Cover: Imaginary You

Fra una cosa e l’altra, in questa prima metà di 2017 ho portato a compimento 7 capitoli lunghi e due episodi minori, almeno, tenendo conto solo delle mie trascrizioni. Cardigan Olcott è appunto il numero 7, quello che  si direbbe un Lp, per giunta doppio. Mentre vado a concluderlo, la prossima settimana, radunerò alcune delle cover preparate quest’anno in un volume 2 di Overs da porre in download al più presto coi due EP appaiati. 

Ci tenevo a rifare questa Imaginary You, dell’elegante progetto di ambient e musica di ricerca No Clear Mind. Continuavo però a perdere l’appuntamento col brano, finché mi sono dimenticato. Ieri sera invece avevo voglia di riascoltare un paio di loro album, che non stancano mai e che reputo di bellezza ed evocatività superiori, e mi è tornata in mente. Ho dovuto rinviare l’ascolto a notte fonda per mettermi subito ad incidere la mia versione istintiva di Imaginary You, versione della quale sono contento, anche per via di alcune sfumature di suono che sono percolate così come le ho lasciate fin dai primi secondi che orientavo il pezzo.

-Imaginary You
To talk with the imaginary you
sunshine, we sit side by side
You hesitate
and move away
our eyes meeting frequently
are not free…
To talk with the imaginary you
sunshine, we sit side by side
You hesitate and move away
our eyes meeting frequently are not free…

Cover: Imaginary You

Cover: Good Riddance (Time of your life)

Una canzone che mi è sempre piaciuta e che ho inseguito per tanti anni fino ad oggi, dopo pranzo, quando ne ho fatta una mia versione da cantiere. Le cover sono molto importanti e appena posso ne incido qualcuna, per lo più di artisti ignoti, ma anche di qualche superstar. Dunque, Good Riddance (Time of your life) dei Green Day.

L’anno passato ne ho incise un buon numero e radunate 12 in Overs, e penso che ripeterò l’esperienza a breve. Vorrei mettere in giro, subito dopo Cardigan Olcott, i due recenti EP per un totale di 10 brani dal sottobosco, da integrare con altre visioni originali, insieme magari a una raccolta di una quindicina di cover che ho accumulato via via quest’anno.

-Good Riddance (Time of your life), by Green Day
Another turning point, a fork stuck in the road
Time grabs you by the wrist, directs you where to go
So make the best of this test, and don’t ask why
It’s not a question, but a lesson learned in time
It’s something unpredictable, but in the end it’s right
I hope you had the time of your life

So take the photographs, and still-frames in your mind
Hang them on a shelf in good health and good time
Tattoo’s of memories and dead skin on trial
For what it’s worth, it was worth all the while
It’s something unpredictable, but in the end it’s right
I hope you had the time of your life

It’s something unpredictable, but in the end is right
I hope you had the time of your life
It’s something unpredictable, but in the end is right
I hope you had the time of your life

Cover: Good Riddance (Time of your life)

Anteprima: Volevamo esserci (Rakoczy)

Un esempio di che razza di cose girano da queste parti è sicuramente Volevamo esserci (Rakoczy). Tratta da un mazzetto di brani in bilico sulle mensole noise, la presento in anteprima oggi. Per via del testo e della sua scaltra immediatezza, considero l’episodio fra i più visuali e in qualche modo ambient, anche se di ambient non ce n’è, dell’intero palinsesto di Cardigan Olcott. Almeno, del corpo che è giunto fino ad ora sospinto dall’invisibile e che sta moltiplicandosi. Lo intendo come un cantato paesaggistico.

Chiamo il brano un’ode alla presenza e all’essenza e nel titolo ho inserito uno dei tanti riferimenti sparsi nella storia del grande peso massimo dell’Io Sono, il mio Amico Conte di Saint-Germain.

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-Volevamo esserci (Rakoczy)
È sempre più difficile
leggersi con un accento affascinante
Importa che l’innato sia
ostruirsi fra le tante catene
Posso mettere via l’orgoglio
e sai cos’è impossibile per me
se c’è?
Davanti avrò un’estrema
voglia di cadere
sul vento che
mi aiuterà
ad essere qualunque aria
Voglio mettere via gli esempi
per poter calzare il mio
e continuare a perdere e vincere
per sempre io
A perdere e vincere
per sempre

Anteprima: Volevamo esserci (Rakoczy)

Anteprima: Fatiscente

Ancora vapori da Cardigan Olcott. Il trafiletto odierno riconducibile ad un morceau formale è Fatiscente. L’ho ricavato da bucce che andavo a buttare dopo averle appena sfiorate nei quattro o cinque manufatti dei giorni scorsi. Ho riversato il tutto su minicassette e poi, dopo una vigorosa risciacquata, ho dato il via a questa ribollita. Il testo produce un certo effetto ottico di soglia, supportato dalla disparità del suono.

L’impressione generale, e forse anche la spinta costruttiva di questo momento, è che più il flusso di apporti si fa vigoroso e il lavoro scorre, più mi sembra di essere lontanissimo dalla fine.

-Fatiscente
In un mare di stenti
ho scoperto che la spiaggia era in me
ricoperta di niente
che ho cullato fin da quando io so che
saremo l’ultima ruota del carro,
poi porteremo il giorno
sui davanzali dei vostri confini
a sorgere per noi
Sono parti di me
Sono parti di me
Mi rimando agli intenti
prima di riuscire a sentirmi
Mi rimando agli intenti
prima di riuscire a prendermi
saremo l’ultima ruota del carro,
poi porteremo il giorno
sui davanzali dei vostri confini
a sorgere per noi
Dovevo metterti addosso il mio volto
e farti scegliere
Dovevo smettere di controllarmi
per togliermi di qua

Anteprima: Fatiscente

Anteprima: Stars of Cardigan Olcott

Fra le manifestazioni che vanno e vengono giornalmente in questo laboratorio senza tempo, ho scelto di rendere pubblica Stars of Cardigan Olcott. Si tratta di un brano delicato e dai tratti anaerobici che ho teso sulle spalle di alcune nubi fatte col monotron e una chitarra crepuscolare. Una chitarra terzina calante fa il suo dovere sui due canali e la voce dipinge a più livelli di tono una narrazione costante, mentre alcuni rumori di fondo sono disseminati agli estremi. Il testo è in inglese e come faccio di solito dividerò le liriche di Cardigan Olcott fra italiano e inglese. Non avrei nessun problema a trasmigrare tutto in italiano all’occorrenza, tuttavia quando questi apporti giungono in un linguaggio io mi attengo a quello e non mi azzardo a cambiare neppure una virgola.

Anche se è semplice, anche se non ha una struttura per darle variazioni e colori spiazzanti, è una esplorazione credo sincera di una andatura verticale delle impressioni. Può apparire affettatamente naif, l’intenzione, e lo è perché io sono anche quello, ma questo modo, più che questa trascrizione precisa, è uno dei punti più significativi di quest’anno e lo svilupperò ancora molto. Volevo tenere in equilibrio più elementi senza esagerare con le accelerazioni o con le trovate melodiche e gli effetti speciali. Le trovate melodiche le scarto ogni volta che tentano una incursione perché non mi interessa quella cosa. Per quanto riguarda il rumore, il rumore è tutto. Devo solo spostarne e ordinarne un po’ per inserirci dentro quello che voglio essere e dire, senza cambiarlo o provare a farlo mio e da lì posso risalire a significati differenti.

Questa dimensione mi rappresenta più di ogni altra e somiglia alle avventure che si svolgono quando le apprecchiature sono spente. Silenzio ma non assenza, come un rumore che si svolge lontano; armonia placida non timorosa di trasformarsi in pochi passaggi in disfatta irrecuperabile e/o cambiamento.

-Stars of Cardigan Olcott
In the space I am still
encouraging stars
there’s a hole inside a fear
to become a sky
In the empty space of tears
air is burning light
Angels’ anger won’t be paid
at this turn we say
that we only disappear
and we did not live
I exchange my little box
of experiences
I’m excited to meet me
under my skin
through the noises in background
I’m the noises in background

-Stelle di Cardigan Olcott
Nello spazio, ancora incoraggio le stelle
Un buco nella paura di farsi cielo
Nello spazio vuoto delle lacrime
l’aria brucia di luce
La rabbia degli angeli
non pagherà
e a questo giro noi diciamo
che scompariamo e senza aver vissuto
Baratto la mia piccola scatola d’esperienze
entusiasta d’incontrarmi sottopelle
attraverso i rumori di fondo
Io sono un fondale di rumore

Anteprima: Stars of Cardigan Olcott

Cover: As we were

Una mia visione, periferica e fuligginosa, asciutta, di un brano noir del grande gruppo A Whisper In The Noise, As we were. Ogni tanto, dopo 10 o 15 miei elaborati, ho deciso di creare una cover di brani che mi piacciono e la inserirò nel capitolo in corso, che in questo momento è il lungo e difficile Cardigan Olcott di 17 brani che metterò fuori a metà del mese prossimo. Mi trovo accerchiato da stracci di suono e pezzi completi e suites che mi fanno pensare che sono prossimo a finirlo, ma sto anche prendendo in considerazione di continuare a trascrivere e allungare il percorso perché sento di non aver detto tutto.

Mi ronzava nell’intento da un po’ fare una mia versione di questa As we were, per fattori soprattutto di personaggio vocale torbido e lunare che sento vicino al mio. Soltanto mi ero fermato a contemplare la incendiaria ritmica dell’originale e il senso ritmico drammatico del pezzo, che avrei voluto ricalcare, ma avendo io una inesistente cultura di batteria e percussioni non riuscivo ad andare verso una mia diapositiva del brano che non prevedesse tamburi. Ho strimpellato un po’, pestato sulle pentole e cantato tutto alla prima e in breve avevo finito.  Il risultato, sporco e sfilacciato, lo trovo interessante.

In questa fase di piccoli o grandi azzardi devo credere maggiormente alla insuperabile utilità e urgenza, per me e i miei traffici, del mio mondo che ho scoperchiato con tanto impegno e constatare che è già istantaneamente reale, ed è ciò a cui mi educo, in termini sottili ma anche di semplice-mente, ogni qual volta attacco alla scalata dei miei momenti di luce e di ombra.

-As we were
as before
comes to be
nevermore

the fool
to regret
to repent
to forget

as our hurt
devestates
as our hopes
dissipate

turning joy
into pain
as our love
turns in vain

so we now
close the door
as we were
nevermore

day of birth
be alive
leaning now
to survive

to move on
without ache
humbler
within grace

within hope
dawn of spring
to the start
all that sadness brings

Cover: As we were

Anteprima: Non mi sono dimenticato di te

Scorcio metafisico dalle trascrizioni degli ultimi giorni, quelle del mio nuovo capitolo della bassa fedeltà in corso di ispirazione ora. Sarà esteso, 17 brani, e non sarà pronto prima di metà Giugno. Si tratta del sesto lungo del 2017, l’ottavo momento contando anche le due brevi escursioni di questo mese che insieme costituiscono in un certo modo un episodio a sé. Il brano che presento oggi, e che per me è rilevante, si intitola  Non mi sono dimenticato di te. Al di là del titolo dal facile palpito contemporaneo, l’interno dei versi un po’ desnosiani rivela una speciale ode alle manifestazioni sottili da ricordare e alle quali andare a congiungersi. La musica fotografa la scena dell’arrivo dietro la quale scorrono i quadretti dei ricordi e dell’esperienza.

-Non mi sono dimenticato di te
Quanta novità da prendere e lasciare qui
Spero in un’eternità che abbia tutto incluso
Sarebbe bello per noi
dimenticarci
di tutto questo, ma noi
ci passeremo
uno sopra l’altra, come gocce di pioggia
per l’eternità, col muso di chi non sa
che è sempre bello per noi
allontanarci dall’illusione per poi
ricominciare
La libertà
arriverà
per toglierci
da tutto quello che noi
non siamo stati
Ed è già stupendo per noi
che abbiamo gli occhi
per non fissarci
E abbiamo gli occhi
in cui non perderci

Anteprima: Non mi sono dimenticato di te