Quando te ne andrai

Permettetemi di dirvi che io mi sento letteralmente al termine di tutto questo. Una piccola nostalgia fa capolino mentre levigo fra i miei impegni alcuni attimi di bellezza, o forse si tratta soltanto di ansia e curiosità. Ci sono tante cose belle e coinvolgenti che seguono sotto e sopra al cielo, cose che non avevo mai visto prima, sentito prima, provato o anche immaginato; tanto belle da farmi soprendere e farmi avere voglia di attardarmi un pochino per la via. Lo sguardo caldo e puntuale di quella donna o un mazzo di canzoni nuove, un viaggio che sto cercando di togliermi dalla mente e altro. Tuttavia, siamo così pochi nell’acquario che è da stupidi fare finta che la faccenda non sta in questo modo e che gran parte delle giornate  non assomigliano ad un tiepido dopolavoro rispetto al gesto corale e improvviso in cui avremmo voluto immergerci tutti insieme a mezzanotte, belli e brutti, stronzi e sovrani. Qualcuno tuona che l’esperimento è fallito. Vero, però ognuno se ne esce via con le conclusioni che sente dentro e addosso. Mi impressiona il tipo di vacanza e attorno si srotolano i vuoti della cronaca, i lacchè abbandonati per la strada e sui manifesti elettorali dai vecchi cani-padroni, come accade con chi è morto o chi ha perso la memoria di sé e vaga fuori città, e la violenza a tutti i costi, quella di imporsi di stare in scena e in contatto per sempre. Lontano dall’essere una lamentela, non pensavo avremmo constatato troppo a lungo l’attuale rigor mortis. Mi fanno sapere in tanti, ogni giorno, che come le zanzare che cominciano a sentire l’arrivo del fresco, anche i vampiri stanno lanciandosi alla cieca sulla pelle nuda. Me ne accorgo anche io, anche se nonostante la varietà di episodi e richieste e invasioni che vedo moltiplicarsi, nessuno riesce a posarsi più sulla mia antichissima buccia.


Cosa è rimasto?

Di stare ancora appiccicati alle vecchie circostanze non c’è modo, un po’ perché è finita la colla e un po’ perché a guardare bene hanno smesso di esistere in flagranza quei tempi. O perché ci siamo spostati noi. Una o l’altra, io sono contento. Era tutto tenuto con la colla! Nell’articolo precedente avrei potuto parlare di qualsiasi questione e sarebbe stato lo stesso. Gli aspetti delle relazioni sono più intensi e a portata di mano per fare esempi più grandi. Eppure ogni cosa che viene lasciata indietro esce alla svelta dalla sua confezione e sembra trovarsi invece più vicino, interiore, ripulita e praticamente intera e priva di uncini. Manca la voglia di complicare e provare a ridurla in pezzi. In questa scoperta, apriamo regali a non finire che lavorano per noi. Questa mattina, circondato da secchi di vernice, sotto il sole a picco, ho sganciato con grazia discussioni e contrattempi. Ieri invece ho scelto di camminare la mia bellezza con qualcuno che ritorno a riconoscere fortemente. Anche la mia giornata se ne va. Farci servire da noi stessi è un piacere da condividere.


Tutti fuori

“Mio caro Sir, stai bene? Perché non riesco più ad innamorarmi?” Perché hai finito i gettoni e quando risali in giostra è normale che ti buttano fuori. Esci dal luna park, è una figata. E una volta fuori può anche darsi che incontri o reincontri finalmente qualcuno.
All’inizio sei fra il pubblico, soffri e scalpiti e sbadigli, poi entri in scena e sei una comparsa, poi il coprotagonista, poi l’attore principale, fra buoni e anche cattivi, e man mano che stani i punti di vista diventi il regista e a quel punto…gli altri attori fiutano che sta venendo meno la magia che la farsa assicura, o forse si sta trasformando e diventa un’altra cosa ancora. Quella magia siamo venuti qui a creare e ad assaporare per risolvere qualcosa, magari solo per divertirci qualche attimino. Per quello che ne so e che sento, in fin dei conti. A dispetto dei tempi, un film lunghissimo che termina in un finale felice per tutti. Suppongo inoltre siano i sintomi di una prima volta, la prima volta dopo eoni di tempo, che ci si innamora davvero.

Desiderio

Senza accorgermene, cammino su quello che mi riusciva vedere da lontano. Sono stato per i fatti miei così a lungo che il percorso inverso è già cominciato e vedo gli altri riavvicinarsi a me, dove li avevo portati. Incontro gli sguardi del mondo che avevo accarezzato con gli occhi e le voci che erano vento nella gola di un sogno. Probabilmente devo avere espresso qualche desiderio che adesso ha deciso di sperare in me.

Gentleness

Tutto è normale e veloce. Mi stupivo, forse un anno fa, della rapidità con la quale certi ingranaggi complessi si sfaldavano nel giro di pochi momenti, quando ancora la visibilità era bassa e la nebbiolina dei nostri umori sospesa sul pelo del mare degli eventi. Era il culmine in tanti suoi aspetti segreti, poi arrivava un’altra ondata di pensieri o forse notizie e la profondità cresceva, le orecchie si richiudevano verso un’altra apnea. Adesso è un continuo apice e la velocità è sostenuta. Belle situazioni, meste situazioni, identica sequenza di vignette da osservare dal giornalino scolastico. Penso a te senza la paura di cadere fuori, dimenticare il tepore delle tue mani  o quella di sorprendermi ad invitarti in una nuova giornata fatta tra me e te senza più tempo.


Trovami un motivo

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Tempi migliori

Un pensiero che dedico a sostegno di tutte le essenze, tantissime, che regalano una enorme parte del loro tempo per contribuire al cambiamento, sia eseguendo ricerche profondissime e coraggiose, sia veicolando le informazioni e spiegandole al prossimo. Non sempre sono rispettate, anzi il più delle volte mi accorgo che oltre l’acredine subiscono veri e propri assalti o aggressioni. A volte capita che dall’altra parte chi viene informato prenda a sbraitare con toni accesi o ridicolizzanti, mosso da una reazione antibiotica finemente programmata nella mente dell’uomo comune. Pensiamo solo in Italia come possano venire accolte notizie di un certo spessore che hanno origine nella libertà, nel rispetto, nella spinta costruttiva innata, da decine di milioni di individui tele-comandati, pilotati da un canale tv all’altro, da un giornale all’altro, da un partito all’altro, da una medicina ad un’altra, da uno stadio all’altro, da un amante all’altro, da una disperazione all’altra. Offrire una visione alternativa a questa routine significa materializzare la fine del loro mondo.  Ma voglio dire che se queste informazioni che vengono ascoltate, soprattutto le energie che vengono veicolate da chi le offre, non mettono in moto istantaneo entusiasmo, voglia di vita, curiosità intensa, calma, chiarezza, fratellanza, creatività, pace, empatia, allora ancora non è il momento per viverle nella loro azione. Sono tante, tantissime ogni giorno le tessere di un iperbolico puzzle-lavoro che si sta costruendo tutti insieme per visualizzare alla fine la figura d’amore che ciascuno dentro di sé comunque sia, qualsiasi sia lo stato delle sue convinzioni mentali, ospita e fa danzare nei suoi momenti più significativi. Perciò ogni sarcasmo o violenta reazione, ogni ilarità, si comprende, celano una profonda paura e con la paura non si può costruire nulla, a parte il mondo inesistente che ci vogliono far vedere quei pochi soggetti che lo dirigono e che sono più spaventati e frammentati di qualsiasi altro essere.  Se tutto questo non fa vibrare, conviene ancora stare nel recinto. Senza aver spezzato prima questo incantesimo e senza ardente volontà propria di informarsi e verificare in modo continuativo, è più sicuro attendere tempi migliori, per quanto possa essere ritenuto sicuro condividere una cella senza finestre con lupi e serpenti mentre l’acqua sale verso il soffitto.


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