Due parole su ‘Be patient, it will pay’ e introduzione al nuovo capitolo ‘This Inexistent World.’

Ne ho in effetti spese già tante. Sono anche quelle degli articoli precedenti che non parlano di strani e villani suoni, sperse in note di circostanza. Per chi segue il filo invisibile del blog è chiaro. Oggi lo sguardo si è svuotato di un altra stagione ed è come aver perso qualcosa che comunque non mi serviva più. Ragionamenti inutili su cose inutili, slanci puerili, vite consumate. Il disco, il giorno del disco ogni mese o poco più, è giorno di bucato e porto in processione la bacinella degli stracci, neppure le mutande. Ma sono contento di come è venuto fuori, so cosa ho pulito con quelle nappine, e anche chi ha con impegno ascoltato i tre tomi ha comunicato la propria soddisfazione. Una sensazione di completamento e di lasciapassare interiore sta dilagando. Disfattomi del bottino, perché se ancora non lo sai è tutto a rendere qui dove noi come simulacri siamo il maltolto, io posso proseguire.

E sono qui oggi anche per dare un indizio su un nuovo capitolo che sto evocando e che non vedrà molte anteprime fino a quando non sarà finito, attorno alla metà di Agosto (diciamo le cose come stanno, mi premio, ad ogni mio recente compleanno, con un disco nuovo). C’è già un titolo eterno e terribile, This Inexistent World, ed una copertina estratta da un mio bozzetto. Sarà la continuazione ed ampliamento, il peggioramento e la lacerazione, delle plumbee personalità ambient rintracciabili in alcuni brani riusciti di Be patient, it will pay. Lontane macchie di pseudopianoforti e archi spettrali, nessuna intrusione vocale, registrazioni d’ambiente, un ambiente disabitato e disabilitato, incolto ed ignorante. Saranno dieci brani di un inverno per tutte le stagioni ma non sarà inverno tutto l’anno. Tuttavia, è presto adesso per immaginare. Comincio a tirarlo giù dai tetti  lunedì.

In coda assieme a questa bozza c’erano numerosi articoli che avevano tutta l’aria di essere dei sermoni artificiali intrappolati qui e là. Non ho più voglia di dettagliare cose che ho già chiarito, dunque cancello le eccedenze. Esse fanno in fretta a costituirsi in una personalità, come la monnezza che vive nei mari e fa fauna a sé, si offendono quando non lecco loro le terga, ci restano male lì sulla liana, allora mi limito a dire che io disprezzo soltanto la mia di personalità (e quindi, taglio corto, perché dovrei amare la tua o qualsiasi altra? e ciò per tanti altri accessori in comune) e quando mi si parano davanti gliele suono di santa ragione. Chiunque era imbragato in questa sbobba ha dei racconti allucinanti riguardo le mie reazioni inumane. Non verrà mai riconosciuta da me ma allontanata e rigettata perché è da gonzi imbellettarsi, specie in questo momento delicato, con altra materia organica. Già la natura matrigna non ha fatto un lavoro buono buono, ma il grosso del make up prima di andare in scena lo fanno gli ovini.

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Autore: Alessandro Muresu

Sono un autore di musica della bassa tecnologia e un signore dell'Ottocento di questi giorni.