Presenze: il blog della bici, chiusura pagina e altro

Domani mattina estinguerò la mia pagina pubblica sul noto baracchino. Dopo neppure un anno cancello le tracce e non ne aprirò un’altra, almeno là dentro. Quel network è un minuscolo scoglio oceanico sul quale è in corso una perenne festa del cazzo; come si fa ad arenarcisi, con tanto mare che c’è attorno e con tanti motivi per andare, è un mistero.

Questo segno viene dopo un mese di assoluta velocità durante il quale mi serviva osservare e comporre, cioè salutare ancora un po’. Quel po’ che mancava per far diventare l’invisibile definitivo.

Ho deciso di avviare un blog in cui riportare il distillato dei miei giri in bicicletta. Tutti sanno che vado in bici: la mia prima tessera è del 1988 e ho smesso con le gare nel 1999 quando il ridicolo sistemino corporativo iniziava già allora a darmi più di una grana. Non si parlerà però di ciclismo né in forma appassionata, intineraristica, cicloturistica o esistenziale e sentimentale. Vado per altri motivi, vado bene, da solo, mi sento pieno e felice senza scopi temporanei, come non uso ragioni letterali per avviare o torcere e disintegrare cose che in apparenza mi riguardano. Sapete, la vecchia storia della presenza. Parlerò di quello.

Devo agire più concretamente e usare le energie in un certo modo e questo modo, che ho rinviato fino ad esserne più sicuro nonostante potessi permettermi di narrare e narrare per la gioia di tanti maneggioni e mentalisti, passa anche da solitari qui e là sulla mia Pinarello fluo del 1995. Spiegherò meglio su come procederò quando fra pochi giorni aprirò il documento e lo presenterò anche qui.

Un ultimo appunto per questo momento. La voce presente non si è rivolta ad alcuno ricorrendo ai mugugni della mente che vivono di ricordo e di assenza. Come può mancare chi si ricorda dall’infinito? Accolgo con onore chi si presenta in modo adeguato. ‘Non mi sei mai mancato e nulla mi mancherà mai più, perché ho capito chi sono. Ti conoscevo prima di scoprire che esistevi.’ Come vorrei sapere i miei alleati, se non in questa coscienza incandescente e viva? Perché chi si cerca dentro con impegno da sé e si trova, cerca e trova e libera nel contempo tutti gli altri.
Quella frase la pronuncio, perché conosco il sottotraccia e che cosa intendo di preciso. Ciò ha rafforzato nobili complicità al di là di ogni distanza e silenzio.

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Presenze: il blog della bici, chiusura pagina e altro

L’altra immagine

L’amore è quando incontri un altro essere e per la prima volta in tante vite cominci ad interessarti seriamente a te. Quasi tutte le storie da manicomio che conoscete sono inanimate, mancano i soggetti, che si trovano fuori non si da dove, a rincorrere. Cercate di stabilire un contatto con esseri presenti che non lascerebbero mai il principale compito per una manciata di ormoni in più e che possono essere evocati in qualsiasi istante oltre tutte le distanze. Non importa quanto e se potete tenerveli affianco, anzi.

L’altra immagine

Senza di me

E se non ne avessi bisogno? Come sarebbe se non facessi più quella cosa? Se non sento più quelle persone, se non leggo più le notizie, se il telefono smette di squillare, se domani mattina c’è un vento pazzesco, se l’oroscopo è tutto contro, se smetto di raccontarmela e mi scelgo completamente. Senza la lista, sarei felice lo stesso, o inizierei ad esserlo? Quando ancora non c’è nulla, c’è solo un Sì, e le risposte seguono, seguono gli incontri, la cronaca di una nuova giornata nel mondo.

Senza di me

Vivo

L’ho scritto quest’oggi, perché è la prima cosa che mi è chiara quando apro gli occhi la mattina, che io sono vivo e che tutto è vivo e che si sveglia con me. Conosco gli stessi individui che alla presentazione di certe evidenze sono recalcitranti e sono gli stessi che conoscete voi, spesso zotici, altre volte brillanti, occultati, timidi, disperati, efficienti, autorevoli, inaffidabili. Comunque non ancora sensibili al cambiamento. Ma queste sono sfumature del loro essere in vita. Forse non se ne accorgono ancora pienamente di quanto è in corso, forse se ne stanno andando o stanno attraversando l’epoca senza accorgersene perché sentono che non è il momento, ma fino a quando io sono qua e fino a quando loro e tutto sono ancora qua, davanti e dentro ai miei occhi vivi, sono vivi e li porto con me, sono una mia responsabilità e creazione e sono con me dove io sento che c’è vita e la vita si accorge di me. Integrando e chiudendo quanto ho scritto oggi, penso che è sbagliato considerarli addormentati o altro, perché in questo modo si prolunga l’illusione, sia quella loro, che continuano a ‘non esserci’ e quindi ad agire meccanicamente in scenari che possono essere variati, sia quella di chi crede di poterli trattare come inanimati, tante volte per rassicurarsi. Per tutte le esistenze, loro non hanno fatto altro e tutti in genere non abbiamo fatto altro che imbatterci in altri individui che avevano il compito di stabilire i livelli, le misure, dichiarare dispersi e morti e inadeguati addormentati gli altri, per controllarli, assegnare misure e titoli da rincorrere per poter essere ‘pronti’; ma pronti a che cosa? Sembra questa la storia di un certo tipo di mondo, sembrano le ragioni per le quali è continuato fino ad oggi. Quando invece il desiderio più ardente di ciascun essere è incontrare qualcuno che spezzi l’incantesimo e gli mostri definitivamente e senza dover presentare un corso di avviamento che c’è altra vita come quella che gli brucia dentro, ed è nello stesso pianeta in cui dove vai vai tutti cercano di convincerti che sei solo un numero, che devi prendere un numero e che devi aspettare. Posso sentire i loro passi mentre si allontanano da altre direzioni, lasciando orme che leggo come aforismi sparsi anche sulla mia storia, alcune volte sento i lamenti sui loro percorsi probabilmente scollegati dai miei o ignoti, ma non sento che sono morti, altrimenti dovrei dire che tanto vivo non lo sono nemmeno io, che se muoiono loro muoio anche io.

Vivo

Aggiornamento nuovo Lp. Non lo so.

“Oxygen, moon” è in alto mare per il momento, ma sarà un attimo avvicinarlo in porto. Ho dovuto rifare delle tracce e alcune canzoni hanno preso a non piacermi più e le ho cestinate, rimettendomi perciò a scrivere. Non escludo che ne sostituirò delle altre se la vena mi assiste e che tutto il set assumerà una forma diversa. Conterrà 8 pezzi, come lo avevo ideato. Infatti, come ho già proposto lo scorso anno, non penso di buttare troppi brani dentro ad ogni nuovo lp che assemblerò. Giorni fa ho scritto e inciso un brano per una alleata e sono molto contento perché di solito non mi succede. Basta chiedere. “Hey, questo starebbe bene sul tuo di disco!” “Oh, non parlarmene, ho perso il conto di quelli che non ho fatto.” Poi siamo andati a camminare, di pomeriggio, e fra una chiacchiera e l’altra abbiamo percorso più di 15 km andando avanti e indietro davanti al mare calmissimo. Discutevo anche con amici sovrani i nuovi percorsi. La gente si avvicinava, origliava e poneva delle timide domande. Cosa vogliono queste persone? Secondo me vorrebbero che qualcuno dimostrasse loro di incarnare il sentimento e gli aspetti di qualcosa che è passato oltre e che può essere trasmesso, non può bastare informare. Hanno bisogno di sedersi accanto e percepire il fluire del tempo assieme ad esseri con una natura identica ma trasportata in un paradigma differente, fare incontri di questo tipo e forse abbandonare il mondo di prima e non tornare mai più indietro. Vogliono una visione per se stessi, qualcuno che gli dimostri che sta creando la propria e come la sta creando e che una volta spiegato se ne torna lì. “Buona fortuna”. Iniziamo a bruciare tutti questi “Non lo so.” Come la mia gradevole ospite, neanche io tollero di interagire con chi vuole apporre l’epitaffio mortale selfcontrolled col suo “Non lo so.” Metto immediatamente fine a qualsiasi rapporto. Ci sto mettendo mano in questo periodo. Perché mi fa perdere tempo. Sono venuto qui, ho fatto un viaggio che mi ha richiesto migliaia di vite e nonostante questo nell’epoca più selvaggia mai avvenuta mi aggiro quasi del tutto intero. Anche tu mi hai chiamato. Tu non puoi dirmi che non l’hai fatto e che non lo sai. Non lo so è la risponderia automatica che una certa programmazione metaletteraria ha regalato a chi vuole continuare la soap e più che fottersene degli altri è il prefisso per fottersene di se stessi. “Non lo so,” cioè non voglio ammettere che mi riguarda, perché l’ho visto com’è, è reale, gigantesco e freddo e lucido come l’insegna in cima ad un passo montano dimenticato e se faccio un metro avanti ci finirò addosso e mi distruggerà, tornerò sempre indietro. Tanti conoscenti del passato, come in un fumetto, in una scena del film o dall’ultima riga della pagina, passavano anni fra le braccia del loro “Non lo so”, ignari, inossidabili. Come non lo so? Sei tu. Hai dei compagni abominevoli che in nessuna vita ti hanno mai amato e che non ami, bisogni sconvenienti, lavoro di cui ti lamenti sempre, abbigliamento anonimo e gusti non tuoi, ma è tutta opera tua, soltanto opera tua, e non è perché non lo sai. Come fai a dire che non lo sai? Dove sei? Quando qualcuno porta a realizzare tutto questo, con una visione anche per gli altri insieme, dire di non saperlo è offendersi da soli. Che è sempre lo stesso calendario; di non essere da nessuna parte; di non sapersi muovere da lì; che non è altro che la stessa sconfitta rivista in vhs; perché è e si ha tutto già davanti agli occhi e anche dentro.

Aggiornamento nuovo Lp. Non lo so.