Cover: If we cannot see

Le grandi melodie e i grandi testi sono l’arredamento preferito dai Devics. Brani intensi e di alta raffinatezza che non si piegano al facile compitino prestampato dell’immediato, ma toccano fili nascosti suscitando immediata attenzione di qualità anche nell’ascoltatore più distratto. Innamorarsi di questa band è una tappa inclusa nel percorso degli utili ascolti.

If we cannot see avevo in progetto di farla prima o dopo, anche se non mi ero preso la briga di impararla coerentemente. Avevo rifatto però Distant Radio. Così ho pensato di attaccarla ieri, nei soliti quattro e quattrotto, in concomitanza con l’avvio dell’immersione nel mio episodio di inediti numero 8 della serie 2017. Mi sono sentito bene fin dalle prime risposte del suono e della cadenza che ho dato alla versione e dopo qualche battuta, poco più di un’ora, avevo finito con le parti. Ve la porto qui, date uno sguardo. Il testo dal mio punto di vista è il piatto forte della canzone e parla di molto altro rispetto all’intrigo nostalgico sentimentale di facciata.

Nel frattempo, dicevo, ho dato il via alle nuove trascrizioni, ulteriori rilfessi da fare precipitare e molta voglia di impegnarmi a fondo in questo. Sarà una storia molto più lunga di Cardigan Olcott quella che racconterò al culmine dell’estate, nelle mie intenzioni un triplo resoconto da mettere in giro ad Agosto, il giorno del mio compleanno. Ambientato nella tradizione della bassa fedeltà e del rumorificio, i primi segnali dicono che sarà un momento di ispirazione con più deviazioni, più pasta sonora, più piani di modulazione, più silenzi.

-If We Cannot See-

You were born with a heart that can never be filled
And a head like snow that can never be still
There are streets paved in gold that shine so bright
That you force yourself to look away

If we cant see now, we might never see
We only kill ourselves more slowly
If you cant afford love, then you will finally see
How we kill ourselves slowly

The words that fall from your mouth
They crystallize and break on the ground
And everything you want, you cant have
But you force yourself to look away

If we cant see now, we might never see
We only kill ourselves more slowly
If you cant afford love, then you will finally see
How we kill ourselves slowly

If you cant find me then you cant find love
If you close your eyes then will finally see
That you are already here with me

-Se non ci vediamo-

Sei nata con un cuore incolmabile
E una testa come la neve che non può resistere
Ci sono strade lastricate d’oro che brillano
tanto che ti costringi a guardare lontano

Se non ci vediamo ora, non ci vedremo mai più
Ci uccidiamo solo più lentamente
Se non puoi permettere l’amore, allora finalmente vedrai
come ci uccidiamo lentamente

Le parole che cadono dalla tua bocca
si cristallizzano e si frantumano a terra
E tutto quello che vuoi, non puoi averlo
Ma ti costringi a guardare lontano

Se non ci vediamo ora, non ci vedremo mai più
Ci uccidiamo solo più lentamente
Se non puoi permettere l’amore, allora finalmente vedrai
come ci uccidiamo lentamente

Se non riesci a trovarmi, allora non puoi trovare l’amore
Se chiudi gli occhi poi finalmente vedrai
Che tu sei già qui con me

Cover: If we cannot see

Cover: Imaginary You

Fra una cosa e l’altra, in questa prima metà di 2017 ho portato a compimento 7 capitoli lunghi e due episodi minori, almeno, tenendo conto solo delle mie trascrizioni. Cardigan Olcott è appunto il numero 7, quello che  si direbbe un Lp, per giunta doppio. Mentre vado a concluderlo, la prossima settimana, radunerò alcune delle cover preparate quest’anno in un volume 2 di Overs da porre in download al più presto coi due EP appaiati. 

Ci tenevo a rifare questa Imaginary You, dell’elegante progetto di ambient e musica di ricerca No Clear Mind. Continuavo però a perdere l’appuntamento col brano, finché mi sono dimenticato. Ieri sera invece avevo voglia di riascoltare un paio di loro album, che non stancano mai e che reputo di bellezza ed evocatività superiori, e mi è tornata in mente. Ho dovuto rinviare l’ascolto a notte fonda per mettermi subito ad incidere la mia versione istintiva di Imaginary You, versione della quale sono contento, anche per via di alcune sfumature di suono che sono percolate così come le ho lasciate fin dai primi secondi che orientavo il pezzo.

-Imaginary You
To talk with the imaginary you
sunshine, we sit side by side
You hesitate
and move away
our eyes meeting frequently
are not free…
To talk with the imaginary you
sunshine, we sit side by side
You hesitate and move away
our eyes meeting frequently are not free…

Cover: Imaginary You

Cover: Good Riddance (Time of your life)

Una canzone che mi è sempre piaciuta e che ho inseguito per tanti anni fino ad oggi, dopo pranzo, quando ne ho fatta una mia versione da cantiere. Le cover sono molto importanti e appena posso ne incido qualcuna, per lo più di artisti ignoti, ma anche di qualche superstar. Dunque, Good Riddance (Time of your life) dei Green Day.

L’anno passato ne ho incise un buon numero e radunate 12 in Overs, e penso che ripeterò l’esperienza a breve. Vorrei mettere in giro, subito dopo Cardigan Olcott, i due recenti EP per un totale di 10 brani dal sottobosco, da integrare con altre visioni originali, insieme magari a una raccolta di una quindicina di cover che ho accumulato via via quest’anno.

-Good Riddance (Time of your life), by Green Day
Another turning point, a fork stuck in the road
Time grabs you by the wrist, directs you where to go
So make the best of this test, and don’t ask why
It’s not a question, but a lesson learned in time
It’s something unpredictable, but in the end it’s right
I hope you had the time of your life

So take the photographs, and still-frames in your mind
Hang them on a shelf in good health and good time
Tattoo’s of memories and dead skin on trial
For what it’s worth, it was worth all the while
It’s something unpredictable, but in the end it’s right
I hope you had the time of your life

It’s something unpredictable, but in the end is right
I hope you had the time of your life
It’s something unpredictable, but in the end is right
I hope you had the time of your life

Cover: Good Riddance (Time of your life)

Cover: Neptune City, di Nicole Atkins

Nel bel mezzo di una pausa durata qualche ora fra i miei due nuovi e molto urgenti capitoli di decostruzioni e le altre storie, ho inciso nei giorni scorsi la cover di un brano molto bello e molto significativo, Neptune City, della bravissima autrice e cantante americana Nicole Atkins. Il tutto si è svolto rapidamente e si situa nella tradizione della bassa fedeltà, buona la prima, suono inorganico, insomma, le solite attrazioni a cui mi dedico con sempre più entusiasmo e curiosità. Il brano inciso è semplice e, un piccolo gagliardetto che ho piacere di esporre a chi segue le mie faccende, questa mattina ha ricevuto su Twitter delle parole di elogio spontanee direttamente dalla sua gagliarda autrice, compreso rilancio sul suo canale dopo aver scovato il mio tweet sul social network. Ecco qua:

Ho ringraziato e questo apprezzamento mi ha molto colpito, perché ammiro da tantissimi anni questa artista e l’ho veicolata a più riprese. Le sue canzoni hanno per me un significato elevato e stanno fra gli ascolti più preziosi mai fatti, tanto che prima di realizzare una cover volevo essere sicuro fosse pertinente al momento. E lo è stata.

Un bel nuovo raggio di sole da aggiungere agli altri in vista di questi nuovi tempi entusiasmanti durante i quali ho deciso di aumentare la velocità e prendermi delle libertà ulteriori.

Cover: Neptune City, di Nicole Atkins

Cover: Clearing

Alla fine ce l’ho fatta, ho ceduto, e dopo tanti anni di ammirazione e ascolto fedele mi sono impegnato a definire alla bene meglio, sfruttando gli infiniti tratturi della bassa fedeltà, una mia visione di Clearing, di Grouper, o Liz Harris se vogliamo. Il pezzo è contenuto nel fantastico Lp Ruins del 2014.

L’unico appunto, non c’era traccia di un testo totalmente affidabile ed integro in rete e partendo dall’ascolto della eterea interpretazione dell’autrice era impossibile per me trascrivere con accuratezza le liriche. Ho fatto un po’ e un po’.

Cover: Clearing

Cover: Anger never dies.

Ad ogni inizio di labirinto, getto per aria i dadi per una cover. Oggi è il turno di Anger never dies, degli Hooverphonic, che è apparsa sul canale musicale nella versione live di Instanbul. Servirà pure a qualcosa rifare dei brani famosi e non, a dichiarare i pendii su cui arrampicare col suono e con le strutture nei giorni a venire. Alcune volte è proprio il tiro invece che non prenderò.

In questa creazione in scarsa fedeltà, che come sempre prevede la mia totale ignoranza del testo e del mero strumming di chitarra e in più la finalizzazione in pochissime riprese, ho stirato alcuni piani al limite della distanza, come dimensioni in netta slogatura. Non l’ho deciso, le sto vivendo.

-Anger Never Dies.

See the leaves how slow they tumble down

Covering the green and yellow lawn

As proof of what has been and what will come

Enjoying hazy light of early dawn

It ain’t good enough, good enough

Good enough to try and not succeed

Succeed

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

See the tears how slow they tumble down

Covering who believes in empty vows

As proof of what has been and what will be

Alcohol puts us both to sleep

It ain’t good enough, good enough

Good enough to try and not succeed

Succeed

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Anger never dies

It’s part of life, it’s part of you

The end will cease the fire

And make us accept we tend to lose

Cover: Anger never dies.

Cover: Distant Radio

Con l’ausilio dei nostri potenti mezzi soliti, ho immaginato questa mattina un brano dei Devics, band di raffinatezza e genio spaventosi poco diffusa in Italia. La canzone si intitola Distant Radio e conclude il mio anno in bassa fedeltà trascorso appresso a qualsiasi cosa abbia avuto un suono. Mi sono divertito, ho dato un senso a parecchie cose, specie a quelle che non mi sono ancora successe.

Ci rivediamo nel 2017, buon proseguimento e Auguri a tutti.

 

-Distant Radio

They say you walk closely to the ground
To the ground
They say you hear voices
Singing wires ease your pain
Balancing on poles and chains
Distant waves on the radio
It’s the sound of the weeping
Distant waves on the radio
And their calling out your name
They say you walk close to the ground
To the ground
So that you can always hear
Distant whispers in your ear
Distant waves on the radio
It’s the sound of the weeping
Distant waves on the radio
And their calling out your name
And I’m leaving tonight
Gonna get what is mine
Voices lead to no good
Voices want to have you
Distant waves on the radio
It’s the sound of the weeping
Distant waves on the radio
And their calling out to you

Cover: Distant Radio