Sei nell’atmosfera

Non ho proposte politiche, sociali, economiche o qualsiasi opinione di riserva in questo momento. Anche in altri momenti non le avevo e la mia voglia di parlare di qualsiasi cosa se ne sta andando. Quando incontravo questi esponenti e rappresentanti mi dispiacevo per loro. Ci perdevamo di vista in fretta, poi comparivano sui giornali, circondati da storie imbizzarrite. Visti per strada, hanno un colore tinta unita, grigio come mazzetti di prestampati. Si sono portati via vecchie conoscenze, agenti polarizzatori della raccolta degli altri. Per questo non hanno colpe ma è il loro modo di fare, stanno solo radunando le loro combriccole.

Se non metto per iscritto questo avrò biogno di un bel bagno. Lo farò comunque lo stesso. Possiedo una rapida e ispida impressione ed è che a questa società manca la purezza, non ce l’ha e non ce l’aveva nemmeno quella da cui proviene. Non chiedetemi cosa vuol dire essere puri, se c’è una definizione, un elenco o un corso, o se io lo sono, perché me ne frego di ciò. So che la purezza vera resta, so che inizia, che è dolce e muove qualsiasi elemento, segreto o familiare, e  so che quando inizia non se ne va mai più via. So che ha a che fare con la vita ed è la vita vera che per tantissime maschere, maschere/persone, finzioni giuridiche, ancora deve cominciare. Cosa vuol dire? Che non sono morti, come tanti modi di dire o effetti letterari spesso cercano di scolpire nell’opinione affrettata di altri che stanno in quella condizione, ma ancora non sono tornati alla vita. Quando si torna alla vita, la morte e la sua illusione escono di scena.


Forte vento

Proprio sotto e davanti e sopra e attorno ai nostri occhi c’è quello che volevamo vedere e la scelta, quella di essere, di esistere e di farla finita con le attese personali, affettive, familiari, storiche, collettive. Come si fa a non fare festa? Lo domando a chi incontro, a chi mi telefona, a chi non c’è anche. Terminati gli indizi, le prove sono enormi. Tantissime volte ogni giorno i venti che spingono la coscienza riassumono i dialoghi a questo bivio. Sembra che non ci sono più argomenti, o che il terreno su cui strisciano frana immediatamente per ristabilire i toni al loro vero volo.  Sono contento che sta accadendo. Poi magari uno resta lì, prova ad inventare una scappatoia buttandola sul destino o sulla necessità vaga di un posto sotto ad un lampione a forma di sole, o in penombra, là dove rifiatare, in qualche comodo rifugio e ricordo per prendersi in giro, ma in brevissimo, in un tempo brevissimo che si accorcia di volta in volta in un modo spaventoso, viene scalzato con le buone o no da quella nuova scena di plastica per tornare alla sintesi e al dovere di scegliere se continuare a giocare oppure riconoscere chi non crede di essere, bensì chi è. Suppongo di non avere più di idee né sviluppi ulteriori alle parole che vorrei cucinare e scardinare al meglio, soltanto perché un sentimento di pace e di profonda ammirazione per quanto è in corso di creazione ora sono tutto il necessario, istantaneo e pratico, che accende le mie immagini del mondo che amo. Senza più battaglie e senza più paura.


Senza titolo

Anche quando ci troviamo privi di informazioni e rivelazioni particolari, è bello sapere nel cuore che nulla è segreto e che non sono mai esistiti segreti.


Quando te ne andrai

Permettetemi di dirvi che io mi sento letteralmente al termine di tutto questo. Una piccola nostalgia fa capolino mentre levigo fra i miei impegni alcuni attimi di bellezza, o forse si tratta soltanto di ansia e curiosità. Ci sono tante cose belle e coinvolgenti che seguono sotto e sopra al cielo, cose che non avevo mai visto prima, sentito prima, provato o anche immaginato; tanto belle da farmi soprendere e farmi avere voglia di attardarmi un pochino per la via. Lo sguardo caldo e puntuale di quella donna o un mazzo di canzoni nuove, un viaggio che sto cercando di togliermi dalla mente e altro. Tuttavia, siamo così pochi nell’acquario che è da stupidi fare finta che la faccenda non sta in questo modo e che gran parte delle giornate  non assomigliano ad un tiepido dopolavoro rispetto al gesto corale e improvviso in cui avremmo voluto immergerci tutti insieme a mezzanotte, belli e brutti, stronzi e sovrani. Qualcuno tuona che l’esperimento è fallito. Vero, però ognuno se ne esce via con le conclusioni che sente dentro e addosso. Mi impressiona il tipo di vacanza e attorno si srotolano i vuoti della cronaca, i lacchè abbandonati per la strada e sui manifesti elettorali dai vecchi cani-padroni, come accade con chi è morto o chi ha perso la memoria di sé e vaga fuori città, e la violenza a tutti i costi, quella di imporsi di stare in scena e in contatto per sempre. Lontano dall’essere una lamentela, non pensavo avremmo constatato troppo a lungo l’attuale rigor mortis. Mi fanno sapere in tanti, ogni giorno, che come le zanzare che cominciano a sentire l’arrivo del fresco, anche i vampiri stanno lanciandosi alla cieca sulla pelle nuda. Me ne accorgo anche io, anche se nonostante la varietà di episodi e richieste e invasioni che vedo moltiplicarsi, nessuno riesce a posarsi più sulla mia antichissima buccia.


Cosa è rimasto?

Di stare ancora appiccicati alle vecchie circostanze non c’è modo, un po’ perché è finita la colla e un po’ perché a guardare bene hanno smesso di esistere in flagranza quei tempi. O perché ci siamo spostati noi. Una o l’altra, io sono contento. Era tutto tenuto con la colla! Nell’articolo precedente avrei potuto parlare di qualsiasi questione e sarebbe stato lo stesso. Gli aspetti delle relazioni sono più intensi e a portata di mano per fare esempi più grandi. Eppure ogni cosa che viene lasciata indietro esce alla svelta dalla sua confezione e sembra trovarsi invece più vicino, interiore, ripulita e praticamente intera e priva di uncini. Manca la voglia di complicare e provare a ridurla in pezzi. In questa scoperta, apriamo regali a non finire che lavorano per noi. Questa mattina, circondato da secchi di vernice, sotto il sole a picco, ho sganciato con grazia discussioni e contrattempi. Ieri invece ho scelto di camminare la mia bellezza con qualcuno che ritorno a riconoscere fortemente. Anche la mia giornata se ne va. Farci servire da noi stessi è un piacere da condividere.


Tutti fuori

“Mio caro Sir, stai bene? Perché non riesco più ad innamorarmi?” Perché hai finito i gettoni e quando risali in giostra è normale che ti buttano fuori. Esci dal luna park, è una figata. E una volta fuori può anche darsi che incontri o reincontri finalmente qualcuno.
All’inizio sei fra il pubblico, soffri e scalpiti e sbadigli, poi entri in scena e sei una comparsa, poi il coprotagonista, poi l’attore principale, fra buoni e anche cattivi, e man mano che stani i punti di vista diventi il regista e a quel punto…gli altri attori fiutano che sta venendo meno la magia che la farsa assicura, o forse si sta trasformando e diventa un’altra cosa ancora. Quella magia siamo venuti qui a creare e ad assaporare per risolvere qualcosa, magari solo per divertirci qualche attimino. Per quello che ne so e che sento, in fin dei conti. A dispetto dei tempi, un film lunghissimo che termina in un finale felice per tutti. Suppongo inoltre siano i sintomi di una prima volta, la prima volta dopo eoni di tempo, che ci si innamora davvero.

Desiderio

Senza accorgermene, cammino su quello che mi riusciva vedere da lontano. Sono stato per i fatti miei così a lungo che il percorso inverso è già cominciato e vedo gli altri riavvicinarsi a me, dove li avevo portati. Incontro gli sguardi del mondo che avevo accarezzato con gli occhi e le voci che erano vento nella gola di un sogno. Probabilmente devo avere espresso qualche desiderio che adesso ha deciso di sperare in me.

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