Cover: I lived on the moon

Ci tenevo a realizzare prima o dopo una cover di I lived on the moon, brano spettacolare della band francese post-rock dei Kwoon. Questa è una delle canzoni alle quali sono più affezionato e non mi so spiegare come mai non l’ho creata prima. Avevo comunque inciso la loro altrettanto bella Swan. 

Come ogni altra cover in cui mi sono rappresentato, ho fatto rientro alla memoria di quell’istante, cioè non ho ricalcato strutture o declinazioni precise del brano originale e non ho preparato nulla. Alcuni spezzoni sono più brevi, e nell’andamento generale non ho fatto fuochi d’artificio. Anche il testo non è fedelissimo. Ma al di là di tutto questo e di quanto intensa o dozzinale sia venuta, l’ho fatto perché lo faresti anche tu se ti venisse voglia di farlo. Ah, già, ho letto cinque volte il testo e non mi entra nella testa!…Beh, lascialo fuori. Ci sarà un motivo per il quale non ci vorrà entrare, ci sarà un motivo per il quale ci si sente meglio altrove. A me interessa, forse, che quel motivo abbia una voce, che col brano non c’entra nulla e potrebbe parlare da una vita sconosciuta. Forza, manifestare la tua virgola, il tuo punto a una frase rimasta per troppo tempo a metà, non ammazza nessuno; al massimo, una idea esausta di sé. E se avessi la fortuna di non avere una produzione alle calcagna, che sventola cedole e foglietti di glifi, verrebbe addirittura bella. La mia proposta, che siano i miei rovesci temporaleschi e nebbioline o che siano rimestamenti d’altri, è quella solita.

-I lived on the moon, by Kwoon.

Dear little lad/ Here’s the story of my life/ I lived on the moon/ I lived on the moon/ Grey flying snakes along/ Mountains of destiny while/ The three tailed moneys/ Were drawing the stars/ Light from the Sun and I/ Hide myself/ on the dark side,/ alone/ I’ve run so far/ To find my way/ Then I dream again…/ Alone/ Dear little boy, listen/ To voices of your soul/ It showed you the way/ of Silence and peace/ Follow your thought and fly/ Choosing all the things that you desire/ Giant waves,/ fireflies…/ Your dream will be your only shell/ Your secrets,/ your hiding place,/ my son/ Don’t let them try/ To crush your brain/ Let you go far…/My son.

 

 

 

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Anteprima: The blue building

Tragitto di tenui polaroid e secchiate di casino. Continuerò così fino alla fine di Surmont, questo è il titolo del mio nuovo pianerottolo in corso d’opera, direttamente dal quale presento oggi una soffice e breve diapositiva intitolata The blue building.

A riguardo, tiro dritto senza sparare nel mucchio. Metà Ottobre mi sembra un buon periodo per chiuderlo. Ci saranno anche stavolta tanti brani e vari punti di vista. Sto pensando, in parallelo, a qualche cover da mettere in giro.

-The blue building. If this fall wants to stay on its feet/ everytime I like to go around/ and I feel high/ We were the One/ We are the sun/ which is high/ In vain the roads they swear again/ and close the eyes while memories of days/ are in the mud/ Touch my heart, dear amplification!/ I free my soul through the gentle wires/offshore/ na na na….

-Il palazzo blu. Se questo autunno vuole andare a piedi/ io ogni volta amo starmene a zonzo/ Mi sento gasato/ Eravamo una cosa sola/ Siamo il sole/ che si slancia/ In vano le strade giurano di nuovo/ mentre le memorie dei giorni/ sono nel fango/ Toccami il cuore, cara amplificazione!/ Libero la mia anima tramite i suoi cordiali cavi offshore..na na na..

 

 

 

 

Lascia fare

Anche oggi abbiamo fatto il punto sulle energie. Sia ben chiaro, le energie funzionano da sole e di quello che vogliamo se ne fottono. Basta non mettersi davanti ad impedirle altrimenti si accorgono di noi e ci troncano in due. Meglio non farsi vedere, meglio non dire niente e lasciare fare. Ci sono e funzionano da sole. Inutile aspirare, scommettere, organizzare. Prenderanno il sopravvento al di là di qualsiasi previsione e certezza matematica, fuori dal cartellone e dalle liste di favoriti, o rovesceranno quello che c’è, se stesse, alla faccia di chi vuole il potere ed il controllo, spalando via la granulosa identità che si dispone lungo il percorso delle cose per paura di perdersi in esse. Guidano meglio al buio, bendate, o quando ci si è persi, almeno non trovano alcun esperto in tragitti turistici  il cui segno durante la tratta non sarà altro che un nugulo di ditate lasciate sul vetro e la carta di una pizzetta sul cruscotto.

Non ho più voglia di definire qualcosa o preoccuparmi di che fine andrà a fare, di che fine farò. Ci sarà una fine a tutto questo, o no? Se lascio fare alle energie, salterò la fermata, non vedrò il capolinea e, come è già successo, al momento del passaggio del controllore, mi ritroverò un biglietto in tasca. Molti diranno: L’ho visto scendere. L’ho visto fermo a fare pipì. L’ho visto discutere con una guardia. Ha attaccato una gomma sotto al sedile. Baciava una donna davanti alla biglietteria, le teneva una mano sul sedere. Tutto vero, nel ciclostilato che delibero dal mio ufficio. Così, in segreto, lascerò fare.

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Dentro e fuori le immagini

Da un grande e gradito regalo, ho combinato un breve mix audiovideo di alcuni spezzoni della mia esibizione del 3 Settembre a “Musica sulle Bocche-International Jazz Festival.” Aggiungo il link alla fine dell’articolo.

Una alleata che ha filmato il mio set non poteva agilmente spedirmi via internet il girato, così ha fatto un salto alle poste e come da un altro tempo e con modi sconosciuti ai contemporanei ha spedito al mio indirizzo una bella e scattante pen drive che contiene il tozzo file. Quando navighi fuori o attraverso le maglie del tempo, queste azioni diventano frequenti e hanno il loro vero senso. La ringrazio per averlo suscitato.

Mi sono applicato il pomeriggio e la sera per tagliare i vari pezzi e creare un rapido riassunto, con la promessa che mi sarei guardato senza pudore suonare. Non lo faccio così spesso e questa è la mia parte molle. Magari alzo il telefono quattro volte per costringere qualche amica ad uscire e fare foto, che amo, che pretendo, ma mi manca l’occhio sul continuum. Devo chiedere a Francesca se ha qualcosa di più, girato in tutta fretta e freddo durante un celebre inverno di qualche anno fa. Ho però rispettato questo patto stavolta ed è stato un momento divertente e mi ha fatto bene, come mi ha fatto bene partecipare alla incantevole giornata a Santa Teresa Gallura. Riverberi e bagliori di questa avventura ancora si propagano e si confondono con quanto veniva da prima.

Credo che non intendesse soltanto farmi ricevere un prezioso e pratico ricordo, ma è stato colto il messaggio della questione e rieditato in un invito a contemplare e considerare l’atto in generale che sono andato a creare, un atto di presenza confezionato in una manciata di brani; che poi parlino di passioni trasmutate e stati di osservazione e che ho intitolato appunto “La Compagnia Costante,” doveva andare da sé, importante ma non così fondamentale per guidare il momento. Potevo chiamarlo “Autunno, preparate i maglioni” e sarebbe stato lo stesso.  E attraverso quel cammino in equilibrio, ho fatto molte trasformazioni complesse sull’onda dell’estate.

Ogni aspetto in questa frase della mia pagina di vita attuale ha avuto secondo me un po’ più di coerenza e quindi di coscienza: era cominciata in un modo speciale, ripartita dalla fiducia in qualsiasi esito e le imprevedibili manifestazioni se ne sono contaminate; non ero interessato al fatto che andasse bene come ai migliori set o che accadessero intoppi, ma mi ero preparato ad esserci, restituendo una immagine più definita che potevo di quello stato a chi era lì per ispirarsi, secondo un allenamento che non finisce mai e che io credo è continuo suggerimento di una soluzione e di un varco.

 

Si riparte

Sorprendentemente, mi ha fatto compagnia un  mignon di tabasco questa settimana, passata in obbligata sordina al fresco delle poche e timide nuvole. Per un po’ le ho contate, poi ho perso il numero dato che erano le stesse, come appese. Ho cotto quanto avevo e più di quanto ho potuto per suscitarmi, con quel portento, alcuni portentosi ricordi.

Così, riaccendo lentamente i motori per avvicinarmi al nuovo episodio in bassa fedeltà che ho intenzione di assemblare da ora e fino ad ottobre inoltrato. Per adesso non lo decifro e sarà senz’altro una cosa diversa che voglio fare, e meglio di altre volte, ma la presenza di un intruso nel mio campo è inequivocabile e mi da i cenni della sua missione. Mi rasserena sapere che ci stiamo braccando, fino ad uno di questi giorni che vengono in cui comincerò ad avvicinarmi alle sue impronte.

Una pila di libri e di quaderni si è solidificata nella solito elemento d’arredo beige ai piedi del letto. Qualche giretto su due ruote non è mancato e anche molto confronto, per lo più telefonico e medianico, con gli spiriti speciali che hanno sospinto l’estate adesso sul suo scivolo. Sembra l’apparecchiatura di un motel questa sagra di impressioni che sono così forti che mi porta a credere di essere in discussione da anni con qualcuno due stanze dopo che non ho mai visto, mentre mi nascondo e tratto sull’affitto. Parliamo degli orrori della moquette, di una valigia dimenticata sotto al letto, di intrugli rimediati al bar interno. Nel mentre, cucino le mie cose piccanti per aguzzare i nervi e descrivo a voce alta gli aromi.

Nel mio libro dei decreti ho sancito che non voglio più avere a che fare con nessun solstizio di vecchia guardia: fino ad ora, tutto ciò che ho trascritto è stato rispettato perché è la dura legge dei cazzi miei, dei miei paraggi, ampiamente condivisa da chi sa stare in sella; qualche volta, retroattiva. Scarsamente individuo un passato del quale essere fiero, che non si può più riprendere nemmeno quando è sgargiante come la rubinetteria appena montata. La fierezza dovrebbe esserci sempre, adesso che so, eccome, che non sono obbligato a restare e neppure ad andarmene. Mi basta sostare e osservare in stato di trasparenza, tipo Noel Gallagher che suona dietro la tenda di plastica in Sunday Morning Call.

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Musica sulle Bocche 2017: impressioni di ritorno a casa

Sono arrivato a “Musica sulle Bocche” l’ultimo giorno, in autobus. Da un certo punto in avanti della tratta, una signora sui sedili davanti mi offriva ogni tanto una ventata di cronaca, social network e altre informazioni in piena differita e di seconda mano dai vari magazines e apparecchi che estraeva dal vestito, così da far volare il tempo del mio e del suo viaggio non lunghissimo ma abbastanza articolato sulle rampe, sulle curve, accanto alle colonne  di bagnanti accaldati e borse frigo azzurrine.

Appena sceso dal mezzo, era palese che quelli che avevo avvisato da alcune settimane non sarebbero stati presenti quella sera. Belle ragazze francesi ciondolavano le gambe bianche dal trenino in sosta sotto ad un fresco lenzuolo di ombra, scambiando il bottino di immagini e canzoni tramite i loro telefonini; era un quadretto interessante, sembrava di assistere ad un cerchio di fate, ragazze spensierate del posto o quelle che hanno lasciato la scuola per mettersi in un viaggio preliminare e poi chi lo sa. Ripensando al mondo scomparso al quale avevo lanciato la mia reclame, in una fantasia di un attimo mi ero convinto che qualcosa fosse andato storto con la bilocazione, ma è durata un attimo, era plausibile che qualcosa era giunto al capolinea.

Eppure la magia è stata la costante consigliera fin da quando ero stato chiamato dagli organizzatori, che mi avevano incluso nella selezione del fringe al quale ho preso parte, tanto che mi pareva possibile tutto, cambiare, scambiare, slacciare, annacquarmi, inebriarmi, tornare al sodo. Mi succede, nei momenti più seri,  ma a questo giro era un test più ricorrente ed ingombrante. Questo mese l’ho vissuto con la plasticità fanciullesca che avevo evocato verso la fine della primavera, quando realmente acciuffai per il collo alcuni aspetti sottili che avevo evitato di limare e sistemare. “Musica sulle Bocche” era nell’ordine di queste idee dall’ulteriorità, non solo delle cose di ampio respiro e grandi, ma delle cose che contano quando hai staccato la presa del flipper di una realtà cieca ed indotta. Naturali, impetuose, e per questo chiedono attenzione e impegno per potere risalire al senso, scartando le categorie e le classifiche orizzontali di valori o altri numeri.

Vorrei poter trascrivere le sensazioni che ho avuto sul palco e stando accanto agli originali e gagliardi artisti che si sono esibiti quella sera. Vorrei poter disegnare il tracciato ad alta frequenza che ha attraversato la mia figura quando per la prima volta ho incontrato i creatori di questa manifestazione e la attenta schiera di realizzatori. Non mi permetterò però questo, perché entrerei in un secchiello letterale da riempire di effetti. Ho parlato con queste essenze e sono coscienze reali, pronte, e ho anche avvertito nell’energia dei testimoni del valoroso pubblico la coscienza viva del susseguirsi degli eccezionali allestimenti di musica, riflessione e scenari senza tempo nei quattro giorni dell’evento. L’ho intuito, e basta questo per farmi sapere che è vero, che è buono, come quando mi sono lasciato trasportare e ho scelto che dovevo prendere parte alla selezione, o forse più a quell’onda che in quel momento è passata e non poteva suscitarmi che bellissime traiettorie e fondali amici.

Sono stato lì quest’anno per la prima volta e soltanto l’ultima sera, nel teatro, dove si rappresentano e si animano oggetti del profondo e dell’oltre passando dalle porte scorrevoli di reami che diventano adesso sempre più evidenti, come una immagine familiare incisa dal vento su una roccia.

Voglio portare a chi legge dei segni personali. Essermi abbandonato a questa visione e alle visioni che si sono moltiplicate e propagate in modo armonico l’altro ieri è stata la cosa più giusta e benefica per me. Il mio sentimento è che la musica e le iniziative proposte che ho potuto come dicevo leggere in ampia misura attraverso il calore di un messaggero appena conosciuto, di un racconto, dato che ero stato assente, e poi via via di uno sguardo, di un abbraccio, di un saluto da lontano a mezzanotte, hanno chiamato a raccolta spiriti che hanno avvistato nella propria storia personale qualcosa al di là dell’illusione limitata e tribolata dei tempi in corso e a questi spiriti “Musica sulle Bocche” ha proposto un linguaggio risonante e dei fatti risonanti, flessibili, belli, rievocabili, che io sento andranno espandendosi, o comunque sia nella linea di tempo che voglio, questa dolcezza coriacea di una natura madrina e saggia che riprende il suo posto la voglio e so che lì esisterà.

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Le cause naturali LP2017 è on line. Blog sospeso

NOTA 2: Proseguo su https://voisieteifarinonibagnini.wordpress.com/ , il mio nuovo blog. Grazie dell’attenzione.

 

 

NOTA: Il blog al momento è piantato su questo articolo, nonostante ne abbia pubblicati degli altri che non vengono visualizzati. L’ultimo articolo è del 16 Agosto: https://alemuresu.wordpress.com/le-cause-naturali-lp2017-e-on-line-buon-compleanno-e-altro-ancora/  Copio il testo di seguito.

Sospendo dunque le pubblicazioni ed aprirò presto un nuovo blog, aggiornando questa stessa nota.

Indubbiamente, oggi è il mio compleanno, dunque secondo il computo dovei avere 38 anni suonati, ed è la parte più consistente delle notizie fin da quando ho aperto gli occhi pochi minuti fa.

Non per coincidenza o volontà, ma per una remota disciplina che sembra sospingermi senza sciogliersi ancora e che trova naturale sfocio in cose e casi come questi, vi porto dopo questi altri 30 o 40 giorni, approssimativamente un mese furibondo di avvenimenti, speranze, sudori, lasciti, insulti, rubamazzi e tonfi, il manufatto in bassa fedeltà, che ancora una volta non può essere un disco. Le cause naturali, venticinque pezzi e un pezzo di presenza e presenze, fra rumore, folk drone, acquaforte, vaneggio e autocitazione. Fin qui allora è un disco ma poi si rivolta. L’ho ispirato e pensato senza automatismo e maniera, e mi son preso la briga di trascriverlo. Se andrete ad ascoltarlo, non domandatevi di cosa parla, non è più tempo di cercare ma di mettere in pratica e manifestare con l’azione viva e originale quello che si è trovato e quello che si è imparato di sé, ed io credo di stare facendo unicamente questo da un bel po’ in qua, non conta cosa ci perdo o cosa ci guadagno. Parlando di fatti e mezzi che sembrano dare senso, quindici anni fa ho spento la televisione, che è un aiuola spartitraffico rispetto alla jungla della rete alla quale adesso credo sempre meno. Si tratta del riflesso di qualcosa d’altro che si svolge altrove? Bene, che me ne posso fare del riflesso, come dei bagliori da uno schermo, sui quali si incanta più di mezzo mondo? Riflessi, apparenze, ricerca esteriore, si gira in tondo sempre lì, anche quando sembra di aver imbroccato la trafila giusta. Fisso qui l’appunto, come faccio ogni tanto. Non so dove ciò mi porta e non valuto un bel niente. Guardo le energie. L’azione non è orgogliosa, l’azione è essere e il resto è un gioco previdenziale di ricadute, suppongo per dare spunto a chi viene dopo ad aggiungere il suo. Evito di specificare gli altrimenti.

In quello che sembra essere stato un mese, ricordando che per me già una settimana è un tempo troppo dilatato, è accaduta nuovamente la magia di un tempo bello. Profondo o superficiale è poco importante.

Regali in forte anticipo. La mia partecipazione a Musica sulle Bocche-International Jazz Festival del prossimo 3 Settembre a Santa Teresa Gallura, ispirata e chiamata anch’essa nel bel mezzo del parapiglia sonoro della quale sono soddisfatto, alla quale vado forte e vado felice; gli incontri nuovi che ho fatto; la vista del campo di origine e le sue forze scevre di epitaffi. E poi le incisioni non mie alle quali ho preso parte e mi sono divertito e, non ultimo, ma di ieri, il ritorno alla vita del mio registratore quantico preferito che ha stabilito che mi seguirà nelle prossime avventure.

Dunque, qua di seguito c’è il link al formato Mp3 di Le cause naturali, sempre scaricabile liberamente e gratuitamente, completo di testi per i pochi brani cantati e delle immagini.

http://www.mediafire.com/file/xf19q2nd4fsqp31/ALESSANDRO+MURESU-LE+CAUSE+NATURALI+LP2017+MP3.rar

Non ci sono state alterazione e premeditazione: tutto è fluito in quegli istanti come può essere ascoltato, quasi sempre alla prima esecuzione. Spero possa dare a chi lo ascolta qualcosa in più, come segno. In ciascuna di queste esibizioni, ho poche pretese di lasciare bei geroglifici. Se questo fosse archeologia del 3000, sarebbe il sensazionale rinvenimento di una lavatrice abbandonata in una catacomba, e per questo, perché anche da miope nessuno mi vieta di vederci comunque lungo,  non ne parlerò ulteriormente. Sto cominciando a sentire i passi del prossimo impegno ed è di esso che vorrò invece argomentare e di quello che verrà. A presto.

SirAlemu

Due segni importanti:

Il 3 Settembre, alle 21.00, ricordo che sarò di scena in una splendida notte a Santa Teresa Gallura, in Piazza Santa Lucia, dove suono un set di mezz’ora in solo alla giornata di chiusura di Musica sulle Bocche-International Jazz Festival 2017, dedicata ai cinque artisti selezionati per presentare il sound della nuova energia. Sono onorato di far parte di questa prestigiosa occasione alla quale mi presento puntuale, felice e originale. Tutte le informazioni sul sito ufficiale del festival: https://www.musicasullebocche.it/

Il seguito dell’avventura dell’anno non ve lo so raccontare. Arriveranno novità, scriverò ancora a lungo, spero un po’ meglio, più approfonditamente. So che cambierò e che cambierà qualcosa, come ogni giorno del resto.

ALESSANDROMURESU-LE CAUSE NATURALI LP2017 COPERTINA