Set up

Breve diapositiva dalle pulizie di inizio anno. I miniamp sono quelli che mi hanno accompagnato nel 2013 e in basso spunta un microfono C2 molto promettente.

Qualcosa oggi è veramente cambiato. Ho fatto un giro prima. E i miei amici provano a capirmi e non mi capiscono. E chi non mi conosce sembra sapere chi sono.

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Falla semplice

Il 2013 è stato l’anno dei tanti dischi fatti a mano e delle tante canzoni. Quattro lp uno dietro all’altro in uno spazio di 10 mesi circa, ma anche l’anno in cui molto altro non sono riuscito ad assemblare. Almeno un altro lp intero e un paio di raccolte di outtakes. Riascoltando quei pezzi, a parte quelli irriducibili ad un aspetto decente, inizialmente avevo una opinione di metterli in giro pian piano, poi mi sono accorto che era una suite di colori sempre uguali e anche la scrittura non era più originale. Mi sono annoiato e ho cancellato i provini. C’è un telefono che ho caricato di bozzetti dei quali non ho ancora ascoltato niente e un mese libero davanti in cui non vorrei starmene con le mani in mano. Ho pensato così che da stasera inizio ad allestire delle nuove sessioni e per un po’ sparisco dalla circolazione. Stando a quello che ricordo di avere scritto negli ultimi tempi, le canzoni sono ispirate e dovrebbe avere l’aspetto semplice e senza l’uso invadente dello studio. Se qualcuno vuole farmi da complice, il banchetto delle iscrizioni è aperto. Vorrei scattare anche qualche foto in giro per abbellire il concetto. Su tutto, falla semplice.

Portami da me

Come spesso scrivo ad una amica, se le sue cose non funzionano più nel vecchio modo, è perché sta facendole parecchio bene già in un modo così nuovo che non può accorgersene. Inevitabilmente si disintegra quello che le sembra aver costruito, quello per cui ha lottato. Gli insuccessi e le catastrofi quotidiane vengono dall’azione di un trionfo che vuole spazio. Ci vuole un po’ di tempo per realizzare questo e ristabilire il morale, come minimo il morale. Quante volte ci siamo incaponiti su una situazione, resistendo alla soluzione migliore? Fino a quando non ti va di traverso non puoi vederlo. Posso fare tanti esempi. Ma osservando tutta la vita con la sua confezione delle inadeguatezze, di comportamenti superati, di quelli senza appeal o quelli letteralmente saltati a piè pari per muoversi nell’ignoto, trascendendo la linearità dell’esperienza, tutto sembra dire che sei da una vita nuova e che è all’orizzonte, si fa largo. I diversivi della normalità bene o male programmata e programmatica, ereditata o in qualche modo con impegno-studio-talento-desiderio-mestiere tanto creata, non servono a niente. Non te li puoi portare appresso. Allora, amica mia…Non sei della famiglia! Non sei della corporazione! Non sei del desiderio! Non sei della poesia! Non sei neppure della voglia di andartene! Non sei della vita o della morte! Non sei niente di quelle storie in cui giochi. Nonostante ogni paesaggio e segnale vanno svanendo, nonostante le frecce roventi dell’attualità, senti l’amore e l’unione, non l’esclusione, il tono è alto, lo sguardo caldo e la compagnia della fortuna. Si manifestano altri esseri, apparsi da un mondo invisibile. Tutto ciò che è inadeguato non ti vuole, ti fa rimbalzare fuori e non ti ricorderà. Hai completato il gioco di quando eri un’altra da te.

Il tempo alla fine

Brividi di fame, di sonno, di veglia, di incontri, di silenzio, di pianto e di risate esplosive. Sulla linea indecifrabile di uno sguardo abbandonato fra due strade, mi sono rivisto moltiplicato. Ho messo da parte due giorni per chiamare il mio piano. Non su un ascensore coi pulsanti e le funi, le salme degli impiegati e i pacchi freddi della mensa, ma il mio pensiero nuovo tramite il quale salire. Non funziona più questa fabbrica della realtà: è già tutto pronto e ci siamo già dentro. Ci sono anch’io, io sono qui. Sto accettando i miei nuovi regali.

Voi siete i fari, non i bagnini

Mi ero apparso così, come nello scatto secco della mia amica Francesca, quando colsi questa frase, o credetti di averla colta fra un paragrafo e l’altro del materiale della North. Non ho ritrovato segno, lì, eppure ero convinto di averla letta. L’ho fatta mia, ho fatta mia l’essenza, sono io a dirla. Apro l’anno ricordandolo a tutti, ricordando di comprendere profondamente quanto aiuto e a quale livello si può aiutare gli altri rimanendo nella presenza al nostro spazio, ispirandoli. Lasciare andare, essere testimoni di questo istante, anche quando si tratta dei più sacri e sicuri ed influenti affetti. Non vale la pena fermarsi e rinviare l’occasione di accedere alla propria essenza e valore, col rischio di restare incastrati chissà quante vite ancora, per soddisfare i capricci di chi trema nell’oscurità deliberatamente scelta. Ma quelli sono i pesi e le fatiche invisibili di chi perde la propria voce. Le voci che chiamano dal buio non sono di nessuno. Chi si ferma viene fatto a pezzi dal proprio silenzio, dalle mosse scomposte che tentano di fare stare zitto lo spirito.

“L’intera lotta di Cobain, la stessa che un certo rock sta portando avanti nei suoi momenti più seri, fu di scavare dentro se stesso per trovare un vocabolario che potesse offrire queste parole. Qualche volta alcune di loro sgorgano improvvise. Alla fine, però, il silenzio lo ha inghiottito vivo.”    -‘Nevermore: morte di un anti-eroe a casa sua,’ di Ann Powers.  Da ‘Cobain’, Giunti, 1995.

Anche questo

L’anno era cominciato che mi trovavo alle prese con First Hearth-A Tape, “Il primo disco di Terra/Rifugio-A”. Contiene più giochi di parole e significati interni il titolo del mio primo esperimento musicale del 2013, ma avevo dato questo nome  al disco più che altro per richiamare l’autore di una delle mie appassionate letture abituali, la saga del bizzarro, bizzoso, enigmatico dottor Georgi Stankov, fisico bulgaro in pianta stabile a Monaco che dal suo sito Stankov’s Universal Law Press scriveva a lungo sull’ascensione planetaria, sulla divisione delle timelines e sul suo ruolo che sarebbe dovuto essere centrale in tutto ciò. Del dottor Stankov e dell’esito dei suoi studi però non sappiamo più nulla dal 24 novembre scorso, data in cui il suo sito si ferma con l’ultimo articolo pubblicato. Carla, sua dual-soul canadese, doveva essere arrivata da pochi giorni in Germania per celebrare con lui qualcosa, qualsiasi cosa. Chissà, forse sua moglie, la signora Stankov, li ha fatti ascendere entrambi. Svanito o meno, è un buon segno che si sia rotto di compilare le sue previsioni del tempo. Ormai è nitido che piove e che là dietro ci aspetta un bellissimo sole, così usciamo, andiamo a ballare ora. Caro Georgi, buon anno nuovo anche a te, ovunque tu sia, stammi bene!

2014

Devo spostarmi rapidamente adesso. Vado a prendermi un nuovo anno gagliardo e felice nel segno della libertà. Ho con me una cassetta di attrezzi, itinerari e tante azioni da portare in vita. Sarò presente, sarò bello, sarò calmo, sarò abbondante, sarò sovrano, mi muoverò e muoverò le energie d’amore e creazione. Nel 2014 ricordatevi di voi e di chi siete veramente. Riconnettetevi. Per gli auguri ho poco talento ma amo sostenere le trasformazioni e gioire quando risolvono una vita spesso fatta di soli pensieri o tappe infruttuose. Voglio che vi ricordate di voi, perché tutto quello che di magnifico e salubre e benefico potete aspettarvi si mette in moto a partire dal rispetto puntuale di quella condizione. Ricordatevi di voi, così vi appariranno anche i doni che sembravano annegati in un sogno e lo spirito segreto di ogni gesto e parola, e anche le altre essenze si manifesteranno per chi realmente sono nel calore di una carezza inattesa, senza grattacapi e difetti in prima linea, piene di voglia di vestire con voi i nuovi piani del presente di tessuti preziosi e comodi. Ricordatevi di voi, per favore. Grazie in questo istante infinito, buon anno nuovo e buona ritrovata essenza.