Deuxisanease. Alemuresu su tumblr

Amici lettori, mi continuo su tumblr, una piattaforma particolare e flessibile adatta a me. Il blog si chiama Deuxisanease, bilinguistico di Due è una pacchia. Vedremo se sarà davvero così. A presto.

http://alemuresu.tumblr.com/


Saluti

Questo è l’ultimo articolo del blog -my lost tapes e non tirerò per le lunghe i miei saluti. Come per altri blog che ho avuto, dove mi sono dedicato a raccontare l’intonazione del mio spirito quasi giorno per giorno rivelando qualcosa vicino o lontanissimo da me, anche per -my lost tapes è il momento di finire. Non ho più voglia di questo ed è la voglia che mi manca di aggiungermi sulle pagine del fotoromanzo in fiamme della realtà che ora è ai ringraziamenti degli sponsor. Ci sono delle essenze a cui sono legatissimo che comprendono e con le quali abbellisco un percorso di semplicità e di sentimenti che è mio, di tutti, e con le quali personalmente non ho più bisogno di comunicare con questi strumenti né di avere dubbi, nostalgie o riflessioni. Mi basta esserci giunti al cuore, davvero, altro non serve, se non a peggiorare e limitare quello che è invece magnifico e chiaro e dal quale la fase in cui ci troviamo deve essere fisiologicamente ispirata. Era quello che volevo tornasse a succedere. Fino a un certo punto ho cercato dei metodi per lasciare dei bozzetti in giro, come un uomo delle caverne coi suoi disegni, poi era solo la fettuccia da appendere su una cronaca. Stamattina ho aperto la posta elettronica e c’erano tutti questi inviti di eventi e annunci, lettere e offerte, compilations. A me non importa più di questa ferramenta da un sacco di tempo. Anche io ne sono parte e non voglio più che sia così. Non è più così nella mia vita di tutti i giorni. Sento sempre più forte la divisione su questo piano dal quale è come spuntato l’osso che volevamo toccare, dopo tanto sangue e nervi, e so che non fa male. Passando anche da questa sincerità, fatta di scontri e decisioni, su altri piani siamo più uniti che mai ed è lì che rinnovo l’appuntamento per ritrovarci a tutti i protagonisti della mia vita di questi ultimi bellissimi anni. Ringrazio i lettori affiliati del blog e quelli passeggeri e tutta la costante compagnia che ha trovato utile la lettura dei miei articoli e che li ha fatti conoscere sulla rete. A presto.


Tempi migliori

Un pensiero che dedico a sostegno di tutte le essenze, tantissime, che regalano una enorme parte del loro tempo per contribuire al cambiamento, sia eseguendo ricerche profondissime e coraggiose, sia veicolando le informazioni e spiegandole al prossimo. Non sempre sono rispettate, anzi il più delle volte mi accorgo che oltre l’acredine subiscono veri e propri assalti o aggressioni. A volte capita che dall’altra parte chi viene informato prenda a sbraitare con toni accesi o ridicolizzanti, mosso da una reazione antibiotica finemente programmata nella mente dell’uomo comune. Pensiamo solo in Italia come possano venire accolte notizie di un certo spessore che hanno origine nella libertà, nel rispetto, nella spinta costruttiva innata, da decine di milioni di individui tele-comandati, pilotati da un canale tv all’altro, da un giornale all’altro, da un partito all’altro, da una medicina ad un’altra, da uno stadio all’altro, da un amante all’altro, da una disperazione all’altra. Offrire una visione alternativa a questa routine significa materializzare la fine del loro mondo.  Ma voglio dire che se queste informazioni che vengono ascoltate, soprattutto le energie che vengono veicolate da chi le offre, non mettono in moto istantaneo entusiasmo, voglia di vita, curiosità intensa, calma, chiarezza, fratellanza, creatività, pace, empatia, allora ancora non è il momento per viverle nella loro azione. Sono tante, tantissime ogni giorno le tessere di un iperbolico puzzle-lavoro che si sta costruendo tutti insieme per visualizzare alla fine la figura d’amore che ciascuno dentro di sé comunque sia, qualsiasi sia lo stato delle sue convinzioni mentali, ospita e fa danzare nei suoi momenti più significativi. Perciò ogni sarcasmo o violenta reazione, ogni ilarità, si comprende, celano una profonda paura e con la paura non si può costruire nulla, a parte il mondo inesistente che ci vogliono far vedere quei pochi soggetti che lo dirigono e che sono più spaventati e frammentati di qualsiasi altro essere.  Se tutto questo non fa vibrare, conviene ancora stare nel recinto. Senza aver spezzato prima questo incantesimo e senza ardente volontà propria di informarsi e verificare in modo continuativo, è più sicuro attendere tempi migliori, per quanto possa essere ritenuto sicuro condividere una cella senza finestre con lupi e serpenti mentre l’acqua sale verso il soffitto.


Continua

Ecco una memoria di pochi giorni fa. Durante una discussione immersa in una camminata senza fine, la mia vecchia amica Flo mi ha fatto presente che, man mano che il mondo si trasforma e le cose succedono e nuovi incontri e relazioni possono instaurarsi, la nostra amicizia rimarrà.  Giusto, sembra molto probabile ora che gli esseri che stanno scoprendo il loro potere e magia possano radunarsi e avviare sodalizi di nuovo tipo, decenti, evoluti, ricchi di soddisfazione e comprensione. Non era una domanda ma una constatazione. La nostra amicizia rimarrà, così ho condiviso e assicurato. Così voglio per noi da quando la consoco. Ma cosa è l’amicizia, o anche la nostra amicizia? Forse in passato non potevamo darle un nome. So che è il sentiero in comune in cui ci troviamo a passare e non è un esercizio ginnico di nervi, o di sospetti e compromessi. Sono gli aspetti più elevati di noi e che prendono il sopravvento sulle nostre vite, lì noi ci incontriamo quasi come su un filo diretto e continuo, quelli che facciamo in modo prevalgano già ora per noi stessi, da tempo, da anni in noi. Perdere residui discontinui e intossicanti indica che si sta facendo un buon lavoro e più che le decisioni a portare via il contorno è il suo superamento. Non finiranno le amicizie perché non finirà la verità che siamo diventati. Finiranno i titoli, gli abiti e i travestimenti e le paure, che possiamo dire non sono nella grazia, che il più delle volte sono tutto, tutto il complesso di un rapporto che in realtà non c’è, nemmeno è invisibile.


Guardate

La politica la politica la cattiva politica la politica disonesta la politica indifferente. Guardate che siete voi che andate nelle sedi elettorali e delle formazioni politiche, guardate che siete voi che avete in tasca una tessera di partito, guardate che siete voi che avete gli amici che fanno gli intrallazzi, guardate che siete voi che vi avvelenate davanti alla tribuna politica e nei bar, guardate che siete ancora voi che li rincorrete per farvi fare dei favori, guardate che siete voi che andate a votare e siete ancora e sempre voi che ve ne lamentate.  E siete voi sempre. Perciò rendetevi conto che siete fatti per il momento ancora e in prevalenza di quell’atteggiamento, quello che vi fa fare 24 ore al giorno un compromesso con voi stessi nonostante la miriade di dimostrazioni che sta scorrendo un momento del tutto nuovo. Non si tratta di qualcosa di incomprensibile, di cattivo o di malato. Sì, da un certo punto di vista è da fuori di testa, è la normalità, il disturbo largamente condiviso tanto da sembrare il solo scopo dell’esistenza. Si tratta di quello che dovete ancora passare, su cui riflettere ed eventualmente di cui profondamente deludervi per capire che non era in nessun modo necessario. Quello che intendete come opportunità non esiste.


Quale adesso

Ero impegnato nei miei 20 km mattutini anche oggi, quando questa tizia, il suo simulacro, salta fuori da una siepe alta e mi chiede una sigaretta. “Dammi! Dammi una sigaretta.” In un unico gesto fluido faccio scorrere le mani lungo il mio completo sportivo nero, come per scostare un mantello e palesarle ironicamente che è evidente che non ho con me sigarette, sto correndo, sto mangiandomi chilometri da 51 minuti, e che probabilmente non fumo. Lei inizia ad inveire, prende a due mani la sua vita dal bidone e se la getta addosso, attorno, su chi passa di lì, ci scivola sopra e cade per terra e resta tramortita, fra i rovi e le cose mai successe. Riprendo ad inseguire il percorso. In quegli attimi ho pensato che adesso di questi è veramente pieno in giro.  Hanno negozi, ristoranti, uffici, business, sezioni di scuola, sedili autobus e passaporti. Sono presi per mano da tutti questi stimoli e condotti ad impazzire dalla tv, dalla pressione finta delle economie, da persuasioni continue e programmazioni multifamigliari. Invece di vivere veramente, cercano la discarica. Ma se non riesci, per dire, nemmeno a smettere di fumare, a riflettere su quello che mangi, se non sai liberarti da soggetti ed emozioni indesiderabili, da relazioni malate e dipendenze profondissime, come fai a credere che domani sarà meglio, che sei competente, che puoi fidarti profondamente di te stesso? La spazzatura è arrivata a sfiorare il soffitto e traballa, fa un rumore di creatura viva che non ti lascia dormire la notte. Come fai ad avvicinarti un minimo a quello che sei? E perché, invece di affrontare una ad una queste perdite di tempo, non molli tutta la maledetta scatola e la pianti una volta per tutte? Si tratta di un ripiego, come se dentro un porcile rovesciassi una tazza di cioccolata e mi preoccupassi di asciugare il fango invece di trovare finalmente quella cazzo di uscita.


Adagio

Un po’ di pausa dal blog, per stare dietro ad “Ultimo piano” e ad altre nuove. Nei ritagli di tempo e di forte vaghezza felice, c’è la voglia per le lunghe camminate e per i nuovi incontri che fanno gli onori di casa all’inizio di questa primavera. Non penso di ripetermi se affermo che tutto è stato congedato, tutto è stato dimesso, anche se per molti ancora non è così, anche se è avvincente o terribile. Per me non è nulla. Prendo servizio e il mio cuore batte esattamente in quella qualsiasi altra parte.

(2014)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 26 follower