Il guscio

Muove i passi fuori dalla giostra chi ha superato il dramma energetico del possesso (vampirismo) e non solo materiale. Chi accetta e contempla le cose perfette come sono invece di volerle programmare a sua volta rieditando un vuoto comando.
Oggi questo dramma è rappresentato largamente, nella coscienza di massa o noncoscienza o coscienza artificiale, dallo sconcerto e orrore avvertito dalle moltitudini di automi davanti alla apparizione di esseri che si sono invece riconciliati alla visione originale e che hanno spaccato il guscio della programmazione.
Come non ricordare Cioran, per il quale anche ad un piano intellettuale essersi ricongiunti ad un timbro proprio e dire ed incarnare la verità propria è un pesante affronto ed una violenza grave che incide sulle ombre alle quali tale energia si palesa. Si immagini un ladro che, essendo stato scoperto in casa dal proprietario che si oppone urlando e provando a bloccarlo, si lamenti di esser stato ferito emotivamente dalle urla ed improperi e che tutti nel quartiere e nella città prendano la sua parte: “Poverino! Poteva morire di crepacuore per l’emozione che si prova nell’essere inchiodati alla colpa. Basta colpe, basta. Ha ragione!” Un piano alla rovescia.
Non è buonismo, è assenza di coscienza, la vera deriva.
In questa epoca più di altre assistiamo a manifestazioni di scandalo e restrizione sostenute in tempo zero e a comando dal senso comune, ben foraggiate corporativamente, nei confronti di chi semplicemente ha avuto accesso ad un sentire di paradigma inedito e lo incarna.
Sto pensando a molte cose e anche a questo.

 

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Presenze: il blog della bici, chiusura pagina e altro

Domani mattina estinguerò la mia pagina pubblica sul noto baracchino. Dopo neppure un anno cancello le tracce e non ne aprirò un’altra, almeno là dentro. Quel network è un minuscolo scoglio oceanico sul quale è in corso una perenne festa del cazzo; come si fa ad arenarcisi, con tanto mare che c’è attorno e con tanti motivi per andare, è un mistero.

Questo segno viene dopo un mese di assoluta velocità durante il quale mi serviva osservare e comporre, cioè salutare ancora un po’. Quel po’ che mancava per far diventare l’invisibile definitivo.

Ho deciso di avviare un blog in cui riportare il distillato dei miei giri in bicicletta. Tutti sanno che vado in bici: la mia prima tessera è del 1988 e ho smesso con le gare nel 1999 quando il ridicolo sistemino corporativo iniziava già allora a darmi più di una grana. Non si parlerà però di ciclismo né in forma appassionata, intineraristica, cicloturistica o esistenziale e sentimentale. Vado per altri motivi, vado bene, da solo, mi sento pieno e felice senza scopi temporanei, come non uso ragioni letterali per avviare o torcere e disintegrare cose che in apparenza mi riguardano. Sapete, la vecchia storia della presenza. Parlerò di quello.

Devo agire più concretamente e usare le energie in un certo modo e questo modo, che ho rinviato fino ad esserne più sicuro nonostante potessi permettermi di narrare e narrare per la gioia di tanti maneggioni e mentalisti, passa anche da solitari qui e là sulla mia Pinarello fluo del 1995. Spiegherò meglio su come procederò quando fra pochi giorni aprirò il documento e lo presenterò anche qui.

Un ultimo appunto per questo momento. La voce presente non si è rivolta ad alcuno ricorrendo ai mugugni della mente che vivono di ricordo e di assenza. Come può mancare chi si ricorda dall’infinito? Accolgo con onore chi si presenta in modo adeguato. ‘Non mi sei mai mancato e nulla mi mancherà mai più, perché ho capito chi sono. Ti conoscevo prima di scoprire che esistevi.’ Come vorrei sapere i miei alleati, se non in questa coscienza incandescente e viva? Perché chi si cerca dentro con impegno da sé e si trova, cerca e trova e libera nel contempo tutti gli altri.
Quella frase la pronuncio, perché conosco il sottotraccia e che cosa intendo di preciso. Ciò ha rafforzato nobili complicità al di là di ogni distanza e silenzio.

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