Musica sulle Bocche 2017: impressioni di ritorno a casa

Sono arrivato a “Musica sulle Bocche” l’ultimo giorno, in autobus. Da un certo punto in avanti della tratta, una signora sui sedili davanti mi offriva ogni tanto una ventata di cronaca, social network e altre informazioni in piena differita e di seconda mano dai vari magazines e apparecchi che estraeva dal vestito, così da far volare il tempo del mio e del suo viaggio non lunghissimo ma abbastanza articolato sulle rampe, sulle curve, accanto alle colonne  di bagnanti accaldati e borse frigo azzurrine.

Appena sceso dal mezzo, era palese che quelli che avevo avvisato da alcune settimane non sarebbero stati presenti quella sera. Belle ragazze francesi ciondolavano le gambe bianche dal trenino in sosta sotto ad un fresco lenzuolo di ombra, scambiando il bottino di immagini e canzoni tramite i loro telefonini; era un quadretto interessante, sembrava di assistere ad un cerchio di fate, ragazze spensierate del posto o quelle che hanno lasciato la scuola per mettersi in un viaggio preliminare e poi chi lo sa. Ripensando al mondo scomparso al quale avevo lanciato la mia reclame, in una fantasia di un attimo mi ero convinto che qualcosa fosse andato storto con la bilocazione, ma è durata un attimo, era plausibile che qualcosa era giunto al capolinea.

Eppure la magia è stata la costante consigliera fin da quando ero stato chiamato dagli organizzatori, che mi avevano incluso nella selezione del fringe al quale ho preso parte, tanto che mi pareva possibile tutto, cambiare, scambiare, slacciare, annacquarmi, inebriarmi, tornare al sodo. Mi succede, nei momenti più seri,  ma a questo giro era un test più ricorrente ed ingombrante. Questo mese l’ho vissuto con la plasticità fanciullesca che avevo evocato verso la fine della primavera, quando realmente acciuffai per il collo alcuni aspetti sottili che avevo evitato di limare e sistemare. “Musica sulle Bocche” era nell’ordine di queste idee dall’ulteriorità, non solo delle cose di ampio respiro e grandi, ma delle cose che contano quando hai staccato la presa del flipper di una realtà cieca ed indotta. Naturali, impetuose, e per questo chiedono attenzione e impegno per potere risalire al senso, scartando le categorie e le classifiche orizzontali di valori o altri numeri.

Vorrei poter trascrivere le sensazioni che ho avuto sul palco e stando accanto agli originali e gagliardi artisti che si sono esibiti quella sera. Vorrei poter disegnare il tracciato ad alta frequenza che ha attraversato la mia figura quando per la prima volta ho incontrato i creatori di questa manifestazione e la attenta schiera di realizzatori. Non mi permetterò però questo, perché entrerei in un secchiello letterale da riempire di effetti. Ho parlato con queste essenze e sono coscienze reali, pronte, e ho anche avvertito nell’energia dei testimoni del valoroso pubblico la coscienza viva del susseguirsi degli eccezionali allestimenti di musica, riflessione e scenari senza tempo nei quattro giorni dell’evento. L’ho intuito, e basta questo per farmi sapere che è vero, che è buono, come quando mi sono lasciato trasportare e ho scelto che dovevo prendere parte alla selezione, o forse più a quell’onda che in quel momento è passata e non poteva suscitarmi che bellissime traiettorie e fondali amici.

Sono stato lì quest’anno per la prima volta e soltanto l’ultima sera, nel teatro, dove si rappresentano e si animano oggetti del profondo e dell’oltre passando dalle porte scorrevoli di reami che diventano adesso sempre più evidenti, come una immagine familiare incisa dal vento su una roccia.

Voglio portare a chi legge dei segni personali. Essermi abbandonato a questa visione e alle visioni che si sono moltiplicate e propagate in modo armonico l’altro ieri è stata la cosa più giusta e benefica per me. Il mio sentimento è che la musica e le iniziative proposte che ho potuto come dicevo leggere in ampia misura attraverso il calore di un messaggero appena conosciuto, di un racconto, dato che ero stato assente, e poi via via di uno sguardo, di un abbraccio, di un saluto da lontano a mezzanotte, hanno chiamato a raccolta spiriti che hanno avvistato nella propria storia personale qualcosa al di là dell’illusione limitata e tribolata dei tempi in corso e a questi spiriti “Musica sulle Bocche” ha proposto un linguaggio risonante e dei fatti risonanti, flessibili, belli, rievocabili, che io sento andranno espandendosi, o comunque sia nella linea di tempo che voglio, questa dolcezza coriacea di una natura madrina e saggia che riprende il suo posto la voglio e so che lì esisterà.

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Autore: Alessandro Muresu

Sono un autore di musica della bassa tecnologia e un signore dell'Ottocento di questi giorni.