Una battaglia per la volontà

Questo fa il paio col pezzo di ieri.

Entrando in una casa, incappo naturalmente in regole precise stabilite dai suoi abitanti e non mi sogno di trasgredirle, le seguo, oppure non entro. Di solito, sono norme che posso sinceramente capire e non violano mai il mio benessere né mi forzano a cambiare le mie migliori coordinate di base, vengono dal buon senso, ispirate e severe, ed è piacevole anzi arricchirsi capendo comportamenti sconosciuti. Se qualcuno chiede di non fumare, si può capire che stare senza il fumo per un’ora di amichevole visita non abbia mai condotto nessuno alla morte. Se qualcuno prepara delle ottime ricette di verdure, chi abitualmente a casa propria mangia carne sicuramente non morirà di stenti a non trovarsela nel piatto per una volta. Ecc. In tutto questo io sono presente e accetto o declino l’invito.

Non entrerò nei film orizzontali, voglio illuminare un altro aspetto, anche se credo che molta sia la stupidità che li infetta.

Io Sono la mia casa e tante volte, quando espongo con chiarezza e voce ferma le mie norme di funzionamento, non posso non accorgermi in certi contesti la pressione e la prevaricazione e la leggerezza che proviene da chi, battente orgogliosa bandiera del programma automatico, vorrebbe farmi soprassedere su quelle confidenze, inviolabili da alcuno se non da me stesso, che io ho scoperto e formulato per me. Come se fossero cose così, dettagliuncoli.

Dall’alimentazione fino al comportamento, alle frequentazioni, alle attività da svolgere, noto che se una creazione si è fatta tanto personale e se un miglioramento è stato raggiunto, si da per scontato che sia giusto fare abbassare la guardia e cedere quote del proprio libero arbitrio e volontà a riguardo, per permettere l’assunzione di altri ghirigori e capolavori più diffusi fra chi miglioramenti non ne consegue e vive anzi nella profondità, arrivando fino ad insozzarsi o farsi insozzare ogni tanto o anche più di ogni tanto.

Non c’è una ragione che giustifichi queste pressioni, nessuna; inoltre, se io scelgo liberamente e pacificamente per me, do per scontato che chi sceglie per sé tenga a condursi nel modo che non prevede le mie interferenze, specie su livelli delicati. Io quelle reti non le stendo su nessuno: appena mi danno o intuisco le coordinate di chi ho davanti, anche le più sofisticate, le rispetto, evito di intrufolarmi e manipolare e non traffico con i compromessi per fare accettare cose che riguardano i miei desideri o volontà.

Non c’è una ragione. Il fatto è che non si tratta di quello che avviene nel film, una boccata di nicotina fra le tende del salotto o un morso ad un cosciotto di pollo, ma la questione riguarda un principio, la confidenza con un sentire interiore che non può essere assoggettato ad alcuna motivazione, logica o meno, pulita o meno, che risieda fuori. Quindi,  l’unica che mi è visibile è che molto di frequente l’ambiente attorno, ben incarnato da figure che si dibattono nella cortina di addormentamento dalla quale i prodotti seriali emergono con le loro rèclames, è tangibilmente congetturato e tarato non tanto per suggerire o proporre alternative, confrontare scelte o immaginare nuove opportunità di bellezza e rispetto, ma per cogliere in fallo o costringere alla deviazione dal percorso personale, non senza una certa violenza o strategia sporca, chi dimostra invece di saperci fare con la propria energia e con la propria capacità decisionale, sovrana e sacra, tanto da potersi sempre bastare, chi ha la temperata abitudine e buon senso di essere coerente col proprio sentire o, nei casi più elevati, col proprio essere integrale. Nego il mio consenso a queste rapine e considero in disonore chi si cimenta in questo brutto salto del fossato.

 

Una battaglia per la volontà

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Come quando molto giovane te la intendi con la ragazza più carina, tua madre in verità le vorrebbe strappare gli occhi. Non dico che è sempre così, ma molto spesso è così ed è, più o meno, un tozzo spauracchio inconscio, l’idea molesta di qualcun altro largamente condivisa. Allo stesso modo i nostri slanci consapevoli mandano su tutte le furie i nostri amici la cui programmazione ha dettato per loro precompilati vecchi come il cucco che funzionano a bassa energia presso il cerchio dei normali e dei quali sono costretti ad esaltarsi, o sparirebbero da una storia che nemmeno esiste. Fino a quando non hai illuminato quegli automatismi, tutto andava bene, dritto verso la tomba. Gioirei se avessi degli amici dietro ai quali il mio maggiore immaginario è incapace di correre, perché aprono una visione che mi salva al momento opportuno, quando sono forzato a mettere in moto le energie che contano e che sono le mie. Non significa aderire a quella visione, né imporne una: bisogna fabbricarne una per sé. Comunque sia, vanno su tutte le furie, perché avevano dipinto un reame su di un fondale di legno e ciò aveva intrattenuto gli ammiratori bidimensionali. Ha assonanza con quella intensa storia della caverna, è ovvio. Comunque vanno in tilt e spesso ci detestano per questo smascheramento; basta che stiamo in prossimità, in silenzio, oppure se abbiamo delle creazioni attive, se prendiamo parola durante una assemblea civica o spirituale, se compiliamo un blog, se siamo autori, se abbiamo la nostra vera firma energetica e la irraggiamo, anche nella forma delle informazioni di nuova concezione. Chi muove le energie, lo fa anche semplicemente stando accanto agli altri, e possono succedere cose molto interessanti ed incontrollabili.

Siccome quegli stimoli esteriori non li ho quasi mai avuti, molti anni fa ho anticipato un po’ i tempi e mi sono messo a correre da solo mosso dai miei. Verso dove non lo so, so che è così e alla lunga ha comportato e comporta divisioni che io sono capace di praticare senza anestetici o diversivi.

Dunque, alla fine di tutto, lascereste cavare gli occhi dell’essenza suprema che amate, interiore o sotto forma di aspetto, da un qualsiasi animale ferito solo perché dove tutti stanno degenti e menomati regna una strana calma condivisa dettata o imposta da ragioni disgustose sulle quali nessuno si interroga?

Trascendere, qualsiasi significato abbia questa parola, gli standard, è tutto.

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Interruzioni

L’interruzione forzata delle registrazioni a causa del mio glorioso 8 piste che è entrato in una specie di letargo, dal quale chissà se uscirà, è il clamore da superstizione che posso collegare alla giornata di ieri. Non mi sono stupito né sono entrato nella disperazione, sospinto da altre e più moleste intenzioni per mettere a punto i miei trastulli sonori. Questa cosa è il click di un sentimento clandestino precedente e i giorni a venire saranno molto più avventurosi e belli.  Così onoro la mia jungla interiore. Quale calma? Quale riflessività?  Ci sono stati in maggior numero bei momenti, comunque. Telefonate, lunghe camminate, respingimenti, public relations. A seguito dell’articolo dell’altro giorno si sono arrabbiati tutti. Ma è così che è giusto. Come avevo scritto, non penso che esista una scala definitiva e affidabile per misurare se e quanto siamo progrediti. Io almeno non la conosco ma vado così ad occhio. Penso che ciascuno può creare e quando crea nella chiarezza, sta creando bene, diventa bello, diventa amabile, senza snaturarsi o perdersi di vista. Può questa naturalezza aiutare a progredire? Non lo so, ma da quanto vedo e sento so che fa stare bene e rende inefficaci le sortite di energie inadeguate o disequilibrate. Anche se il mio registratore è rotto, sintomo di appiglio, in qualche maniera moderna di comodo oroscopo, la mia chiarezza è più importante ora.

Mi sono accorto che a volte uno esce troppo da sé e va verso gli altri fino ad avvicinarsi un po’. Ma è impossibile mimare il vuoto che lascia dietro o permettere  che qualcuno controlli la casa durante l’assenza. E nel frattempo non sa più nulla di dove stava e se esiste ancora.

Esseri unici e originali e quindi creatori creativi: non è uno spot frutto di una decisione, è una realtà che interessa chiunque. L’attenzione e la smania di pretendere di sapere ogni cosa del prossimo, anche di decidere per esso, viene da un’assenza originale e non crea.

Guardo i controllori di questi tempi, gli ultimi, andati a zonzo e succubi dell’esterno che rincorrono a suon di carte ed incantesimi, così interessati a controllare e sgraffignare dal prossimo che a volte, anche osservandone l’irrilevante aspetto fisico, neppure li riesco a scorgere e distinguere, perché non ci sono, sono tutti uguali; essi pretendono di inventare finzioni a favore di finzioni ma non creano, perché non sono. Forse per il momento, o forse sono davvero vascelli robotici biologici che si distruggeranno alla fine di quello che svolgono. Ad imitarli, più o meno toccati dall’essere o toccati e basta, milioni d’altre unità, innamorati, ambiziosi a bagno in pochi metri cubi d’ufficio. Miliardi di luci che si spengono all’unisono nella notte dopo un blackout, che rumore fanno?

Interruzioni

Cover: Railroad tracks, The Raveonettes

Una mia interpretazione di questa canzone indimenticabile e poco nota.

-Railroad tracks, The Raveonettes.
Take me off to times I think I used to like
Leave me by the railroad tracks tonight
Everytime I stare right out the broken glass
I feel like going home to someplace else
Take me off to times (dreams) I think I used to like
(Have)
Leave me by the railroad tracks tonight
It feels so good to stay a while and think of you
I think you’re off to times I used to know

 

Cover: Railroad tracks, The Raveonettes

Dalle coltri, nuovo brano: Arly

Mentre il Divano dorme, ho già attaccato a tracciare delle demo per il mio prossimo volume personale. A questa tornata cercherò di proporre più anteprime e versioni differenti. Titolo dell’operazione, Arly. Dieci canzoni in bassa fedeltà che nelle mie intenzioni vorrei mettere in giro per fine mese.

La canzone omonima, poco più o poco meno di un intro, è da ieri on line, pressata dalla panza di YouTube, e la propongo qui.

 

Dalle coltri, nuovo brano: Arly

Le forme del destino

Trasformarsi è il miglior modo per informarsi. Fare esperimenti. Fuori è completamente vuoto ed è in attesa di qualcosa che si muove dentro di noi. Avevo tanti conoscenti che erano convinti che quanto avviene nel mondo sta prima di tutto, che deve essere atteso, che bisogna averne notizia da quelli che sanno (cioè da quelli che non sanno e che attendono come e più di loro) prima di scoprirlo ed arrivarci da soli, che nessuno può sostenere di sapere e saperlo controllare e creare, come se fosse vietato. L’amnesia mi accorgo ora dilaga, ho assistito a migliaia di esempi di individui ampiamente coinvolti in una consapevolezza crescente, che produce appunto fatti e manifestazioni nella realtà esterna, quindi informati da mesi circa eventi e momenti che ora sono qui, sono in atto, e che essi sostengono di non avere precepito e che sono frutto delle solite e solide fonti ‘esterne’ se ora se ne ha notizia. Dimenticano letteralmente che lo avevano visto tempo prima coi loro sensi e coi loro cuori. Non ci credono. Come si fa a prendere per vero quello che sembra succedere fuori se non si crede prima in se stessi? Il fatto è che non c’è da credere, ma fare avverare partendo con l’avverarsi. Essere se stessi genera nausea ed è mal tollerato, essere se stessi è il vero e unico imperdonabile peccato al mondo e tutti lavorano freneticamente in concerto affinché nessuno arrivi a realizzarlo. Perché se qualcuno lo realizza, mette in disonore praticamente tutti gli altri che si servono delle maschere. Questa partita è suggestiva proprio per questo motivo, perché già circolano nel pianeta gli esseri che hanno scelto di deporre le maschere e questa azione è vista con vergogna o terrore da quelli ancora ben bardati. Si sentono oltraggiati e traditi, ma forse più di tutto un po’ stupidi, perché costretti (da nessuno) ad assecondare qualcosa che è stata, ne hanno le prove, una lunga stronzata. Come ho scritto qualche articolo fa, non credo alla favola degli addormentati. Forse attendono che il mondo li informi, dia loro una forma, e questa forma è fatta dei libri su cui piegarsi, un partner, una tv accesa, un divano nuovo, una lista di nomi fortunata, una gomma bucata, un bar di fiducia, viaggi organizzati, orari, ansietà e così via e che magari li informi anche che si stanno prendendo in giro. Ma questo non lo farà mai, se ne devono accorgere da soli e lo possono fare scoprendo che anche questa è un’opera di creazione loro, praticamente minima ma lo è, perciò dovrebbero capire che ad un grado ridotto, andando in folle, anche loro sono svegli e sono e creano e che nulla di quello che gli capita è a casaccio o dipendente da mani invisibili a cui imputare le carognate o trafugare medaglie. Non sanno che tutto quello che incrociamo mentre andiamo avanti è solo una nostra creazione, non dico nulla di nuovo, ma voglio ricordarlo in questo periodo, perché dobbiamo levare ogni scusa e considerare ciascuno rimesso ai propri diritti e doveri superiori, tutti illimitatamente responsabili. Essere diretti anche a costo di deludere le false attese di chi attende, essere impopolari come anime libere davanti a chi non si anima al cambiamento ed irriconoscibili presso chi non si conosce. L’universo è sempre in ascolto e porta quello che possiamo sostenere, capire e percepire e fare come esperienza in quell’istante, è un servitore perfetto e rapido, ma non ci farà avere o comprendere mai le cose ulteriori e superiori se lo disconosciamo, se affermiamo che non siamo noi a crearle, perché oltre a respingerne l’autenticità e paternità, stiamo dichiarando che non sappiamo essere praticamente degni e responsabili della sua bellezza, quando, senza andare su altri mondi, la realtà di ogni giorno è invece stracolma di bellezza. Da qui ha origine tutto quel che segue (e che non piace e su cui ci si interroga per secoli).

Le forme del destino