Quel che è perso non insegna nulla

Dopo tanto tempo che ho trascorso in enorme solitudine a cercarmi e volermi, a dettagliare le luci, le orme, le ombre, i segni di una mia ipotetica presenza, adesso sto raccogliendo, oltre al mio infinito amore, anche un po’ di attenzione, un po’ di considerazione, la giusta sana misura di interessamento e sentimento limitrofi che ogni essere merita.
Non mi sorprende che questa attenzione proviene giorno dopo giorno da sistemi lontanissimi e per nulla connessi ai miei giri più prossimi.
Come ho scritto e ho detto un grande numero di volte, man mano che i miei progressi esondavano, i miei giri più prossimi invece di assecondare con armonia ed entusiasmo hanno dimostrato rabbia, confusione, accanimento psichico tipico di chi non è in cammino dentro di sé, e volontario rigetto della comprensione, sebbene avessero tutti gli elementi coi quali mi sono spiegato nel modo più chiaro, diretto e pacifico possibile. Nonostante tutte le occasioni di coinvolgimento che io ho con forza offerto. Era impossibile sbagliarsi riguardo che cosa stavo ricercando, sperimentando e diventando dato che ne ho parlato sia pubblicamente in vari appuntamenti sia in centinaia di articoli. Adesso che la corda si è spezzata del tutto, e il contraccolpo è in arrivo, ciascuno vivrà meglio la sua via e sarà un progresso felice per coloro che hanno coltivato gli intenti più puri e il sostegno più leale, al di là di ogni barriera conoscitiva ed esperienziale.
Non è vero che uno capisce il valore delle cose solo dopo che le ha perse. Se uno non trova prima se stesso, andrà avanti a perdere e a perdersi e basta.

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Cover: Peaches from Spain

Il mio nuovo titolo avanza senza guardarmi in faccia, spazzando via anche il suo percorso ancora segreto. Non ne voglio sapere nulla di come apparirà; a me basta che distrugga quanto più possibile quello che conosco e ogni cosa abbia dei piani nei miei confronti. Questo è il piano. Il processo forza la situazione. Non ci si è accorti? Inevitabile che non solo io, ma anche tutti quelli che sono coinvolti come me, siano sottoposti allo stesso disvelamento.

In mezzo, c’è una serie di cover. Peaches from Spain, acquerello indimenticabile dei Serafin che avevo inciso tempo fa, è fra queste. La canzone originale, che dura un minuto, è la mia canzone preferita. L’avevo solo eseguita in un’altra versione, del brano e di me.

Ieri schivavo la pioggia per alcuni chilometri con una eleganza inaudita, quella di chi è uscito di casa già pronto al castigo delle nuvole e al loro miracolo. Peaches from Spain è un dialogo che tratta di visitazione, di osservazione, di permettere che le acque rovistino negli spazi rimasti al buio tramite la forza dell’ispirazione presente, ed è rinata lì, su un pezzo di strada ciclabile, lontano dalla possibilità. Una volta rincasato, dopo neppure un’ora avevo finito.

Ve la porto qui invitandovi ovviamente ad ascoltare l’originale. Che sia una o l’altra, spero faccia un buon lavoro. Suggerisco inoltre di indagare gli ultimi video pubblicati, che contengono i tratti inediti del mio avamposto di adesso. Grazie per l’attenzione.

-Peaches from Spain, by Serafin
As you’re a friend
please can I come and stay
In your house on a beach in San Tropez
If I bring some wine and peaches from Spain
Oh my god your house is so full of pain
You can ask me if you’re insane
You can ask me if you’re insane
You are insane
Walls of water gushing over me
When your star-like burns are touching me
In my coma you were a sound
Can you tell me how my feet touch the ground?
Cause there’s nothing like you around
And there’s nothing like you around
You were a sound

-Pesche dalla Spagna.
Dato che siamo amici,
posso venire a stare
nella tua casa sulla spiaggia
a Saint-Tropez?
Porto vino e pesche dalla Spagna
Oddio….quanto malumore in questa casa
Chiedimi se sei un po’ fuori
Chiedimi se sei un po’ fuori
Sei proprio fuori
Pareti d’acqua si sollevano su di me
quando il tuo fulgore mi tocca
Nel mio coma tu eri un suono
Sapresti dirmi quanto i miei piedi toccano terra?
Perché non c’è nessuno qui attorno come te
E non c’è nessuno come te
Tu eri un suono…

Non un minuto di più

Nella spirale bendata, tutti si misurano su quanto sono spaventevoli, decisionali, influenti, vendicatori, giusti, amorevoli e terrifiantes sulle ombre di prossimità. Oh, sì, sulle ombre, l’ombra univoca delle lancette di un orologio che non ha mai scandito il tempo.
Non sanno che il potere è quello di riconoscere di non avere potere su nessuno, di non essere in grado di obbligare, convincere, dirigere, governare, sorvegliare, ispirare, migliorare, salvare, peggiorare nessuno, neppure loro stessi, in definitiva piegare qualcuno ad essere e fare quello che non vuole.
Liberarmi da quello che sono o che penso di essere, che potere immenso.

Accadde così

Comincia un sentiero intenso di fatti miei. Per quanto riguarda le altre precipitazioni, mi trovo ad un buon punto del mio secondo capitolo dronico della serie 2018 improntata alla bassa fedeltà. Sarà finito per metà Marzo, o poco più avanti. Come ho immaginato si è presentato in modo urgente come un doppio atto e mi sta piacendo venire chiamato a qualsiasi ora del giorno ad appuntarlo. Ascolto con piacere quanto ho già creato ed evoco gli spazi rimanenti. Mi muovo fra questi due mondi, dove sono e dove manco, dove do e prendo, ma in entrambi gli stadi sono presente. Questo è stato capito, o non è stato ancora vissuto. Sai, non ci posso fare niente, decidere, impuntarmi, niente per nessun altro e neppure per me.

Mi sono istruito a lasciare perdere più perfettamente di una persona normale, la quale è normale perché resta appesa al fiato collettivo di qualcosa. Si porta appresso quella funicella dall’inizio del tempo e ci si arrampica fino ad imbrigliarsi. Poi arriva il ragno. Non viene recepita l’energia, l’urgenza e la determinazione che ho impresso, l’entusiasmo? Ci sono così tante persone normali che non vedono e non sentono e si stanno cercando proprio ora sulla pista indiavolata di un autoscontro. Per quel che mi riguarda, passo e chiudo.

Dicevo…Senza indirizzi, senza consigli e chiavi di lettura: anche questo è quello che è. Ogni respiro è quello che è nei suoi due fotogrammi sovraesposti. Accogliere e lasciare andare sono quello che sono, un movimento intero. Potrei andare avanti e indietro come un fantasma con nessuna altra informazione.

Oggi è la volta di Accadde così. Mette in mostra un aspetto delicato e un angolo pacifico e ce ne sono degli altri, strumentali o cantati.

Anteprima: I Am my impersonal version of you.

I giorni discendono lenti dopo essere zampillati dai loro rifugi ma sono ampi, portano un mucchio di roba e robaccia con sé. Mi sono preso della libertà per afferrarne un po’ ed ecco qui, mi ritrovo punto e a capo con un nuovo titolo di primitivismo in corso e due belle invenzioni per della musica quasi di sottofondo da creare con amici, vicini e lontani. Fare le cose con qualcuno ha per me lo stesso valore di fare un viaggio verso di me penzolante nel tempo e nello spazio di altre concezioni. Andando al sodo del rumore e del brusio che costellano il mio monologo, ecco qui l’episodio odierno di 8 minuti. Più parti indaganti, più esperienza diretta.

Ci sono degli aspetti sensuali in cui sono più spigliato a questo giro, parlo in generale. Mi metto dietro l’angolo per sorprendermi e farmi paura, mi seduco, mi intrigo, mi rifuggo e rigetto, tuttavia il segnale resta lo stesso. L’apparizione della chitarra baritona nella mia vita è stato un colpo che mi ha proiettato da un’altra parte, cioè dove già mi sentivo prima, soltanto è diventata una cosa che nemmeno vedo più, svanita in me. Io Sono la mia versione impersonale di te, la pace provvisoria definitiva. Non c’è molto da pensare a riguardo, è tutto così chiaro.

-I Am my impersonal version of you.

I drive back to pretend the road

All distances are mine

Hold on in my the inner sea

across the may-be Oh… Playful romance,

Feel my full voice

You drive back to the sun

even in all the ways that are lost

See me when I’m the sun

There’s a lot of light

Sand is sand

Sent this sand

 

-Sono la mia versione impersonale di te
Mi dirigo indietro per pretendere la strada
Tutte mie le distanze
Soffermati nel mare interiore
attraverso ciò che potrebbe
Oh…
Romanza giocosa
ascolta la mia voce piena
Ritorni al sole
anche quando le vie sono tutte precluse
Guarda quando sono l’astro
C’è un sacco di luce
La sabbia è sabbia
Ho inviato questa sabbia

2018, oltre le idee

Un mio pensiero che ho trascritto poco fa sul baracchino azzurrognolo e che credo sia utile.

 

Sono stato molto severo con alcune essenze durante l’anno passato, e anche qui su un mezzo di mediazione così grottesco ho preteso tanto da coloro con i quali sono in sincero contatto. Si direbbe che alla fine è solo una scatola di contatti tanto ridotta ed evanescente, qui siamo meno di 30, eppure essa racconta che per me sono tutto ciò che occorre per specchiarmi in questo ambiente, per farmi pensare e certe volte anche per far volare le mie azioni più concrete. Le informazioni e le riflessioni scambiate qui sono coscienza importante, ricordatelo!

Nel tempo, non ci ho pensato su due volte a viaggiare per incontrare alcuni di voi, ricevendo anche gradite visite, e non ho sbagliato a farlo, anche quando ero immerso in avventure complesse, perché si sono rivelati esattamente il tipo di spiriti forti coi quali desideravo ricongiungermi dopo vite trascorse lontano. Oggi siamo diventati buoni alleati o divertenti complici, nello spirito della libertà e del sostegno.

Dicevo che sono stato severo, ho fatto arrabbiare molti e anche fra i miei amici vicini di tutti i giorni ho elevato degli allontanamenti. Quando mi tuffo in un punto più profondo dove andare a creare, preferisco farlo da solo senza gregariati o coscienze non allineate, perché so come va a finire.

Quest’anno non sarà differente, somiglia a vari altri periodi alla fine, ma quello che sto facendo da diverso tempo e che ora vedo meglio è che non scaccerò nessuno, né terrò il silenzio. Forse permetterò a cose che mi riguardano di tornare a me.
Bisogna muovere più energie e farlo a più alto volume ed essere trasparenti. Perciò negli ultimi giorni ho davvero apprezzato la musica delle parole che abbiamo scambiato nel farci gli auguri, che rifaccio qui, parole scritte o dette nelle lunghe telefonate che contengono con più chiarezza anche le idee più tangibili e sfumature più vere su di noi. C’è questo nel mio viaggio di quest’anno, che è già iniziato da un po’.

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Surmont: ultimi ritocchi

Mi ritrovo nella parte finale della trascrizione del doppio episodio Surmont, il mio nono viaggio lo fi di inediti del 2017. Poco più di 20 brani. Ma manca ancora un po’ e qualcosa arriverà solo se altro sparirà.

Ho un elegante e ampio quaderno verde, di quelli da riunione condominiale o testamento, e trascrivo i miei decreti giornalieri. Ci sono brevi cenni ad attività e persone che ho scelto di estromettere dal mio corso e brevi cenni ad attività ed essenze che ho reintegrato o che desidero tenere con me ed ampliare. Certe volte le decisioni sono repentine, insindacabili, terribili, e contraddicono una paesaggio appena precedente che era sereno, oppure burrascoso. Sono molto diretto e chiaro e non maschero alcuna informazione né mi faccio sconti. C’è la bellezza nel processo di riconoscimento fra dentro e fuori di ogni istante, non è una lista appesa all’esterno di un caseificio piena di enigmi.

Surmont per me vuol dire una onesta vista dall’alto su cose che mi piacciono e su cose che non mi piacciono, che riguardano me su tutto, e per avere quella vista occorre farsi una arrampicata ed inaugurare una buona giornata, una vera limpida giornata durante la quale la luce del sole scopre, pervade e delinea ogni creatura per quello che è. Durante le giornate di bel tempo, fra l’altro, ci si arrampica meglio e non è giusto starsene sul divano buttando via un’occasione. Se avrò fatto bene questo, il resto seguirà.

In questi giorni ho cercato di donarmi una immagine unitaria che mi aiutasse a differenziare questa nuova creazione dai precedenti due tomi doppi degli ultimi tempi, Cardigan Olcott e Le cause naturali, tuttavia è tardi per questa elemosina tecnica che mi faccio per sentirmi meglio durante la notte. Dovrò appuntare che bisogna smettere anche con questo. Il fatto che l’ho creato, che ho continuato imperterrito a creare, testimonia che sarà comunque differente e buono.