei lavori scorsi, più orizzontalmente anche, e se ogni tanto mi rassereno (in apparenza) un attimo non muore nessuno. Ho cercato un buon distillato.

Probabilmente ridimensionerò il numero di brani poiché ho creato molti doppi quest’anno, incluso un triplo, e in un periodo di tempo troppo breve, troppo veloce, troppo urgente. Non sto cercando di dire che sono affaticato, mi accorgo però che molto bene ai nervi di chiunque non fa sostenere tutta questa tensione auditiva a lungo. Se guardo che fra l’anno scorso, coi suoi 12 titoli fra i quali diversi doppi, e questi ultimi 9 mesi, che compreso Lone Leaf  contano 11 titoli al momento, non c’è stata nessuna pausa, mi viene una vertigine. Venti mesi che sto sulle punte.

Un brano che ho avuto piacere di firmare ieri è questo Screen che voglio presentare oggi. Non riuscivo a suonarlo benissimo, per via di accordi complicati da svolgere sulla baritona e di una situazione di suono difficile, ma volevo assolutamente averne un dagherrotipo, sporco, tremolante, eppure coerente, anche grazie ad un fortunato ricamo di voce che ho liberato senza intoppi. Ne è venuto fuori un ritratto antico dove il senso si svolge ancora una volta nel dialogo fra le dimensioni. Nei testi impersonali che sto curando è sempre presente questo aspetto, una o più voci che discutono su e fra una matassa di densità frazionate, senza identità, fra appunti, suggerimenti, divieti e passi indietro od in avanti. Autointerviste agli spiriti.

Più che altro sto pensando al capitolo 12, anche se ovviamente non ne ho buttato giù neppure una pezza. Sarà polveroso e di frontiera, concepito in forma demo, letteralmente più abbozzata ed evanescente, meno curata di questi poco curati segni che conoscete ed ambientato in una confidenzialità sottovuoto.  

-Screen

No one wants to play

in the end of the day

They don’t…

It must become a wave

invisible and sure

Numbers on sale

Until I won’t be the twin of me

and of you

My mind is the forgettable dream

All the things I’ve done

they become a joy

They don’t…

I must remember what

is invisible and old

Moments of shame

Endless and plain

Forgive my skin

and my complaint

Until I won’t win the fight with me

and with you

Dust is thee proper screen for this

movie

-Schermo

Nessuno vuole giocare

alla fine della giornata

Loro non vogliono

Deve diventare un’onda invisibile e sicura

I numeri sono in vendita

Finché non sarò il gemello di me e di te,

la mia mente è il sogno da dimenticare

Tutte le cose che ho fatto diventano una gioia

Loro non…

Devo ricordare cosa è invisibile e vecchio

Momenti di vergogna

Infiniti e semplici

Perdona la mia pelle

e la mia lamentela

Finché non vincerò la lotta con me e con te

La polvere è lo schermo giusto per questo film

Cover: The visit

Avevo in mente tutt’altro, cose che non hanno a che fare con quello che ascolto abitualmente, cose estive, credo, nemmeno agostane. Ma questa canzone si è conficcata in me nelle prime ore del mattino senza lasciarmi scampo e ci ho lavorato un po’, ci ho parlato, perché non desisti, le ho detto, e non se ne andava. Voleva tutta la mia attenzione e di più. Un brano dal cantato lungo e non immediato, dall’andamento angosciante e il testo ricco di stanze visionarie che mi hanno fatto fermare più di una volta mentre incidevo per farmi portare veramente con esse. Non ho fatto nessuno stretching preliminare, sono andato dritto e il risultato, con le sue aperture e le sue sbeccature, mi piace e mi da qualcosa. Ho riletto la complicata storia di Jackson C. Frank e un commento di un amico, poco fa, mi ha illuminato la giornata. Ci interessiamo di più alle persone che sentiamo sono esposte al pericolo. Forse intuiamo il finale tragico e le vogliamo distogliere, forse indaghiamo come da un televisore uno spettacolo, sprezzante, fiero, deludente, che noi non viviamo. Forse esercitiamo la compassione e ci aiuta questo a non andare là. Più di altri, è difficile immaginare dove vanno a finire poi.

Questa è la canzone. Chi conosce, può apprezzare alcuni passaggi delle melodie che sfiorano, fra i tanti ispirati dall’opera di Jackson C. Frank, la brava autrice Thea Gilmore.

The visit, by Jackson C. Frank

When I said that you were beautiful, I said it there and then
I laid aside all resistance, forgot to say amen
And when you raised your hands to me, a glow therein I saw
A baby of the morning, a sleeping nature’s law
And it begins to seem like summer’s almost gone
Like the wind that blows the leaves out on the lawn

I determined that I loved you; you determined I am ‘he’
Determined both together, we’d need our company
And the feathers of the wild dove floating to the ground
Gliding through the branches, spinning slowly round

As we wait in the mountains for the song
That revives what’s been between us all along

In Cannes there was absurdity
In Nice there was the shore
In Monaco there were casinos
In Asia there was war
And the papers were American
The peaches fresh with cream
People with vibrations
Just wild robots by some stream

And now they grasp imaginary straws
And shuffle through the sea with bright new claws
If what we know can save us, then it’s time to make the try
Every time they try to make us servants of some lie
The children born of bodies in bald-with-pattern scheme
It’s a funny, a funny world you live in, ‘til you learn that it’s a dream
Sea serpents on a rocket made of clay, explaining how we were yesterday

Still I said that you were beautiful, I said it there and then
I laid aside resistance; forgot to say amen
And when you raised your hands to me, a glow therein I see
The childhood of that beauty which belongs to you and me

And I realize that summer is never gone
Like the wind that blow the leaves out on the lawn
Out on the lawn, out on the lawn, on the lawn

 

Nubi Vol.4 Lp2018 è on line

Mi affretto a mettere in giro anche questa squadra di dodici, decimo mio titolo del 2018 frutto del collaterale impegno su The Hollow Fire. Tre cover e nove inedite outtakes fra strumentali, spigoli di drone folk e altre manie, tutto in bassa fedeltà. La descrizione, più sotto, è estratta dal libretto.

Domani sarà il mio compleanno e ho altro a cui pensare. Dopodomani non è giorno e sabato è tardi. Facciamo oggi. Tornerò a scriverne, comunque.

Eccovi il link dal quale scaricare gratuitamente il disco in formato mp3 corredato dai testi. Unico suggerimento, se vi va inoltratelo a chi è interessato a questi momenti oltreconfine. Grazie per il sostegno e per l’attenzione.

http://www.mediafire.com/file/85bh5skdhjqguc6/ALESSANDRO+MURESU-NUBI+VOL4+LP2018+MP3.rar

 

 

Nubi Vol.4/Lp2018

Dedicato ai pochi

Come di consueto, dal rally in drone folk e affini avanza qualcosa e lo raccolgo nella serie intitolata stabilmente Nubi. Il volume che oggi rilascio è il numero quattro, il giorno prima del mio compleanno. In ciò che è rimasto del recente doppio The Hollow Fire ho cercato di individuare i brani più indicativi e coerenti, mentre altro si è perduto nella confusione e nell’azzardo. Li ho incisi daccapo senza alterare lo spirito di base e li ho uniti ad alcune cover di servizio, cover che mensilmente realizzo e che per quanto frequenti sono la parte minuscola della mia produzione. Non esiste alcun intento commerciale relativo a queste, come del resto non mi metto a vendere la mia musica.

 

ALESSANDRO MURESU-NUBI VOL4 LP2018 COPERTINA

 

 

This Inexistent World Lp2018 è on line

Tre sono i titoli che ho rilasciato in un mese, uno di questi è un triplo. Non c’è male, continuiamo a sgretolare. Non so se fermarmi e sparire dal mondo inesistente o andare avanti a fargliela pagare facendolo schiattare col suo stesso peso. Oggi aggiungo una forchettata in più a questa losca merenda ed è This Inexistent World, paragrafo di ambient ombreggiato e rumore che ho racchiuso in 10 brani praticamente durante gli ultimi 10 giorni, incidendo coi miei esigui macchinari prevalentemente al mattino e di notte quando potevo captare i suoni più distinti che dalla lontananza rotolano in spazi aperti isolati.

Non ho molto da dire a riguardo, forse ne avrò più tardi in un pezzo separato o domani, se non di invitare l’ascoltatore a indirizzare il link per il download a chi sostiene la mia musica e a chi è in cammino sui sentieri d’oltreconfine. Il download dei dieci Mp3 è gratuito, come tutta la mia (la mia) verità. Grazie per l’attenzione, a presto.

http://www.mediafire.com/file/bzyoxr8t5t9i5ac/ALESSANDRO+MURESU-THIS+INEXISTENT+WORLD+LP2018+MP3.rar

ALESSANDRO MURESU-THIS INEXISTENT WORLD-LP2018-COPERTINA

Be patient, it will pay Lp2018 è online

Prima di andare a farmi una corsetta sotto al sole, vi lascio finalmente e gratuitamente il mio settimo sigillo sul 2018 in dronefolk e affini, Be patient, it will pay. Una scatola di un triplo di 34 pezzi, coi testi al seguito, tutti in inglese, dove ci sono, e un video. Tutto fatto a mano, tutto fatto da me fra Maggio e Giugno.

Essere paziente mi ha ripagato anche stavolta e spero che sarà così anche per voi. Il link è questo di Mediafire e più sotto c’è una nota contenuta nel libretto. Non ho altro da dichiarare. Grazie per l’attenzione, alle prossime.

http://www.mediafire.com/file/35ci2pejz3vlve3/ALESSANDRO+MURESU-BE+PATIENT%2C+IT+WILL+PAY-LP2018+MP3.rar

 

Dedicato ai pochi.

A giorni, la fine del lavoro di trascrizione. Metto ora in ordine alcune impressioni. Continuerò fino all’ultimo giorno a cercare altre tracce per dare valore in più al mio impegno, ma al momento ho raggiunto i 34 brani che avevo intravisto. La forma e la sostanza di questo nuovo titolo, il numero sette del 2018, sono quelle di un triplo.  Ho respirato due mesi per chiamare in diretta a me questa opera, che è la più ampia che ho concepito fra gli oltre 50 titoli degli ultimi 5 anni. Dall’anno scorso ho proposto capitoli abbastanza estesi nonché frequenti, per mandarli a formare alla fine dell’anno una girandola di colori, tuttavia non avevo ancora raggiunto una immagine esaustiva delle mie tavolozze in un colpo solo, in un unico episodio. Questo è il caso. Oltre a segnalare il consueto impiego di strumentazioni molto semplici  e sotto la soglia della qualità audio standard, e il modo di operare asciutto verticale per trascrivere da zero ripetendo il meno possibile, non ho eclatanti sottolineature da compiere. Nessun brano in italiano; alcuni hanno liriche inesistenti, giusto dei suoni vocali. C’è un video nella scatola, è quello che ho ideato su due piedi per ‘Tulip’.

So che mi sono dedicato ogni giorno a ‘Be patient, it will pay’ lontano dal desiderio di stupire o affascinare e lontano da gran parte dei comodi della struttura della realtà comune. Anche stavolta, mi sono divertito a creare e divergere, tornare daccapo senza avere nulla in mano. Prendo le distanze da quanto avviene nel mondo e questo vale anche per le copie che io stesso riedito presumendo siano pezzi di arte o espressione con una qualche eccezione.

Restano i pochi. Non so identificare il film della vita di questi pochi ma so che nei momenti in cui anche loro lasciano perdere quelle sequenze, essi sono alla ribalta.

Maggio e Giugno sono stati la finestra dalla quale ho visto muoversi il pianeta dove vive questo nuovo episodio. Il tempo è cambiato venti volte, giorni sbattuti da brevi tempeste, completamente viola, altri rinsecchiti e senza un alito di vento. Tantissimo meritato silenzio. I canti degli uccellini nascosti sui vicini alberi sono entrati nei microfoni spesso, fino a quando non ho deciso che potevo incidere con le finestre aperte coinvolgendoli direttamente. Non mi trovavo in uno studio ma in diverse stanze di una normale casa. A quel punto, l’intero lavoro si è messo a fiorire e la mia giornata è diventata semplice.

ALESSANDRO MURESU-LP2018 COPERTINA