Un libro per ciascuno

La ricerca mi piace ma preferisco le avventure personali che portano a certe scoperte, chi eri e chi è che hai visto quando ancora non sapevi nulla di te e degli altri. Come è stato, cosa hai scoperto da solo sul tuo conto e come hai cominciato ad usarti e darti un senso, spesso togliendoti dalle maglie di molti interessati, che sono anche informazioni, concetti collosi e idee. Di ciò, non se ne parla quasi mai ed io lo trovo spiacevole perché ci sono storie che vengono e vanno davvero dall’altro mondo. Basta anche solo stare a fianco ad una di queste essenze per riconoscere che ha una energia e un trascorso potenti e, come dice una mia amica, guardarne il viso svela che deve averne viste di tutti i colori.

Attingere da se stessi, al modo sfrenato di un genio, sfrecciando sfacciatamente sopra qualcosa che rotola fuori sotto la spinta del vento di una moda o che riverbera fuori, che resta, comunque, soltanto fuori e non può sostituire quello che dentro è già completo e non ha forma, almeno nel film.

Ho incontrato troppi contenitori, ricchi di informazioni e citazioni e di capacità di calcolo e combinazione, ma avevano pescato soltanto quelle dal mare piatto o burrascoso delle cose che si susseguono e senza quelle, e senza riuscire ad ostentarle come al bar, di sé non avevano ancora tratto nulla, o quello che afferrano lo reputano insufficiente. Ammiro molto il loro talento, ma certe volte la fiamma è appunto fredda. Cerco più volentieri chi si è gettato sulle spade o si è sdraiato fra i fiori per insistere in una sua intuizione che vada al di là di qualsiasi aggiornamento.

Io non lo so fare molto bene, catalogare o stare dietro al calendario dei numeri. Mi sembra, man mano che i giorni si impilano sul trend del periodo, una nuova distrazione. O può essere che funziona nell’esperienza di certi e non di tutti. Mi piace di più sentire da dove vieni, cosa ti è successo e quale funzionamento di te stesso hai messo a punto, che ti riporterà a casa, o che ti aiuterà a portarti sempre in salvo anche qui se vorrai. Sarà inevitabilmente diversa dalla mia, quella che ho conosciuto per me. Possiamo poi confrontarle, confrontarle anche con quello che si disegna nel cielo. Non voglio esattamente un resoconto, mi basta sentire che è da lì che hai scoperto che potevi uscire.

Il tempo passa e deve passare, come quel treno che un po’ tutti si dice vorrebbero prendere. Eppure una volta sfilato il sipario dell’ultimo vagone, appare sulla banchina opposta qualcuno che come te ha colto con forza un’altra decisione e sul convoglio non ci è voluto salire.

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Presenze: il blog della bici, chiusura pagina e altro

Domani mattina estinguerò la mia pagina pubblica sul noto baracchino. Dopo neppure un anno cancello le tracce e non ne aprirò un’altra, almeno là dentro. Quel network è un minuscolo scoglio oceanico sul quale è in corso una perenne festa del cazzo; come si fa ad arenarcisi, con tanto mare che c’è attorno e con tanti motivi per andare, è un mistero.

Questo segno viene dopo un mese di assoluta velocità durante il quale mi serviva osservare e comporre, cioè salutare ancora un po’. Quel po’ che mancava per far diventare l’invisibile definitivo.

Ho deciso di avviare un blog in cui riportare il distillato dei miei giri in bicicletta. Tutti sanno che vado in bici: la mia prima tessera è del 1988 e ho smesso con le gare nel 1999 quando il ridicolo sistemino corporativo iniziava già allora a darmi più di una grana. Non si parlerà però di ciclismo né in forma appassionata, intineraristica, cicloturistica o esistenziale e sentimentale. Vado per altri motivi, vado bene, da solo, mi sento pieno e felice senza scopi temporanei, come non uso ragioni letterali per avviare o torcere e disintegrare cose che in apparenza mi riguardano. Sapete, la vecchia storia della presenza. Parlerò di quello.

Devo agire più concretamente e usare le energie in un certo modo e questo modo, che ho rinviato fino ad esserne più sicuro nonostante potessi permettermi di narrare e narrare per la gioia di tanti maneggioni e mentalisti, passa anche da solitari qui e là sulla mia Pinarello fluo del 1995. Spiegherò meglio su come procederò quando fra pochi giorni aprirò il documento e lo presenterò anche qui.

Un ultimo appunto per questo momento. La voce presente non si è rivolta ad alcuno ricorrendo ai mugugni della mente che vivono di ricordo e di assenza. Come può mancare chi si ricorda dall’infinito? Accolgo con onore chi si presenta in modo adeguato. ‘Non mi sei mai mancato e nulla mi mancherà mai più, perché ho capito chi sono. Ti conoscevo prima di scoprire che esistevi.’ Come vorrei sapere i miei alleati, se non in questa coscienza incandescente e viva? Perché chi si cerca dentro con impegno da sé e si trova, cerca e trova e libera nel contempo tutti gli altri.
Quella frase la pronuncio, perché conosco il sottotraccia e che cosa intendo di preciso. Ciò ha rafforzato nobili complicità al di là di ogni distanza e silenzio.

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La mia canzone

Anche quando ho infilato, tirandoli dai miei disparati aspetti, dei calzini non proprio intonati per dirigere i miei piedi e dare una mossa alla mia strada, avevo la sensazione che nulla e nessuno potevano ferirmi. Non intendo dire che mi sentivo invincibile o che potevo andarmene in giro a farmi gli affari miei. Sentivo che le amarezze più diffuse, incluse anche nella mia agenda, stavano in un quadro diverso da quello a cui in automatico ciascuno ricorreva per inforcinare il proprio ritratto di miseria vilipesa. Ce ne fosse uno, dicevo, che si prendesse la briga di guardarlo meglio. Questa sensazione mi ha accompagnato da presto, anche se ci ho messo del tempo per avere conferma che, nel mio buono o scarso funzionamento, le cose stavano così. Sono stato addormentato, sono stato rincoglionito, sono stato distratto, ma ferito mai. Un animale ferito è le sue ferite, ne può procurare altre nell’immediato scagliandosi sui suoi aggressori o su chi passa là vicino e può restare per tutta la sua vita nell’attesa di una occasione. Prima di rifarmi su qualche disgraziato, entravo a colloquio con le mie intuizioni. Il problema era quel continuum sbiellato in cui mi rigiravo e che è la pellicola su cui vanno in stampa indifferentemente sontuose terrazze dondolanti nel vuoto, agognate carezze e forbici per trinciare il pollo sulle quali assopirsi di notte. Tutto preimpacchettato e pronto all’uso pur di evitare di portarsi in zone sensibili del grande luna park. Da più di un punto di vista e in scala macroscopica è quello che offre la cronaca dei tempi fuori tempo massimo in corso. Ricordo che c’era stata una forte avvisaglia, che durò poco ma servì da segnalibro alla pagina che mi stava cercando.

Una volta una ragazza che mi mandava via dal suo repertorio mi chiese come mai quello che mi urlava addosso non stava facendomi male, perché non reagivo e sbraitavo come lei. Ricordo che respiravo lentamente e mi sembrava di riuscire a toccare dall’interno dell’auto ogni singolo bagliore sospeso sui lampioni del piazzale in cui eravamo fermi a discutere. Ero quasi sicuro di poter riuscire a spostare la luce sul convoglio di gatti che scorreva silenzioso e al buio su un muro vicino. Vedevo gli occhi baluginare a ritmo in una breve colonna grigia ben mimetizzata. Da quella presenza, risposi che lei non era in grado di farmi un bel niente. Dove si è mai visto? Come squilibrati molto bene adattati, sono questi i nostri desideri. Rinnovare il brindisi con la stessa pozione letale, preferire di sapere che qualcuno è morto al nostro passaggio piuttosto che impegnarci a capire, lasciando la dolcezza da cui riemergere ognuno per conto proprio. Chi è ferito si sente in pericolo sempre e tende a tirare giù l’intera scenografia. Vedo le teste che ciondolano: Sì, possiamo, sì, dobbiamo, sì, altrimenti non saprei che fare e che dire, come torturarti, come ingannarti, come ingannarmi, come credere altrimenti che non sono vivo…Sì, le cose stanno così e sono pratiche, vendetta, violenza, compiacimento, furto. In apparenza soddisfa il palato e poi che scende nello stomaco comincia a divorartelo, perché una cosa reale a monte non c’è, a parte una programmazione, che tutte le cose incomprensibili ed incontrollabili devono essere distrutte. Questo è lo stato eterizzato più largamente condiviso e conveniente in cui deambula un umano comune, condizione dalla quale estrarrà altri strumenti già abbondantemente collaudati, li accetterà per scaricare i suoi condensatori bollenti e rifarsi su qualcun altro pur di non interrompere la carneficina che soddisfa, per un po’, i suoi nervi andati in fumo. Il resto è un bollino sulla carta fedeltà. E la mia natura era differente, non friggevo, non friggevo negli stessi punti.

“Tu non puoi ferirmi. E non puoi addolcirmi e non puoi elevarmi e non puoi tenermi e non puoi additarmi e non puoi toccarmi e non puoi annientarmi, e se è per questo non puoi amarmi, e nemmeno io posso fare lo stesso con te, né nessun altro. Nemmeno se volessi fare tutto questo, nemmeno se io te lo permettessi. Perché fintanto che stiamo in questo film, non possiamo niente. Corrente elettrica, roba di chissà chi. Arrendiamoci, andiamocene. Posso sentirmi in un certo modo se mi ci metto, ma ti dico una cosa, io so anche come cambiarlo. Certo, magari non nell’immediato, da cui uscirò più o meno in piedi fra pochi istanti, ma forse un giorno, un giorno sì, ne diventerò padrone, da qualche altra prospettiva se non da qualche altro mondo. Addirittura da me stesso, per esempio.”

Naturalmente non ci siamo mai più visti né sentiti da lì in avanti, basta questo per sbattere fuori da una utilitaria chiunque brandendo un ombrello minimo. Ma quello che accadde più avanti mi ha dato ragione, e siccome riguarda la mia verità, che vale solo per me ed è di questo che posso discutere, so di avere rispettato la visione chiara di quella mia coscienza dall’involucro sbozzato, contorto ed in lenta apertura del tempo. Quasi sempre una vita sola è insufficiente per compierlo mentre altre volte una intera è troppo e te lo fa sentire. Scorrrendo sotto le pensiline deserte, ad una certa ora, aspettavo il mio autobus e mi sentivo decisivo. Invece di ricevere inferociti calci, i pali dell’illuminazione stendevano spot di luce bianchissima per alloggiare in maiuscolo i caratteri che annunciavano il mio rientro. Avevo assistito ai traffici sul mio nervo come mai prima di allora e messo in cortocircuito l’informazione di fondo. Così, bruciavo dal desiderio si ripetesse quella reazione in qualsiasi altra circostanza, volevo correre nei miei segreti e formare il destino, usarli per connettermi ad una energia di una qualità differente e non per avere potere e rifarmi sugli altri, ma per creare senza interferenze una cosa unica e diversa, conoscere la storia mia e di chi incontravo come non la potevamo avere ancora vista molto prima del nostro tempo. Sarebbe servito anche ad altri? Non lo so. Durò però poco. In quel momento era ancora un sanguigno progetto e con gli eventi che avrei chiamato più in là, più grandi, più fuori da ogni immaginazione, mi sono consegnato la risposta che giustamente vale solo per me. Non ho più smesso, perché tornare indietro da una presa di coscienza è impossibile, e da allora la vita si è impennata e si è semplificata, è tornata dolce perché invece di dimenticare ho meglio ricordato, è tornata col ricordo di chi sono e per non farmelo dimenticare mai più, e ha portato con sé chi desidera tanto cantare ed ascoltare una canzone così simile. Ogni giorno quella musica ricomincia ed è come quel bacio di qualcuno che non vedevi da tanto.

Nessuna attesa

Siamo tutti perfettamente equilibrati sul tratto di percorso in cui dobbiamo transitare e davanti ad apparentemente inspiegabili attaccamenti tutto è perfetto, tutto perfetto e calibratissimo. Come una macchina che non ha un assetto sviluppato per sostenere certe velocità o certi percorsi, risentirà di certi limiti che vengono inoltre manifestati nel libretto tecnico, come delle ganasce e limitazioni invisibili che devono stare agganciate e trattenere per far fare quell’esperienza benché stiano vorticando ormai storie che illuminano scenari in cui farne altre meno faticose o tribolate. Ho spiegato questo a un amico ieri che mi diceva che lui pur sentendo la libertà e il richiamo delle opportunità che ora sono visibili, ha tantissimo ingabbiamento in attività o legami spiacevoli che di libero non hanno niente per quel che mi ha descritto, anzi sono più espressione di un abitudinario campo di prigionia o deformazione del vecchio sistema. Non si sa spiegare il perché e più delle cose che vive è questa immobilità che lo rende inquieto; andando più in profondità però  quella comprensione del nuovo panorama gli è difficoltosa ed è pieno di incertezze a riguardo che non sa chiarire da solo con la sua iniziativa, quindi non riesce a sentire i suoi pezzi da buttare in avanti e procedere. Si vede che serve che stia ancora lì, anzi lì sicuramente non può fare danni o soffrire più di quanto invece si troverebbe a fronteggiare se forzasse la situazione. Non c’è un problema. Ho pensato a tante persone che conosco e che stanno operando per il nuovo e nel nuovo e che per una grande varietà di fattori a tantissimi livelli, che io colgo in generale come poetici piuttosto che andare alla ricerca di cassetti in cui sistemarli, hanno in simultanea cavalcato la loro antica costante melodia del cuore, infinita e indipendente da qualsiasi evento esterno, e la serie di strade sgombre che questa dispiegava davanti a loro e adesso si ritrovano letteralmente liberi da implicazioni, legami, contratti, dipendenze, rimorsi, paure e inoltre vedono e modellano già quello che viene dopo. Il poderoso gioco delle vite li ha portati in questa ad avere le connessioni, fra quelle dure e materiali e mentali, più flebili e in via di risoluzione in assoluto. Penso in definitiva che la vita li voleva liberi e poco contaminati per permettere loro di indirizzarsi senza sforzi verso l’esterno della scatola e occuparsi di ricercare e trovare e manifestare il nuovo percorso da trasmettere poi agli altri.

Flo-Letting go

Siamo tutti d’accordo che in “Letting go” dobbiamo inserire un brano molto intenso ed apprezzato di alcuni anni fa, 5 anni circa, Flo. Questa canzone ha alcune versioni, non dissimili fra loro, tuttavia non ha mai trovato la giusta collocazione in nessun Lp, forse per la sua natura angolare e per una lunga serie di motivi e storie che richiederebbero un blog intero a parte per essere spiegati. Sarà assente invece il rovescio di Flo, Stanco e indifferente, un altro brano dello stesso periodo amato/odiato da chi segue le mie questioni che non è mai stata reincisa del tutto in modo accurato e che probabilmente non ricordo neppure come si suona; in futuro ci tornerò, cambierò il testo e troverà posto in altre situazioni. Flo nella sua versione definitiva incisa l’anno scorso è ora sul mio Vimeo, accompagnata visualmente da uno spezzone della copertina che stiamo ideando.