Non esiste un po’ e un po’: tornare all’opera.

Dove per opera intendo la mia manifestazione più sottile, precisa, dettagliata, istantanea ed istintiva. Le forme devono cambiare adesso e si devono muovere. L’avviso è stato dato.

Ecco un altro capitolo dalla voce che mi è più cara. Questa voce è un coro che dirigo sempre più con fermezza e ispirazione. Mi trovavo quasi alla fine della strada verso casa, un po’ prima di mezzanotte. In un quartiere adiacente tutte le luci sulla strada erano andate in tilt e una fetta di luna rimboccava il sibilo dell’erba sui quadretti di giardino frequentati a quell’ora da un popolo creativo e misterioso. Stavo al telefono con una persona molto intensa, una di quelle persone indimenticabili che non possono in nessun modo essere frutto dell’orizzontalità evanescente, una di quelle che formulano per sé il manifesto di un’epoca dall’eterno. Le raccontavo la bella giornata trascorsa e di alcuni doni che ho ricevuto, a cavallo della presentazione del libro di un amico e l’emersione di sincronicità che sono state grosse finestre e porte che non ho perso tempo a varcare. Così, immerso nella fragranza e sicurezza dell’oscurità temporanea che smaterializzava i pensieri, un po’ da set di cinema, di quel pezzetto di strada, questa persona mi ha ricordato, da discussioni passate da poco tempo,  il movimento che stavo attuando. Si tratta della ricerca di un contesto adeguato per mostrare la sostanza sottile alla quale ho dato apertamente e finalmente anche l’aspetto, l’abito. Questo suono della mia vita, questa confidenza avanzata con stati e procedimenti da un altro mondo che ricordo con sempre più immediatezza, felicità ed energia e che comprende essenze che arricchiscono i miei giorni senza tempo. Questa stazione radio che sono qui anche per impersonare, brevemente, da attore, in uno scenario senza competizione e al quale non sono vincolato. Aver vinto certi miei vincoli non è roba da poco. Si tratta di poter decidere all’istante e, senza dover rendere conto alla coscienza di massa o all’idea preconcetta di alcuno, intellettuale artistica o sentimentale che sia tanto è la stessa fetta di inquinata deriva, cominciare una nuova pagina e una nuova esplorazione.

Ho pensato che sarebbe molto bello organizzarmi, da solo, nel segno di una bellezza misteriosa e anche inquieta, un fantastico set di miei brani decisivi. Quando dico da solo intendo da solo come unità e anche nel lucido stato decisionale circa il quale nessuno può sindacare, dove nessuna mediazione e consulenza è richiesta ma solo la mia massima responsabilità creativa e operativa.  Quello che esterno è quello che sono, si dice. Vai tu e verifica quel che sei…Impresa complessa. Serve togliere e togliere e togliere e togliere.

 Voglio creare un momento di concentrazione e presentare una selezione, come era intento mesi fa, di miei brani eseguibili dal vivo, esclusivamente per ambienti e contesti dedicati, per un pubblico adeguato, nella veste concreta che mi riverbera in visione da un bel pezzo. Dunque sono esclusi i contesti comuni d’arte, cultura, intrattenimento, abbeveratoi, socializzazione da stadio, ecc ecc.

Sto parlando dritto al cuore a chi e per chi è in cammino e sta praticando, a suon di smazzamento febbrile e di esperienze anche non sempre agevoli, il processo di ricerca di sé e di traduzione di sé.

Qualcuno dirà: ma perché non l’hai fatto prima?Perché hai rinunciato alle occasioni?

In base ai potenziali e aspetti smossi, potrebbe non essere uno scherzo. Questo è il caso. Un processo di questo genere concerne anche divisioni e netti troncamenti. Attualmente, non sono disposto a nascondere ciò e sono disposto ad eseguire queste fratture se si tratta di far scorrere energie fondamentali. Non è affare mio entrare nella limitatezza delle visione di chi può aversene a male: io so cosa sto facendo e con quali energie sto operando e questo è sufficiente.

Si tratta di vedere bene, o chi si trova in mezzo ci rimette le penne. Ad un certo punto, dopo un dato travaglio, osservati i giusti segnali, le cose appaiono e si fanno largo in piena coscienza senza guardare in faccia nessuna maschera.  La coscienza che parla in questo momento e che per il semplice fatto di rivelarsi e discutersi sovranamente senza impiegare nessuno schermo o argomento di convenienza e paravento, beh, ripeto che non è una cosa da prendere alla leggera.

Rintracciare questa regalità, anche a costo di trafiggere la terra di mezzo di chi non è pronto. Chi non è pronto non è pronto e basta, inutile che ci sospendiamo o stiamo in attesa per la paure di ferire gli altri manifestando i nostri progressi, bellezze, sensualità, decisività che la coscienza bassa vive come una fiamma viva sulla sua carne mortale. Discuto di bellezza acuminata che non può non apportare anche divisioni mentre procede. Se non lo faccio io, lo farà l’ondata di cambiamenti che stanno imperversando. Altresì, se non ci sono queste verifiche, nulla può prendere vita. Se qualcosa non è pienamente viva, ho deciso di non occuparmene. Prima di questa verifica si possono creare illusioni e figure imperfette. Prima, non è mai il tempo. Altrimenti è ancora e solamente un’idea del mondo e viene fagocitata dai suoi agenti a piede libero che ne vampirizzano quanto possono.

Ho dichiarato più volte che la mia sovrapposizione all’arte è stata del tutto casuale e passeggera. Se non si comprende questo, io valgo come un fantasma. La cosa non mi disturba: non avete idea con quanti fantasmi, del di qua e qualcuno anche del di là, io discuto, pregevoli discussioni, ottimi colloqui. Per un po’ di tempo, quando ero giovincello, ho creduto fosse arte e che avrei dovuto dimostrare qualcosa nella giostra dei ciucchi, come ho creduto che quell’altra roba fosse solo vita, amore, ho creduto la mia fosse una identità certa, un ruolo destinato, un titolo utile. Poi ho scoperto che era stato tutto un sogno ma che potevo vivermelo se volevo senza più paura.

Da molti anni non mi occupo di musica e non ho a che fare coi suoi agenti e protuberanze, cioè di quella massa di frequenze rimbambente fatta di eccitazioni e di porte girevoli e tempo perso; penso che questa sia una notizia verificabile, allo stesso modo per il quale non sono specificizzato in alcun altro tratturo di forma fra i vari aspetti della vita di un uomo quasi normale. Sono qui per cambiare anche quelle energie e lo faccio di già traducendo le mie energie fondamentali e le affianco a un percorso personale, che vale per me e sperimento su di me, di ricerca e confronto nelle discipline sottili. Il suono è dunque quello che è. Io Sono Quello che Sono. Gli altri sono quello che essi sono e ciò che svolgono e manifestano è rispettabile. Non si può però essere un po’ di una cosa e un po’ dell’altra. Un po’ svegli e un po’ addormentati. No, non è più concesso.

La porta di casa si avvicinava, rischiarata dal mio orientamento fedele. Il mondo, nei suoi sogni agitati di morte e libertà mortificata, tramontava dietro la linea di un palazzo ed io ero sempre più contento, non vedevo l’ora di far tornare questo nuovo altro aspetto di me che avevo dimenticato nel futuro. In pochi minuti avevo dato uno sguardo ad un intero universo che ho creato e avevo verificato la sua voce ed era pronta.

Perciò da qui in avanti non avrò più il tempo e non riporrò più sforzi in tutto il resto di altra energia, come ho scritto in una bozza di pochi giorni fa e come ho spiegato in modo molto approfondito anche in questa serena lastra. Se non stiamo eseguendoci nelle medesime frequenze, temi, profonde esperienze e identiche competenze, io ritengo inadeguato e fastidioso ogni tipo di confidenza. Sarò assorto in splendide prove e test di me stesso, esperienze, per realizzare coi mezzi di cui dispongo quella che è un’altra mia assoluta volontà.

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Non esiste un po’ e un po’: tornare all’opera.