Facile e difficile

Colgo l’occasione dell’uscita dell’articolo di Mandie per fermare qui alcune mie visioni riguardo la gioia e le difficoltà che si incontrano quando si crea con altri esseri. La nostra intrepida collaborazione che abbiamo acceso in Ottobre ci ha portati a dare vita in pochi mesi a tre densi volumi di musica degli esperimenti e della coscienza. Una impresa che è assolutamente in linea con quello che chiedo ogni giorno a me stesso per il mio percorso individuale, fatto di evocazione continua della fiammella sacra del suono e delle sue domande e risposte per me, quello che mi ispiro a vivere nei miei momenti, da solo o con altri. Ringrazio dal mio spirito la cara Mandie per essere riuscita ad interpretarsi e ad ampliarsi in modo potente nella sua visione e per aver compreso le mie, suscitando quella spirale virtuosa fin dall’inizio, per di più all’interno di una sfumatura stilistica e anche tecnica per niente facile, dove rigore e prontezza e presenza fanno la differenza.

Rigore, prontezza e presenza a prima vista appaiono come un austero programma per il weekend, e forse è anche così. Serve impegno, ma non sforzo. Qualità quelle che possono essere le ali dell’armonia, della leggerezza, il paesaggio che si dispiega e moltiplica dall’altezza dopo anni di esercizio e autocomprensione e affinamento della vista interiore su spazi senza limiti. La musica e qualsiasi altra rappresentazione sono una ricaduta, un segno e un simbolo che aiutano ad aguzzare l’intuito. E più l’intuito torna all’origine, migliori diventano gli episodi a cui dedicarsi.

Creare insieme ad altri esseri è facile e difficile insieme. Facile se si naviga nel proprio cuore, protetti dall’itinerario del proprio amore, e allora si possono affrontare anche situazioni in apparenza difficili, dovute a normali effetti della densità. Facile e difficile, affrontabile. Non impossibile. Impossibile è creare con chi ancora non ha risolto il proprio dramma e si fa dominare da argomenti in sospeso, con chi resta in mezzo alla strada abbagliato come un coniglio dai fari della traccia canonica che gli ritorna una volta ancora addosso. Per quanto possano coesistere, apporti grossolani restano comprensibili o indispensabili soltanto nel territorio della vista annebbiata, e non spostano nulla, aderiscono a qualcosa che gli viene chiesto di soddisfare. Senza considerare il cuore della questione, non c’è scambio.

Noi possiamo avere idee diverse fino a ritrovarci in contrasto aspro e soltanto per via delle puzzolenti idee, cioè stelle degenti nella camera mortuaria della mente, eppure ci raduniamo a brindare al pub della nostra presenza e della nostra più autentica esperienza, umana e spirituale, e tutto il resto svanisce trascinandosi dietro oggetti, memorie, individui, convenienze, giochi sporchi, roba tossica e disequilibrata. Traslocando lì, con tutte le esperienze da compiere, la trasformazione è tangibile, la trasformazione fa emergere continenti ulteriori e affonda le terre avvelenate. Senza questa dimensione approfondita di incontro, le idee possono anche coincidere ma sarà l’avvicendamento di una creatura se non morta quanto meno illusoria.

Si crea meglio e si crea più verità con chi si è già chiarito a sufficienza e ha sganciato le sue mosse dalle attese e dai dettami delle piccole scatole terrene, senza contare quelli dei reparti di degenza d’arte, gli uffici, le linee di produzione standard. Ancora prima sono stati abbandonati i virus egoici.

Si sta meglio con chi ha permesso la propria chiarezza con se stesso. Mi verrebbe da domandare, riuscireste a restare in una relazione con una persona che non vi accetta per come siete e dove è in corso una gara perenne per primeggiare? Finirebbe sui giornali, si direbbe. Ebbene, è il mondo lì fuori, purtroppo e fin troppo anche sui giornali, per quanto poco attendibili siano. E così via per ogni piccola o grande forma di aggregazione, nessuno sarà contento. Dobbiamo tutti essere felici e si è più felici quando qualcuno si permette di essere chi è, soprattutto a costo di perdere chi è interessato ad ostacolarlo.

Essere, permettere, creare, capire, trovarsi, stare. Azioni necessariamente solitarie tuttavia sintonizzate su una stessa chiamata interiore dove qualcuno si incontra a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non c’è un posto in cui andare e dal quale allontanarsi per essere e fare tutto questo, né sarei in grado di indicare una esprienza specifica più importante di un’altra. Questo fiume che scorre è solo da ricordare.

 

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Autore: Alessandro Muresu

Sono un autore di musica della bassa tecnologia e un signore dell'Ottocento di questi giorni.