Non ero io

Avrei dovuto scrivere i giorni scorsi, ma le cose delle quali avrei voluto scrivere mi tenevano lontano da questo. E adesso non ho molta voglia di raccontare. Capita appositamente in questi giorni la soluzione del piccolo grande difetto del blog, del quale non mi ero reso conto per anni, i pulsanti di iscrizione che non erano stati inseriti a vista. Giorni di disvelamento o di maschere, giorni di correzione o rinsaldamento della farsa. La gente si sposta in copiose carovane e segue entusiasta il carnevale. Fra uno scherzo e l’altro anche a questo giro non comprendono che va in scena il loro mascheramento, del dramma profondo sotto al quale gattonano vita dopo vita, fra lacci filanti e frammenti inconciliabili di vite che nascono e tornano in pezzi. Le maschere si burlano degli sbadati.

Invece, è il periodo di maggiore espansione e potenza di tutti coloro che hanno mantenuta elevata l’ispirazione lungo tutto questo strano inverno cresciuto a più ritmi. Da più parti si è sentita forte la folata di vento, sembra ci sia vento ovunque, chiamo qui e là e stanno tutti fuori con le cuffie, recuperano le sciarpe da una grata sul fiume. Ma non è questo il punto.

Mi sono trovato a credere di non avere più nulla da dire, complice una forma fisica non perfetta, distrutta da una corsa ossessiva. Stavo osservando scemare gran parte di cose ed argomenti ed esseri e questioni, senza le scarpe da tennis. E forse è davvero così, che non sto parlando e comunicando più di oggetti che esistono ancora e in piani popolati che una volta erano la mia casa, la mia grotta, il mio selciato, la mia guida del telefono. Come può non avere più niente da dire chi diventa il vento del proprio respiro? Ogni giorno continuano ad arrivare i soffi di una nuova vita e modalità. La modalità è differente, il piano è differente. Non abbiamo mai discusso di problemi. Non abbiamo discusso più. Li abbiamo seppelliti con quelle che nemmeno sono soluzioni, con quello che va bene, benissimo, lì. Nuova terra, nuovo cemento, forse le prime tracce di un nuovo abuso edilizio dove non c’era nulla. Qualsiasi cosa sia, in qualsiasi modo sia fatta, ovunque sia, non era possibile ragionarne prima. E poi, il gesto, quello che sembra proiettare un’altra ombra su queste tenere pareti concettuali. Come tante altre volte mi sono detto, o ho detto, o ho sentito dirmi, quello che conta è che in quell’istante che hai smontato eri intento a smontarlo. Ora vediamo anche i risultati e sono flessibili: li riconosciamo noi. Chi altri dovrebbe? Che cosa facciamo, andiamo a pescare la vecchia guardia per farci riconoscere? Non capivano prima, capiscono meno adesso. Babe, questa storia è a lieto fine per quelli che se ne sono andati dalla festa mentre servivano la crema.

Ci sono state lunghe lettere, una serie ininterrotta di brani nuovissimi per tutti i miei progetti. Allego qualcosa qui sotto. Conversazioni con esseri ritrovati. Altra argenteria mentre possiamo mangiare anche con le mani. Questo momento non conoscerà fine, e meno ci interroghiamo sulla durata e fine, più sembrerà davvero di non esserci mai passati nella storia.

 

 

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Autore: Alessandro Muresu

Sono un autore di musica della bassa tecnologia e un signore dell'Ottocento di questi giorni.

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