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“The world is changed because you are made of ivory and gold. The curves of your lips rewrite history.” – The picture of Dorian Gray, O. Wilde.

No, io non ricevo messaggi eterni come questo, ma ho sodalizi che sanno meravigliarmi con la email.

“Ti ho visto passeggiare da solo davanti al mare prima di sera, ieri. La tua ombra lunghissima rivolta sulla spiaggia come un punto esclamativo fra una duna e l’altra. (…) Imparare ad amare il pensiero della nostra irrimediabile distanza mi ha dato la prova che siamo finalmente vicini.” Non so se è ispirato a qualche citazione, ma da qualche parte sento che mi piace e che il messaggio è passato e prosegue. Se non altro, è il feedback che almeno la mia postura migliora.

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Libertà?

Da una conversazione ristretta sul facebook, su questi dipendenti europei di una famosa ditta di commercio on line che sono, come tutti gli esseri umani ancora alle prese col sistema, in una condizione di schiavitù richiesta o non rifiutata. Di imposto, come fra poco tempo si verrà a scoprire, c’è ben poco su questo pianeta, nulla. Se esistesse qualcosa di obbligatorio a cui non ci si può sottrarre, il mondo finirebbe in quell’istante perché non ci sarebbe apprendistato, o verrebbe messo in condizione di fine esperienza chi sostiene che quell’obbligo esiste.
“Ovvio che siamo al limite. Se domani un governo dice: ‘Dobbiamo requisirvi tutti gli averi per pagare il (fasullo)debito,’ io sono sicuro che nessuno dice un cazzo. E se aggiungono: ‘Dobbiamo lasciare morire di fame e malattie una parte di voi in 4 e 4 otto,’ idem. La gente non ha paura di quello che può succedere, o di perdere tutto, ha invece paura di scoprire che è sempre stata libera mentre la vita di ciascuno, specie gli episodi considerati più belli ed autentici, consiste in una catena di scuse, accuse, inganni e lamentele e in generale mancanza di responsabilità. Con questi espedienti, ci si può rassicurare temporaneamente mentre si fanno le peggiori cretinate. Di questo passo, sperano di tirarla per le lunghe o crepare quatti quatti per mano d’altri (che possono fare qualsiasi cosa e non pagheranno mai dato che gli viene servito il permesso dalle vittime) piuttosto che ammetterlo e renderlo evidente. Ma è già evidente, cazzo. Disonore a tutti i livelli.”

Non è quello

Stavo per uscire di casa, mezzo suonato dalla giornata. La cometa, Marina, le discussioni interminabili, il mio celibato, gli insetticidi, le stufe pirolitiche, il mio celibato, il mio celibato. Ma quanto è grande questa cometa? Si è alzato un vento irresistibile e dopo 5 minuti ero di nuovo seduto in cucina ad incastrare una patata nel grill. Non avete capito nulla delle relazioni, non è quello. Se siete arrabbiati, non è quello. Se state progettando la fuga o siete braccati, nemmeno. Se siete tristi, neppure è quello, o se siete soli. Se siete innamorati, se siete in ripresa, se avete new entry, se non ci state pensando e non ve ne frega niente. L’amore non è finito, perché l’amore non è mai iniziato. Non si fa mettere in mezzo alle trattative. Le persone diventano bellissime quando sono innamorate oppure devono essere sostenute quando uno dei due se ne va, perché non è che si arricchiscono o prendono possesso dell’altro, ma per loro l’altro essere è uno spazio da occupare e diventare se ancora sono troppo lontane da se stesse, è un altro gioco di ruolo. Infatti, si dice che sembrano un’altra persona, o che i due si assomigliano. E prima, chi erano? Che bello sarà invece salutare la cometa che ritorna e sfreccia fra due stelle che brillano.

Domenica

Prima sono rimasto bloccato nella fila del supermercato, in balia del caos. Io, i signori biscotti e vino novello. Altri clienti hanno provato ad ingaggiare una competizione semiagonistica col sottoscritto per avanzare agli occhi della cassiera. Una gara di ghiandole e annuizioni della laringe e sguardi obliqui per racimolare uno straccio di via. Nessuno di loro ha potuto vincere contro di me, curatore fallimentare dell’epoca in corso, uno dei terminator, irriconoscibile. Ho tradito ancora una volta la mistica inferiore del discount e guadagnando la luce del sole appannata dalle nubi, fuori, col bottino per le mie celebrazioni sotto al braccio, scandivo inoltre i tanti elogi che mi conferivo per aver sgominato quei quattro zozzoni, e fra le arie che mi cantavo e platealmente mi davo rientra anche questo brano live, che lascio qui ad accompagnare la buona domenica che si stende su ciascuno di noi.

Sospensione

Tanti vanno a correre perché più del grasso e della salute che non funziona a preoccuparli sono i pensieri, così si mettono sotto per non pensare e per un po’ li distanziano. Sono pensieri obesi, fiacchi, prepotenti e che marciano sul posto.  Io i miei pensieri non li ho più, perché erano animati dalla voglia di viaggiare e di amare e vivere una vita tutta loro piuttosto che continuare ad  imitare la mia. Li misi a dieta, li allenai in modo da farli scappare via liberi alla prima occasione e liberare finalmente anche me. Vado a correre perché non ho pensieri e così mi sono addestrato a fare bene o male anche tutto il resto. Ora che sono rientrato a casa, si è messo a piovere. Ero famoso per riuscire a piangere e ridere contemporaneamente, ma dopo questa lunga settimana in cui credevo di essermi messo al servizio per puntualizzare gli ultimi scampoli di realtà, non mi riesce come vorrei né so bene che cosa preferire. La vita non è un software sociale, economico, sentimentale. Megafoni e progetti di masse da cambiare non fanno per me e sono certo che non sono passato di qui per complicare le cose al disgraziato tempo affidandogli l’ennesimo esempio bastardo. Ho trascorso un buon periodo stando per i fatti miei soltanto nei paraggi dei miei sogni, cercando di provare ammirazione per loro. Forse sono venuto per accorgermi che non avevo più niente da imparare e per ripartire mi sto accertando di non avere avuto niente da insegnare a qualcun altro.

L’ultimo buio

Si sgretola tutto. Firmavo lo sputo di un ricordo ieri quando c’è stato il black out e ho perso tutto. Mi sono steso sul divano, al buio, e sentivo le guance del mondo muoversi mentre respirava, come se stesse riprendendo fiato. Non è rimasto più nulla a cui ancorarci, abbiamo vinto. Serve passeggiare dentro ad un ultimo bagliore di buio, da soli. Un ultimo buio. Dalle finestre, di sfuggita, ho raccolto l’effetto delle luci che si riaccendevano tutte insieme nella strada e dentro alle case, annunciate da un lampo, soprendendo nudi questi pensieri.

I vuoti

Più tardi, appena il mio account video si rianimerà, presenterò un estratto dal nuovo episodio audiofonico che sto impacchettando ora e che si intitola ‘I vuoti’, un Ep di 5 brani nati negli ultimi giorni, in prevalenza strumentali, che metterò on line a fine Novembre, seguito dal suo doppio a dicembre. Per ora è quasi terminato solo questo primo round, l’altro esiste invece in una mia fantasia. Sono brani che sto continuando a scrivere nel solco degli emisferi di colore già toccati attorno alla metà di quest’anno e che ho deciso di impiegare per tutto il 2013. Un intero immaginario risiede nei dettagli che sono andato personalmente a ricercare per tradurlo in una musica ed è stato fantastico, come costruire un vero guardaroba. I miniamplificatori, lo studio portatile, le agende, le valigette, strumenti nuovi, sono simboli al servizio di un concept molto ampio ed elaborato non solo musicale. Proprio come per il contenuto di un armadio che non è fatto di soli abiti ma di decisioni personali e stagioni d’animo. Avevo anche intenzione di riaprire le parti per fare un remix accurato di ‘All the ways bring to lo fi’, che era l’album dell’anno scorso di cui sono particolarmente orgoglioso, soltanto che non ho conservato le attrezzature originali impiegate nelle oniriche session allestite qui e là per concepirlo. Stando ai trun truns che ho usato, dovrei stabilrmi in una discarica per farlo, non solo per rintracciarli.

“Solo un sovrano può essere al servizio. Tutti gli altri sono servi.” sg