Anteprima: Etheric. Capitoli 5&6

Io sono, anche, questo; se suono così, la risposta passa da lì. Non vale solo per me. C’è ancora qualcosa che devo dire e liberare, a proposito dell’essenza, non dell’apparenza. Ed è ciò che distingue le nostre nature. Voglio farla semplice, voglio metterla sull’immediato e sul diretto, su quello che è; mi spengo, senza svalutarmi, quando il dialogo verte su precipitazioni di frammenti. Perché imputare una certa manifestazione al genere, allo stile, ad un pubblico anche, a qualcosa che sembra stare fuori e comandare? Quel genere, quella manifestazione, quello stile, quel pubblico, oh, non ci crederai ma l’ho creato io! E quelli che vi si praticano, lo hanno creato loro! Incredibile…Quando si tenta forzatamente di voler capire, fa male alla testa. Non è vero? Viene mal di testa e mal di corpo in generale. Perché…perché…perché…Facendo finta di non capire, si costruisce un negozio. Se si capisce, finisce un mercato. Finisce l’ego, finiscono le scuse, finiscono i consigli del cazzo non richiesti, finiscono i suggerimenti e le scuole di vita orizzontale.

La mia domanda alle persone, l’unica,  è stata nel tempo questa: che cosa vi è successo che vi ha ridotte così? Io lo so, perché…Ma non è mai successo niente. Niente che succede farà mai diventarci qualcosa di diverso da quello che siamo. Si continua a sperare e a pregare che mai qualcuno si manifesti per chi è. L’essenza che si scongiura. Questa cosa fa paura tanto che il piano d’esperienza è ricco di atrocità che maledicono questa apparizione, che avverrà, inutile remare contro. Abito in un luogo dove non è importante che è successo poco e anche se fosse accaduto molto, ancora, non sarebbe sufficiente a giustificare alcunché. Impilando necropoli su necropoli, siamo arrivati ad oggi e la storia non è cambiata.

Quello che si sente non è intenzionale, funzionale, finzionale, non esiste. Faccio quasi mai domande, non mi interessa, perché so che uno è così perché è così fin dal principio, se ce n’è uno, in fondo. Non devo ricorrere ad alcun manuale di psicologia per spiegarmi e spiegarmelo. Le relazioni sono diventate interrogatori. Non esiste una mossa che non venga analizzata, studiata, dibattuta sotto la lente della paura. Li hanno sguinzagliati per fiutare chi è da chi non è, scoprire chi è al posto di guida. Importante è essere una copia.

Fine del dispaccio. Niente di nuovo.

Sono i giorni della lontananza dell’immagine. Dieci giorni fa ho messo in giro il doppio Spire; in mano ho il titolo cinque del 2018 in dronefolk che contiene outtakes; ho cominciato il titolo sei e oggi ne mostro un pezzo con Etheric. Eppure queste cose fanno a gara a superarsi. Le linee di tempo si sbranano a contatto con la lucidità e spariscono, senza un perché.

-Etheric
Whatever I felt
it was going to be left
My gestures are heavy under water
Induction arrived
and I’m not my best
I’m an included insider
right now
Same day
is falling
Some day
I’ll come there
Addicted to you
to be without end
I found a bad friend
in my sleep
Who wasn’t bad
into his wounds?
Answer me, if you’re sane
Same day
is falling
Some day
I’ll come there

 

-Eterico
Qualunque cosa sentissi
sarebbe stata abbandonata
Sott’acqua i miei gesti sono pesanti
È arrivata l’induzione
e io non sono il mio migliore
Sono un insider ben integrato
proprio adesso
Lo stesso giorno
sta cadendo
Un giorno
verrò lì
Sono stato nella tua dipendenza
per essere infinito
Ho trovato un cattivo alleato
nel mio sonno
Chi non è stato cattivo
nelle sue ferite?
Rispondimi, se sei savio
Lo stesso giorno
sta cadendo
Un giorno
verrò lì

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Cover: Watch me fall apart

Sono tante le cover incise quest’anno nella passeggiata in bassa fedeltà. Tanti brani originali e dunque anche più spazio ai rifacimenti. Ieri sera ho preso in mano Watch me fall apart, della intensa cantautrice Sarah Jaffe. Ho trascorso dei momenti tranquilli anche se credo che il brano in sé non abbia pertinenza con questa quiete sconosciuta; o è la polaroid che ho preso per sviluppare la mia indagine senza esito. Mi è piaciuto il risultato finale, sicuramente.

Mi è piaciuto il filo conduttore degli eventi di un tempo lunghissimo e breve insieme e la mia disponibilità a seguirli. L’idea di dove portano non mi sfiora. C’è di nuovo che ho aperto una nuova pagina e la mia sensazione è che questo evento è divenuto chiaro anche all’esterno senza equivoci, stringendo il dialogo con gli spiriti oppure salutandolo. Le congetture e i cataloghi della mente non sono ammessi. Quella dei piani articolati e dei calcoli è la maglia con il numero della sconfitta e deve perire. Presto gli equivoci si sguaineranno maestosamente e sono così affilati che si faranno largo violentemente fra la sostanza bassa da lasciare andare.

Nuovamente, non c’entro nulla, nulla con quasi tutto, ci sono e no, come la canzone non c’entra nulla con me più ora che l’ho messa fra i miei surrogati, come con la sua prodigiosa autrice. Fermarsi è impossibile; uscire dai vestiti del senso è invece una buona andatura.

Io, nessuno è dovuto cambiare e se fosse cambiato sarebbe stato lo stesso. Mi sono solo permesso, creativamente, coscientemente, ricorrendo ad un amore dell’altro mondo che non mi ha mai abbandonato, di lasciare essere tutto cio che è, sia nel quadretto dell’universo che abbellisce il sipario dei miei giorni e delle mie notti, sia nell’origine che si è fatta strada anche in me.

 

-Watch Me Fall Apart, by Sarah Jaffe.

You said once you were sad

But I don’t believe you

You’re too simple in the head

For pain to please you

There are days when you feel good

And days when you feel nothing at all

But there is no inbetween

And it’s that, that kills you

Cause you don’t know what to do

Which page to thumb through

On my failures I’ve leaned

But with God as my witness I fall

Oh one by one they watch me fall apart

Oh one by one they watch me fall apart

Forgive me I’m empty

And I want you to need me

Your assurance is a game

And I’m always bluffing

Like suburban nature

I’ve separated myself

But I’ll kindly grit my teeth

Swallow and bury it

Unsettled and anxious

And now I’m careless

And I’m swearing in my sleep

Cursing at a day, as it goes by

Oh one by one they watch me fall apart

Oh one by one they watch me fall apart

 

Pezzi

Mi dedico questa mia, Quasi alla fine, e qualsiasi altra cosa passi dallo stereo in questo momento. Sai quell’antico vaso che si è rotto con amore? Sono usciti i demoni, poi gli angeli, poi quello che siamo, io, tu, il resto. La collera aveva un buon sapore, per fortuna.

Non potevano restare rinchiusi a lungo la dentro, come tutte le cose. Ma ho mosso con destrezza la mia attenzione per scansare i primi e i secondi, i pensieri, i desideri, le sicurezze, la roccia dura e sconosciuta; molecole, pianeti, sistemi di calcolo, persone intere o ammezzate da codici. E dopo questi intermediari, che cosa mi è rimasto? Pezzi di vite e vite, vite che si spaccano in frammenti museali, costosi, che si mescolano mantenuti in sospensione ad una certa altezza e poi ricadono nel profondo di una determinata era e si sotterrano. Qualcuno insaccato nella monade a scadenza passa di lì e le trova e così un’altra maledizione ha inizio. Che cosa mi è rimasto? Ho trovato necessario strapparci dalle grinfie dell’anima.

 

Vite private LP2017 è on line

Eccovi le mie poche parole. Ogni volta è sempre peggio ma sono sicuro non ci servono, per quello che dobbiamo combinare insieme. Neppure quando spiegano molto bene qualcosa e ci deliziano ed esaltano. Che siano giuste, dure, insensate, iperboliche, soppesate, è la stessa musica tumulata in una stanza, sempre un esterno.  Adesso io voglio cogliere le intese che sono riuscite ad evadere, superando questi mezzi e anche i propri, andando alla semplicità alla quale non possiamo sfuggire.

Ricopio da un’altra paginetta. Lo metto in giro nel 2018 ma ne avevo le tasche piene già a Natale, perciò ho preso con me la baritona, per esasperazione, e scappare con lei.
Liberamente e gratuitamente scaricabile da qui,

http://www.mediafire.com/file/y1lkznbylwcirux/ALESSANDRO+MURESU-VITE+PRIVATE+LP2017+MP3.rar ,

“Vite private” è un sobborgo di elegiaco drone folk e altri palpeggiamenti e si tratta del mio titolo numero 12 della serie 2017 in bassa fedeltà. A Gennaio e Febbraio non ci saranno inediti, sto audizionando individui per portare un po’ di me dal vivo.
Con la sola preghierina di inoltrarlo a chi pensate, o sospettate, ha le mie stesse perplessità, vi ringrazio. A presto.

“Vite private”, questo angolo cottura di situazionistica nenia rupestre, rumore apologetico e diceria folk, modellato alla fine del 2017 dopo un anno di tomi del sabotaggio del suono, rincorse, svenimenti, è finito, cioè è sfinito. Ve lo porto integro, tutto da fare a pezzettini, a prova di elogio.

ALESSANDRO MURESU-VITE PRIVATE LP-2017-COPERTINA

 

 

 

Il guscio

Muove i passi fuori dalla giostra chi ha superato il dramma energetico del possesso (vampirismo) e non solo materiale. Chi accetta e contempla le cose perfette come sono invece di volerle programmare a sua volta rieditando un vuoto comando.
Oggi questo dramma è rappresentato largamente, nella coscienza di massa o noncoscienza o coscienza artificiale, dallo sconcerto e orrore avvertito dalle moltitudini di automi davanti alla apparizione di esseri che si sono invece riconciliati alla visione originale e che hanno spaccato il guscio della programmazione.
Come non ricordare Cioran, per il quale anche ad un piano intellettuale essersi ricongiunti ad un timbro proprio e dire ed incarnare la verità propria è un pesante affronto ed una violenza grave che incide sulle ombre alle quali tale energia si palesa. Si immagini un ladro che, essendo stato scoperto in casa dal proprietario che si oppone urlando e provando a bloccarlo, si lamenti di esser stato ferito emotivamente dalle urla ed improperi e che tutti nel quartiere e nella città prendano la sua parte: “Poverino! Poteva morire di crepacuore per l’emozione che si prova nell’essere inchiodati alla colpa. Basta colpe, basta. Ha ragione!” Un piano alla rovescia.
Non è buonismo, è assenza di coscienza, la vera deriva.
In questa epoca più di altre assistiamo a manifestazioni di scandalo e restrizione sostenute in tempo zero e a comando dal senso comune, ben foraggiate corporativamente, nei confronti di chi semplicemente ha avuto accesso ad un sentire di paradigma inedito e lo incarna.
Sto pensando a molte cose e anche a questo.

 

Presenze: il blog della bici, chiusura pagina e altro

Domani mattina estinguerò la mia pagina pubblica sul noto baracchino. Dopo neppure un anno cancello le tracce e non ne aprirò un’altra, almeno là dentro. Quel network è un minuscolo scoglio oceanico sul quale è in corso una perenne festa del cazzo; come si fa ad arenarcisi, con tanto mare che c’è attorno e con tanti motivi per andare, è un mistero.

Questo segno viene dopo un mese di assoluta velocità durante il quale mi serviva osservare e comporre, cioè salutare ancora un po’. Quel po’ che mancava per far diventare l’invisibile definitivo.

Ho deciso di avviare un blog in cui riportare il distillato dei miei giri in bicicletta. Tutti sanno che vado in bici: la mia prima tessera è del 1988 e ho smesso con le gare nel 1999 quando il ridicolo sistemino corporativo iniziava già allora a darmi più di una grana. Non si parlerà però di ciclismo né in forma appassionata, intineraristica, cicloturistica o esistenziale e sentimentale. Vado per altri motivi, vado bene, da solo, mi sento pieno e felice senza scopi temporanei, come non uso ragioni letterali per avviare o torcere e disintegrare cose che in apparenza mi riguardano. Sapete, la vecchia storia della presenza. Parlerò di quello.

Devo agire più concretamente e usare le energie in un certo modo e questo modo, che ho rinviato fino ad esserne più sicuro nonostante potessi permettermi di narrare e narrare per la gioia di tanti maneggioni e mentalisti, passa anche da solitari qui e là sulla mia Pinarello fluo del 1995. Spiegherò meglio su come procederò quando fra pochi giorni aprirò il documento e lo presenterò anche qui.

Un ultimo appunto per questo momento. La voce presente non si è rivolta ad alcuno ricorrendo ai mugugni della mente che vivono di ricordo e di assenza. Come può mancare chi si ricorda dall’infinito? Accolgo con onore chi si presenta in modo adeguato. ‘Non mi sei mai mancato e nulla mi mancherà mai più, perché ho capito chi sono. Ti conoscevo prima di scoprire che esistevi.’ Come vorrei sapere i miei alleati, se non in questa coscienza incandescente e viva? Perché chi si cerca dentro con impegno da sé e si trova, cerca e trova e libera nel contempo tutti gli altri.
Quella frase la pronuncio, perché conosco il sottotraccia e che cosa intendo di preciso. Ciò ha rafforzato nobili complicità al di là di ogni distanza e silenzio.

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L’altra immagine

L’amore è quando incontri un altro essere e per la prima volta in tante vite cominci ad interessarti seriamente a te. Quasi tutte le storie da manicomio che conoscete sono inanimate, mancano i soggetti, che si trovano fuori non si da dove, a rincorrere. Cercate di stabilire un contatto con esseri presenti che non lascerebbero mai il principale compito per una manciata di ormoni in più e che possono essere evocati in qualsiasi istante oltre tutte le distanze. Non importa quanto e se potete tenerveli affianco, anzi.