Cover: I Will, by Radiohead

Qui passa tutto, anche le cover. In mezzo a quello che presumo mio e di cui mi sbarazzo, perché uno si può sbarazzare solo di quello che è suo dato che è impossibile avere qualcosa di altri, che non esistono, passano le cover. Ho sepolto così tante cose di ieri e di oggi che non mi è rimasto altro posto dove vivere se non questo istante, ma non ne sono molto sicuro. Abbandono anche questo molto spesso, fosse anche per distrazione. La musica è impersonale. Ieri ne ho avuto esempio, mentre mi trovavo ancora qua. Sono come uno che mette i dischi e fa il sottofondo all’uscita dove si accalca la gente a fumare. Fumano, quindi esalano, ma gli sembra un momento importante per parlare o prendersi a pugni.

Mi è tornata indietro da un mondo I Will dei Radiohead, che non avevo ancora affrontato e sgualcito, ed invece di riconoscermi in quella breve storia apocalittica ci sono passato attraverso. Sono buone cose che non trattengono, e non sono mie, sono di altri e posso dare la colpa, i meriti loro, agli altri, che a quanto ho detto non esistono. Ho inciso la base a braccio e quando stavo per cantare polemicamente il testo, ho realizzato di avere saltato dei passaggi. Neppure avevo sillabato, giusto un flash dalla regia profonda che mi ha permesso di scovare il punto preciso dove non sono stato. Dunque sono stato avvisato da più corpi a contatto invisibile ed invivibile che non ci sarebbe stato niente di romantico in cui sostare e trovare densità.

Poi, in meno di un’ora avevo finito anche questa. Probabilmente incido con scomodità e rancore, circondato dal fumo dell’incenso che vola anche lui in posizione eretta, cosicché non ho niente da dire sotto le coltri, o non mi spiego questa strafottente chiusura alla prima e la conseguente fuga, verso il mare, verso l’ultimo tampone di spazio.

La versione è fedele all’originale, cioè l’origine della quale ne posso sapere niente, e ci vedo un successo. Troppo preziosa, troppo scandalosa e ancora troppo palpabile lungo la via della sparizione, la posto dappertutto, anche qui, per evitare che qualcuno la ascolti.

-I Will, by Radiohead.

I will lay me down

In a bunker underground

I won’t let this happen to my children

Meet the real world coming out of your shell

With white elephants,

sitting ducks

I will rise up

Little baby’s eyes, eyes, eyes, eyes

Little baby’s eyes, eyes, eyes, eyes

Little baby’s eyes, eyes eyes

 

 

 

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Cover: Peaches from Spain

Il mio nuovo titolo avanza senza guardarmi in faccia, spazzando via anche il suo percorso ancora segreto. Non ne voglio sapere nulla di come apparirà; a me basta che distrugga quanto più possibile quello che conosco e ogni cosa abbia dei piani nei miei confronti. Questo è il piano. Il processo forza la situazione. Non ci si è accorti? Inevitabile che non solo io, ma anche tutti quelli che sono coinvolti come me, siano sottoposti allo stesso disvelamento.

In mezzo, c’è una serie di cover. Peaches from Spain, acquerello indimenticabile dei Serafin che avevo inciso tempo fa, è fra queste. La canzone originale, che dura un minuto, è la mia canzone preferita. L’avevo solo eseguita in un’altra versione, del brano e di me.

Ieri schivavo la pioggia per alcuni chilometri con una eleganza inaudita, quella di chi è uscito di casa già pronto al castigo delle nuvole e al loro miracolo. Peaches from Spain è un dialogo che tratta di visitazione, di osservazione, di permettere che le acque rovistino negli spazi rimasti al buio tramite la forza dell’ispirazione presente, ed è rinata lì, su un pezzo di strada ciclabile, lontano dalla possibilità. Una volta rincasato, dopo neppure un’ora avevo finito.

Ve la porto qui invitandovi ovviamente ad ascoltare l’originale. Che sia una o l’altra, spero faccia un buon lavoro. Suggerisco inoltre di indagare gli ultimi video pubblicati, che contengono i tratti inediti del mio avamposto di adesso. Grazie per l’attenzione.

-Peaches from Spain, by Serafin
As you’re a friend
please can I come and stay
In your house on a beach in San Tropez
If I bring some wine and peaches from Spain
Oh my god your house is so full of pain
You can ask me if you’re insane
You can ask me if you’re insane
You are insane
Walls of water gushing over me
When your star-like burns are touching me
In my coma you were a sound
Can you tell me how my feet touch the ground?
Cause there’s nothing like you around
And there’s nothing like you around
You were a sound

-Pesche dalla Spagna.
Dato che siamo amici,
posso venire a stare
nella tua casa sulla spiaggia
a Saint-Tropez?
Porto vino e pesche dalla Spagna
Oddio….quanto malumore in questa casa
Chiedimi se sei un po’ fuori
Chiedimi se sei un po’ fuori
Sei proprio fuori
Pareti d’acqua si sollevano su di me
quando il tuo fulgore mi tocca
Nel mio coma tu eri un suono
Sapresti dirmi quanto i miei piedi toccano terra?
Perché non c’è nessuno qui attorno come te
E non c’è nessuno come te
Tu eri un suono…

Nubi Vol.2 Lp2018 è on line

Avanzi. Undici avanzi di zozzo dronefolk, rumore, cover, inediti che tramontano a passi sbilenchi sotto la discesa. Titolo numero 3 della serie 2018 in bassa fedeltà.

Download gratuito a questo link, con la preghiera di inoltrarlo a chi è sul pezzo: http://www.mediafire.com/file/5otn7u88apg8b8u/ALESSANDRO+MURESU-NUBI+VOL.2+LP2018+MP3.rar

Forte abbraccio. Alle prossime.

ALESSANDRO MURESU-NUBI VOL2 LP2018 COPERTINA

Cover: Watch me fall apart

Sono tante le cover incise quest’anno nella passeggiata in bassa fedeltà. Tanti brani originali e dunque anche più spazio ai rifacimenti. Ieri sera ho preso in mano Watch me fall apart, della intensa cantautrice Sarah Jaffe. Ho trascorso dei momenti tranquilli anche se credo che il brano in sé non abbia pertinenza con questa quiete sconosciuta; o è la polaroid che ho preso per sviluppare la mia indagine senza esito. Mi è piaciuto il risultato finale, sicuramente.

Mi è piaciuto il filo conduttore degli eventi di un tempo lunghissimo e breve insieme e la mia disponibilità a seguirli. L’idea di dove portano non mi sfiora. C’è di nuovo che ho aperto una nuova pagina e la mia sensazione è che questo evento è divenuto chiaro anche all’esterno senza equivoci, stringendo il dialogo con gli spiriti oppure salutandolo. Le congetture e i cataloghi della mente non sono ammessi. Quella dei piani articolati e dei calcoli è la maglia con il numero della sconfitta e deve perire. Presto gli equivoci si sguaineranno maestosamente e sono così affilati che si faranno largo violentemente fra la sostanza bassa da lasciare andare.

Nuovamente, non c’entro nulla, nulla con quasi tutto, ci sono e no, come la canzone non c’entra nulla con me più ora che l’ho messa fra i miei surrogati, come con la sua prodigiosa autrice. Fermarsi è impossibile; uscire dai vestiti del senso è invece una buona andatura.

Io, nessuno è dovuto cambiare e se fosse cambiato sarebbe stato lo stesso. Mi sono solo permesso, creativamente, coscientemente, ricorrendo ad un amore dell’altro mondo che non mi ha mai abbandonato, di lasciare essere tutto cio che è, sia nel quadretto dell’universo che abbellisce il sipario dei miei giorni e delle mie notti, sia nell’origine che si è fatta strada anche in me.

 

-Watch Me Fall Apart, by Sarah Jaffe.

You said once you were sad

But I don’t believe you

You’re too simple in the head

For pain to please you

There are days when you feel good

And days when you feel nothing at all

But there is no inbetween

And it’s that, that kills you

Cause you don’t know what to do

Which page to thumb through

On my failures I’ve leaned

But with God as my witness I fall

Oh one by one they watch me fall apart

Oh one by one they watch me fall apart

Forgive me I’m empty

And I want you to need me

Your assurance is a game

And I’m always bluffing

Like suburban nature

I’ve separated myself

But I’ll kindly grit my teeth

Swallow and bury it

Unsettled and anxious

And now I’m careless

And I’m swearing in my sleep

Cursing at a day, as it goes by

Oh one by one they watch me fall apart

Oh one by one they watch me fall apart

 

Cover: Street Spirit (Fade Out)

Ogni tanto una cover. Oggi è stata la volta di un brano che conosco da sempre ma che non ho mai fermato nella memoria esterna delle cose, Street Spirit (Fade Out) dei Radiohead. Ne ho ricavato una cartolina decadente non lontana dall’originale, ricca di rumori, impastata con i miei semplici attrezzi e poca amorevole cura. Ve la piazzo anche qua.

 

Cover: I lived on the moon

Ci tenevo a realizzare prima o dopo una cover di I lived on the moon, brano spettacolare della band francese post-rock dei Kwoon. Questa è una delle canzoni alle quali sono più affezionato e non mi so spiegare come mai non l’ho creata prima. Avevo comunque inciso la loro altrettanto bella Swan. 

Come ogni altra cover in cui mi sono rappresentato, ho fatto rientro alla memoria di quell’istante, cioè non ho ricalcato strutture o declinazioni precise del brano originale e non ho preparato nulla. Alcuni spezzoni sono più brevi, e nell’andamento generale non ho fatto fuochi d’artificio. Anche il testo non è fedelissimo. Ma al di là di tutto questo e di quanto intensa o dozzinale sia venuta, l’ho fatto perché lo faresti anche tu se ti venisse voglia di farlo. Ah, già, ho letto cinque volte il testo e non mi entra nella testa!…Beh, lascialo fuori. Ci sarà un motivo per il quale non ci vorrà entrare, ci sarà un motivo per il quale ci si sente meglio altrove. A me interessa, forse, che quel motivo abbia una voce, che col brano non c’entra nulla e potrebbe parlare da una vita sconosciuta. Forza, manifestare la tua virgola, il tuo punto a una frase rimasta per troppo tempo a metà, non ammazza nessuno; al massimo, una idea esausta di sé. E se avessi la fortuna di non avere una produzione alle calcagna, che sventola cedole e foglietti di glifi, verrebbe addirittura bella. La mia proposta, che siano i miei rovesci temporaleschi e nebbioline o che siano rimestamenti d’altri, è quella solita.

-I lived on the moon, by Kwoon.

Dear little lad/ Here’s the story of my life/ I lived on the moon/ I lived on the moon/ Grey flying snakes along/ Mountains of destiny while/ The three tailed moneys/ Were drawing the stars/ Light from the Sun and I/ Hide myself/ on the dark side,/ alone/ I’ve run so far/ To find my way/ Then I dream again…/ Alone/ Dear little boy, listen/ To voices of your soul/ It showed you the way/ of Silence and peace/ Follow your thought and fly/ Choosing all the things that you desire/ Giant waves,/ fireflies…/ Your dream will be your only shell/ Your secrets,/ your hiding place,/ my son/ Don’t let them try/ To crush your brain/ Let you go far…/My son.

 

 

 

Nuovo volume di cover: Nubi

Appena immesso on line, è scaricabile gratuitamente e liberamente da qua:

http://www.mediafire.com/file/d588yd38fyo32at/ALESSANDRO+MURESU-NUBI-COVER+2016-17.rar

Dalle note:

Nubi/Lp cover 2016-17

Dallo scorso anno alle mie trascrizioni ininterrotte ho affiancato delle frequenti realizzazioni non ragionate di cover. Il tiro è il medesimo di sempre, buona la prima, mezzi insufficienti ecc. Ho cantato e suonato quello che ricordavo, spesso senza ricorrere ai testi originali, perciò mancano spezzoni interi di liriche, alcune parole non coincidono, o le strutture sono alterate. Sul brano di Devendra Banhart ci ho letteralmente suonato sopra perché non avevo voglia di reimpararlo. Non sono scelte tecniche ma la mia volontà e coscienza del momento: se avessi rispettato quei metri esteriori, io so inoltre che nulla sarebbe cambiato. Andiamo oltre.

Artisti noti ma anche sconosciuti rientrano fra i miei interessi ed ascolti giornalieri. Così ho deciso, dopo il precedente Overs  del 2016, di radunare anche quest’anno alcune di quelle versioni riuscite.

NOTA: Le mie versioni dei brani non hanno alcuna finalità commerciale. Sono estemporanei tributi ai miei artisti preferiti che ho creato per divertirmi e portarli all’ascolto. Non possiedo alcun diritto sui brani. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi autori e proprietari. These are free and not commercial versions of the songs, my tribute to great artists. I do not own any copyrights. All copyrights belong to their respective owners.

 

ALESSANDRO MURESU-NUBI LP COVER 2016-17 COPERTINA