Mount Sumeru

Sempre meno oggetti del mondo di prima e sempre più sbiaditi, inconsistenti. Si scansano da soli. Meno contatti, meno tempo formale o informale, meno domande da subire, meno risposte da dare e meno parole e pensieri in generale. Il telefono sta muto anche per 5 giorni e sui social network quelli che aspettavano le briciole si sono dileguati.  Per molti, sono ora incomprensibile. Sicuramente lo sono anche per me, quelle volte in cui invece di accettare la ovvietà del chiaro e dell’evidente mi metto sulla pista di risposte e ragioni che so benissimo non portano da nessuna parte. Si tratta di quel bastardissimo giro lungo.

Non la faccio complicata e tolgo di mezzo chi prova a tentare la carta del labirinto. A questo punto della storia, questa forma di interrogazione è una presa per il culo e un’offesa ed io non la posso accettare da me né da alcuno, anche se dovesse costare troncare con tutti i residenti del campeggio incosciente. Bene, sta accadendo e accadrà sempre più forte che ogni sasso verrà rivoltato. Io faccio la mia parte, finendo con la faccia nel fango o certe volte godendomi la vista del cielo. Non mi oppongo.

Più silenzio, presenza, creazioni e tranquillità. Più chiarezza e prontezza nel decidere come una cosa deve essere e dove non c’è niente, per lo meno non c’è niente.

Ho creato questo video per il brano strumentale Mount Sumeru. Il mio nuovo appuntamento in bassa fedeltà prosegue, oltre 25 brani, e ve lo porterò on line il 16 Agosto.

Mount Sumeru

A bordo dei limiti

Come mai oggi i grandi strafottenti maleducati, spesso inguaiati in crimini o zozzerie, sono così seguiti e grandi masse di persone propongono che il destino delle cose debba passare dalle decisioni di questi ‘che ci sanno fare’? Mi viene da pensare che, nella estesa mancanza di visione personale, molti credono che tanto la nave sugli scogli andrà, dunque meglio incaricare al timone un imbecille, così nel parapiglia inevitabile poi si potrà dare la colpa a lui. Ma da una parte questi direttori offrono un servizio, si mettono al servizio di una astrazione inesistente ed agiscono per suo conto vivendo l’assenza e l’oblio, e da lì la veicolano. In apparenza, ci vuole coraggio, eh!, e dunque il pubblico applaude questo eroe tragico e prende appunti, complice il patto implicito che vincola ciascuno a non indagare troppo a riguardo. “Tu fingi e fregatene, anche se me ne accorgo mi sta bene perché, detto tra di noi, nemmeno io sono degno d’altro.”

Dall’alto di quella assenza ed irresponsabilità, e una relativa impunibilità con tanto di premio per le carognate compiute, appaiono pieni di potere. Somigliano a centinaia di individui che ogni giorno si incontrano e che replicano scalarmente gli stessi disequilibri. Si penserà che i modi burberi e le brutte parole li caratterizzano, ma il disprezzo è quello per se stessi, tanto da rigettarsi e preferire un ruolo, e li accompagna fin da quando accettano di pronarsi all’automatismo. Gurdjieff ha ricordato che “una percentuale considerevole della gente che incontriamo per la strada è vuota dentro, cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall’orrore.” Penso che valga anche il contrario, cioè che se queste finzioni si imbattessero in esseri vivi e chiari, focalizzati, non solo sarebbero loro ad impazzire ma accadrebbero inevitabilmente all’interno delle loro finestre di tempo catene di eventi significativi che o li distruggono o li fanno tornare alla vita.

Non si può pretendere che un incontro del genere sia piacevole. A volte non lo è neppure per chi è molto preparato. Si crede davvero che se si imbattesse in un essere purificato, sovrano e focalizzato, un individuo comune sarebbe capace di riconoscerlo ed apprezzarlo? La risposta è no e ogni giorno della storia nel piccolo e nel grande è verificabile. Ogni incompiuto spera sempre non ci sia nei paraggi qualcuno capace di scoprire il suo gioco e metterlo sotto una luce tremenda, o ne andrebbe di mezzo l’intera impalcatura e scenografia di una esistenza i cui traguardi intermedi fittizi sono stati assemblati senza una volontà cosciente, il che nella gavetta per crearsi cotanta carriera ha voluto dire assecondare imposture, insincerità, sottomissione, imposizione, prevaricazione, cieca obbedienza, compromesso, spesso violenza. Non è una storia che sembra aver già ascoltato?

Un essere più avanzato lo può apprezzare solo chi è già in quello stesso stato, al più chi ci è vicino o si è segretamente promesso di diventarlo. Come persone e maschere, come esseri non perfezionati, tutti gli altri non ne sarebbero in grado e anzi quella energia elevata li ridurrebbe in pezzi, li farebbe stare più male di quanto l’abuso più vile possa fare. Ad ogni atto progredito e di bontà e costruttività ricevuto, essi si sentono realmente in pericolo, senza un motivo esterno. Per questo si rivoltano anche alla sola vicinanza di una vibrazione tanto potente e si sentono chiamati dal loro programma a tentare di annientarla. Ne va della sopravvivenza della bugia vivente.

Faccio un esempio e mi torna in mente quel video con le scimmiette e l’acqua che è perfetto. Uno si becca un programma, ad un certo livello non si domanda perché e questo gira da solo e sembra quasi reale. Può essere qualsiasi cosa, tipo mangiare cose disgustose o frequentare persone poco pulite. Vede gli altri attorno che si comportano in automatico e la parte più grande del pasto non è mai nutrirsi in silenzio ma vomitare nel piatto di chi mangia cibi diversi, insomma, essere meschini con chi la pensa diversamente è la nutrizione vera e propria e ciò dona molta soddisfazione oggigiorno, pare che distenda i nervi espellere sugli altri questa carica tossica che è evidente non si è più capaci di contenere tanta se n’è assorbita. In realtà molti di questi non vogliono più assumere quel cibo deplorevole, e sanno che sono intossicati fino al collo e sanno anche che i loro contigui sono esseri primitivi e squilibrati; il fatto è che le condizioni d’energia in quel momento li inchiodano lì e basta. Inoltre, temono che se smettessero con un certo comportamento, subirebbero esattamente lo stesso trattamento, brutale, ingiusto, malato, dai loro compari, o ex compari a quel punto. E questo potenziale c’è, sarebbe anzi inevitabile e per via di leggi maggiori sicuramente idoneo per rimettere le cose a posto. Non si può pensare di poter fare quello che si vuole senza poi subirlo. Interviene in soccorso la spinta propulsiva: più è genuina e ardita e azzeccata la virata cosciente, più velocemente si mitigano certi contraccolpi. Effettivamente, più di ogni rappresaglia o vendetta subite, per loro la parte difficile è il poi. Nel territorio inesplorato della responsabilità individuale, dove ogni decisione crea il proseguimento non ancora battuto, tutti gli elementi hanno finalmente riconosciuti il valore e una firma di energia e per mettersi in viaggio sono richieste una visione chiara e la prontezza a volere/sapere sempre risolvere nel bene e nel giusto. Si avverte anche  la mancanza di una scatola di attrezzi che hanno a che fare con la manifestazione e la comunicazione istantanee: quali ragioni sono intervenute, come riconoscere gli intenti e le sensazioni sottili, trovare le parole esatte per intavolare eventualmente un discorso a riguardo e renderlo efficace e a prova di stupidità di gregge, esigere che venga rispettata una scelta e la libertà di quella scelta, prevenire con anticipo i contesti non più adeguati, tirarsene fuori eventualmente ecc.

A bordo dei limiti

Un libro per ciascuno

La ricerca mi piace ma preferisco le avventure personali che portano a certe scoperte, chi eri e chi è che hai visto quando ancora non sapevi nulla di te e degli altri. Come è stato, cosa hai scoperto da solo sul tuo conto e come hai cominciato ad usarti e darti un senso, spesso togliendoti dalle maglie di molti interessati, che sono anche informazioni, concetti collosi e idee. Di ciò, non se ne parla quasi mai ed io lo trovo spiacevole perché ci sono storie che vengono e vanno davvero dall’altro mondo. Basta anche solo stare a fianco ad una di queste essenze per riconoscere che ha una energia e un trascorso potenti e, come dice una mia amica, guardarne il viso svela che deve averne viste di tutti i colori.

Attingere da se stessi, al modo sfrenato di un genio, sfrecciando sfacciatamente sopra qualcosa che rotola fuori sotto la spinta del vento di una moda o che riverbera fuori, che resta, comunque, soltanto fuori e non può sostituire quello che dentro è già completo e non ha forma, almeno nel film.

Ho incontrato troppi contenitori, ricchi di informazioni e citazioni e di capacità di calcolo e combinazione, ma avevano pescato soltanto quelle dal mare piatto o burrascoso delle cose che si susseguono e senza quelle, e senza riuscire ad ostentarle come al bar, di sé non avevano ancora tratto nulla, o quello che afferrano lo reputano insufficiente. Ammiro molto il loro talento, ma certe volte la fiamma è appunto fredda. Cerco più volentieri chi si è gettato sulle spade o si è sdraiato fra i fiori per insistere in una sua intuizione che vada al di là di qualsiasi aggiornamento.

Io non lo so fare molto bene, catalogare o stare dietro al calendario dei numeri. Mi sembra, man mano che i giorni si impilano sul trend del periodo, una nuova distrazione. O può essere che funziona nell’esperienza di certi e non di tutti. Mi piace di più sentire da dove vieni, cosa ti è successo e quale funzionamento di te stesso hai messo a punto, che ti riporterà a casa, o che ti aiuterà a portarti sempre in salvo anche qui se vorrai. Sarà inevitabilmente diversa dalla mia, quella che ho conosciuto per me. Possiamo poi confrontarle, confrontarle anche con quello che si disegna nel cielo. Non voglio esattamente un resoconto, mi basta sentire che è da lì che hai scoperto che potevi uscire.

Il tempo passa e deve passare, come quel treno che un po’ tutti si dice vorrebbero prendere. Eppure una volta sfilato il sipario dell’ultimo vagone, appare sulla banchina opposta qualcuno che come te ha colto con forza un’altra decisione e sul convoglio non ci è voluto salire.

Un libro per ciascuno

Una battaglia per la volontà

Questo fa il paio col pezzo di ieri.

Entrando in una casa, incappo naturalmente in regole precise stabilite dai suoi abitanti e non mi sogno di trasgredirle, le seguo, oppure non entro. Di solito, sono norme che posso sinceramente capire e non violano mai il mio benessere né mi forzano a cambiare le mie migliori coordinate di base, vengono dal buon senso, ispirate e severe, ed è piacevole anzi arricchirsi capendo comportamenti sconosciuti. Se qualcuno chiede di non fumare, si può capire che stare senza il fumo per un’ora di amichevole visita non abbia mai condotto nessuno alla morte. Se qualcuno prepara delle ottime ricette di verdure, chi abitualmente a casa propria mangia carne sicuramente non morirà di stenti a non trovarsela nel piatto per una volta. Ecc. In tutto questo io sono presente e accetto o declino l’invito.

Non entrerò nei film orizzontali, voglio illuminare un altro aspetto, anche se credo che molta sia la stupidità che li infetta.

Io Sono la mia casa e tante volte, quando espongo con chiarezza e voce ferma le mie norme di funzionamento, non posso non accorgermi in certi contesti la pressione e la prevaricazione e la leggerezza che proviene da chi, battente orgogliosa bandiera del programma automatico, vorrebbe farmi soprassedere su quelle confidenze, inviolabili da alcuno se non da me stesso, che io ho scoperto e formulato per me. Come se fossero cose così, dettagliuncoli.

Dall’alimentazione fino al comportamento, alle frequentazioni, alle attività da svolgere, noto che se una creazione si è fatta tanto personale e se un miglioramento è stato raggiunto, si da per scontato che sia giusto fare abbassare la guardia e cedere quote del proprio libero arbitrio e volontà a riguardo, per permettere l’assunzione di altri ghirigori e capolavori più diffusi fra chi miglioramenti non ne consegue e vive anzi nella profondità, arrivando fino ad insozzarsi o farsi insozzare ogni tanto o anche più di ogni tanto.

Non c’è una ragione che giustifichi queste pressioni, nessuna; inoltre, se io scelgo liberamente e pacificamente per me, do per scontato che chi sceglie per sé tenga a condursi nel modo che non prevede le mie interferenze, specie su livelli delicati. Io quelle reti non le stendo su nessuno: appena mi danno o intuisco le coordinate di chi ho davanti, anche le più sofisticate, le rispetto, evito di intrufolarmi e manipolare e non traffico con i compromessi per fare accettare cose che riguardano i miei desideri o volontà.

Non c’è una ragione. Il fatto è che non si tratta di quello che avviene nel film, una boccata di nicotina fra le tende del salotto o un morso ad un cosciotto di pollo, ma la questione riguarda un principio, la confidenza con un sentire interiore che non può essere assoggettato ad alcuna motivazione, logica o meno, pulita o meno, che risieda fuori. Quindi,  l’unica che mi è visibile è che molto di frequente l’ambiente attorno, ben incarnato da figure che si dibattono nella cortina di addormentamento dalla quale i prodotti seriali emergono con le loro rèclames, è tangibilmente congetturato e tarato non tanto per suggerire o proporre alternative, confrontare scelte o immaginare nuove opportunità di bellezza e rispetto, ma per cogliere in fallo o costringere alla deviazione dal percorso personale, non senza una certa violenza o strategia sporca, chi dimostra invece di saperci fare con la propria energia e con la propria capacità decisionale, sovrana e sacra, tanto da potersi sempre bastare, chi ha la temperata abitudine e buon senso di essere coerente col proprio sentire o, nei casi più elevati, col proprio essere integrale. Nego il mio consenso a queste rapine e considero in disonore chi si cimenta in questo brutto salto del fossato.

 

Una battaglia per la volontà

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Come quando molto giovane te la intendi con la ragazza più carina, tua madre in verità le vorrebbe strappare gli occhi. Non dico che è sempre così, ma molto spesso è così ed è, più o meno, un tozzo spauracchio inconscio, l’idea molesta di qualcun altro largamente condivisa. Allo stesso modo i nostri slanci consapevoli mandano su tutte le furie i nostri amici la cui programmazione ha dettato per loro precompilati vecchi come il cucco che funzionano a bassa energia presso il cerchio dei normali e dei quali sono costretti ad esaltarsi, o sparirebbero da una storia che nemmeno esiste. Fino a quando non hai illuminato quegli automatismi, tutto andava bene, dritto verso la tomba. Gioirei se avessi degli amici dietro ai quali il mio maggiore immaginario è incapace di correre, perché aprono una visione che mi salva al momento opportuno, quando sono forzato a mettere in moto le energie che contano e che sono le mie. Non significa aderire a quella visione, né imporne una: bisogna fabbricarne una per sé. Comunque sia, vanno su tutte le furie, perché avevano dipinto un reame su di un fondale di legno e ciò aveva intrattenuto gli ammiratori bidimensionali. Ha assonanza con quella intensa storia della caverna, è ovvio. Comunque vanno in tilt e spesso ci detestano per questo smascheramento; basta che stiamo in prossimità, in silenzio, oppure se abbiamo delle creazioni attive, se prendiamo parola durante una assemblea civica o spirituale, se compiliamo un blog, se siamo autori, se abbiamo la nostra vera firma energetica e la irraggiamo, anche nella forma delle informazioni di nuova concezione. Chi muove le energie, lo fa anche semplicemente stando accanto agli altri, e possono succedere cose molto interessanti ed incontrollabili.

Siccome quegli stimoli esteriori non li ho quasi mai avuti, molti anni fa ho anticipato un po’ i tempi e mi sono messo a correre da solo mosso dai miei. Verso dove non lo so, so che è così e alla lunga ha comportato e comporta divisioni che io sono capace di praticare senza anestetici o diversivi.

Dunque, alla fine di tutto, lascereste cavare gli occhi dell’essenza suprema che amate, interiore o sotto forma di aspetto, da un qualsiasi animale ferito solo perché dove tutti stanno degenti e menomati regna una strana calma condivisa dettata o imposta da ragioni disgustose sulle quali nessuno si interroga?

Trascendere, qualsiasi significato abbia questa parola, gli standard, è tutto.

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Interruzioni

L’interruzione forzata delle registrazioni a causa del mio glorioso 8 piste che è entrato in una specie di letargo, dal quale chissà se uscirà, è il clamore da superstizione che posso collegare alla giornata di ieri. Non mi sono stupito né sono entrato nella disperazione, sospinto da altre e più moleste intenzioni per mettere a punto i miei trastulli sonori. Questa cosa è il click di un sentimento clandestino precedente e i giorni a venire saranno molto più avventurosi e belli.  Così onoro la mia jungla interiore. Quale calma? Quale riflessività?  Ci sono stati in maggior numero bei momenti, comunque. Telefonate, lunghe camminate, respingimenti, public relations. A seguito dell’articolo dell’altro giorno si sono arrabbiati tutti. Ma è così che è giusto. Come avevo scritto, non penso che esista una scala definitiva e affidabile per misurare se e quanto siamo progrediti. Io almeno non la conosco ma vado così ad occhio. Penso che ciascuno può creare e quando crea nella chiarezza, sta creando bene, diventa bello, diventa amabile, senza snaturarsi o perdersi di vista. Può questa naturalezza aiutare a progredire? Non lo so, ma da quanto vedo e sento so che fa stare bene e rende inefficaci le sortite di energie inadeguate o disequilibrate. Anche se il mio registratore è rotto, sintomo di appiglio, in qualche maniera moderna di comodo oroscopo, la mia chiarezza è più importante ora.

Mi sono accorto che a volte uno esce troppo da sé e va verso gli altri fino ad avvicinarsi un po’. Ma è impossibile mimare il vuoto che lascia dietro o permettere  che qualcuno controlli la casa durante l’assenza. E nel frattempo non sa più nulla di dove stava e se esiste ancora.

Esseri unici e originali e quindi creatori creativi: non è uno spot frutto di una decisione, è una realtà che interessa chiunque. L’attenzione e la smania di pretendere di sapere ogni cosa del prossimo, anche di decidere per esso, viene da un’assenza originale e non crea.

Guardo i controllori di questi tempi, gli ultimi, andati a zonzo e succubi dell’esterno che rincorrono a suon di carte ed incantesimi, così interessati a controllare e sgraffignare dal prossimo che a volte, anche osservandone l’irrilevante aspetto fisico, neppure li riesco a scorgere e distinguere, perché non ci sono, sono tutti uguali; essi pretendono di inventare finzioni a favore di finzioni ma non creano, perché non sono. Forse per il momento, o forse sono davvero vascelli robotici biologici che si distruggeranno alla fine di quello che svolgono. Ad imitarli, più o meno toccati dall’essere o toccati e basta, milioni d’altre unità, innamorati, ambiziosi a bagno in pochi metri cubi d’ufficio. Miliardi di luci che si spengono all’unisono nella notte dopo un blackout, che rumore fanno?

Interruzioni

Cover: Railroad tracks, The Raveonettes

Una mia interpretazione di questa canzone indimenticabile e poco nota.

-Railroad tracks, The Raveonettes.
Take me off to times I think I used to like
Leave me by the railroad tracks tonight
Everytime I stare right out the broken glass
I feel like going home to someplace else
Take me off to times (dreams) I think I used to like
(Have)
Leave me by the railroad tracks tonight
It feels so good to stay a while and think of you
I think you’re off to times I used to know

 

Cover: Railroad tracks, The Raveonettes