Surmont LP2017 è on line

Poche parole. Surmont, il mio nuovo oggetto binario che segue altri due doppi, l’astro un po’ cantato, un po’ strumentale, mezzo italiano e mezzo inglese ma anche finto inglese (in un episodio), fatto a mano, trascritto in diretta con pochi congegni e al di sotto dello standard audio fra fine Agosto e la settimana scorsa, è adesso on line ed è gratuitamente scaricabile in formato Mp3, completo di testi, dal solito agile Mediafire:

http://www.mediafire.com/file/y0tdtmkicl43cg6/ALESSANDRO+MURESU+SURMONT+LP2017+MP3.rar

Ventitre brani. Forse ci tornerò i prossimi giorni ma, come al solito, da lì in avanti non dirò altro e passerò ad altro, sono già passato ad altro. Vi ringrazio per il sostegno e vi ringrazio in anticipo se vorrete scaricarlo e farlo girare un po’ anche a coloro che possono approcciarsi, per chi non conoscesse il genere, al mio ventaglio di rumore e drone folk e primitivismo all’insegna della trasmissione diretta, della visione e dell’indagine ulteriore. Dunque, a presto.

ALESSANDRO MURESU-SURMONT LP2017 COPERTINA

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Surmont: fine lavori e considerazioni

Come è d’uso, anche questa volta non parlerò molto del mio nuovo episodio in bassa fedeltà, in questo caso Surmont. Qualche linea apparirà ora, qualche linea quando lo metterò in giro e poi basta perché sarò diretto da un’altra parte. Ascoltami. Non c’è bisogno di spiegare niente. Io so che non è utile parlare di questi oggetti. Sono a conoscenza di chi possono interessare, chi chiameranno per nome, chi per antica identità e sodalizio, essi verranno raggiunti e i suoni e le informazioni lavoreranno con la coscienza. Del resto, dell’imposizione, del convincere, del propagandare e promuovere, non mi interesso: è per me una faccenda morta e quando me ne parlano, beh, parlano con un fantasma, che io so interpretare molto bene all’occorrenza, meglio di un fantasma vero.

Trovare contesti, condotte ed essenze adeguate, anche per un piccolo istante, può sbaragliare il campo di gioco in modo definitivo.

Allora, considera Surmont, il doppio tomo della bassa fedeltà, fatto con R8 tornato in vita, fatto con la terzina e la Jaguar con le corde grosse così. I suoni laceri, le melodie primitive sbozzate attraverso le quali, come da una finestra rotta, piovono i bagliori delle strade di un certo quartiere; poi gli alterchi di monotron, i tunnel paralleli della vocalità. Prende il nome da uno dei tanti mascheramenti del caro Conte di Saint-Germain, il quale prende spesso la parola per stabilizzare la presenza di un aneddoto. Un fantasma può essere molto più presente, molto più divertente, molto più saggio, di un umano distratto o presente che sia.

Ad oggi, fanno 22 brani, e qualche giorno davanti per addizionare o sostituirne qualcuno prima della giornata del 15 Ottobre quando lo regalerò on line. Venivo, gli ultimi giorni di Agosto, da due doppi consecutivi di Giugno e metà Agosto, Cardigan Olcott e Le cause naturali, 43 brani insieme, e da sei momenti normali da Gennaio a Giugno, più due Ep lunghi e un disco di 15 cover.

Quest’anno volevo essere chiaro nei miei riguardi per continuare a sgretolare il mondo innaturale e dovevo farlo vivendo di più e più approfonditamente situazioni non comuni. Non mi importa se questa chiarezza ha travolto e offeso la zona confortevole in cui risiedeva la residua fauna dei profughi di quest’era. Da anni ho smesso di considerare valide le opinioni altrui e men che meno le considero quando si tratta di evocare e dare forma alla mia libertà. Pensavo di non aver detto abbastanza con gli ultimi due doppi in particolare perché mi erano chiare alcune strade di suono e alcuni concetti abrasivi che potevano essere bene addensati e sagomati. Per concludere, non voglio parlare di Surmont e di quello che ci ho messo dentro per farlo muovere, che pure c’è e conosco, non ne parlerò come di una giravolta stilistica o un modo per acchiappare per le orecchie i favori dell’industria, ma sto citando dello stesso spirito comune che, attraverso in particolare gli ultimi tre lavori, tre doppi, fa il punto su mie disinvolture, trasparenza e libertà che tenevo molto a far diventare anche una arte remota. Si parla di libertà ma meglio di liberazione maggiore da gangli complessi, interiori ed esteriori, sia sotto la spinta di una energia generale favorevole e decisiva adesso, sia grazie all’iniziativa individuale, di qualsiasi tipo. Questi strumenti insieme alla mia condotta sono il mio contributo alla mia evasione, non a quella di altri. L’unica cosa che si può volere è che anche altri, sapendo che esistono esseri all’opera e all’avventura, possano perfezionare o istruire la propria vittoria, perché adesso è il momento.

Immetterò on line Surmont LP2017 la sera del 15 Ottobre, completo di testi e di oltre venti brani, scaricabile gratuitamente dal solito link Mediafire. Al momento ho la cartella in formato WAV e sto cercando di chiuderla anche in un Mp3 decente. A presto.

ALESSANDRO MURESU-SURMONT LP2017 COPERTINA

Surmont: ultimi ritocchi

Mi ritrovo nella parte finale della trascrizione del doppio episodio Surmont, il mio nono viaggio lo fi di inediti del 2017. Poco più di 20 brani. Ma manca ancora un po’ e qualcosa arriverà solo se altro sparirà.

Ho un elegante e ampio quaderno verde, di quelli da riunione condominiale o testamento, e trascrivo i miei decreti giornalieri. Ci sono brevi cenni ad attività e persone che ho scelto di estromettere dal mio corso e brevi cenni ad attività ed essenze che ho reintegrato o che desidero tenere con me ed ampliare. Certe volte le decisioni sono repentine, insindacabili, terribili, e contraddicono una paesaggio appena precedente che era sereno, oppure burrascoso. Sono molto diretto e chiaro e non maschero alcuna informazione né mi faccio sconti. C’è la bellezza nel processo di riconoscimento fra dentro e fuori di ogni istante, non è una lista appesa all’esterno di un caseificio piena di enigmi.

Surmont per me vuol dire una onesta vista dall’alto su cose che mi piacciono e su cose che non mi piacciono, che riguardano me su tutto, e per avere quella vista occorre farsi una arrampicata ed inaugurare una buona giornata, una vera limpida giornata durante la quale la luce del sole scopre, pervade e delinea ogni creatura per quello che è. Durante le giornate di bel tempo, fra l’altro, ci si arrampica meglio e non è giusto starsene sul divano buttando via un’occasione. Se avrò fatto bene questo, il resto seguirà.

In questi giorni ho cercato di donarmi una immagine unitaria che mi aiutasse a differenziare questa nuova creazione dai precedenti due tomi doppi degli ultimi tempi, Cardigan Olcott e Le cause naturali, tuttavia è tardi per questa elemosina tecnica che mi faccio per sentirmi meglio durante la notte. Dovrò appuntare che bisogna smettere anche con questo. Il fatto che l’ho creato, che ho continuato imperterrito a creare, testimonia che sarà comunque differente e buono.

Anteprima: Letters in the box

Senza più strade e sentieri, convoglio ora la seconda sezione di Surmont e do spazio al suono e alle soluzioni incrociate. Creare questa Letters in the box è stata una avventura divertente giocata a sabotare andamento canonico di un pezzo dalle molte melodie. Erano troppe, ne ho tenuta nessuna a guidarlo.

-Letters in the box. Water is flowing outside of the cookies box/ In my opinion I learnt how to open it/ I’m singing all your songs/ but you don’t know the words/ We’re playing something true/ Beautiful times are in my pockets/ They are not going to be alone/ and I keep breathing.

-Lettere nella scatola. L’acqua scorre fuori dalla scatola dei biscotti/ Secondo la mia opinione, ho imparato ad aprirla./ Canto tutti i tuoi brani/ ma tu non conosci le parole/ Bei tempi che tengo in tasca/ Non saranno soli/ e continuo a respirare.

 

 

Cover: I lived on the moon

Ci tenevo a realizzare prima o dopo una cover di I lived on the moon, brano spettacolare della band francese post-rock dei Kwoon. Questa è una delle canzoni alle quali sono più affezionato e non mi so spiegare come mai non l’ho creata prima. Avevo comunque inciso la loro altrettanto bella Swan. 

Come ogni altra cover in cui mi sono rappresentato, ho fatto rientro alla memoria di quell’istante, cioè non ho ricalcato strutture o declinazioni precise del brano originale e non ho preparato nulla. Alcuni spezzoni sono più brevi, e nell’andamento generale non ho fatto fuochi d’artificio. Anche il testo non è fedelissimo. Ma al di là di tutto questo e di quanto intensa o dozzinale sia venuta, l’ho fatto perché lo faresti anche tu se ti venisse voglia di farlo. Ah, già, ho letto cinque volte il testo e non mi entra nella testa!…Beh, lascialo fuori. Ci sarà un motivo per il quale non ci vorrà entrare, ci sarà un motivo per il quale ci si sente meglio altrove. A me interessa, forse, che quel motivo abbia una voce, che col brano non c’entra nulla e potrebbe parlare da una vita sconosciuta. Forza, manifestare la tua virgola, il tuo punto a una frase rimasta per troppo tempo a metà, non ammazza nessuno; al massimo, una idea esausta di sé. E se avessi la fortuna di non avere una produzione alle calcagna, che sventola cedole e foglietti di glifi, verrebbe addirittura bella. La mia proposta, che siano i miei rovesci temporaleschi e nebbioline o che siano rimestamenti d’altri, è quella solita.

-I lived on the moon, by Kwoon.

Dear little lad/ Here’s the story of my life/ I lived on the moon/ I lived on the moon/ Grey flying snakes along/ Mountains of destiny while/ The three tailed moneys/ Were drawing the stars/ Light from the Sun and I/ Hide myself/ on the dark side,/ alone/ I’ve run so far/ To find my way/ Then I dream again…/ Alone/ Dear little boy, listen/ To voices of your soul/ It showed you the way/ of Silence and peace/ Follow your thought and fly/ Choosing all the things that you desire/ Giant waves,/ fireflies…/ Your dream will be your only shell/ Your secrets,/ your hiding place,/ my son/ Don’t let them try/ To crush your brain/ Let you go far…/My son.

 

 

 

Anteprima: The blue building

Tragitto di tenui polaroid e secchiate di casino. Continuerò così fino alla fine di Surmont, questo è il titolo del mio nuovo pianerottolo in corso d’opera, direttamente dal quale presento oggi una soffice e breve diapositiva intitolata The blue building.

A riguardo, tiro dritto senza sparare nel mucchio. Metà Ottobre mi sembra un buon periodo per chiuderlo. Ci saranno anche stavolta tanti brani e vari punti di vista. Sto pensando, in parallelo, a qualche cover da mettere in giro.

-The blue building. If this fall wants to stay on its feet/ everytime I like to go around/ and I feel high/ We were the One/ We are the sun/ which is high/ In vain the roads they swear again/ and close the eyes while memories of days/ are in the mud/ Touch my heart, dear amplification!/ I free my soul through the gentle wires/offshore/ na na na….

-Il palazzo blu. Se questo autunno vuole andare a piedi/ io ogni volta amo starmene a zonzo/ Mi sento gasato/ Eravamo una cosa sola/ Siamo il sole/ che si slancia/ In vano le strade giurano di nuovo/ mentre le memorie dei giorni/ sono nel fango/ Toccami il cuore, cara amplificazione!/ Libero la mia anima tramite i suoi cordiali cavi offshore..na na na..

 

 

 

 

Si riparte

Sorprendentemente, mi ha fatto compagnia un  mignon di tabasco questa settimana, passata in obbligata sordina al fresco delle poche e timide nuvole. Per un po’ le ho contate, poi ho perso il numero dato che erano le stesse, come appese. Ho cotto quanto avevo e più di quanto ho potuto per suscitarmi, con quel portento, alcuni portentosi ricordi.

Così, riaccendo lentamente i motori per avvicinarmi al nuovo episodio in bassa fedeltà che ho intenzione di assemblare da ora e fino ad ottobre inoltrato. Per adesso non lo decifro e sarà senz’altro una cosa diversa che voglio fare, e meglio di altre volte, ma la presenza di un intruso nel mio campo è inequivocabile e mi da i cenni della sua missione. Mi rasserena sapere che ci stiamo braccando, fino ad uno di questi giorni che vengono in cui comincerò ad avvicinarmi alle sue impronte.

Una pila di libri e di quaderni si è solidificata nella solito elemento d’arredo beige ai piedi del letto. Qualche giretto su due ruote non è mancato e anche molto confronto, per lo più telefonico e medianico, con gli spiriti speciali che hanno sospinto l’estate adesso sul suo scivolo. Sembra l’apparecchiatura di un motel questa sagra di impressioni che sono così forti che mi porta a credere di essere in discussione da anni con qualcuno due stanze dopo che non ho mai visto, mentre mi nascondo e tratto sull’affitto. Parliamo degli orrori della moquette, di una valigia dimenticata sotto al letto, di intrugli rimediati al bar interno. Nel mentre, cucino le mie cose piccanti per aguzzare i nervi e descrivo a voce alta gli aromi.

Nel mio libro dei decreti ho sancito che non voglio più avere a che fare con nessun solstizio di vecchia guardia: fino ad ora, tutto ciò che ho trascritto è stato rispettato perché è la dura legge dei cazzi miei, dei miei paraggi, ampiamente condivisa da chi sa stare in sella; qualche volta, retroattiva. Scarsamente individuo un passato del quale essere fiero, che non si può più riprendere nemmeno quando è sgargiante come la rubinetteria appena montata. La fierezza dovrebbe esserci sempre, adesso che so, eccome, che non sono obbligato a restare e neppure ad andarmene. Mi basta sostare e osservare in stato di trasparenza, tipo Noel Gallagher che suona dietro la tenda di plastica in Sunday Morning Call.

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