Rare and United Lp2019 è on line

Brevi cenni di presentazione, che lascio in gran parte alla descrizione aggiunta nel libretto, della seconda mia uscita del 2019, sempre nel territorio degli esperimenti e della trascrizione diretta in bassa fedeltà. Metto in circolazione per voi oggi Rare and United, che non è altro che una, spero stimolante ed interessante, estensione dei lavori di trascrizione delle ultime settimane. Non differisce da quello che è stato ascoltato durante i primi respiri dell’anno. Attorno, si aggirano le belle collaborazioni accese e fra poco ci sarà spazio anche per i nuovi intensi volumi che stiamo curando insieme. Ci tenevo a mostrare anche queste storie supplementari, come ci tengo sempre quando il materiale esonda e non mi voglio tenere nulla addosso. Viaggiamo leggeri.

Il link per scaricare le dieci tracce in mp3 è il solito dal fido Mediafire, e entro un’oretta sarà possibile scaricare ed ascoltare anche sul mio profilo Bandcamp. Come sempre, vi sprono a inoltrare questi materiali a coloro che apprezzano ascoltare la musica e che la ricercano costantemente.

http://www.mediafire.com/file/p79a57xei2xh3wn/ALESSANDRO+MURESU+RARE+AND+UNITED+LP2019+MP3.rar

 

Rare and United/Lp2019

Dedicato ai pochi.

Sono sempre disposto a rilasciare qualsiasi cosa creo. Sono sicuro che non trattengo nulla, letteralmente mi rimane niente, le cose che in breve butto nel cestino poiché mi rendo conto sono inutilizzabili o sanno di già consumato e compreso. L’esperienza è simultanea, sempre adesso, e amo evocarla ed integrarla senza coinvolgere strani piani. Potrebbe essere un disastro totale, potrebbe comportare noia o euforia, cambiamenti, nessun cambiamento, incomprensioni e rotture con i contesti attorno, tuttavia non sono interessato a questi esiti. Se si verificano, non me ne accorgo. Perché, ancora, amo permettere che accadano.

Questo compendio di Gennaio chiamato Rare and United non fa eccezione. Abbraccia brani e spezzoni in chiave ambientale, rumorosa e a brevi tratti sinfonica, che non volevo tenere dentro gli ultimi capitoli, per la semplice ragione che erano diventati già abbastanza ampi e raffinati, avevo completato la mia visione con le tracce disposte in scaletta. Questi altri brani non suonavano bene all’interno di quella estensione precisa. Immaginai immediatamente che dopo Ambition Express, neppure tanto più tardi, li avrei fatti ascoltare. Sono felice che possono essere condivisi e che mi mostrino quel metro in più, neppure una cartolina illustrata. Le procedure di evocazione in diretta del suono, l’assenza di prove e preliminari, la rapidità nel mix e l’uso delle attrezzature, sono parametri identici a tutte le mie incisioni, specie quelle da due anni a questa parte. Se mi recassi in uno studio organizzato, ho verificato, farei le stesse identiche cose anche se le provassi cento volte. Me ne andrei se non riuscissi a tirarle fuori, come del resto qualche volta capita che metto via tutto e spengo la luce della stanza quando sento che sto facendo quello che non sono, che è quello che non mi piace. Non capita spesso, mi sento fortunato per questo.

Tutti i brani di Alessandro Muresu.

Foto: Siralemu.

Rare and United è un’opera che dono gratuitamente all’ascoltatore. Nessun uso commerciale è consentito. Io Sono Alessandro.

Contatti. L’unica forma valida ed onorevole di contatto e accordo per quanto concerne i miei affari è il contatto diretto con me, preferibilmente di persona. Nessun altro è incaricato o indicato per siglare accordi che riguardano la mia essenza.

Scrivere: alessandromuresu@hotmail.com

Leggere: https://alemuresu.wordpress.com/

Ascoltare: https://www.youtube.com/channel/UCPKH9dikBl6pRFnVcCh5v_A

Ascoltare: https://alessandromuresu.bandcamp.com/

 

-RARE AND UNITED-

01.The long eve 02.About a dream 03.Arborescent 04.The appearance

05.Flare 06.Untitled as you 07.Invisible love 08.Rural 09.Auditorium 10.Evidence

alessandro muresu-rare and united lp2019 copertina

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Ambition Express Lp2019 è on line

 

Le quattro tracce strumentali nate una dietro all’altra in quattro giorni precisi testimoniano che anche a questa tornata ci saranno ben pochi momenti tranquilli per me. Ambition Express mi conferisce un feedback interessante, fra perturbante e oasi, e desidero andare avanti per la maggior parte del tempo con i materiali estesi e astratti, che a più riprese si sono annunciati senza nascondigli anche lo scorso anno. La libertà dell’anima permette alla musica di sollevarsi in tutte le direzioni e ho le buone traveggole da rinnovamento, come quando epoche fa non ero al corrente che sarei riuscito a trasformare un cantautorato a tratti convincente in una concreta autoispirazione e sperimentazione e che poi è divenuta a sua volta qualcosa di ancora più personale uscendo dai gangheri della musica soltanto.

Avrei dovuto pubblicarlo due giorni fa ma la linea internet era assente dove mi trovo ora, è assente anche adesso che preparo queste note, dunque mi sono dedicato a riascoltare e anche a leggere nuovi libri. Non so neppure quando potrò metterlo a disposizione ma questo non è un dramma. Ci sono stati degli episodi che ho davvero apprezzato durante la stesura. Alcuni scambi più schietti hanno ricalibrato la grande sensazione ondulatoria di dicembre durante la quale a più riprese si sentiva chiaro e tondo il continuo con tutti gli spiriti desti di questa epoca e di tutte le altre. Ne avevo discusso ma in pochi avevano saputo associare quegli scossoni al corretto lavoro svolto. Adesso si è elaborato un po’ di più e i dettagli emergono, insieme a vari scampati pericoli e scampate incomprensioni. Nel vaso rimasto vuoto sono inevitabilmente nate nuove piante da un seme che non morirà mai.

Nel mucchio degli eventi, c’è stato spazio anche per altro, altri progetti nei quali sono coinvolto e ritagli di composizioni che non voglio nascondere. Alla fine di questa settimana infatti metterò in circolazione anche Rare and United, scatola che raccoglie un buon numero di bozzetti di suono, non estensivi, al quale mi sono allenato fra una suite e l’altra di Ambition Express. Anche lì c’è della vivacità e indipendenza e qualche brano è particolarmente riuscito.

Per il momento il link per scaricare gratuitamente Ambition Express in mp3 è questo, con l’invito a diffonderlo agli appassionati e a coloro che ricercano.

http://www.mediafire.com/file/2zyhpqjf6jp1n0s/ALESSANDRO+MURESU-AMBITION+EXPRESS+LP2019+MP3.rar

alessandro muresu-ambition express lp2019 copertina

The talking roof Lp2018 è on line

Prima di andarmene un po’ per i fatti miei e più in la’ iniziare la serie 2019, mi andava di mettere in circolazione un po’ di calcinacci e materiale di risulta che non è entrato nei paesaggi grotteschi del triplo OAMWTHIHS, così ho assemblato questo The talking roof. Altro è avanzato ma non penso sia quasi ascoltabile e lo cancellerò. Va ad inserirsi come capitolo 18 della mia serie 2018 e almeno offre dei dettagli sul processo di sviluppo dei suoni che impiego, sulla sagomatura dei momenti più a fuoco e l’origine di certi oblii. Più che un disco a sé stante è una colata di cemento su cui poi è nato altro.

Non la tiro per le lunghe. Ora è a disposizione in mp3 e in free download a questo link Mediafire. Potete inoltrarlo a chi cerca questi sedimenti. Alle prossime.

http://www.mediafire.com/file/1f19wxwjzpa1i4d/ALESSANDRO+MURESU-THE+TALKING+ROOF+LP+2018+MP3.rar

ALESSANDRO MURESU-THE TALKING ROOF LP2018 COPERTINA

L’importanza di stare di fronte

Eseguirò un breve commento ad una settimana di preziose conversazioni tenute con vari alleati in giro, sia di persona che in lunghe telefonate, e ovviamente anche nella forma della lettera privata. Ho compartimentato questa cosa perché era poco gestibile dati i troppi momenti a cui sto dietro ma penso che ora ho trovato un equilibrio sul quale dare continuità. Per me questi scambi sono sacri, questo deve esserci  fino a quando siamo in questa forma, altrimenti diventa una apnea. Sì, buoni scambi, con esseri chiarificati o con perplessità genuine, come quelle di tutti, ma innestate nella visione che guida verso una vera comprensione, prima o dopo, non cazzeggio mentale che cerca quello che gli conviene per tenere le briglie della somarizzazione. Allora mi sembra che per quasi tutti la necessità e l’urgenza, adesso, sia quella di sgusciare fuori e mostrarsi. Bello, mostrarsi, mostrare un viso che non può essere che quello, una voce che è quella lì, una energia intagliata perfettamente. Questo accade perché si sente nel profondo e si vede anche nelle azioni e in certi risultati che questo ospite è un angelo molto efficiente. Le masse si nascondono dentro se stesse, al riparo dall’interno, ma gli esseri che vengono da un certo lignaggio non sono sorvegliati speciali dal difficile tracciamento, essi sono la macchia di ketchup sul vetro del radar, il caffè sulla ouija, sulla faccia da gonzi di tutti coloro che ancora sonnecchiano mentre interpretano la parte del pubblico.

Per quanto si nascondano, sono sempre davanti agli occhi di tutti, gli occhi dell’immaginario profondo, nei reami ulteriori. Ecco, accorgersi di questa cosa e di quanto protettiva sia, di quanto efficace e potente sia, senza muovere un dito, è stato quanto abbiamo ricordato e pensato che non è poi così male, malgrado la gestione di tutti gli effetti collaterali. La distruzione dei vecchi paradigmi non è una novità, bisogna attendersi che sodalizi e abitudini e sentimenti e progetti vadano a cagare dall’oggi al domani quando si viaggia a questa velocità della coscienza. Perciò, né in attacco, né in difesa: presenti. Io trovo che questa è la ricetta per sbaragliare il metro più in là dove si è accumulata la neve. E quella presenza è l’ingresso trionfale di chi comanda nel proprio regno. Non si tratta di ammorbare i palcoscenici e vendere ottima merda ulteriore ai selvaggi che preriscaldano la teglia, abbiamo palinsesti nutriti per fare questo, specie adesso sotto le feste. Non si tratta di farsi leccare il culo più di quanto accade vergognosamente di default ora. Se qualcuno pensa di leccare più o di meno del prossimo si sbaglia, tutti i vostri rapporti più stretti sono un continuo bidet integrato al breakfast. Dunque, scendete dal piedistallo e constatate che si tratta di sanitari, pezzi di durevole costosa ceramica.

Penso che la mia risposta è aumentare la presenza, il silenzio, la focalizzazione, per trovarsi a sfrecciare a razzo fra i momenti che si faranno sempre più cruciali man mano che la gente che ci circonda andrà fuori di testa. Ah, e più questo regalo si farà scintillante, più si andrà davanti a irradiare, più andranno fuori di testa, ovvio.

Non ho soluzioni. Sono uno che scrive 15 dischi di esperimenti all’anno e li regala tutti, nessuno mi chiama alla sera della pubblicazione per commentarli o dirmi che gli fanno venire un mal di testa, e sono un privilegiato perché è esattamente quello che mi aspetto, il vuoto davanti a me nel quale proseguire invece che edificare torri di guardia; questo è il mio incantesimo più riuscito. E questa cosa, questa precisa pratica, è insieme ad altre espressioni che coltivo un cenno, il messaggio segreto che la mia, personale, presenza è nei dintorni. La volontà non c’entra, al massimo è la maschera di emergenza da impiegare quando suona l’allerta stronzi, che non possono sostenere un dialogo senza andare in decomposizione. Mi ha fatto tanti regali, ha messo a tacere i presuntuosi e gli opachi, portato via esseri interessati, avvicinato quelli adeguati e fatto volare la mia compagnia eonica.

E quando mi dicono: “Ma dove ti porta tutto questo?”, non hanno la facoltà di accorgersi di quella curiosità neppure ipocrita, ma automatica. Per accorgersi di quanto trasformativa sia una esperienza del genere, che in questo caso è accennata dalla forma, poco rilevante, di una sperimentazione sonora ininterrotta, bisogna viverla, venire da lì. Ancora una volta: chi non vive questi switch, continua a stare a fare festa in una stanza buia. Ci sono così tante tante altre forme fragranti che possono mitigare qualsiasi spigolo, nell’apprezzamento, nella sensazione di avere un rapporto senza fine con un altro essere non necessariamente vicino, nel creare piccole cose, nel moltiplicare attimi di lucidità superiore dei quali essere prediletti.  Chi vuole sapere, si incammina a sua volta, va davanti a se stesso e dunque anche davanti agli altri, vis à vis, e si libera nell’esercizio della propria essenza.

Anteprima: Your name is in my name

Penso che questa è una delle canzoni più riuscite dell’anno, almeno fra quelle in questo tipo di ispirazione. L’ho scritta nel pomeriggio e rimarrà così, finirà in quella grossa scatola del nuovo disco che sto inchiodando, ma non me la dimenticherò come ho fatto con le altre. Penso che rimarrà con me e la suonerò molto dal vivo, la canterò molto anche mentre non sto suonando e cantando. Ve la porto stasera, carica di buoni spunti, dedicata alle essenze importanti della vita, perché è ad una di esse che ero vicino mentre la vedevo apparire soltanto per me.

-Your name is in my name

Just because I’m not so bad

I can

do what I have not in plan

to do

Mirror seems always the same

And my name

my name…

it’s full of its fancy

And your name

your name…

it answers to the morning

When the empty verse arrives

for them

those words swim without a rhyme

and drown

And mirror seems always the same

Who wants his name back?

Who wants his name?

 

-Il tuo nome è nel mio nome

Proprio perché non sono malaccio

io posso

fare ciò che non ho in programma di fare

Lo specchio sembra sempre lo stesso

Il mio nome

Il mio nome

è pieno della sua fantasia

Il tuo nome

Il tuo nome

risponde al mattino

Quando un verso vacuo arriva

a loro

quelle parole nuotano senza una rima

e annegano

E lo specchio sembra sempre lo stesso

Chi vuole indietro il proprio nome?

Chi vuole il suo nome?

Ritrovarsi

Stavo riascoltando la mia cover di ieri, Plug in baby. Non tengo conto di quante cose combino. Per me è sempre il momento, anche quando non lo è. Punto. Ciò farà arrabbiare molti, perché per loro non è mai il momento neppure quando lo è. Il tempo era così così, come da settimane in qua, è normale, ci sono meno rumori nella vita dentro agli alberi, più suoni tecnici delle città e la percussione metallica del vento che si arrotola sotto ai pianali di una fila di utilitarie nei parcheggi. A metà del brano ho chiuso tutto e sono uscito. Sono andato a cercare il resto nella bella sensazione di una camminata fatta dell’essere qui ora e con gli occhi aperti, o anche chiusi volendo, per i più esperti o per i mentalisti (anche grazie ai mosquitos), con una infinita capacità di creare e, di riflesso, di scegliere. Poco importante scegliere quando sai che tutte le scelte sono quelle azzeccate. Più di tutto però, la canzone. Sono felice di essere riuscito a mettere al brano la mia barba e il mio cappello, seppure privo dell’energia esplosiva dell’originale. Apparsa come un fulmine dentro ad una nuvola, che c’è di strano? Rispecchia gran parte delle sensazioni vivaci di questo periodo nel quale si svolgono i due movimenti, un tempo atmosferico misto, il vecchio che inciampa e  scompare fra le sue incertezze e i suoi piani ciclostilati, e poi la marcia dei rimanenti.

Ho avuto delle conversazioni interessanti sulla potenza di questa commedia, nei ritagli di tempo dal mio nuovo triplo disco maledetto, e ho osservato gli avvenimenti e preso note. Spesso non si riesce a distillare l’essenza di questa irripetibile occasione.  Una nota di delusione, poi di sfiducia e grigiore, ad un certo punto della chiacchiera c’è sempre. La sensazione di amarezza è coniugata esattamente alle macerie di quello che c’era prima e quando sparisce, sembra quasi di non dico cadere nello stesso pozzo di acque infette, al buio, fra gli animali indistinguibili che sfiorano gli abiti e la pelle in cerca di un dialogo, ma quanto meno di aver perso il portafogli nel trambusto. Quella corrente prevale, che ci sia nessuno oppure che esista una compagine costante. Ma, hey, era quello che volevamo e sapevamo, no? Abbiamo sempre saputo che sarebbe andata così. Aperte le ali, la terra è scomparsa, sono scomparsi i villani ma anche persone quasi normali. Sembra la solita questione: se molli la presa su tutto quello che fa muovere il culo, che poi è molto  spesso un guaio, che succederà? Non succederà più nulla? Addio a tutto? Fatidica domanda.

Non posso sapere cosa succede, quale è il concetto di evento in particolare, negli altri. Posso intuire chi sono, tuttavia quella pienezza non posso sapere quanto è estesa in modo tale da sistemarli, conciarli per le feste o magari mandarli dall’altra parte. Trascorro una gran parte del mio tempo da solo, a svolgere ricerche per conto mio e a suonare la musica della mia lunga vita, una musica lieve ed astratta raramente compresa dall’audience (ho un audience?), concepita in punta di dita su una determinata tensione,  che mi accompagnerà per sempre. Cerco di suonare tutta la mia musica, tutta la mia anima e ciò che da qualche parte più in alto è lo spirito che mi ha lasciato qua, per un po’, in mezzo a tutte le cose che vediamo chiaramente: scioperi, locali notturni, visite mediche, cornuti, nuove uscite editoriali, aumenti, gente in coda, guardoni, eventi di arte varia bruttissimi ecc. Le persone più prossime a me, quelle che vengono chiamate familiari ad esempio o alcuni amici, non sanno chi sono e non parlo mai con loro, se non in concomitanza di rare evenienze pratiche. Anche se dovessero intendermi e avere un dialogo con me, sarebbe la stessa cosa, si svolgerebbe in una storia mai successa, perché le energie sono differenti, le nature sono differenti, e questo non sta accadendo. Con le compagnie alle quali venivo associato in passato non ho ugualmente un buon rapporto di forma e le poche volte che possono apparire ciò è evidente, tanto che ho ristretto le loro incursioni a qualche settimana all’anno. Invece di scrivermi per qualche ragione, la maggior parte della gente che conoscevo usa il telefono senza filo, temendo una brutale risposta. Come se non peggiorassero le cose vivendo di riflessi e miraggi che appunto si concretizzano in questi teatrini che rubano energie.

A tutto questo però non penso mai come ad un ostacolo. Sono le normali ed occasionali nuvole che solcano il cielo nel quale transitiamo, abbellendolo, introducendo una variante pittorica.  Lo trovo suggestivo e prezioso. Penso a coloro che si conoscono, che conoscono se stessi e quindi non hanno bisogno di sottoporre il prossimo ad analisi logiche o psicologiche, perché sanno che non andrebbero da nessuna parte con quella roba se non trattenersi nel medesimo manicomio.  Basta intuirne l’essenza per sapere, la vibrazione che è simile, che c’è o non c’è. Ah, quella cosa lì…Dura questa epopea, vero? Un vero problema. Non per chi c’è quasi arrivato. Sul serio, spendo due parole per chiarire una volta per tutte questo. Se non è proiettato nella propria esperienza, di solito insistono che vuol dire che non c’è e non esiste altrove. Perché voler per forza negare qualche cosa che altri vivono? Ci imbattiamo in persone stupide spesso. Perché voler violare questo loro tratto? Perché ostinarsi a credere che siano gradevoli, profonde, sveglie? Non bisogna convincerle di nulla, tipo che sono sensibili o progredite; intanto non ci crederebbero per primi loro stessi.

Ora che sto scrivendo, a cosa sto pensando? Ci sono così tante cose che ho appreso e determinato in me. Non sto dicendo che “ci sono così tante altre cose nel mondo, cose che mi sono successe e quindi sono così grazie a loro”, in maniera tale da buttarmi su un’altra distrazione e poi su un’altra. Che cagata! Questa cosa sta fuori, fuori dalla mia discussione. A parte coloro che non sono mai stati senza le ombre di questo pianeta mai così assolato come adesso, e che cadrebbero stecchiti se mai gli mancasse un anello della bella catena dorata che li tiene prigionieri, per tutti gli altri ci sarebbero così tanti esseri avanzati sulla stessa lunghezza d’onda, disposti su una frequenza più elevata sui quali ripiegare. Posso capire che questo è di conforto però col conforto non ci facciamo molto. Per qualche ragione anche questi compari di gita non bastano ad offrire una risposta. Manca la catena ma anch’essi quello stesso lucchetto col quale sono alle prese lo hanno dentro, durante quei pochi o tanti passi fatti in avanti, verso l’interno.

La risposta non alla solitudine e all’insufficienza, ma alla pienezza che si prova sempre. La ragione originale che riempie ogni spazio prima che lo spazio nasca. Quella storia che volevo ascoltare e magari mettermi a vivere, malgrado le ostruzioni e le sorti incerte. Quello mi interessa. Sento che mi chiarisce il paesaggio, senza alcuna spiegazione specifica e senza le parole. La sensazione immediata, la certezza che dietro ad un attimo ho visto nascondersi qualcosa che ha un significato.

Non l’ho mai visto come ad una brutta rogna questo vuoto pneumatico, neppure quando ero più miope di ora e probabilmente se dovessi indicare uno degli esseri più tradizionalmente soli in assoluto che conosco, quello sono io. Potrei stare esagerando ora? Può darsi, ma non sbaglio invece a dire che io mi conosco, io so chi sono. Perché non dovrei saperlo e perché non dovrei dirlo? E non servirebbe a nulla, né a sentirmi meglio di altri o a portarmi qualche regalo di Natale. Questo è un invito a mettere fuori il naso, a mettersi sulle proprie tracce. Non sbaglierei a sollevare la mano, anche se fosse solo per prendermi e prendervi in giro.  Qualcuno potrà dire, e lo dicono, eccome!,: “Ma chi ti credi di essere?” Oh, io non credo ai fantasmi né agli umani e a quello che dicono. Forse ragiono più coi fantasmi e di rado mi fermo a capire le persone. Sono giusto quello che chiunque è, giusto quella cosa lì che non devo spiegare.

Fin da quando mi conosco, sono diventato la mia compagnia, interna ed esterna, e non c’è stata più separazione. Possono passare mesi senza che imbrocchi un volto noto, eppure faticherei a stabilire che sono stato con me stesso tutto quel tempo e che per giorni sono stato in silenzio. Sapevo, e so, anche di essere sempre stato solo e che le cose sarebbero drammaticamente peggiorate nel futuro da un punto di vista apparente, non per via del broncio degli esclusi e degli stratagemmi da quattro soldi per tenersi capre e cavoli, ma quando questo potere avrebbe creato in modo immediato le mie opportunità e la mia stabilità e che lo avrei anzi volontariamente imposto, alzando la voce, ed usato come la mia spettacolare medicina. Per me. So apprezzare quello che vivo e gli esseri che si manifestano quando le vestigia vengono poste al lato della strada, ma questo incontro è la vera casualità da godere, dissolta ogni speranza. Nessuno arriva da un bisogno specifico, nessuno è fuggito, qui non ci sono evasi e la prigione non è mai esistita. Questo ritrovo è per chi si ritrova.

L’ultima pagina

Nelle settimane da poco trascorse lo sradicamento dei brandelli di vecchia energia ha subito una accelerazione enorme. Tutto verrà negato e confuso, si potranno manifestare effetti di scena, ma se domandi chiarezza e vai a controllare là dietro, avrai una risposta sicura e decisa, nei modi più eclatanti. Ero partito da una ricoverata scena, bianca e disinfettata, davanti agli occhi la disinvoltura di uno spazio ampio e rettangolare, condito ad intervalli regolari da sedie spaiate, che si aprì la sera della sistematica, nel profondo conscia e non facilmente concordabile neppure con una preparazione acuta, diserzione di massa alla presentazione di quel libro. Ne ho discusso in altri articoli e non è stato a caso, era troppo evidente che contenesse un messaggio che andava oltre il sabotaggio disperato, oltre la puerile ripicca studentesca, e doveva essere recapitato ai presenti. I presenti di ogni epoca e luogo, quelli di questo tempo. In qualsiasi altro posto, anche in quel momento, stava accadendo la stessa cosa a coloro che potevano capire. Fu un rito, ineccepibilmente officiato da ambo le parti, quindi da una casta consegnata all’assenza, coloritamente rappresentativa di coloro che non possono sussistere, e gli esseri che hanno passato la linea della coscienza e che operano in presenza da dietro un velo ormai non solo squarciato, ma per chi ha dichiarato la resa più di prima solido, oscuro, alto, inespressivo. Più le cose sono in vista, più sono sfuggenti e struggenti.

Negli scambi di questi giorni sono avvenuti altri clamori sulla stessa lunghezza d’onda, preordinati e solenni.  Ma dall’ottica di questo esteso mese, diciamo più un Settembre che Novembre, un mese di finti ricominciamenti e propositi, quindi di armistizi, tradimenti, bolli amministrativi e di rientri a scuola, di marchi soprattutto, questa è un’onda che non si può osservare e disgiungere dal mare e il mare dal cielo e il cielo da altre mani più grandi rimaste nascoste a guardare. Energie indefinite e maghi, aspetti obbedienti e sorveglianti. Non c’è da stupirsi. Gli innovatori non possono essere guidati dai seguaci, recita un passaggio di una firma di solo lunedì scorso. E se i seguaci non capiscono, si fermano, non sono più seguaci ma parte della scenografia.

Stamattina ho qualche dettaglio in più e in meno. Sul tempo, fuori, duale, meschino, protettivo. Sulla mia incapacità cronica di far durare quello che ho. Ascolto svagatamente un brano del quale offrirò, credo già  in serata, una cover alla mia maniera. Mi è stata suggerita ieri, prima di tutti gli altri, dalla mia alleata Federica, non nuova ad osservazioni che si sono rivelate belle, ma anche concomitanti con una serie di eventi che mi riguardano da vicino, e noi non siamo mai tanto vicini nei nostri programmi e stratagemmi, nell’apparente.

Non so da quanto tempo non coinvolgo più nessuno, per pura cautela, conoscendo il pericolo di quello che potrebbe succedere. Arrivano invece da me esseri completamente pronti e non li attendo, so che sarebbero arrivati. La fase di attendermi è finita.  Arrivano e hanno sorvolato lo stesso oceano massiccio di catrami, plastiche, acque reflue, entrapreneurs  a spasso  su moduli sponsorizzati, famiglie e piccoli circoli di amicizie arenate su una secca di desideri spalati per l’occasione. Come un territorio mortale, di guerra e ricostruzione poco più in là e nuovamente di abbattimento feroce, fluido, però concluso da bordi che non si sanno immaginare e ai quali nel caso non è permesso avvicinarsi.

Vorrei invitare qui a considerare l’attuale chiusura dell’album dei ricordi. Non c’è volontà in questo, non mi dovrò allenare, né fare trattative. Questo è un ordine, un decreto.